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Autore: Francesca Erriu Di Tucci
Come l'alba e il tramonto
Narrativa
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Come l'alba e il tramonto
Camminarono riprendendo la strada del lungomare, costellata da una serie di insegne di vari locali ancora chiusi in quella stagione. Il vento si era calmato dopo aver liberato il cielo dalle nuvole, e il rumore delle onde che proveniva dal mare era più rilassante a quell'ora della sera, quando non era né giorno né notte. Procedevano distanti, come due che vogliono fingere di non conoscersi. Vin iniziava a guardare le stelle man mano che spuntavano mentre si faceva buio; Tom pensieroso, con le mani in tasca, rifletteva su come procurarsi i soldi per André.
Quando i lampioni iniziarono ad accendersi al loro passaggio, notarono le luci di un albergo da cui proveniva della musica. Rallentarono, e dalle vetrate che davano sulla strada videro la reception e parte del ristorante, dove alcune persone stavano cenando. Tra l'ingresso e i tavolini c'era un bancone da bar, dove un ragazzo in divisa trafficava preparando dei caffè. Tom si avviò verso la porta.
- Proviamo a chiedere qui. -
Entrarono nella hall. Al banco non c'era nessuno, così Tom si diresse verso il bar, mentre il ragazzo in divisa si spostava per portare i caffè ai tavoli. Vin, affaticato dalla camminata, andò a sedersi in uno dei divanetti. Da lì vedevano l'intera sala del ristorante, con una cinquantina di tavoli di cui era occupata circa la metà. In fondo c'era un piccolo palco, da dove proveniva la musica che avevano sentito dalla strada. Suonava un ristretto gruppo formato da due musicisti e una cantante, che aveva appena iniziato a intonare una nuova canzone: - Questa di Marinella è la storia vera... che scivolò nel fiume a primavera... e il vento che la vide così bella... dal fiume la portò sopra una stella... -
Tom si accomodò su uno degli sgabelli del bar ad ascoltare. Gli piaceva osservare gli strumenti, in particolare la chitarra. Ed era anche catturato dalla cantante e dalla sua voce, pur non conoscendo quella canzone. Era una donna appariscente, indossava un bell'abito con degli strass e stivali con il tacco alto; i capelli biondi erano tutti tirati all'indietro con la lacca e il viso truccato. Sia lui che Vin restarono come estasiati ad ascoltare la canzone. A Vin venne anche da piangere, ma non lo diede a vedere. Quando l'esibizione finì, la cantante annunciò una breve pausa e i musicisti posarono gli strumenti.
Nel frattempo, il ragazzo del bar era tornato, e Tom gli aveva chiesto subito il ghiaccio.
- Siamo di passaggio... il mio amico si è fatto male - spiegò, vedendolo indeciso.
Il ragazzo, sembrava avere circa vent'anni, aveva lanciato uno sguardo verso Vin che era rimasto seduto sul divano e si premeva la mano sull'occhio dolorante. Disse che avrebbe controllato e scomparve da una porticina che dava sul retro.
Intanto la cantante si era avvicinata al bar, andando a sedersi su uno sgabello a poca distanza da Tom, con un sospiro di stanchezza. Fu inevitabile scambiarsi uno sguardo, dato che in quel momento non c'era nessun altro al bancone. Da vicino, Tom notò che doveva avere circa il doppio dei suoi anni, ma l'età in quel momento non aveva importanza; la trovava comunque bella, sia per le gambe slanciate che per gli occhi verdi. La pelle del viso già chiara come porcellana, era illuminata dal trucco. Entrambi abbozzarono un sorriso.
- Bella canzone - commentò Tom.
Lei sorrise e basta. In quel momento apparve di nuovo il ragazzo del bar con in mano una bottiglietta d'acqua di vetro e la porse subito a Tom.
- Ecco, questa è la cosa più ghiacciata che ho trovato. -
Tom prese la bottiglia e notò la piccola targhetta con il nome sulla giacca del ragazzo.
- Grazie, Massimo. Però, visto che c'eri potevi portarmi una birra, invece dell'acqua. -
Con la coda dell'occhio, Tom vide che la cantante aveva sorriso divertita, per poi rivolgersi al receptionist.
- Max, fammi un cocktail dei tuoi. E poi una birra per questo ragazzo. -
- Va bene, signorina Lory. -
Tom si avvicinò a Vin per dargli la bottiglia; soltanto adagiandola sul punto dolorante, l'amico provò sollievo. Restò seduto a rilassarsi sul divano, sentendo sprazzi della conversazione al bar.
Tornato al bancone, Tom trovò un bicchiere di birra per lui. Si sedette quindi sullo sgabello vicino alla cantante, mentre Max finiva di prepararle il cocktail, per poi spostarsi quando squillò il telefono della reception.
- Non si doveva disturbare. -
- Nessun disturbo. Siete qui in albergo? - Lory iniziò a sorseggiare il cocktail dalla cannuccia.
- No, siamo solo di passaggio. -
- Cosa gli è successo? - domandò la donna, voltandosi un attimo in direzione di Vin.
- Dei tizi hanno cercato di picchiarlo e... - rispose Tom, dopo averci pensato su - purtroppo ci hanno rubato anche i portafogli. -
- Accidenti. -
- Già. Solo che... non parte più la macchina e quindi... fino a domani... -
- Come fate fino a domani? -
- Beh, dormiremo in auto, poi cercheremo un meccanico. Ci arrangiamo. -
Tom distolse lo sguardo e bevve alcuni sorsi di birra. La donna si era fatta pensierosa, quasi preoccupata.
- Non avete nessuno da chiamare? -
- No, nessuno. Sono tutti fuori per il fine settimana, sa com'è. -
- Allora restate qui in albergo, no? -
- No, no, non possiamo... e poi, davvero, non si preoccupi per noi, ce la caviamo. -
- No, non se ne parla. Non posso lasciarvi dormire così in giro, mi sentirei in colpa. Ci penso io. -
A quel punto la donna era così determinata che Tom non poté più avanzare finte proteste. Facendogli cenno di aspettare, si spostò quindi alla reception per parlare con Max della stanza. Indeciso per il fatto che i due imprevisti ospiti non avessero i documenti, il giovane si fidò infine delle garanzie di Lory e le raccomandò che lasciassero la stanza prima delle sette, ora in cui arrivava il collega dopo il suo turno di notte.
Lory si avvicinò a Tom porgendogli le chiavi.
- Ecco. Gli ho chiesto di portarvi anche qualcosa da mangiare, va bene? -
- Okay - Tom prese le chiavi e in quel passaggio le loro dita si sfiorarono come per caso. Anche gli occhi si incontrarono di nuovo.
- Senti... -
- Tom - suggerì dato che lei stava cercando un nome da dire.
- Tom - ripeté la donna, e abbassò la voce - ecco, su in camera mia devo avere dei contanti... se ti dovessero servire, chiaro. Puoi passare più tardi. -
- In camera sua? -
- Sì, la mia stanza è proprio attaccata alla vostra... abbiamo il balcone in comune. -
- Capito. -
- Salirò quando finisco, verso mezzanotte diciamo. Se ti va, s'intende. Beh, pensaci. -
- Ci penso - sussurrò Tom.
Lory si voltò rapida e tornò sul palco, dove i musicisti stavano riprendendo a suonare in sua attesa. Tom restò a guardarla cantare un'altra canzone – - Tu mi fai girar, tu mi fai girar, come fossi una bambola... - – poi raggiunse Vin sul divano, mostrandogli le chiavi con aria vittoriosa.
6



