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Autore: Marika Zaghi
Titolo: Come un girasole all'ombra
Genere Noir
Lettori 193
Come un girasole all'ombra

Oggi compio diciotto anni, che emozione!
Anche se... a dire il vero, so che non cambierà molto.
Dopo questo pensiero, posso anche alzarmi, mi dico. Sono le sette della mattina del mio compleanno, 20 giugno. Dopo aver compiuto i miei rituali mattutini mi avvio verso la cucina della comunità educativa dove abito.
È una grande casa che condivido con altre persone che per un motivo o per un altro sono state tolte dalla famiglia d'origine. Odio e amo questo posto: in un certo senso mi ha salvato la vita ma nell'altro me la distrugge. Avevo diciassette anni da poco quando i Servizi Sociali mi hanno portato qui ed io, nella mia ingenuità, ero felice.
Ho scoperto dopo che c'era poco da essere felici: sono di indole ribelle e qui ci sono regole ferree da rispettare e se a casa potevo sfuggire in un qualche modo, qui no. Gli adulti sono molto concentrati sui nostri "progetti educativi" e fanno attenzione ad ogni minimo cambiamento di comportamento o di umore. Sanno sempre se stai nascondendo qualcosa e s'informano di ogni azione che fai al di fuori di queste mura. Se dopo la scuola esci, vogliono sapere con chi, come si chiama, dove abita, il cognome dei genitori, il loro indirizzo e che posti frequentate. Insomma tutto. Stanno attenti ad ogni singolo movimento che fai. Non so se sia meglio questo o l'indifferenza totale dei miei genitori: principalmente sono convinta della risposta che darei a questa domanda, ma a volte vacillo e mi maledico per essere voluta venire qua.
"Mamma, quanto mi manchi. Vorrei che tu avessi avuto il coraggio di amarmi di più!"
La comunità non è un posto tanto male, alla fine bisogna solo sapersi difendere dalle prese in giro degli altri ragazzi, i dispetti e le mancanze di rispetto ma, comunque, è sempre meglio che a casa di mio padre. Mio padre è una persona difficile da capire. Hanno attribuito il suo comportamento violento all'alcool ma so benissimo che non è vero: lui è manesco di suo. Ho sopportato soprusi di ogni genere fino a quando, con l'aiuto di mia zia e una denuncia anonima ai Servizi Sociali, sono riuscita a far capire alle persone giuste che non ce la facevo più a vivere con mio padre, che non avrei avuto futuro e che o sarei impazzita o morta di suicidio.
"Basta pensare negativo: positività!"
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- Buongiorno Stella, buon compleanno!- Nemmeno rispondo.
È Marina, una degli educatori di questo posto. Una donna alta e snella, con i capelli tinti di biondo e un carattere particolarmente forte. Credo sinceramente che non esista cosa al mondo in grado di contenere il suo ego sproporzionato. La sopporto a malapena, se non la conoscessi e la incontrassi per strada, sarebbe una di quelle persone che eviterei come la peste. A mano a mano cominciano a scendere anche tutti gli altri ragazzi che, come me, abitano qui. Ognuno ha il suo motivo per esserci ma tra loro non c'è nessuno che sia contento e siccome io, invece, per il cinquanta percento lo sono, mi sento diversa da loro.
Filippo mi augura buon compleanno ed io lo ringrazio educatamente, è un ragazzo di sedici anni, molto prezioso per me, dolce e affettuoso ma quando è insieme al resto del gruppo, cambia completamente: anche lui si prende gioco di me. Forse per farsi accettare dagli altri, per farsi notare. Mi fa rabbia questo comportamento ma lo capisco. Anch'io, a volte, faccio e dico cose che non penso solo per farmi accettare. E a volte ci riesco.
Anche Ileana fa il suo ingresso augurandomi buon compleanno, è l'unica ragazza oltre a me all'interno di questa struttura: ha quindici anni e mi è abbastanza indifferente. Ho cercato di esserle amica ma non sono brava in queste cose e così non abbiamo legato molto. Di lei ammiro tanto la sua disinvoltura, il coraggio. È qui da meno di me ma ha stretto un legame con gli altri molto più forte del mio. E si è anche fidanzata con Francesco, il ragazzo più "in" del gruppo. Arrivano anche Gastone ed Emanuele seguiti da Alberto, Francesco, Luca, Brendon, Antonio e Santiago.
