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Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Autore: Tiziana Mazza
Titolo: Compleanni in noir
Genere Racconti Gialli
Lettori 280
Compleanni in noir
Compleanni in noir è una raccolta di tre racconti ambientati tra Milano e i paesi dell'alta Brianza, nel cuore del Triangolo Lariano. Nel primo, Regalo di compleanno, l'ispettrice Balestra avrà a che fare con un serial killer che si diverte a giocare con lei come il gatto con il topo.
Nel secondo, Compleanno con sorpresa, l'ispettore Vinci dovrà indagare su due omicidi collegati tra loro e con un gran numero di indiziati.
Nel terzo, Buon Compleanno!, il maresciallo Romeo si troverà alle prese con due morti sospette, ma la pista seguita lo porterà a dubitare degli affetti più cari.
Tre racconti, tre gialli, tre diversi inquirenti. Un unico fil rouge lega le tre storie: il giorno del compleanno. In che modo? Lo scoprirete solo leggendo.

Primo racconto:
REGALO DI COMPLEANNO
Capitolo 1


Buon compleanno, Claudia.
Due occhi sbarrati fissarono il proprio carnefice increduli, poi un leggero crac risuonò nel silenzio lugubre del vicolo deserto. Le mani strette intorno all'esile collo lasciarono la presa e adagiarono il corpo esanime tra i bidoni della spazzatura.
Ecco il mio regalo.
Un pacco infiocchettato recante la scritta Buon Compleanno venne deposto tra le mani del corpo inerme, un flash rischiarò per un attimo il volto, ormai privo di vita, della giovane ragazza.
Per ricordarmi di te. Sei fortunata, sei la prima della lista e sai come si dice? Il primo amore non si scorda mai.

- Cosa ne pensa? - domandò al suo superiore l'agente Tino Canella che era arrivato per primo sul luogo del delitto.
L'ispettrice Michela Balestra, nonostante la sua decennale esperienza, faticava a guardare il corpo della ragazza che giaceva davanti ai suoi piedi.
- Avrà sì e no vent'anni, aveva tutta la vita davanti. Chi l'ha trovata? -
- L'addetto alle pulizie della discoteca che si trova dietro al vicolo, mentre stava gettando l'immondizia. -
- E a che ora è avvenuto il ritrovamento? -
- Stamattina intorno alle 7:00, ma il medico legale dice che la morte risale tra le 2:00 e le 3:00 del mattino. -
- Tracce? -
- Abbiamo rinvenuto orme di suole di scarpe di tipo sportivo, dati più precisi su modello e taglia verranno forniti dopo i rilievi in laboratorio. -
- Nessuna impronta di pneumatici? -
- Non nel vicolo e la strada principale è ad alto scorrimento, impossibile risalire a un mezzo in particolare. -
- Si sa il nome della ragazza? -
- Non le abbiamo trovato documenti addosso e non c'è nessuna borsa nei paraggi, la ragazza stringeva in mano un pacco con la scritta Buon Compleanno. Presumiamo, visto l'abbigliamento, che fosse andata in discoteca a festeggiarlo, abbiamo già avvisato i proprietari di venire sul luogo del delitto. -
- Non credo le abbiano usato violenza, sembra messa lì in posa. Dai segni sul collo si deduce sia morta per strangolamento, allora perché quel pacco in mano? Di sicuro le è stato messo post mortem dall'assassino e allora, di nuovo, mi domando: perché? -
L'ispettrice Balestra spostò dietro alle orecchie i lunghi capelli biondi che le cadevano davanti agli occhi, scoprendo un bel volto ovale, dalla carnagione pallida e dallo sguardo intenso. L'agente Canella faticava a sostenere lo sguardo del suo capo. Si sentiva in soggezione e, allo stesso tempo, in imbarazzo per essere agli ordini di una donna; per giunta, più giovane di lui.
Michela era entrata in Polizia all'età di ventiquattro anni e aveva fatto una carriera rapida, aveva grandi doti investigative e, nonostante le malelingue, nessuno era riuscito a collegare la sua ascesa nel commissariato a qualche tresca con colleghi di alto grado. Per dir la verità, nessuno l'aveva mai vista in compagnia maschile anche se in molti lo avrebbero desiderato.
Il pacco rinvenuto tra le mani della vittima non conteneva alcun regalo, era solo un involucro vuoto, niente che potesse condurre a una pista da seguire. Neanche l'interrogatorio con il proprietario della discoteca era stato proficuo. La notte precedente il locale era stracolmo di gente e lui non aveva notato niente di strano; a ogni buon conto aveva rilasciato alle forze dell'ordine i nominativi del personale di turno quella sera, nel caso fossero in possesso di notizie utili allo svolgimento delle indagini.
Rientrata in commissariato Michela si sedette alla scrivania e cominciò a vagliare le denunce delle persone scomparse, ma non ne trovò nessuna che potesse essere collegata alla vittima. Provava una certa inquietudine che non sapeva spiegarsi ma che non le faceva presagire nulla di buono.

