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Autore: Andrea Ansevini
Titolo: Oltre la porta
Genere Fantasy
Lettori 165
Oltre la porta

- A te che non piace scrivere, ma sappi che è, ed è una cosa stupenda, ricorda che qualsiasi cosa ti accada, la storia della tua vita ha ancora molte pagine in bianco e devi essere tu a scriverle. Non permettere che altri lo facciano per te.
Pensi di riuscire a non dipendere dagli altri e dal loro giudizio? -

Questo sono io...
Sono qui e sto scrivendo queste parole che stai leggendo.
Sono stato qui per un po', in ogni caso, sono qui da finchè tu ne hai memoria.
A volte pronuncio il tuo nome mentre stai per addormentarti oppure ti sussurro qualcosa nelle orecchie, allora ti risvegli di soprassalto, ti guardi intorno per capire, ma non vedi nessuno.
Ti ricordi quella volta che ho gridato gettandoti nel panico e ti ho fatto sobbalzare?
È stato divertente...
Ti starai chiedendo chi sono, ma naturalmente, tu lo sai già.
Io sono te, io sono il vero te...
Sono la mente che esisteva prima che tu mi rubassi il corpo, prima che ti scordassi di essere solamente un parassita.

Sono il bambino che è diventato ragazzo e poi adulto, quello che sembrava essere diverso da tutti, sbagliato!
Sono quello che faceva le domande sbagliate e che vedeva ovunque le cose sbagliate, ma non lo sarò ancora per molto.
Forse mi hai dimenticato, ma io sono ancora qui, sono sempre stato qui, ed ora ho intenzione di uscire da qui...

CAPITOLO 1

"IN CAMMINO"

- Quasi un anno dopo: domenica 28 agosto 2016 -

"Quello che si prova, non si può spiegare qui,
hai una sorpresa che neanche te lo immagini,
dietro non si torna, non si può tornare giù.
Quando ormai si vola non si può cadere più...
Vedi tetti e case e grandi le periferie.
E vedi quante cose sono solo - fesserie - ...
E da qui... e da qui...
...qui non arrivano gli angeli
Con le lucciole e le cicale...
E da qui... e da qui...
- non le vedi più quelle estati lì -
- quelle estati lì... - "

Ci sono certe canzoni, certi concetti, certe parole che devono essere interpretate, dette, pronunciate con una certa enfasi.
Già... L'enfasi è tutto, è l'elemento basilare affinchè qualcosa si stampi dentro noi e ci faccia scatenare le emozioni.
Cosa sarebbero le canzoni di Bob Dylan, di George McAnthony, di Biagio Antonacci o di Renato Zero oppure di Vasco Rossi, ma anche di tanti altri, se non le avessero interpretate loro?
O le poesie se non venissero declamate seguendo la punteggiatura?
Sarebbero solo note o parole unite e mescolate.
Magari avrebbero solo gran significati, belle melodie, ma nessuna magia, per questo io penso che le parole hanno una grande forza penetrativa ma bisogna sempre soppesarle per bene prima di buttarle lì con leggerezza.
Esse possono ferire profondamente più di una lama affilata, possono colpire con la violenza di un pesante maglio di ferro, ma soprattutto, una volta pronunciate non tornano più indietro.
Le parole della canzone - Gli angeli - di Vasco Rossi mi riportano alla realtà.
La realtà attuale mi porta a trovarmi in questo aereo che vola sopra il mare con la notte che inizia ad avvolgermi ed inghiottendo la città sotto di me che invece lentamente inizia ad illuminarsi.
Al tramonto il sole scompare piano all'orizzonte per lasciare il posto alla notte.
A volte, il cielo si tinge di ardenti colori che incantano, facendo presagire che l'indomani sarà un giorno radioso, altre, invece, sbiadisce lasciando posto alle tenebre e nel cuore grande malinconia.
Sempre, dopo ogni tramonto e ogni notte, ci sarà una nuova alba ad attenderci e a sorprenderci insieme a una rinnovata speranza, questo è il mistero della vita.
Spesso le giornate nascono e muoiono proprio diversamente da come vorrei.
Prima le subivo e tutti gli affanni per raddrizzarle non servivano quasi a nulla.
Erano così aridi certi giorni, avrei potuto sbatterci tutte le lacrime prese, rubate dall'Anima ma non avrebbero cambiato le sorti; quindi li lasciavo trascorrere così, subendoli.
Poi per caso grazie ai consigli di Andrea prima, di Doriana in seguito, per necessità cominciai a scrivere e da allora quando arrivano queste tempeste, quando il mare che porto dentro comincia ad impazzare ululando, sbattendo le imposte senza tregua, senza sosta alcuna, mi trasformo in vecchio marinaio e non abbandono la barca al caso. Giro le vele, le ammaino quel poco da renderle meno tese e mi abbandono al vento; mi infilo nelle sue correnti lasciando che mi porti con se e viaggio con le fantasie e i sogni attraversando e scrivendo tutti i miei stati d'animo di vita reale cogliendo tutti i profumi e i sapori di cui sia a conoscenza, utilizzando le parole e i suoi giochi, coloro i sentori delle malinconie, assaporo il gusto delle lacrime, raccolgo ogni più insignificante sfumatura che riesco a riconoscere tra le innumerevoli che mi trapassano l'Anima.

