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Autore: Marco Corsa
Titolo: La Città Bianca
Genere Racconto Breve
Lettori 144
La Città Bianca

Lentamente ripresi coscienza. Prima non avevo coscienza. Ora cominciavo. Nascevo? No. Forse qualcosa di simile, ma la sensazione era probabilmente quella.
Pi,pi,pi. Cosa era? Un rumore lontano. Da dove veniva? Da ogni direzione. Mi trovai steso su una superficie compatta, dura ma non scomoda. Sentii il mio corpo. O meglio lentamente cominciai ad accorgermi del mio corpo, come durante il risveglio.
Pi,pi,pi. Il rumore era costante. Poi ci fu un suono indistinto, che proveniva insieme al rumore. Notai una luce bianca e aprii lentamente un occhio. Il suono terminò.
Pi,pi,pi. Tutto era bianco, come un foglio, come il latte.
Cominciai a muovermi piano. Prima le dita dei piedi, poi una gamba. Poi l'altra, infine, dopo un tempo che sembrava fatto di minuti, ma poteva anche essere fatto di ore, mi alzai.
Faticai a riconoscere quello che doveva essere il pavimento dall'ambiente circostante. Tutto era bianco, dello stesso bianco.
Io non ero bianco e, credetemi, non mi era sembrato ovvio di non essere bianco. Ero vestito di bianco, che era differente. Avevo i piedi nudi e le mani e non erano bianchi. Qualcosa, dentro di me, mi suggerì che era giusto. Non dovevano essere bianchi. Questo fu tranquillizzante.
Pi,pi,pi. Mi guardai intorno a lungo senza distinguere nulla di diverso. Mi sedetti per terra. Se non c'era nulla non c'era nessun posto dove andare. Mi toccai, per essere sicuro di esserci, di essere io. Io c'ero. Guardai a lungo le mie mani, come se non le avessi mai viste. Guardai anche i miei piedi allo stesso modo. Alzai la veste e sotto c'erano le mie gambe. Io c'ero, ma dove ero? Che posto era quello?
Pi,pi,pi. C'era anche il rumore. Lentamente mi concentrai sul rumore. Nella mia mente cominciò a esserci solo il rumore ma sembrava rafforzarsi. Forse dovevo concentrarmi su altro? Non era importante. Nulla era importante. Solo il bianco. Non so neanche dire cosa attirò la mia attenzione e allora mi sforzai di concentrarmi su altro.
Pi,pi,pi. Il rumore sembrava più forte. No. Era più forte, anche se di pochissimo. Mi guardai intorno. In lontananza vidi un puntino indistinto ed era nero.
Respirai piano. Nulla aveva importanza e attesi. Il rumore si faceva più intenso. Cominciai a respirare pesantemente. All'inizio non me ne ero accorto. Poi cominciai a sentire pulsare le tempie e il sangue che mi scorreva pesante nelle vene.
Il puntino si avvicinava e vedevo dei lievi movimenti sul suo contorno, ma nulla di più. A un certo punto il peso del respiro e il martellare delle tempie diventarono insopportabili, tanto che mi alzai e cominciai a correre.
Pi,pi,pi. Il rumore era diventato martellante.
Poi tutto cessò. Il rumore ritornò lieve e mi calmai. Il puntino non si vedeva più. Mi stesi per terra e ripresi fiato.
Mi sedetti e guardai intorno. Bianco. Solo bianco. Normalmente quell'ambiente mi avrebbe destabilizzato ma, dopo quanto era successo mi sentii sollevato.
Pi,pi,pi. Il puntino apparve di nuovo in lontananza. Attesi. Non sembrò avvicinarsi. Presi per riferimento le mie spalle e mi misi con lo sguardo dritto. Ebbi l'impressione che il puntino si muovesse dalla mia destra alla sinistra ma non mi interessava.
A un tratto una lieve molla mi scattò dentro e pensai di decidere cosa fare. Cosa era quel puntino? Era lui che aveva causato tutto il trambusto di prima? Ma soprattutto dove ero?
Pi,pi,pi. Dopo qualche tempo mi accertai che l'impressione che avevo avuto riguardo al movimento del puntino era giusta.
Sono sempre stato un razionale. Il tipo da - un problema per volta - . Decisi, quindi, di affrontare, come al solito, un problema per volta.
Il puntino. L'unica cosa che avevo visto era il puntino. Mi dovevo avvicinare. Resistere se fosse successo quello che era avvenuto in precedenza, ma avvicinarmi.
Pi,pi,pi. Il puntino era passato dal mio lato destro al sinistro. Balzai in piedi e cercai di raggiungerlo. Corsi per un tratto lunghissimo. Il puntino acquistava dei contorni più definiti, ma non ancora chiari. Il rumore diventava più forte. Le tempie mi rimbombarono. Poi caddi a faccia in giù. Ero stremato. Ci misi tanto a riprendermi.
Quando riaprii gli occhi una figura completamente nera mi stava sopra. Il volto era completamente coperto. Le sue mani stringevano il mio collo in una stretta d'acciaio. Mi stava uccidendo. Perché? Non volevo morire. Non in quel posto. Non in quel modo. Afferrai le mani che mi stringevano e la forza dell'essere diminuì.
- No! - Urlai con tutta la volontà che avevo in me. L'essere lasciò la presa.
Pi,pi,pi. Il rumore ricominciò fortissimo. Mi inginocchiai. L'essere si stava allontanando piano. Ingoiai l'aria avidamente con respiri profondi. Con il rumore sentii ancora un suono indistinto.
