Writer Officina Magazine
Home
Magazine
Writer Officina
Autore: Marco Corsa
Titolo: L'Ospite Inatteso
Genere Racconto Breve
Lettori 259
L'Ospite Inatteso

Era una bella giornata di primavera. Il sole penetrava nella stanza e, attraverso le imposte chiuse, creava una penombra piacevole, che non impediva il sonno.
Fabiana era crollata pensando a quello che aveva da fare e si era distesa nella stanza degli ospiti che, con il tempo, sarebbe stata destinata ai figli. Era crollata con il pensiero dei piatti da lavare, della casa da riordinare, ma, alla fine, aveva constatato che non c'era fretta, in fin dei conti non aveva scadenze. Non c'erano neanche bambini da far studiare, anzi non c'erano ancora bambini, nonostante fosse sposata da anni con Marco.
Lui era al lavoro e sarebbe tornato dopo ore, quindi Fabiana aveva tempo per lei e voleva riposare.
Dopo un paio d'ore circa la svegliò un rumore leggero. Qualcuno lavava i piatti. Doveva essere Marco. Fabiana guardò l'orologio assonnata, pensando che il marito fosse tornato prima. Poi si appisolò di nuovo, contenta che lui stesse facendo i lavori domestici e lei avesse meno cose da fare.
Poco più tardi, nel dormiveglia, avvertì un altro rumore. Era un suono cadenzato. Qualcuno lavava i pavimenti. Sentì una voce parlare piano, appena più di un sussurro, ma di una cosa era sicura. Non era Marco.
La paura la svegliò del tutto, ma non si mosse e fece mente locale. Cercò di capire se il rumore potesse provenire dalle case vicine, di più, provò a convincersi che fosse così, ma il rumore proveniva dal suo appartamento.
Tra la cucina e la stanza in cui si trovava c'erano un grande salone e due porte quasi in asse che permettevano di vedere una ampia porzione delle stanze e del corridoio dalla parte opposta, ma chi stava in casa, in quel momento, non era visibile.
Poi la persona attraversò la porta. Era un uomo scuro di carnagione, non tanto alto. Sicuramente non era Marco, quindi c'era uno sconosciuto in casa. Fabiana raggelò.
Si alzò e si avvicinò piano. Era quasi arrivata alla porta della cucina quando il rumore si interruppe. Di colpo si immaginò mille finali per quella situazione, tutti tragici per lei. C'era uno sconosciuto in casa e si era accorto che era sveglia.
- Buongiorno, Fabiana! - disse l'uomo apparendo nello specchio della porta e scomparendo immediatamente.
Lei urlò spaventata mentre l'uomo riprese a lavare il pavimento.
- Chi sei? -
- Un amico! - disse l'uomo senza fermarsi.
- Di Marco? - chiese lei senza avere il coraggio di affacciarsi.
- Sì, sì, anche di Marco. -
- Non ci credo! Chi sei? -
- Un amico tuo e di Marco! - disse l'uomo facendosi vedere.
- Io non ti conosco! Come sei entrato? -
- Dalla porta, - disse l'uomo che appariva sorpreso dalla domanda.
Si avvicinò alla porta d'ingresso e la aprì.
- Vedi? È aperta! -
- E l'altra? Quella delle scale? -
- Quella non l'ho aperta, - disse l'uomo tornando a lavare i pavimenti.
- Che significa che quella non l'hai aperta? -
L'uomo la guardò sorpreso.
- Che quella non l'ho aperta, - rispose come se si trattasse di un discorso ovvio.
- Da dove sei entrato? -
- Non sono entrato di là, - rispose l'uomo che stava cominciando ad annoiarsi.
Poi la guardò calmo.
- Senti...ho lavato tutti i piatti, ho pulito i pavimenti e spolverato. Non sei contenta? Non volevi un aiuto? -
Fabiana non rispose.
- Rilassati. Ora ci sono io, - disse l'uomo riprendendo a pulire.
- Chi sei? Dimmelo! - lo incalzò Fabiana.
