Writer Officina - Scrittori Ribelli
Eleonora Moccagatta
Scrivo dark fantasy, storie dove la luce non basta a scacciare l'ombra e ogni scelta lascia un segno.

Mi interessano i personaggi imperfetti, quelli che non possono permettersi di essere semplicemente “buoni”, ma devono scegliere, sbagliare e pagarne le conseguenze.

“La Porta del Crepuscolo” è il mio primo romanzo: un viaggio tra magia antica, creature nate dall'oscurità e un equilibrio fragile destinato a spezzarsi.

Qui condivido estratti, pensieri e tutto ciò che non è rimasto tra le pagine del libro.
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Perché ho scritto “La Porta del Crepuscolo”

Era rimasta lì per molto tempo.
Non come un progetto vero e proprio, ma come qualcosa che continuava a tornare, senza mai trovare davvero spazio. La vita correva avanti, come fa sempre. Impegni, lavoro, cose da fare. E io rimandavo.

Tanto c'era tempo.

Avevamo deciso di partire a inizio dicembre, vedere i mercatini di Natale fuori Italia. Una cosa semplice. Una cosa che si fa. Poi la fretta, il lavoro, gli incastri. “Lo facciamo più avanti”.

Abbiamo rimandato.

Poco dopo, mio padre si è ammalato.
All'inizio sembrava gestibile. Niente di definitivo. Poi sono passati tre mesi. E non c'è stato più tempo per niente.
È stato lì che mi sono fermata davvero.
Non per scrivere. Non ancora.

Per chiedermi una cosa semplice, ma che non avevo mai affrontato fino in fondo: quante cose rimandiamo pensando che ci sarà sempre un altro momento? Quante le lasciamo indietro per impegni che, forse, potevano aspettare? Quanti momenti ho perso, pensando che ci sarebbero stati ancora?

E se succedesse a me?

Quella gita non l'avrei mai fatta. Non perché impossibile. Ma perché rimandata troppe volte.
È da lì che è cambiato qualcosa.

Ho iniziato a scrivere “La Porta del Crepuscolo” senza pensare a dove sarebbe arrivato. Non come un progetto, non come qualcosa da pubblicare. Solo per non lasciare anche quello indietro.

Per non avere un'altra cosa che “avrei potuto fare”.
Per me sarebbe bastato finirlo.
Chiuderlo.
Sapere che esisteva davvero.
Poi non è rimasto solo mio.
La mia famiglia lo ha letto, ha insistito, ha visto qualcosa che io, da dentro, non riuscivo a vedere nello stesso modo. E alla fine ho fatto un passo in più.
Pubblicarlo.

“La Porta del Crepuscolo” è nata così.
Non da un'idea perfetta.
Ma da una scelta.

Quella di smettere di rimandare.

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