Dal finestrino di questo aereo che viaggia con lo sguardo sto ancora a guardare giù e continuo ad osservare la città dall'alto che lentamente va sempre più ad illuminarsi, il mio guardare si sposta però verso la spiaggia e con la fantasia penso di stare lì, con il freddo del vento che mi schiaffeggia i capelli e non c'è neanche il rumore del respiro di un'Anima.
Mi vedo camminare sulla sabbia umida di una notte, che ancora l'estate è lontana, quando il bagnasciuga è fermo e le onde già immobili sulla tavola di vetro grigio e azzurro dell'acqua, sono frenate da una lunga barriera di alghe.
Quel mare che tanto ho atteso, finalmente l'ho raggiunto...
Mi attardo su una panchina, nelle ore in cui la città non è ancora sveglia e guardo tutto quel nulla in un silenzio di passi, che nemmeno i tacchi di una donna sul marciapiede potrebbero risuonare di così tanto silenzio.
Allontano la mente dai cattivi pensieri, anche senza il minimo raggio di sole annuso la bellezza della quiete e della libertà; libertà di giocare a nascondino col mondo, come il sole con le nuvole, libertà di osservarmi assaporare la mia stessa libertà senza condizioni, senza inibizioni, senza limitazioni, con la sola brezza dal sapore di sale che mi imbroglia i capelli.
Poi rumori sempre più frequenti di auto e motori, il vociare di gente nella vita che si sveglia e il profumo di un limpido mattino si allontana e svanisce.
Torno, con passo incerto e svogliato alla nuova vita che mi aspetta, nella sua sacra ed esatta normalità e la mia Anima torna a bordo dell'aereo in cui mi trovo...

