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Writer Officina
Autore: Aldo Viano
Titolo: Il caos necessario
Genere Spy Story Fantapolitica
Lettori 552 1 14
Il caos necessario
- Frenda, porti il carrello dei liquori nel salotto azzurro. Rimarrà a disposizione di Mister Khvayaymukha e del suo ospite. -
- Ma non dovevo stare fuori? -
- Cambio di programma. Ne ha mai sentito parlare? Capita nei ricevimenti come nella vita. Se non si sente all'altezza, non abbia remore, troverò qualcun altro. -
- Va bene, mi dica che cosa devo fare. -
- Niente di più di ciò che già non sa: servire. E si ricordi, lei è sordo. -
- Come? -
- Ecco, bene, vedo che capisce al volo. -
Fuori hanno già acceso le luci. Gli autisti se ne sono andati con gli ospiti più anziani, cariatidi che non riuscivano più neanche a stare in piedi. Alcuni sono saliti in camera, arrancando sulle scale.
Come faranno a dormire con il casino che fa il DJ? La Baronessa non avrà problemi. A tavola, si è spazzolato tutto e ha anche fatto la scarpetta. Da sola si è scolata quasi due bottiglie di Romanée-Conti. Uno spettacolo quel bianco, la milf della Borgogna! Ubriaca com'è, non avrà certo bisogno dei tappi per le orecchie.
Mi rintano in un angolo della stanza.
Mi fanno già male i piedi. Quanto durerà ancora?
Arriva il padrone con il suo amico. Si piazzano vicino alla vetrata, nelle due poltrone in cuoio. Di fuori è già baldoria: gente che si spoglia e si butta in piscina. I sugheri di champagne galleggiano nell'acqua verdina insieme alle banconote. Sono tutti matti in questa casa!

- Carissimo, la sua ospitalità è degna di un principe. Non so come ringraziarla per il suo invito. Tuttavia, mi sarei aspettato un'atmosfera, come dire, più raccolta. I suoi conoscenti – si dice così, non è vero? – sono piuttosto... esuberanti. E anche lei non scherza. -
- Età, coreografia, opportunità! Non le sembra un trinomio adeguato? In ogni caso più proficuo di quello giacobino. -
- Sì, a conti fatti ne convengo. Dal suo punto di vista è senz'altro utile, ma sa, alla mia età, non ho più l'abitudine. -
- Oh, non si faccia compatire. Per lei, non è ancora giunto il momento di andare a giocare a golf. -
- Però poteva evitare di mettermi vicino a quel Richelmi. Ha il cervello di una carpa giapponese. Così invadente! -
- Eppure ha un brillante futuro da senatore nel suo Paese. -
- Che attualmente è anche il suo. Ha un permesso di soggiorno francese o soltanto un visto turistico? -
- Il mio portafoglio è la mia patria e il mio fazzoletto è la mia bandiera. Non mi occupo della burocrazia, ci pensa il mio personale. -
- Vsevolod Khvayaymukha, lei ha l'eloquio di una francese, l'arguzia di un inglese e l'arroganza di un italiano! -
- E lei, Mister Harry Bailey, Sua Eccellenza l'Ambasciatore, ha la supponenza di un americano, il pragmatismo di un tedesco e la spregiudicatezza di un colombiano. -
L'ospite raddrizza la schiena, quasi per alzarsi dalla poltrona, e prorompe in una grassa risata.