- Non sono un ladro. Non ho cattive intenzioni, - disse l'uomo cantilenando le parole.
- Sono...un uomo alla pari. Sto qua. In cambio, lavo, pulisco, rispondo alla porta. Tutte quelle cose lì. Mi rendo utile. -
- Chi ti ha chiamato? - chiese lei.
- Nessuno...in un certo senso tu! - rispose l'uomo senza interrompere ciò che stava facendo.
- Io non ti ho chiamato! Chi ti ha mandato? -
- Nessuno...in un certo senso tu! - rispose l'uomo.
Fabiana prese il telefono.
- Chi chiami? - chiese lui.
- Mio marito, - disse lei agitata.
- Non serve, - disse l'uomo.
- Che significa non serve? - disse lei ancora più arrabbiata.
L'uomo la guardò serafico.
- Non serve. Sta entrando ora. -
In quel momento si udì lo scatto della serratura. Lei si precipitò sul pianerottolo.
- Sali! - intimò.
Marco capì che qualcosa non andava e si affrettò.
- Il signore, chi è? -
- Non lo so! Non mi dice come è entrato! Non mi dice chi lo manda! - disse Fabiana visibilmente contrariata.
- Ho capito, - disse Marco, poi lo prese di peso portandolo verso la porta.
- Che maniere! Non c'è bisogno di fare così, - si lamentò l'uomo mentre veniva spinto.
Quando si trovò quasi alla porta, perse di consistenza e Marco quasi cadde dalle scale passandoci attraverso.
- Ve lo dico chi sono! - continuò l'uomo aggiustandosi il vestito, mentre Marco e Fabiana erano paralizzati dalla paura.
- Io sono il diavolo e voi siete la famiglia che ho scelto per stare un poco tranquillo. Ora, se volete scusarmi, poiché mi sembrate troppo sconvolti vi lascio un poco soli e vado a fare un giro. Comunque torno! -
Chiese educatamente permesso e Marco lo fece passare, per fargli prendere le scale ma, quando si affacciò, l'altro era scomparso e il portone non era stato aperto. Marco ne era sicuro, non l'aveva sentito e neanche Fabiana, ciò li fece restare pietrificati a lungo.
- Che si fa? - chiese lei.
- Non lo so, - rispose lui.
Non ebbero il coraggio di tornare sull'argomento. Stavano cenando quando la porta si aprì e il diavolo entrò con aria stanca. I due si guardarono negli occhi e Fabiana fece una faccia terrorizzata.
- Buonasera. Che mangiate? -
- Pasta, - rispose lei.
- Posso averne un po'? - chiese lui prendendo l'occorrente per prepararsi il posto a tavola, infine prese un piatto e spiò nella padella.
- Sì ce n'è. -
Si servì e si sedette.
- Non che abbia bisogno di mangiare, voi capite, sono il diavolo, ma mi piace la pasta. -
Mangiò una forchettata.
- Poi che aria di famiglia c'è se non si sta a tavola? - aggiunse.
Fabiana e Marco ripresero a mangiare in silenzio.
- Buona, - incalzò ancora il diavolo, poi guardò prima lui, poi lei. Infine posò le posate.
- Sentite. Mettiamoci d'accordo. Io sono solo venuto a passare del tempo con voi, come ho fatto con tanti altri, perché non ho famiglia. Ogni tanto mi godo un periodo di vacanza.
So cosa state pensando. Il diavolo...le possessioni, il macello. Sono tutte invenzioni della Chiesa e dei registi dell'orrore. Anche io guardo quei film ogni tanto per capire, secondo voi, cosa sono capace di fare. -
- Vuoi dire che sono esagerati? - chiese Marco.
- Esageratissimi, - rispose il diavolo rimarcando le parole con un gesto della mano.
- Quindi niente casini qua? - chiese Fabiana.
- Niente! Parola mia! - rispose il diavolo, rimarcando ancora le parole con la mano, poi si alzò, sparecchiò, lavò i piatti ma, alla fine, guardò nella stanza degli ospiti e fece un'espressione dispiaciuta.