Pi,pi,pi. Il rumore diminuì man mano che l'essere si allontanò. Pensai che l'essere emetteva il rumore ma anche che il puntino doveva essere lui. Come aveva fatto a venirmi addosso così rapidamente? Perché ora se ne andava? Ma soprattutto: perché aveva tentato di uccidermi?
Pi,pi,pi. L'essere diventò prima il puntino e poi sparì. Rimasi solo. Ero spaventato. Ero stremato.
Dovevo tenere la mente impegnata. Cominciai a camminare. Forse non aveva senso camminare, perché non vidi nessun posto dove andare, ma quel bianco imperante rendeva tutto privo di senso. Muoversi o restare fermi poteva essere la stessa cosa.
A un certo punto sentii un rumore di acqua. Vidi, sotto ai miei piedi, leggermente davanti a me, una piccola striscia d'acqua azzurra che scorreva dritta in maniera innaturale. Provai a immergervi un piede. Non ci riuscii. Mi spinsi ancora più giù ma non riuscii a toccarla. Mi stesi e allungai la mano verso l'acqua ma non la raggiunsi.
Improvvisamente capii che, senza tutto quel bianco, avrei valutato bene quello che sembrava un esile rivolo. Tutto il rumore che sentii poteva provenire solo da un grande fiume che si trovava a centinaia di metri sotto di me. Probabilmente con un altro passo sarei caduto. Ebbi paura.
Pi,pi,pi. Sentii il rumore, ma non avevo voglia di scoprire se l'essere si stava avvicinando di nuovo. Avanti non potevo andare. Indietro non volevo andare.
Andai a destra, ma prima mi allontanai dal ciglio del burrone in maniera che il fiume scomparisse dalla vista. Probabilmente se lo avessi continuato a sentire potevo pensare che fosse ancora là, ma quei pochi metri dal ciglio invisibile del burrone potevano essere un discreto margine di sicurezza. Non volevo considerare probabili tratti del burrone che mi stavano davanti ed erano impossibili da vedere perché non avevano fiumi al fondo. Trappole bianche e invisibili che mi potevano ingoiare a ogni passo.
Stavolta sentii prima il suono, poi il rumore. Mi girai. L'essere mi stava dietro. Era lontano ma, ormai, sapevo che la distanza non significava nulla per lui.
Sulla destra mi parve di vedere che il paesaggio iniziasse a cambiare. Non cambiava il colore. Mi parve che quando mi spostavo ci fosse del movimento, come se ci fossero delle forme diverse. Continuai ad avvicinarmi finché non arrivai a un muro. Lo seguii fino alla sua fine. Non so come, ma gli occhi si abituarono a cogliere una sorta di profondità nel bianco. Colsi la diversità del bianco che si trovava lontano da quello che si trovava vicino. Cominciai anche a vedere il ciglio del burrone prima di allontanarmi seguendo il muro.
Pi,pi,pi. Il rumore era costante.
Il muro era, effettivamente, un edificio. Trovai la porta, anzi, più correttamente, trovai una apertura, ma non entrai. C'erano altri edifici, tutti uguali. Anche gli spazi tra loro, non erano propriamente strade, ma erano disposte a rete. Solo le porte erano di fogge e dimensioni molto diverse.
Il rumore cessò. Ebbi paura, perché poteva significare che l'essere mi era addosso e io non lo vedevo. Lo vidi sbucare da un angolo, ma era lontano. Stese una mano come se volesse afferrarmi e subito mi sentii stringere il collo e fui sollevato da terra.
Ancora una volta non volli morire. Una ferrea volontà si impossessò dei miei pensieri. Non volli morire.
- No! - urlai e caddi per terra.
Pi,pi,pi. L'essere si allontanò.
Mi massaggiai il collo. Mi sfuggiva ancora quale era la relazione tra il rumore e la presenza dell'essere. Dovevo capirla se mi volevo difendere meglio.
Una cosa avevo notato se il rumore era forte l'essere era vicino, se era debole era lontano, ma nei momenti in cui il rumore non c'era era successo sia che l'essere fosse vicinissimo ma anche che fosse lontanissimo.
Il rumore, in quel momento, era cessato. Ripensai a quello che avevo ipotizzato e mi spaventai moltissimo. L'essere mi si parò davanti. Aveva una lunga falce stavolta. Vibrò un colpo che riuscii a schivare.
- Fermo! -
L'essere si fermò. Non capii perché lo fece.
- Mi capisci allora? -
Fece cenno di sì con la testa.
- Perché mi vuoi uccidere? -
L'essere non si mosse.
Feci una domanda più semplice.
- Mi vuoi uccidere? -
Fece cenno di no.
- Allora perché? Mi devi uccidere? -
Fece cenno di sì.
- Chi sei? Perché mi devi uccidere? -
Lo guardai fisso. Non so come mi venne la domanda seguente.
- Sei forse la Morte? -
L'essere non fece cenni, ma notai che le mani si strinsero attorno alla falce. Stava per colpire ancora.
- Va bene. Non morirò scappando. Morirò combattendo -
Mi buttai su di lui mentre sferrava il suo ultimo colpo.
Pi,pi,pi. Mi svegliai in un letto. Ero coperto di tubi. Un uomo in camice bianco era sopra di me.
- Signor Corsa mi sente? -
Nella sua voce riconobbi il suono che avevo sentito prima, mentre la macchina seguiva il battito del mio cuore.
Pi,pi,pi. Annuii, perché i tubi mi impedivano di parlare.
Mi svegliai del tutto. Volevo vivere e la Morte adesso lo sapeva.

Marco Corsa
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