- Per essere un russo, il suo humour è davvero notevole. Comunque, la prego, in futuro mi risparmi la vicinanza con quell'essere. Senza dubbio Richelmi avrà un futuro politico, ma non coincide con il mio. Se lei aspira a ossequiarlo per i suoi interessi, allora non ho obiezioni da muoverle. È il genere di pretenzioso esemplare destinato a diventare ministro, con l'apparente bonarietà tanto cara alla sinistra, che la destra scimmiotta quando è al governo. -
- Vedo che la sua confidenza con le cancellerie l'ha fatalmente condotta al mio stesso convincimento: l'esperienza non fa che perfezionare gli insegnamenti del disincanto. È per questo che lei è qui stasera. -
- È cosa rara incontrare un fine conversatore come lei. Lei mi fa un regalo, Vsevolod. -
- Mi chiami pure Steva, Harry. Sarà più facile. -
- D'accordo, vada per Steva. -
- Gradisce qualcosa di forte? Un Bas Armagnac? -
- Con piacere, grazie. -

Altro che sordo! Ho fatto bene a tenere le orecchie aperte.
Mi schiodo dal mio angolino e spingo il carrello dei liquori. Papa Smith mi ferma con un cenno.
- Grazie. Faccio io. -
Non avevo mai visto il padrone così da vicino. Ciascuno dei suoi occhi ha un colore diverso: uno giallo come la birra, l'altro azzurrognolo. Mi guarda con aria benevola, ma non vorrei essere di fronte a lui quando è di cattivo umore. Impugna il ballon, lo riempie a un terzo e lo porge all'ambasciatore.
Si vede che non sa come si fa. Avrebbe dovuto appoggiarlo sul tavolino e l'ospite avrebbe dovuto scaldarlo con il palmo della sua mano per liberare il primo naso.
Glielo porge e... Succede in un istante: il bicchiere cade e va in frantumi. L'ambasciatore fa uno scatto sulla sua poltrona. Si guarda i pantaloni. Almeno non si sono macchiati! Il liquore si è spanto per terra. Sarà stata la sorpresa, ma non riesce a far altro che esclamare un - oh - di disagio. Papa Smith rimane impassibile. Sorride con malizia e posa la bottiglia sul carrello.
Mi precipito alla porta. In sala c'è un gran via vai di camerieri. Vedo Maria che sta passando l'aspirapolvere e la chiamo. Spegne l'attrezzo e mi viene incontro. Le spiego cos'è successo. Lei stacca la spina e se lo trascina dietro.
- Dai, fai presto, perdio! -
Entra nel salottino, cerca una presa e si mette ad aspirare i frammenti di vetro e il liquido. Riparte e torna poco dopo con straccio e spazzolone. In pochi minuti tutto è pulito.
Di nuovo soli, il padrone mi fa un cenno con la testa. Mi avvicino e riempio due ballon, li appoggio sul tavolino e riguadagno la mia postazione.

§

- Sono veramente desolato - , si scusa l'anfitrione.
- Cose che succedono. Non si deve preoccupare. -
- No, veramente, sono stato maldestro. -
- Allora non ha capito. -
L'anziano dignitario guarda il russo con aria interrogativa. Non ha ancora sorseggiato.
- L'ho fatto apposta! - sussurra Khvayaymukha con una smorfia sardonica.
- Cosa? Che storia è questa? Vuole mettermi in imbarazzo? -
- Lo prenda piuttosto come un test. -
- Che diavolo doveva testare? I miei riflessi da vecchio? È stato proprio indelicato. -
- Suvvia, Harry, non si arrabbi. Le devo delle scuse per averla coinvolta in questo esperimento, ma era necessario per farle comprendere la natura del nostro business. -
Il vecchio si rilassa. Si riassetta i pantaloni e trangugia di botto il suo liquore.
- Non capisco - , e, dopo una pausa, aggiunge - Vada avanti, Steva! -
- Può descrivere in dettaglio ciò che è successo? -
- In dettaglio? Non saprei. Lei mi ha porto il bicchiere, mi è scivolato dalla mano ed è caduto. Mi sembra evidente. -
- Questo è un riassunto, non l'esposizione di un fatto. Questo è ciò che il suo cervello ha rielaborato. Il suo modo di descrivere l'evento è una ricostruzione, o meglio, una sintetica descrizione a posteriori di ciò che i suoi sensi hanno percepito. -
- Che cosa ne sa lei dei miei sensi? Siete andati a passeggio insieme a mia insaputa? -
Papa Smith ridacchia. A sua volta si scola l'Armagnac. Accenno a muovermi per riempirli di nuovo, ma lui si alza e s'impossessa della bottiglia.