- Siccome non è ancora pronto il mio letto e ho comunque da fare uscirò stasera, - disse avviandosi verso la porta, ma sull'uscio si girò, li guardò e disse:
- Comunque torno! -
Marco si affacciò sul pianerottolo, per assicurarsi che non ci fosse nessuno. Poi pensò che, trattandosi del diavolo, era stata una precauzione tanto automatica quanto inutile.
- Il letto non glielo facciamo, - disse rivolto alla moglie.
- E che sono scema secondo te? - rispose lei. - Domani se lo trovi in casa non ti muovi da qua, - aggiunse.
La mattina dopo la casa era piena di un buon odore di caffè. Marco era andato a lavoro tranquillo perché non aveva trovato nessuno in casa.
- Non c'è nessuno. Sto andando al lavoro, - le disse. Fabiana stava ancora dormendo, ma lo sentì.
Lei dormì tranquilla sentendo ciò, ma ora che erano passate almeno due ore, come mai sentiva odore di caffe? Non aveva voluto rispondersi, ma lentamente si stava avviando verso la cucina.
- Siediti che ti dò il caffè, - disse il diavolo e lei così fece.
- Quanto zucchero? -
- Uno. -
Il diavolo prese il barattolo dello zucchero nel mobile.
- Non sai quanto zucchero voglio ma sai che il barattolo si trova la? -
Il diavolo sobbalzò.
- Errore mio. È che ho imparato che non vi piace scoprire che so troppo di voi. Mi perdoni? - chiese sorridendo, poi posò sul tavolo il piccolo vassoio con sopra due tazze.
- Marco l'hai visto? - chiese lei.
- Quando sono rientrato, non c'era. -
Fabiana prese la sua tazza ed esitò un attimo pensando a chi l'aveva preparata, poi pensò che il suo ospite avesse mille modi per fare qualcosa di malvagio. Decise di bere, Il diavolo, dopo aver finito il caffè, raccolse le tazze, le lavò e mise tutto a posto.
- Io devo uscire. Se ti serve qualcosa, dimmelo. -
- Grazie non serve nulla, - rispose Fabiana.
Il diavolo la guardò fissa.
- Voglio che tu comprenda il vantaggio di avermi in casa. -
- Addirittura, - commentò lei con una nota di sarcasmo che il diavolo scelse di non cogliere.
- Se ti serve un kilo di banane non vado al fruttivendolo sotto casa. Io vado in Africa e le colgo. Lo stesso per l'ananas o per qualsiasi cosa tu ti possa immaginare. Se vuoi sentire il tuo cantante preferito, ti porto da lui, che probabilmente mi deve qualche favore. Non mi costa nulla. -
- Grazie non serve nulla, - insistette Fabiana.
- Qualcosa ti verrà in mente, - disse il diavolo prima di uscire.
Appena uscì Fabiana prese il telefono e chiamò Marco.
- È tornato. -
- Quando sono uscito, non c'era. Ho visto dappertutto. -
- Lo so. Me l'ha detto. -
- Dov'è ora? -
- È uscito. Vedi di fare qualcosa. Non lo voglio in casa. -
- Fammi pensare. Troverò qualcosa da fare. -
La giornata trascorse tranquilla e, nel pomeriggio, Fabiana fu di nuovo svegliata dal rumore delle faccende di casa. Si avviò verso la cucina, sperando che fosse Marco, invece era il diavolo.
- Buonasera! Ti informo che Marco sta arrivando con un ospite. -
In cuore suo Fabiana sapeva che era vero, anche se Marco non era ancora entrato, ma lei non voleva coinvolgere nessuno in quella situazione, quindi chi era che stava venendo con Marco? Sua madre? Sua suocera? O chi altro? E, soprattutto, cosa era stato detto a questa persona?
Si sentì lo scatto della serratura e Marco salì seguito dal parroco del quartiere.
- Eccolo don Alfonzo è lui! - disse Marco indicando l'ospite.
- Buonasera don Alfonzo, - disse il diavolo asciugandosi le mani, poi si avvicinò e porse la mano per salutare.