Ora, in cucina, ci siamo tutti: nove maschi e due femmine.
Con pazienza cerco di capire se devo lavorare anche oggi nonostante sia un giorno "speciale" per me, ma la risposta che ricevo non è quella che speravo così mi innervosisco e batto la mano sul tavolo in segno di disapprovazione. Vengo ripresa duramente da Marina che liquido con una presa in giro poco velata. La reazione non si fa attendere.
- Steeellaaaaa!- Grida lei rossa di rabbia.
- Fottiti, grazie!- Urlo di rimando sghignazzando provocatoria. Adriano è un educatore che ha comprato un ristorante qui vicino ed ha deciso, insieme ai capi della comunità, di metterlo a disposizione, per una sorta di progetto, affinché i ragazzi, nel periodo estivo, invece di ciondolare in giro per casa, ci lavorino all'interno con varie mansioni. Odiamo andarci ed io non faccio certo eccezione. Ci pagano una miseria:
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quattro euro l'ora. Non so come siano giunti a fare questo calcolo, ma non ha senso. Nessuno viene pagato così poco e per giunta siamo obbligati, non è una nostra scelta. Vai a capirli! Preparato il mio marsupio, torno in cucina e ci trovo Adriano che mi fa gli auguri.
Oggi da Piastra ci andiamo io, Antonio e Brendon. Ci mettiamo tutti in macchina e partiamo. Mi viene la nausea se penso che devo rimanere in quel posto fino alle 15. Arrivati a destinazione mi chiedo cosa dovrei fare poiché il mio ruolo è quello di cameriera e alle otto di mattina non c'è niente da fare.
- Adri, ma cosa dovremmo fare, noi, adesso?-
- C'è sempre da fare non ti preoccupare.-
Sento arrivare una macchina, mi volto e vedo un camioncino della "Donati Ristorazione": i fornitori.
- Ecco perché ci ha chiesto di venire...- Borbotta Brendon.
- Chiesto...? Lasciamo perdere!- Gli rispondiamo Antonio ed io in coro. Cominciano a scaricare il furgone e nel frattempo ne arriva un altro. Noi tre ci ritroviamo a dover sistemare quantità infinite di bottiglie d'acqua, di coca-cola e altro, in cucina e nei frigo. Mentre mi do da fare guardo i ragazzi, nemmeno loro sono entusiasti. Antonio, secondo me, ha avuto una discussione con Adriano, poco prima avevo sentito delle urla. Ha diciassette anni e a scuola ci va solo perché obbligato, credo che nella vita farebbe volentieri altro, sembrerebbe l'attore, se non ho capito male dagli stralci di conversazioni che ho origliato e da cui sono sempre stata esclusa.
È un ragazzo di bell'aspetto, anche simpatico, ma solo a tratti, ed io non mi sento a mio agio con lui. Brendon, invece, è un ragazzo marocchino, ha diciassette anni, lui non mi prende mai in giro, è giocoso con me, mi sorride sempre e tra l'altro... ci prova di continuo. Io non capisco cosa ci trovi in me ma vorrebbe portarmi a letto. E, sinceramente, anche a me non dispiacerebbe, ma ho paura. Sono ancora vergine anche se ho avuto delle esperienze di preliminari con qualcuno ma senza spingermi oltre. Non so perché, ma ho paura. A scuola, a casa e ora qui, mi hanno sempre detto che sono brutta e che non valgo nulla, quindi mi chiedo sempre per quale motivo un ragazzo vorrebbe fare l'amore con me. Però mi piacerebbe riuscire a lasciarmi andare, fare quello che fanno tutte le ragazze della mia età. Mentre mi perdo nei miei pensieri il tempo passa ed io neanche me ne accorgo. È già arrivata l'ora di pranzo. Evviva! È un giorno infrasettimanale quindi il ristorante è chiuso, anche se non
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capisco perché lo aprano solo dal venerdì alla domenica. Guadagnerebbero di più se fosse aperto anche durante la settimana! Mentre mangiamo un'ottima pastasciutta alla carbonara fatta da Adriano, chiacchieriamo di calcio. O meglio, Adriano e Antonio chiacchierano della loro squadra del cuore ed io e Brendon ascoltiamo. Ogni tanto intervengo ma non sapendo nulla di calcio resto ben poco dentro al discorso. Dopo pranzo mi accendo una sigaretta e mi metto in riva al torrente Contone che scorre davanti al ristorante. L'acqua chiara che scivola sotto ai miei occhi mi dà un senso di pace e tranquillità. In quel momento mi chiedo come sarebbe stato il primo giorno da maggiorenne a casa con i miei genitori e i miei due fratelli. Mi vedo mentre sto consolando Martino e Fabio, di sicuro loro stanno piangendo per le urla di mamma e papà. Martino, che ha dieci anni, viene a rifugiarsi in camera mia e ci mettiamo sotto le coperte poi ci raggiunge Fabio, il mio fratellone di quindici anni, per dirci che forse dovremmo stare con la mamma per difenderla ed io lo farei. Andrei là, l'abbraccerei e...