- A sua insaputa... Proprio così. È sulla buona strada, Harry. -
- Si spieghi meglio, Steva. Cosa vuole dirmi? -
- Io ho lasciato il bicchiere poco prima che le sue dita lo stringessero. L'oggetto non poteva far altro che cadere. Newton ce l'ha insegnato nel diciassettesimo secolo, anche se, in realtà, la legge della gravitazione universale ha molti padri. Il ballon è precipitato a terra. Durante la caduta, il peso del liquido l'ha fatto inclinare. Ha urtato il suolo di lato e si è frantumato in una moltitudine di pezzi irregolari che sono rimbalzati sul pavimento. Non sto a dettagliarle la traiettoria di ognuno di essi. Ogni frammento di vetro ha prodotto un suono differente, anche se il suo cervello li ha vissuti in un unico crash, per poi riepilogare l'esperienza in una spiegazione accettabile. Altri suoni minori sono stati provocati dai rimbalzi e dallo scivolamento dei vetri sulle piastrelle. Il liquido ha avuto un comportamento diverso. Ciò è dato dalla sua natura e dalle leggi che governano la dinamica dei fluidi. Un primo e più importante zampillo si è prodotto con l'urto del liquore contro il pavimento. A esso sono seguiti rimbalzi e schizzi diseguali e anche loro hanno prodotto singoli suoni perfettamente identificabili. Attenzione però, indistinguibili nella proiezione restituita dal suo cervello ma assolutamente percepiti a uno a uno, in ogni singola frequenza nello spettro dell'udibile, dal suo timpano. -
- Questa non l'avevo mai sentita: un oligarca russo esperto di fisica! -
- E tutto questo è solo accessorio, caro Harry. Il bello deve ancora venire. -
- Lei, Steva, ha la singolare capacità di catturare l'attenzione del suo interlocutore. Avrebbe dovuto fare il prestigiatore. Tuttavia, continuo a non capire il nesso con ciò a cui alludeva poc'anzi: il business. -
- Diciamolo in un altro modo. Ha mai giocato a tennis in gioventù, Harry? -
- Occasionalmente. Ora preferisco farmi invitare a Roland Garros o a Wimbledon come spettatore. -
- Immagino anche che abbia guidato auto sportive. Lo fa ancora? -
- Con gli anni sono diventato pigro. Mi lascio condurre a destinazione da un buon autista. Almeno, durante il tragitto posso leggere i rapporti. Non le dico che noia! -
- Saprà senz'altro che un buon tennista, intendo un campione, può servire una prima a centosessanta chilometri all'ora e anche più. -
- John Isner ha servito a una velocità di duecentocinquantatre chilometri all'ora nel 2016. -
- Dovevo aspettarmi che citasse un suo connazionale. E, secondo lei, come “decide” di rispondere un avversario altrettanto dotato? -
- Dipende dalla sua esperienza, e, ovviamente, dal suo talento. Non tutti sono dei campioni. -
- Harry, le sto chiedendo come l'avversario decida volontariamente di rispondere a un servizio velocissimo, un potenziale ace. -
- Onestamente non glielo so dire. Direi che non ha il tempo di riflettere e che reagisce d'istinto. -
- Le sarà altresì capitato, guidando la sua auto, di incappare in un ostacolo imprevisto, che so, un gatto, un bambino che rincorre la palla per strada, un ciclista indisciplinato o un guidatore che non ha rispettato lo stop. -
- A chi non è successa una di queste cose? -
- E lei come ha reagito? In quale preciso istante la sua volontà, la sua cosciente decisione l'ha indotta a schiacciare con tutte le sue forze il pedale del freno? -
- Dove vuole arrivare, Steva? Pensavo che avremmo discusso d'affari, non della legge di gravità, di record tennistici e di abilità nella guida. -
- Le chiedo ancora qualche minuto di pazienza, Harry. -
- Accordato. A condizione che mi serva ancora un po' del suo delizioso veleno! -
- Per quello liquido, le faccio volentieri compagnia. Per il resto... ci arriviamo fra poco. -

§

Steva fa il misterioso per stuzzicarmi, pensa tra sé l'ambasciatore. Ha degli strani occhi. Sembra calmo. No, piuttosto è assolutamente controllato. Che attore! Amministra con maestria una pazienza che ha elaborato negli anni, ma che non è innata. Dev'essere un tipo temibile quando si arrabbia, violento e deliberatamente spietato.