Don Alfonzo che, fino allora, aveva creduto poco a quello che era stato raccontato, si spaventò. Prese immediatamente, con entrambe le mani, la croce, che era appesa al suo petto e se ne fece scudo cominciando a dire le preghiere. Il diavolo si accasciò al suolo dolorante. Don Alfonzo lo incalzò pregando ancora più forte e il diavolo sembrò soffrire indicibilmente, poi smise di subire e si capì che stava solo fingendo. Don Alfonzo era paonazzo e pregò ancora più forte.
- Abbiamo finito? Se vuoi, fingo ancora di stare male. -
Il parroco continuò a snocciolare imperterrito le sue preghiere con la croce in pugno.
- Don Alfonzo bisogna avere la fede per usare la croce, - disse Il diavolo con aria di indifferenza. Prese la croce con due dita e gliela fece abbassare mentre la sua pelle sfrigolava al contatto con l'oggetto sacro, poi gli diede delle pacche sulle spalle e lo accompagnò alla porta. Sull'abito talare la mano del diavolo sfrigolò come carne messa sulla griglia, ma lui sembrò non accorgersene. Sulla porta guardarono entrambi la mano fumante. Il prete ormai stava zitto e guardò il diavolo negli occhi.
- L'abito funziona ancora...accontentati, hai fatto la tua parte, non c'è bisogno di altro. -
- Parlerò con il vescovo e decideremo. Vi faccio sapere, abbiate fede, - disse il prete, rivolgendosi a Marco e Fabiana, mentre spariva nella porta
- Non c'è fretta, - disse il diavolo sottovoce.
Un lampo torbido attraversò il suo sguardo, ma fece in modo che Marco e Fabiana non se ne accorgessero, poi si girò verso di loro. Sospirò per scegliere le parole, prima di parlare.
- Brutto tentativo. Vi ho dato fastidi? Vi ho maltrattato? No! Allora perché volete cacciarmi? Sono deluso. Vado a fare un giro così potrete riflettere su ciò che avete fatto. Comunque torno! -
Il diavolo sparì davanti ai loro occhi. Stavolta non ebbe l'accortezza di farlo di nascosto, sparì e basta, lasciando intendere che era arrabbiato. Li aveva rimproverati come se fossero due bambini che avevano fatto uno sgarbo e lui l'adulto che aveva ragione. Quando se ne fu andato Fabiana cominciò a piangere per la tensione.
- Lo manderò via...fosse l'ultima cosa che faccio, - disse Marco abbracciandola.
- Senti, se mi ricordo bene, il diavolo può essere cacciato con le preghiere, - disse Fabiana riuscendo a contenere il pianto nervoso.
- Allora quale preghiera diciamo? - chiese lui.
- Il rosario. -
- Ma io non mi ricordo il fatto dei misteri dolorosi, gloriosi, - disse Marco.
- Mi ricordo io. Andiamo di là. Dovrei avere ancora una coroncina della nonna. -
Stavano ancora pregando quando si sentì la voce del diavolo.
- Perché? Perché? Non stavamo bene solo noi? -
Marco e Fabiana lo raggiunsero. Con il diavolo c'era un uomo in veste bianca.
- Dovevate proprio pregare e far venire questo qua? -
- E chi è? - chiese Marco.
- E chi è? È un angelo. Scommetto che lo avete chiamato per mandarmi via. Invece avete complicato le cose. -
- In che senso? - chiese Marco.
- Chiedetelo a lui! - rispose il diavolo visibilmente alterato.
- Chi sei? - chiese Marco all'uomo vestito di bianco.
- Gabriele. -
- Addirittura un arcangelo, - aggiunse il diavolo.
- Allora se sei un arcangelo, caccialo, - disse Fabiana indicando il diavolo.
- Non è così semplice, - ripose l'angelo.
- In che senso? - chiese Marco.
- Se non fa qualcosa di diabolico, non posso intervenire. -
- E che sei venuto a fare? - chiese Fabiana.