Intanto in una stanza buia di un anonimo appartamento di periferia, mani omicide digitavano sulla tastiera di un computer.

Continua...

Secondo racconto:
COMPLEANNO CON SORPRESA

BELLA


- Buon Compleanno. -
Bella aveva aperto la porta ancora assonnata quella domenica mattina in cui festeggiava un quarto di secolo e si era trovata di fronte a un magnifico mazzo di fiori.
Da parte di chi saranno? aveva pensato, e subito le era venuto in mente il ragazzo incontrato la sera prima al pub, quello che si era unito ai festeggiamenti al suo tavolo e con cui si era scambiata il bigliettino da visita. Era un tipo allegro che, a pelle, le era piaciuto subito: chissà che non possa nascere qualcosa in più di una semplice simpatia...
E quel mazzo di fiori faceva ben sperare. Che bel modo di iniziare la giornata! aveva pensato, mentre prendeva in mano la composizione floreale cercando, curiosa, il biglietto d'accompagnamento.

Il volto coperto da un passamontagna fu l'ultima cosa che vide, poi un colpo tremendo si abbatté sulla sua testa, restituendola alle tenebre dopo venticinque anni esatti dalla sua venuta al mondo.



LEONARDO



Povera ragazza... Nonostante le brutture che il mio mestiere mi costringe a vedere tutti i giorni, non riesco proprio ad abituarmi.
- Ispettore Vinci, noi qui abbiamo finito con i rilievi; mandiamo tutto in laboratorio con la solita raccomandazione d'urgenza, ma sa anche lei come vanno le cose, quando tutto è urgente... -
- Grazie, Bosi, ci penso io a sollecitare gli esiti. Mettete i sigilli, io intanto vado in ospedale a raccogliere la deposizione dei genitori, se sono ancora vivi. -
Che compito ingrato, alle volte mi sembra di essere uno di quegli avvoltoi che girano intorno alla preda non vedendo l'ora di affondare gli artigli nel corpo ancora caldo. Ma questo è il mio lavoro, quello che mi sono scelto e che cerco di svolgere al meglio delle mie possibilità. Credo ancora nella giustizia, i pochi amici che mi sono rimasti dicono che sono un utopista, un sognatore, un visionario. Può darsi, ma io la mattina, quando mi faccio la barba, riesco ancora a guardarmi allo specchio e tanto mi basta.

- Infermiera... Sono l'ispettore Vinci, dove trovo i signori Giuffrida? Sono stati portati qui per un malore occorso alla signora dopo aver rinvenuto il cadavere della figlia. -
L'infermiera prende in mano il tesserino di riconoscimento e legge il mio nome: Ispettore Leonardo Vinci. Mi guarda curiosa, immagino cerchi di ravvisare in me una rassomiglianza con il famoso pittore ma senza trovarla, anche perché non porto la barba e ho i capelli tagliati corti, giusto con un accenno di grigio alle basette, quel tanto che basta per rendermi affascinante agli occhi delle donne.
- Prego, mi segua - mi dice, restituendomi il documento e aggiungendo senza riuscire a trattenersi - è per caso un discendente del pittore? -
- No - taglio corto io.
Quante volte mi sono sentito rivolgere questa domanda, e tutto perché mia madre sognava per me un futuro da artista, sperando che avessi ereditato il suo talento per la pittura, quella dote che lei possedeva ma che i suoi genitori non le avevano consentito di coltivare. Il cognome di mio padre, poi, l'avevano convinta che fosse un segno del destino e il nome Leonardo era stata per lei la logica conseguenza, come inevitabile era stato per me lo sfottò da parte dei compagni di scuola.
- Eccoci arrivati, quello è il signor Giuffrida; la moglie è sotto ai ferri, non so se ce la farà. -
L'uomo è seduto su una scomoda sedia di ferro, non so dargli l'età, forse settanta, ma in questo momento ne dimostra almeno ottanta. Le spalle curve come se dovessero sorreggere tutto il peso del mondo, gli occhi infossati con lo sguardo perso nel vuoto, le mani giunte in preghiera e le labbra che si muovono in modo impercettibile, forse recitano il rosario.
- Signor Giuffrida... -
A sentire il suo nome si volta verso di me, mi guarda, ma non so se mi vede.
- Sono l'ispettore Vinci, mi duole disturbarla in questo frangente, ma ho necessità di porle alcune domande per lo svolgimento delle indagini. Voglio battere il ferro fin che è caldo, le prometto che farò il possibile per schiaffare in galera il bastardo che l'ha privata dell'amore di sua figlia. -
In quel mentre fa capolino un medico, si toglie la mascherina e si avvicina a noi con uno sguardo di sconforto, scuote la testa.
- Mi spiace, non ce l'ha fatta. -
Ora so che cosa significhi il modo di dire morire di crepacuore, per un attimo temo di dovervi assistere in diretta. Il neo vedovo, che si era alzato per andare incontro al chirurgo, ondeggia come una foglia al vento, sta per accasciarsi al suolo. Riesco ad afferrarlo sotto le ascelle prima che caschi per terra frantumandosi come porcellana, lo volto e l'accolgo tra le mie braccia. Appoggia la testa sulla mia spalla e dà libero sfogo alle lacrime, lo sento singhiozzare come un bambino, lo lascio fare. Quando i suoi occhi si sono prosciugati, si scosta da me.
- Sono pronto, mi chieda tutto quello che vuole sapere. -
Lo accompagno a casa, durante il tragitto mi racconta di come la giornata fosse iniziata serena, con la prospettiva di andare al ristorante a festeggiare il compleanno della loro adorata Bella; del crescendo dell'inquietudine man mano che il tempo passava e non riuscivano a rintracciarla, di come il telefono squillasse a vuoto. Si erano incamminati verso l'abitazione della figlia, il sesto senso della moglie le aveva fatto presagire il peggio. Quando poi avevano aperto la porta e l'avevano trovata riversa a terra con il cranio fratturato, il povero cuore già malandato della moglie non aveva retto.