- Harry, le chiedo: qual è il momento in cui si decide? In altre parole, qual è il rapporto tra coscienza e azione? -
- Dipende... -
- La prego, non risponda come un gesuita. Beva e lasci che il distillato le bruci l'esofago. Vedrà che troverà la risposta giusta. -
- Dopo il primo stimolo, l'alcol ottunde. Nella vita, succede lo stesso per ogni nostra decisione dopo l'impulso iniziale. La stessa persona può reagire in modi diversi od opposti. Dipende dal momento, da un sentimento interno come la paura o l'eccitazione, dalle condizioni fisiche o dal calcolo imperfetto di quanto sia sul punto di guadagnare e di perdere. Nulla è scontato e il successo scaturito da una scelta fatta una volta non garantisce il medesimo risultato la successiva. -
- Il libero arbitrio è dunque un'illusione? -
- Stiamo scivolando dalla fisica alla filosofia. -
- È lei che ha imboccato questa strada. Si sta avvicinando alla soluzione del rebus. -
- Non può essere meno sibillino? -
- Vedo che l'età non ha smorzato la sua impazienza. Va bene, mettiamola così. Quando le ho porto il bicchiere, i suoi sensi erano perfettamente in grado di condurla alla decisione di afferrarlo. Io l'ho ingannata, è vero, e il bicchiere è caduto. Una parte del suo cervello ha continuato a ricevere gli stimoli inviati dagli occhi e dalle orecchie: ha udito rompersi il vetro, sparpagliarsi i cocci e il liquido spandersi in mille gocce. Informazioni ormai inutili, poiché il danno era fatto. -
- E il tennis? L'auto? -
- Il giocatore che riceve il servizio non “decide” in quale modo deve colpire la palla. Allo stesso modo, schiacciare il freno di fronte a un ostacolo imprevisto non dipende da una scelta cosciente. Una parte di noi comunque agisce, o meglio reagisce. Come mi ha giustamente fatto notare, queste azioni scaturiscono dall'esperienza accumulata e dall'allenamento. La domanda cruciale è: chi è veramente colui che decide una determinata cosa in certi frangenti? -
- Siamo decisamente su un terreno a me poco familiare. Non mi sarei mai aspettato che la nostra conversazione prendesse questa piega. La rassicuro, non voglio sottrarmi a questo gioco. Mi permetta, però, di raccontarle un aneddoto. Anni fa, a Berlino, ero all'aeroporto in attesa d'imbarcarmi per Washington. Uscivo da un'estenuante riunione al cancellierato tedesco. Ero stanchissimo e non vedevo l'ora di ritornare a casa. Non so dirle che cosa mi abbia preso in quel momento, ma mi rifiutai di prendere quell'aereo. Al mio attaché accampai la scusa di un malore. In effetti non mi sentivo in forma, ma nulla che m'impedisse di viaggiare. Tornai in albergo e più tardi seppi che l'aereo che avrei dovuto prendere era precipitato nell'Atlantico. Per anni mi sono chiesto che cosa mi abbia spinto a desistere da quel viaggio. Non era certo una scusa ripetermi “io non potevo sapere, non avrei mai immaginato che...”, ma, nel più profondo dell'anima, mi rendevo conto che il mio stupore non era sincero. Se intuisco dove lei vuole arrivare, sì, esiste una coscienza superficiale in quello strato epidermico che governa quasi tutti i nostri atti. Soltanto in pochissimi momenti della vita