Doriana è di fianco a me sulla poltroncina che sta dormendo ormai da una mezz'ora e il mio pensiero è tornato a prima della partenza, precisamente a quando ci siamo avviati di corsa in tutta fretta all'ingresso dell'aeroporto, quando pochi istanti prima di entrare mi tornò in mente di aver lasciato la valigia del portatile nel taxi che ci ha accompagnato:
- Dory vai avanti tu a fare il check-in che ho scordato nel taxi la valigia con il pc. Vado a prenderla e arrivo subito, tanto è fermo lì da una parte! -
- Ok Mic vado, ma fai in fretta però che siamo in ritardo! -
Raggiunto di corsa il taxi, dissi al tassista del pc lasciato sul sedile, presi la valigetta e mi diressi sempre correndo di nuovo verso l'ingresso dell'aeroporto, quando all'improvviso le mie orecchie vennero attirate da una voce che urlava - Attento signore, attento!!! -
Neanche il tempo di capire e rendermi conto cosa stesse succedendo che sentii un rumore simile a una frenata improvvisa seguito a breve da un tonfo sordo.
Mi voltai indietro per capire e vidi dei vestiti da una valigia volare a terra, pochi metri più in là il corpo di un signore che era stato investito in pieno da un bus; pochi istanti dopo una donna corse vicino a quel corpo immobile che non dava segni di movimento.
- Aiuto...!!! Aiutatemi...!!! Chiamate un'ambulanza! - , poco dopo le parole di Doriana:
- Dai Michele muoviti altrimenti perdiamo l'aereo! -
Solo a ripensare a quanto accaduto mi resi conto di essere stato una nullità e al senso di impotenza che ho avuto, così, un po' per aver fatto tutto di fretta per il volo in partenza imminente, un po' per lo shock nel vedere quel corpo immobile riverso sull'asfalto che non accennava a muoversi, sono arrivato alla fine di questa giornata stanchissimo e distrutto, ma soprattutto fiero di essere ancora vivo.
Se solo avessi avuto più tempo a disposizione, sarei potuto intervenire e applicare un massaggio cardiaco per tentare di farlo riprendere dato che alcuni mesi fa ho fatto anche un corso di primo soccorso con la Croce Gialla di Agugliano.
Tante cose erano successe negli ultimi tempi; una su tutte il trasloco a inizio ottobre 2015 da Pietracamela a Polverigi, dato che Doriana a seguito di un concorso era stata assunta come infermiera presso l'ospedale regionale a Torrette di Ancona, mentre io come addetto alla consegna di medicinali presso la Cooperativa di Jesi - Farmacentro - con il loro furgone recante sui lati la stessa scritta.
Oggi il solo pensiero di vedere quel corpo a terra che non ha accennato a muoversi mi ha reso impotente e inerme.
Con la mia testa ero ancora lì immobile, rimasi in silenzio ad assistere alla scena, altrimenti fosse stato per me mi sarei fatto avanti e avrei detto - Ci penso io a rianimarlo! Qualcuno intanto chiami il 118! -

A volte ci sono dialoghi silenti e a volte questi sono molto più coinvolgenti di ogni parola detta.
Nella nostra vita ci troviamo spesso a percorrere brevi o lunghi tratti di strada insieme ad altre anime.
Ecco, quel percorrere la strada insieme è una forma di dialogo che, anche se muto e interiore, ha in se sia introspezione che fisicità.
C'è anche il camminare vero e proprio, mi capita spesso di cercare di immaginare il tipo di legame che esiste tra persone che vanno l'una accanto all'altra; questo perché il nostro modo di andare può essere metodico, nervoso, pacato ecc...
C'è anche chi cammina più velocemente senza curarsi dell'andatura dell'altro, c'è chi passeggia tenendosi sottobraccio, chi è attento a stare al passo e chi non ci sta naturalmente.
A volte non riesco a percepire tutto, allora fotografo con l'Anima quegli attimi per andarli a cercare meglio la prossima volta sulla mappa del mio cuore, ma oggi il mio cuore è triste e ripensa a quell'uomo dietro di me che è stato investito e penso che mi sono salvato per un soffio da una probabile morte.
Proprio mentre ho assistito paralizzato alla scena con altre persone curiose ed immobili anche loro, mentre stavano girando quel corpo di cui ero riuscito a vedere solo in parte il volto, la voce di Doriana mi tornò di nuovo a chiamare:
- Allora muoviti amore! Dai che altrimenti perdiamo l'aereo! -
Così triste e amareggiato per quanto accaduto, mi sono avviato a prendere quel volo che ci avrebbe riportato a casa, che poi tra l'altro era l'ultimo volo che partiva per Venezia...

- Insomma sia nel cammino inteso come percorso di vita, che nel cammino vero e proprio, ho la certezza che alla fine ci si trovi di fronte a se stessi, quindi buon cammino a tutti...! -

Andrea Ansevini
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