- Se lui fa qualcosa di male, posso intervenire e combatterlo, ma se lui non fa nulla, devo solo osservare, - chiarì Gabriele.
- Avete capito ora che avete fatto? Qualsiasi cosa io faccia lui mi vigilerà. Così io non potrò rilassarmi e resterò molto più a lungo e lui resterà con noi, - spiegò il diavolo. - Comunque ve la siete cercata, - concluse.
In un'atmosfera surreale si sedettero a tavola Marco, Fabiana, Gabriele e il diavolo. L'atmosfera era resa ancora più surreale dal fatto che i due ospiti non mangiavano nulla, ma si guardavano vigili.
- Io non ce la faccio a stare così. Non potete stare così a guardarvi. Mi sembra che debba succedere qualcosa. Andate via, o comportatevi come persone normali, - sbottò Fabiana.
- La nostra ospite ha ragione! Caro Gabriele. Mangiamo con loro, come due persone normali e civili. Che ne dici? - propose il diavolo accondiscendente.
Gabriele non rispose, il diavolo apparecchiò altri due posti e cominciarono a mangiare anche loro, ma stettero in silenzio per tutta la cena e, alla fine, Fabiana si alzò per sparecchiare, ma il diavolo la precedette.
- Si limita solo a questo? - chiese Gabriele.
- Solo a questo. Sparecchia, riordina, pulisce, ma mi dà i brividi, - disse Fabiana che si era seduta di nuovo.
- Niente lavoro qua fratello angelo, - aggiunse Il diavolo che li aveva comunque sentiti.
Gabriele annuì pensieroso.
- È inutile cercare di nascondersi, tanto sente tutto, quindi ve lo dico con lui davanti. Dovete capire cosa vuole e comportarvi di conseguenza. Solo voi potete mandarlo via. Comunque, se ci sono io, non potrà fare nessuna azione fisica contro di voi. -
- Alle volte sparisce, - disse Marco.
- Lo so, lo so. Io sparirò e apparirò con lui, oppure dovrete dire vieni Gabriele al bisogno. -
- Ora che gli hai dato le istruzioni lasciamoli un poco soli, che io ho da fare. Comunque torno! - disse il diavolo e sparì.
- Riposate ora. Ci sono io con voi, - disse Gabriele con tono tranquillizzante e sparì anche lui.
Fabiana si chiuse nel suo solito mutismo che indicava che era arrabbiata con il resto del mondo.
L'indomani Marco controllò che non ci fosse nessuno, poi andò al lavoro. Fabiana, che in casa non si sentiva sicura, uscì pensando che forse il diavolo apparisse solo in casa e fuori non l'avrebbe seguita.
Per strada un ladro cercò di frugarle nella borsa.
- Non oggi! - intimò il diavolo, sbucando dal nulla e bloccando la mano del ladro.
Fabiana si accorse in quel momento del pericolo e della presenza del diavolo. Il ladro cercò di colpire il diavolo con la mano libera per svicolarsi.
- Brutta mossa, - disse il diavolo bloccando la mano e bruciandogli leggermente i polsi. Il ladro gemette di dolore.
- Vattene ora! Qua non mi servi! - intimò e il ladro scappò terrorizzato.
- Grazie, - disse Fabiana sottovoce, incredula per il fatto di stare a ringraziare il diavolo.
- Di solito non salvo le persone, ma a te ci tengo. Andiamo via. Abbiamo attirato troppo l'attenzione, - disse il diavolo vedendo che le persone cominciavano a osservarli.
Si avviarono per la strada, come due buoni amici.
- Perché hai scelto casa nostra? -
Lui la guardò pensieroso.
- Ho capito. Cerchi di scoprire il motivo, come ha detto Gabriele. Non ho mentito quando ho detto che volevo rilassarmi. Vi ho osservato. Mi sono appassionato a voi. Non so neanche io perché, poiché siete una coppia come tante. Stavolta ho avuto bisogno di normalità. -
- E quando vai via dove vai? - chiese Fabiana.
- Di solito aiuto la gente a fare cose. -
- Tipo? - chiese Fabiana.