Saliti in camera, i ragazzi si gettarono subito sui letti, sentendo il bisogno di un posto morbido su cui stendersi. Tom si sfilò le scarpe al suo solito modo, senza usare le mani e lasciandole cadere per terra; poi si distese al rovescio sul letto, poggiando i piedi sul muro. Da lì vedeva la stanza sottosopra, il soffitto e le pareti di colore rosa antico, grandi tende bianche alle finestre, due abat-jour dalla luce rilassante, e la riproduzione di un dipinto con scritto in piccolo Magritte.
- Guarda questi omini che piovono dal cielo - indicò a Vin, che alzò a sua volta lo sguardo verso il quadro.
- Già. Strano questo posto - osservò - ma almeno non dobbiamo dormire in macchina... a proposito, come hai fatto a convincerla? -
A Tom venne da ridere.
- Non l'ho dovuta convincere. -
Vin rimase quasi senza parole, incantato dalla sicurezza dell'amico.
- Sai tante cose tu. -
Tom sbadigliò e si sistemò un cuscino sotto la testa.
- Dormirei adesso. -
- Pure io. -
Non fecero in tempo a chiudere gli occhi che bussarono alla porta. Vin scese controvoglia dal letto e andò ad aprire; era il ragazzo della reception che portava un carrellino con la cena.
- Ecco il nostro amico del bar. -
Anche Tom saltò giù dal letto, ricomponendosi.
- In realtà io sono il portiere. Quando c'è bisogno lavoro anche al bar - specificò il ragazzo.
- Ah, scusaci, portiere Massimo - lo prese in giro Tom, leggendo il nome sulla targhetta.
- Max. Non era rimasto molto da mangiare a quest'ora... vi ho portato quello che c'era. Ah, ho trovato anche questo. -
Così dicendo prese dal carrellino un blocchetto di ghiaccio sintetico e si rivolse a Vin, accennando all'occhio gonfio.
- Ti fa ancora male? Vedrai che con questo andrà meglio. -
Vin lo ringraziò e lo poggiò da una parte per mettersi a mangiare. Anche Tom si avvicinò al tavolino al centro della stanza e curiosò. Max indugiava ancora vicino alla porta.
- Beh, se vi serve qualcosa, io faccio il turno di notte per cui mi trovate lì... - poi abbassò la voce in tono confidenziale - peccato non poter partecipare al vostro festino. -
Tom sollevò lo sguardo dai piatti e tagliò corto.
- Guarda che non c'è nessun festino. -
- Non me la contate giusta con la cantante... - ridacchiò il ragazzo.
- Vai Max, che hanno bisogno di te. -
- Non te la prendere, nice ass. -
Max guardò Vin con complicità, facendogli l'occhiolino. Vin sorrise; anche se non capiva bene di cosa stessero parlando, lo trovava divertente.
- Che hai detto? Guarda che l'inglese lo capiamo anche noi - rise Tom, e gli indicava la porta per uscire.
Max continuava a ridacchiare.
- È un complimento, non fare il permaloso. -
- Bye bye - concluse Tom, prendendolo in giro per l'inglese. Infine Max uscì dalla stanza.
- Ma che hanno in questo posto? Ci provano tutti? -
Vin sorrideva tra sé, divertito dal fatto che Max fosse riuscito in qualche modo a spiazzare Tom, cosa che non riusciva a molti.
Mentre mangiavano i tramezzini e l'insalata, Vin si ricordò che doveva recuperare lo zaino dalla macchina. Non voleva lasciarlo lì e inoltre preferiva avere con sé le gocce, in caso gli fossero servite durante la notte.
- E va bene Vin, tu dormi. Ci vado io più tardi - lo tranquillizzò Tom - prima devo passare da quella cantante... -

Francesca Erriu Di Tucci

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Erri De Luca Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
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