sfioriamo quelli più profondi, dove si sa e dove non ci s'inganna, ma nel quotidiano ci teniamo alla larga da quella regione pericolosa. Adottiamo travestimenti, respingiamo gli indizi e rifiutiamo d'interpretare i segni premonitori che ci giungono. Dunque, per rispondere alla sua domanda, non per eluderla, essa ha un senso soltanto per chi persegue la piena consapevolezza del suo essere: un asceta, un saggio o un santo, un filosofo o un guru, ma è totalmente priva d'interesse per la maggior parte dei comuni mortali. -
- Fuochino... ci stiamo avvicinando al core del nostro affare. -
- Chi è lei veramente, Steva? Un ricco megalomane o un abile imbonitore? -
- E lei, Harry? Un vecchio diplomatico prossimo alla pensione o un egocentrico assetato di potere? Perché è proprio di questo che stiamo parlando: potere. -
- Finalmente si parla di cose serie! -
- Un sigaro? -
- Cubano o dominicano? -
- A suo piacimento. -

§

Il padrone si volta verso di me.
- Dov'è Maurice? -
Mi stavo quasi addormentando in piedi come un cavallo.
- Non saprei, Signore. Devo andare a cercarlo? -
- No, fa lo stesso. Vammi a prendere la scatola dei sigari nel mio studio. È su uno scaffale dietro la mia scrivania. Tieni il badge. -
- Subito, Signore! -
M'infilo la scheda nel taschino del gilet. Esco dal salottino.
Gli altri hanno già sparecchiato. Rimangono un paio di tavoli da smontare. Non c'è nessuno, devono essere tutti in magazzino a sistemare. Le tovaglie sono ammucchiate da un lato. Fuori c'è un casino della madonna. Ridono, ballano... C'è una bruna in piscina in mezzo a due maschi. Se la stanno scopando insieme e lei bela come una capra. Un tipo dorme su una sdraio mentre tre uomini fumano e chiacchierano sotto il gazebo. Il DJ sta passando musica lounge. Ci sono banconote sparse dappertutto e nessuno ci fa caso.
Entra una donna dalla porta a vetri spalancata e avanza nella sala. Il suo vestito è fradicio, cola acqua dappertutto. Il tessuto le si appiccica addosso e fa intravedere i capezzoli duri. Devono averla buttata in piscina. Il trucco sfatto si mescola ai capelli bagnati e le imbratta la faccia. A un certo punto si ferma, mi vede e mi viene incontro.
- Toilette? - mi chiede con la voce impastata.
Le indico la porta dei bagni. Lei mi abbraccia, mi mette la lingua in bocca e mi tocca l'uccello. Il suo alito sa di fumo e di alcool. È completamente ubriaca, forse è anche fatta. Mi libero dalla sua stretta. Lei barcolla verso i cessi. Meno male che non c'è lo svizzero... Raccatto una tovaglia e mi asciugo alla bell'e meglio. Mi dirigo verso lo studio.
Passo il badge sulla serratura elettronica e sento lo scatto. Apro ed entro. Accendo la luce. Richiudo la porta dietro di me. La scrivania del padrone è piena di carte. No, quelle non sono carte, sono soldi! Una montagna di mazzette verdi, gialle e marroni. Ce ne sono anche di aperte, il denaro è sparpagliato dappertutto. Devono essere i biglietti da lanciare come coriandoli.
Ma quanti sono? Qui c'è una fortuna! Possibile che li abbiano lasciati così, sul tavolo? Saranno stati quelli della sicurezza o Maurice oppure lo stesso papa Smith. Madonna, quanti ce ne sono...