Nel frattempo siamo giunti a casa, un elegante attico nel cuore di Milano, Giuffrida si guarda intorno spaesato, mi mostra le foto della figlia, mi racconta tutto della sua vita, gli brillano gli occhi. Era arrivata in tarda età, quando sua moglie si avvicinava ormai alla menopausa, avevano già un figlio di vent'anni che gli aveva sempre dato dei problemi. Poi era nata lei e aveva portato un raggio di sole nella loro vita. L'album delle fotografie raccontava tutti i suoi successi scolastici e sportivi: con la corona di alloro il giorno della laurea in legge, con la coppa in mano al torneo sociale di tennis.
- Le volevano tutti bene, lo chieda allo studio dove lavorava e ai suoi amici. -
- Sa se avesse un ragazzo? -
- Non più, almeno credo, da quando vive... Cioè, da quando era andata a vivere da sola, non ho più avuto modo di conoscere le sue frequentazioni, ma era una brava ragazza, questo glielo posso garantire. -
- E suo figlio? Lo ha già avvisato? -
- Ho provato a contattarlo, ma è irraggiungibile, sarà reduce da un'altra notte brava e avrà spento il telefono. -
- Non siete in buoni rapporti? -
- Ho chiuso i cordoni della borsa dopo essere stato munto per anni e lui ha chiuso i rapporti con me. Ha quarantacinque anni, ma il cervello di un bambino di cinque... -
- Mi può dare il suo indirizzo? -
- Se nel frattempo non ha cambiato casa... -
Mi annoto i recapiti del figlio degenere e saluto il signor Giuffrida, un uomo ricco e potente, che aveva tutto dalla vita.
Fino a ieri.

Continua...



Terzo racconto:
BUON COMPLEANNO!