- Sarebbe difficile spiegare. Comunque non posso spiegare. -
- Chi te lo impedisce? -
- Che cosa credi? Anche tra noi diavoli esiste una deontologia. Non si parla di ciò che facciamo. -
- Ah, - aggiunse Fabiana.
Arrivarono a casa, camminando insieme come due buoni amici. Lui le portò la spesa.
- Ti aiuto a sistemare la spesa, - disse il diavolo e lo fece in silenzio.
- Perché non te ne vai? - chiese di colpo Fabiana.
- Quando vorrai davvero che io me ne vada me ne andrò, - disse lui senza interrompere cosa stava facendo.
Squillò il telefono.
- Marisa? Buongiorno!
La verdura mettila sulla cucina che la devo cuocere.
No, no, parlavo con un amico.
Non lo conosci, viene da fuori.
Non so se posso liberarmi.
No è ospite mio.
Va bene ci sentiamo. -
Chiuse il telefono.
- Problemi? - chiese il diavolo.
- Un'amica mi ha chiesto di uscire, ma non mi va. -
- Allora sono contento di esserti stato utile per evitare una seccatura. -
Fabiana sorrise.
- Francamente non ho voglia di vedere nessuno. -
- E se vengono a casa? -
- Non ci voglio pensare. -
- Chi diresti che sono? -
- Non lo so...un parente...un amico. -
- Mentiresti allora? -
- Che dovrei dire? -
- Che sono il diavolo, - disse lui gonfiando il petto.
- Non sai che casino succederebbe, - disse Fabiana.
- Hai ragione, chissà che cosa penserebbero. E tu che pensi? - chiese il diavolo guardandola fissa.
- In che senso? -
- Secondo te perché sono qua? -
- Non ci voglio pensare. -
- Sono qui per te. -
- Non è vero. -
- Te lo posso dimostrare. Devi sapere che il diavolo vede tutto. Certe volte osservarvi è solo una noia, ma lo faccio comunque, perché è il mio compito e non fare nulla è peggio. Poi qualcuno di voi si pone una domanda interessante. -
Il diavolo attese per vedere se lei lo seguiva nel discorso ma Fabiana, che aveva capito, fece silenzio. Il diavolo allora le sussurrò la domanda nell'orecchio.
- Quanto vorrei cambiare? -
Fabiana non disse nulla, ma il suo sguardo tradì mille pensieri.
- Al diavolo interessano le persone che vogliono cambiare. Qualcuno poi continua ad accontentarsi. Tu ti accontenti? -
- Non lo so! - rispose lei allontanandosi un poco.
- Sai come mi accorgo che quella persona vuole cambiare? -
- Dimmelo tu! -
- Perché diventa un pensiero costante. -
- E che succede? -
- A qualcuno vengo a domandarlo di persona. Fabiana quanto vorresti cambiare? -
- A chi non piacerebbe? - chiese Fabiana continuando a guardarlo.
- Ma cambiare richiede sacrifici, - disse lui interrompendo il discorso.
- Quali sacrifici? - chiese lei interessata.
- Saresti disposta a lasciare tutto per cambiare? - disse lui guardandola negli occhi.
Fabiana guardò la sua casa e la spesa restante sul tavolo.
- Io ti posso aiutare, - la incalzò
- In che senso? -
- Posso aiutarti a essere chi sei veramente, se lo desideri. -
Fabiana continuò a guardare la sua casa e la spesa restante sul tavolo.
- Chiedo scusa. Ne parliamo dopo che ora ho degli appuntamenti. Comunque torno! - disse il diavolo prima di sparire.
Fabiana si preparò qualcosa da mangiare e, dopo pranzo, andò a riposare, ma un turbine di pensieri le attraversava la testa.
Marco tornò al solito orario e, arrivato in casa, cercò Fabiana.
- Com'è andata oggi? - chiese Marco.
- Bene, ma stamattina mi stavano derubando. -
Marco si fece attento.