- Stella che ci fai qui, sola? - Mi giro e Brendon mi raggiunge con le sue lunghe ed eleganti falcate.
- Rifletto. È già ora di ricominciare? -
- Sì, dai. Dopo vorrei parlarti un po', se non ti dispiace...-
Oddio. Ma che vorrà adesso? Continuiamo a lavorare e alle tre ci raggiunge Veronica, la presidentessa della comunità. Una donna che a volerla definire...faccio veramente fatica!
Io la adoro, le voglio veramente un gran bene ma in sua presenza mi sento sempre in imbarazzo e impacciata. Quando sono arrivata qui, con tanta paura e tante speranze, lei è stata la prima ad accogliermi. In qualche modo ha guadagnato la mia piena fiducia insieme al mio affetto incondizionato che non so come esprimere e che fa male tenerlo chiuso in uno scomparto del cuore.
Si ferma a fare due chiacchiere ma Antonio cerca di velocizzare la situazione con un "s'è fatto tardi..." azzardato e che non passa inosservato.
- Quanta fretta! Ciao Adri, ci vediamo lunedì alla riunione! - Ci scambiamo degli sguardi sofferenti perché sappiamo già che lunedì sarà una giornata difficile: una volta a settimana gli educatori si riuniscono con i capi, Veronica e suo marito Leonardo, per parlare di noi, di come ci siamo comportati, se abbiamo diritto alla paghetta e alla ricarica per il cellulare o se dobbiamo essere puniti.
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Le loro punizioni, francamente, mi fanno ridere. Il massimo che fanno è ritirare il cellulare o non farti la ricarica; niente di così drammatico. Spesso li considero ingiusti perché anche gli educatori sbagliano con noi, è ovvio che succeda, sono persone, ma per i loro errori non subiscono alcuna conseguenza.
Mentre tutti si affrettano a raggiungere il pulmino, con il quale torneremo in comunità, rimango un po' indietro riflettendo sul fatto che Brendon intenda cercare di convincermi ancora una volta ad andare a letto con lui. Ultimamente le sue attenzioni si sono fatte più pressanti, educate sicuramente, ma più ravvicinate nei tentativi.
- Hai di nuovo mancato di rispetto ad un'educatrice, stamattina...- Veronica mi cammina a fianco distraendomi dai miei pensieri. "Macché educatrice, Marina è solo una rompicoglioni..."
- Non la sopporto, inutile che ne parliamo...-
- Se continui così prenderò provvedimenti che, ti assicuro, non ti piaceranno...- Mi avverte. Ridacchio.
- E sarebbero? Mi ritirerai il telefono, al massimo, dato che la paghetta e la ricarica le ho perse già lunedì scorso perché non ho voluto sparecchiare. Dopo però non ti rimane più niente, che si fa?- La prendo in giro perché sostanzialmente non mi fa alcuna paura e poi, di solito a malapena mi parla, così almeno avrò un po' della sua attenzione. Sembra la storia della mia vita: quando ero piccola anche mia madre non parlava mai con me, mi ignorava e ignorava i miei sentimenti, lei fa uguale, con la differenza che per me dovrebbe essere solo un'educatrice e non è così.
- Lo vedrai, Stella, continua così e lo scoprirai presto! -
Ignoro le sue minacce per niente preoccupata e salgo sul furgone unendomi agli altri che stanno cantando una canzone.

Marika Zaghi
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