Devo sbrigarmi. Dov'è sta cazzo di scatola? Eccola. Mi avvicino alla porta. Non posso fare a meno di voltarmi ancora una volta a guardare lo spettacolo. Non ho mai visto tanti soldi tutti insieme in vita mia.
Esco. Richiudo. Ancora nessuno nella sala. La porta delle toilette è aperta. Sento gracchiare. Dev'essere l'ubriaca che vomita nella tazza. Chi se ne frega, che vada a farsi fottere dai suoi amici là fuori.
Ritorno nel salotto azzurro. Mi avvicino ai due uomini seduti. Apro la scatola e tiro fuori il tagliasigari. Papa Smith prende un Partagàs N4, l'ambasciatore, un Davidoff Escurio Corona Gorda. Lascio il posacenere e i fiammiferi lunghi sul tavolino, insieme agli altri sigari. Il padrone mi tende la mano senza parlare. Frugo nel taschino e gli restituisco il badge.
- Vi servo un altro liquore? -
- No, grazie, facciamo da soli. -
Mi ritiro in buon ordine. Manca poco alle tre.
Questa serata non finisce più. Sono qui da quasi dodici ore.

§

- Avrà sentito parlare dei miei ultimi investimenti. Ho messo un sacco di quattrini nella ricerca scientifica. -
Khvayaymukha emette volute di fumo formando anelli che volteggiano a mezz'aria.
- È una domanda o un'affermazione? -
- Non faccia l'ingenuo con me, Harry. So benissimo che ha preso informazioni su di me e sulle mie attività, prima di accettare il mio invito. -
- Deformazione professionale. -
Il vecchio aspira il suo sigaro e fa girare in bocca il fumo. Una nuvola azzurra gli nasconde il viso.
- Nella nostra scatola cranica coabitano due cervelli. Ciascuno dei due ha priorità e visioni differenti sul mondo. L'emisfero sinistro presta un'attenzione focalizzata ai dettagli. Vede gli oggetti in funzione della loro utilità. Governa la mano destra, quella che la maggior parte delle persone utilizza per maneggiare gli oggetti. Però non capisce le relazioni, non coglie l'umorismo e non interpreta il tono di voce. Gli elementi del mondo, siano essi cose o persone, non sono per lui entità uniche e individuali, ma gruppi che organizza, ordina e archivia in un sistema di regole e connessioni logiche.
L'emisfero destro, invece, ha una visione ampia del mondo: capisce le relazioni e i significati impliciti. Esso cerca il senso universale attraverso la sua capacità d'immergersi nei flussi. In ultima analisi, il primo organizza la vita senza giudicarla, il secondo cerca la felicità dell'individuo.
La sua parte sinistra ha rilevato e registrato la rottura del bicchiere. È la stessa che le dice di frenare in presenza di un pericolo e che ordina alla mano di colpire la pallina da tennis in una frazione di secondo. La parte destra del suo cervello ora discute con me, coglie il mio linguaggio del corpo, le mie espressioni facciali, apprezza gli scherzi, le metafore e i doppi sensi. -
- Lei mi sorprende, Steva. Ricco affarista, oratore da dopocena, mente sottile, filosofo a tempo perso... Ora anche scienziato! -
- Amo interessarmi alle cose per le quali investo i miei soldi. -
- Non ho ancora afferrato la soluzione dell'enigma, benché arguisca che lei mi ci stia portando, un passo dopo l'altro. -
- Quale emisfero del suo cervello è “più Harry”? Quale dei due decide? Dov'è il suo libero arbitrio? -
- La risposta scontata sarebbe entrambi, ma sono curioso della sorpresa che mi riserverà. -
- E se le dicessi che il mio gruppo d'ingegneri elettronici indiani, in sinergia con neurologi e neuropsichiatri di altissimo livello, ha trovato il modo di, diciamo così, “interferire” nel processo decisionale cerebrale? -
- Una manipolazione? -