- Stai bene? -
- Sì, mi ha salvata il diavolo. -
- Addirittura. -
- Sì! Ha bloccato il rapinatore e l'ha messo in fuga. -
Marco sospirò dubbioso.
- Lo dovrò ringraziare...e Gabriele non c'era? -
- No! -
Marco non aggiunse nulla. In quel momento suonarono alla porta. Entrarono due amiche di Fabiana. Marisa e Angela.
- Come stai, Fabiana? - chiese Angela.
- Bene, perché? - disse Fabiana guardando Marco che fece un cenno per farle capire che non sapeva perché fossero venute e che lui non aveva detto nulla.
- Marisa, mi ha detto che ti ha sentito strana. -
Fabiana sperò ardentemente che non si presentasse nessuno dei suoi nuovi ospiti, invece dalla porta entrò subito il diavolo seguito da Gabriele.
- Abbiamo lasciato il portone aperto? - chiese Marisa.
- No, no. Diciamo che siamo noi che non abbiamo bisogno della chiave, - disse il diavolo.
Marisa si fece avanti seguita dall'amica.
- Piacere io sono Marisa, - disse porgendo la mano e sorridendo.
- Gabriele, - rispose stringendola.
- Io sono il diavolo, - disse l'altro sfoderando un sorriso beffardo e stringendo la mano di Angela.
- Eccolo là. La frittata è fatta, - concluse Marco.
Angela ritrasse la mano di colpo.
- Che vuol dire? -
- Che sono il diavolo, ha presente? -
Un lampo di terrore invase gli occhi della donna.
- Ecco, ha presente! - concluse lui.
- E si chiama? - chiese Marisa.
- Il diavolo non dice mai il nome. Decidete voi come chiamarmi. Anzi no! Chiamatemi Asmo. Non è il mio vero nome, ma va bene. -
- Va bene, signor Asmo, - disse Marisa.
- Asmo e basta, va bene. Il signore a me piace poco. -
- E che fa qua? -
- Vacanza. Mi rilasso in compagnia di questi amici. -
Marisa e Angela guardarono Marco e Fabiana, ma li osservarono sotto una luce diversa. Erano gli amici del diavolo.
- Non ci guardate così. Non siamo amici. Ce lo siamo trovati a casa di colpo, - disse Fabiana.
- E lui chi è? - chiese Angela sempre più meravigliata.
- Lui è un angelo, - tagliò corto Marco. - Gabriele lo sai che mia moglie è stata rapinata stamattina? -
- Lo so. -
- Lo sai che l'ha salvata Asmo? - chiese di nuovo Marco.
- Lo so. -
- E tu dov'eri? - chiese ancora Marco.
- Io c'ero. -
- Ah, - Marco annuì.
- Allora a che servi se non intervieni? - chiese Fabiana.
- Io devo solo vigilare. Se il diavolo fa qualcosa di non permesso, devo intervenire, ma non posso impedirgli di fare ciò che vuole fare, - spiegò Gabriele.
- Però se qualcun altro fa' qualcosa di ‘non permesso' tu non intervieni, - disse Fabiana arrabbiata.
- E cosa vuole fare? - chiese Angela.
- Credo che questo non possa dirvelo, perché non lo sa, anche se lo immagina, - interruppe Asmo.
- Poiché abbiamo pregato, Gabriele è venuto a controllare che il diavolo...Asmo non ci faccia nulla, - spiegò Fabiana alle amiche.
Gabriele sorrise alle donne.
- Ah bene! Quindi qua abbiamo un angelo e un diavolo, - fece Angela con una faccia sempre piena di meraviglia.
- Restiamo anche noi! Così vi aiutiamo! - affermò Marisa.
- Non credo che sia una buona idea, - concluse Fabiana sfoderando un sorriso tirato.
Asmo fece un cenno a Gabriele per tirarlo in disparte.
- Senti. Tu cosa ne pensi di queste due? -
Gabriele fece un verso infastidito.
- Appunto. Ascolta, se queste restano davvero, non ci possiamo muovere. -
- Per quanto riguarda te mi sembra un vantaggio, - disse Gabriele.