1


La Pro Loco e l'Ente Turismo del Comune di Sormano, con la collaborazione del gruppo speleologico del Club Alpino Italiano, organizza un'escursione in ambiente carsico presso LE GROTTE LOCO2037 ZELBIO...
- Ehi, Fede, che ne dici, ci buttiamo? -
- Per quel che mi riguarda non ci sono problemi, ma tu, Anto, sei sicura di voler partecipare, hai visto bene la data? È per domani, il giorno del tuo compleanno. -
- Certo che sì, lo festeggerò in modo anticonvenzionale. -
- Ma non eri quella che soffriva di vertigini? -
- Ma cosa c'entra, non sei mai stato nelle Grotte di Frasassi? Mica c'è lo strapiombo, si cammina in pianura, non in discesa! E poi c'è scritto che è per tutti... -
- Se lo dici tu... -
- Dai, iscriviamoci! -
Antonella era elettrizzata all'idea di vivere un'avventura, anche se il foglio che le avevano fatto firmare all'atto dell'iscrizione, un po' l'aveva spaventata.
I PARTECIPANTI A QUESTA VISITA DEVONO VERSARE ALL'ATTO DELL'ISCRIZIONE UNA QUOTA PARI A DIECI EURO PER LA COPERTURA ASSICURATIVA.
Bisogna essere assicurati? Ma allora sarà pericoloso? Ma no, sicuramente è la prassi, uno può prendersi una storta anche camminando su un prato.
VA RICORDATO CHE LE GROTTE SONO UN AMBIENTE OSTILE, UMIDO E BUIO, PER CUI SONO NECESSARIE CALZATURE E ABBIGLIAMENTO ADEGUATI, CASCHETTO E UNA FONTE DI ILLUMINAZIONE, NON LA CANDELA...
Spiritosi...
E, SOPRATTUTTO, UN CAMBIO PER EVITARE SPIACEVOLI INCONVENIENTI.
Oddio, quali inconvenienti?
Antonella guardò Federico leggere e firmare il suo foglio, ormai era troppo tardi per tirarsi indietro.
Non voglio fare la figura della fifona e poi partecipa anche l'assessore al Turismo, che non mi sembra proprio un giovincello in forma; se ce la fa lui, posso farcela di sicuro anch'io...
Il documento si concludeva con:
LA VISITA DURERÀ QUATTRO ORE.
Quattro ore? Speriamo di non soffrire di claustrofobia.
CON L'ADESIONE A QUESTA ESCURSIONE IL PARTECIPANTE È CONSAPEVOLE CHE NELLO SVOLGIMENTO DELL'ATTIVITÀ SPELEOLOGICA, PUR ATTUANDO TUTTE LE MISURE DI SICUREZZA, UN RISCHIO RESIDUO DI INCIDENTE È SEMPRE PRESENTE.
Firmo?
- Allora, Anto, quanto ci metti a leggere? Apponi il tuo sigillo e andiamo. -

Il giorno successivo, alle quattrodici in punto, si erano fatti trovare pronti all'appuntamento indossando quello che speravano fosse l'abbigliamento adeguato, in realtà si trattava di un vecchio paio di jeans, un k-way residuato dai tempi delle medie e un paio di scarponcini da passeggiata. L'accoglienza da parte degli accompagnatori del gruppo speleologico era stata tranquillizzante; il capogruppo, infatti, indossava un paio di bermuda modello spiaggia.
- Vedi, Fede, che avevo ragione? Il nostro accompagnatore sembra pronto per un tuffo nel lago e noi che ci preoccupavamo di non essere vestiti nel modo adatto... -
- Non credo che nelle grotte faccia molto caldo, ma lo vedremo. Comunque, a spogliarci, facciamo sempre in tempo - rispose salomonico Federico.
Arrivati all'imbocco della grotta, gli accompagnatori si tolsero dalle spalle gli enormi zaini che si erano portati, da dove estrassero, oltre ai caschetti per i partecipanti alla spedizione, le loro tute da speleologi con tanto di moschettoni e scarponi da montagna.
- Mi sa, cara Anto, che non faremo lo strip-tease... -
Un sorriso birichino accompagnò la frase di Federico, mentre Antonella ascoltava con un'espressione visibilmente preoccupata le raccomandazioni della guida.
Iniziarono la discesa, eh sì, proprio la discesa, per circa settanta metri e con ben due passaggi strettissimi che indussero alcuni compagni di escursione ad abbandonare l'avventura, in primis l'assessore, promotore del percorso adatto a tutti...
Con quei caschetti con la pila in testa sembravano dei minatori. Il terreno era viscido e in più punti bisognava camminare a carponi, o meglio, strisciare. Sembrava di scalare in discesa stando attenti a mettere i piedi negli anfratti giusti tenendosi con le mani agli appigli resi scivolosi dal limo.
Alla fine i più tosti giunsero alla meta, un salone naturale scavato nella roccia. Qui il capogruppo invitò tutti a spegnere la propria torcia per fare l'esperienza di vivere la grotta al buio.
Antonella era seduta su uno spuntone accanto a Federico, allungò una mano per posizionarsi meglio e cozzò contro qualcosa di morbido. Si domandò terrorizzata cosa fosse, di sicuro non era materiale calcareo.
Quando la guida invitò il gruppo a riaccendere le proprie luci, Antonella cercò di capire su cosa avesse appoggiato la mano, direzionò il proprio lumino verso il punto e all'improvviso si sentì la pelle raggrinzire come un pollo appena spennato. Sbatté le palpebre per assicurarsi di vederci bene e poi lanciò un urlo disumano.
- Cosa hai visto? Un topolino? - la canzonò Federico.
Ma non si trattava né di Bianca, né di Bernie.
Continua...
Tiziana Mazza
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