- Non sto parlando dei riflessi condizionati del vecchio Pavlov, né di messaggi subliminali. No, non è una droga che altera la coscienza e apre le porte della percezione. Non sono qui a fare il piazzista di tecniche di marketing per indurre la gente a comprare una capsula colorata di caffè o l'ultimo modello di telefonino. Qui si parla della pietra filosofale definitiva: non per trasformare il vile metallo in oro, ma per trascendere la materia. Quale potere può essere più assoluto se non quello di plasmare la volontà altrui? Riesce a immaginarne le implicazioni? -
- Temo di non potermi affrancare da quella generazione per la quale il potere è sinonimo di forza, guerra e violenza, con le sue varianti minori che sono la corruzione, l'alleanza e il fatale tradimento. Per tutta la vita ho sguazzato in questo brodo. Ne ho tratto vantaggio per me e per numerosissimi altri. E adesso arriva un russo fascinoso che tira fuori dal suo cilindro da prestigiatore il coniglio bianco definitivo: un gadget tecnologico capace di pilotare le scelte degli uomini. Se è vero come dice, Mister Khvayaymukha, lei possiede la chiave per governare il mondo! -
- E lei, Harry, ha la facoltà di decidere se vuole usare questa chiave, sia che lo scelga con l'emisfero sinistro o con quello destro. In un mondo totalmente interconnesso, dove ci sono più telefonini che esseri umani, non c'è neanche bisogno di creare un'infrastruttura perché essa già esiste. Quale uomo di somma ambizione non vorrebbe possedere uno strumento simile?
Coloro che apirano a governare il suo paese si cullano nell'illusione che il suffragio universale sia la panacea di tutti i mali, salvo non riuscire a convincere i propri elettori come vorrebbero. Voi americani riuscite addirittura ad ammazzare i vostri presidenti “democraticamente eletti” quando diventano troppo scomodi. Uno spreco di soldi e d'energie pari a quello ancora profuso dalle ultime dittature rimaste. -
- Oggigiorno, qualsiasi innovazione tecnologica deve soggiacere all'onere della prova. È in grado di produrre dei riscontri fattuali di ciò che afferma? Altrimenti rischia di passare per un venditore d'olio di serpente che fa passare tanto la scabbia, quanto il mal di denti. -
- I nostri primi test li abbiamo fatti in Iraq, nel 1996. Allora, la vittoria del Partito Ba'th fu schiacciante, con il 64,4% dei voti. Tuttavia, eravamo ancora agli inizi e dopo quell'esperienza non abbiamo mai smesso di lavorare per migliorarci. In Ungheria siamo intervenuti due volte. La prima nel 2014, dove il partito Fidesz ha ottenuto il 44,87 alle parlamentari; la seconda nel 2018, dove la coalizione Fidesz-NKDP è salita al 49,27%. Con il nostro supporto, nel 2014, il primo ministro turco ha vinto le presidenziali realizzando uno score del 51,8%. Il nostro cliente commentò dicendo "Oggi il popolo ha dimostrato la propria volontà alle urne" e non posso dire che avesse torto. -
- Mi sta dicendo che... -
- Le sto dicendo che il nostro risultato è ancora spurio, ma siamo vicinissimi alla perfezione. Negli esperimenti che le ho citato le condizioni di lavoro non erano ideali perché la penetrazione dei mezzi di comunicazione, del web e dei social non era ancora capillare in quei paesi. Inoltre c'erano e ci sono ancora “interferenze” d'ordine religioso, ma stiamo studiando il modo di minimizzarle. Non crede che sia giunto il momento di osare un'operazione analoga in un paese tecnologicamente maturo? -
- Mi propone una società, Steva? -
- Non precipitiamo le cose. I buoni affari si fanno in due. Se è uno solo quello che ci guadagna, allora non è un buon affare. -
Aldo Viano
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