- Tu vuoi restare qua? - chiese Il diavolo senza cogliere la provocazione.
Gabriele non rispose.
- Ti faccio una proposta. Solo effetti speciali. Non faccio male a nessuno. Queste, in due minuti, sono fuori, ma tu non mi cacci. -
Gabriele guardò le due donne e pensò che potesse starci.
- D'accordo, ma se fai una mossa sbagliata, ti ricaccio all'inferno. -
Asmo sorrise maligno. Le pupille si infiammarono.
- Una cosa ho di vero. La parola! - disse, poi si girò verso di loro.
- Signore! La scelta di restare è vostra, ma io sono il diavolo! -
Prese fuoco e si avvicinò lentamente alle donne per dar loro il tempo di avere paura. Era un maestro in questo. Poi fece un gesto e Angela volò e fu posata vicino alla porta, la stessa cosa fece con Marisa. A questo punto le donne erano terrorizzate, ma lui aveva rispettato la sua parola. Erano incolumi.
- Diciamo che, nella vostra situazione, più che avere la presunzione di aiutare potreste condividere la sorte di chi mi intralcia e non vi conviene. Vi do un consiglio. Andate via! -
La porta di casa si spalancò, le due donne non si fecero pregare oltre e fuggirono. Poi Asmo si spense e tornò normale.
- Va bene così? Mi sono comportato bene? - chiese a Gabriele.
- Esagerato, come al solito, ma sei stato di parola. -
In quel momento Fabiana iniziò a urlare in maniera isterica. Marco si avvicinò per calmarla, ma non ci riuscì. Lei si reggeva la faccia con le mani e urlava sempre più forte.
- Basta! Basta! Basta! -
Poi si mise di fronte al diavolo spaventata.
- Uccidimi! -
Il diavolo guardò prima gli altri, poi lei e sembrava sorpreso della reazione.
- Uccidimi! - ripetette.
- Io non voglio uccidere nessuno, - disse Asmo guardandola con calma.
- Allora vai via! Andate via tutti e due! - disse lei piantandogli gli occhi negli occhi. Poi si abbandonò su una sedia e passarono lunghi minuti.
- Ho capito! - esordì Fabiana e si rivolse verso Marco, ma indicò il diavolo.
- Lui è venuto qua per distruggere la nostra vita. Vuole che io lasci questa casa per diventare chissà chi al suo fianco. -
Poi si girò verso Asmo.
- Mi hai riempito la testa con strane idee e cose che avrei potuto fare se non fossi bloccata qui! È vero? -
- Tu ti sei riempita la testa. Io non ho detto nulla. Non ricordi? Abbiamo parlato di quanto vorresti cambiare, - chiarì Asmo.
Fabiana si rivolse a Marco.
- Lui vuole che io ti lasci! -
- Io questo non l'ho detto, - chiarì il diavolo.
Poi Fabiana si rivolse ad Asmo.
- No! Tu mi hai parlato di cambiamenti e di quanto fossi decisa a farli. -
Attese e lo guardò dritto negli occhi.
- Io ho deciso. Sto bene così non voglio altro. -
- Sei sicura? -
- Sì! Sì! - rispose lei piantandogli ancora di più gli occhi negli occhi.
- Siete sicuri? - chiese il diavolo rivolgendosi anche a Marco. - Immagina, io potrei ridarti la libertà, farvi felici entrambi. -
- Siamo sicuri, - rispose Marco deciso.
- D'accordo, - sospirò Asmo.
Alle sue spalle si aprì un portale luminoso circolare e lui si girò verso Gabriele, seguendolo con lo sguardo, mentre entrò nel portale e sparì, poi si rivolse a Marco e Fabiana.
- Sembra che questa volta me ne andrò davvero. Il diavolo, stavolta, è sconfitto. Saluta e ringrazia -
Poi entrò nel portale, ma, un attimo prima di sparire, si girò e fece un cenno indicando il luogo che stava abbandonando.
- Comunque torno! -

Marco Corsa
Biblioteca
Acquista
Contatto