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Autore: Michele Milia
Titolo: Alla fine di tutto
Genere Thriller
Lettori 169
Alla fine di tutto

Guardo l'orologio e mi accorgo che sono già le cinque del mattino, questa notte non sono riuscita a chiudere occhio, ho passato tutto il tempo a leggere e rileggere i documenti di un caso che dovrò affrontare a breve.
Una bottiglia di whisky ha aiutato la mia concentrazione durante la lettura e il silenzio, all'interno delle mura di casa mia, mi ha tenuto compagnia.
Mi alzo dalla poltrona e sistemo i documenti sulla scrivania, questo caso mi sta consumando, mi avvicino alla finestra e mi accorgo che il sole sta per sorgere, la strada inizia ad animarsi. Inizio ad intravedere i primi camion della nettezza urbana ed i primi ragazzi che per racimolare qualche soldo girano porta a porta a lasciare volantini pubblicitari, che pena mi fanno, anche io ho iniziato come loro a lavorar da giovane pur di mettere via qualche soldo, per mantenere i miei studi.
Quanto ero ingenua, di tasca mia durante i miei studi avrò pagato solamente lo 0,5%, il resto lo ha sempre messo mio padre.
Non passa giorno in cui non venga cercata per far arrestare qualcuno per i crimini che ha commesso. Forse il titolo - Avvocato Guastafeste - me lo sono proprio meritata.
E pensare che fino a due anni fa non era cosi, iniziai ad essere qualcuno solo dopo aver fatto arrestare uno dei più importanti boss della malavita, da allora passo le mie giornate tra alcool, per tenermi sveglia, e tribunale.
Non ho mai bevuto sul lavoro, o meglio, non più di un bicchiere.
Ma quando arrivo a casa stremata al punto di non farcela più la mia mente cede alla tentazione del caro e buon vecchio whisky.
Un rumore proveniente dal piano di sopra interrompe i miei pensieri, stacco gli occhi dalla finestra e mi volto per guardare l'orologio che si trova sopra la libreria. Il pensare mi ha fatto perdere la cognizione del tempo, sono già le sei e mio figlio Alexander si è appena chiuso nel bagno della sua camera per sistemarsi ed andare a lavorare.
Povero il mio bambino, da quando sono diventata magistrato non gli ho più dato le attenzioni che si meritava, e lui riesce anche a non farmelo pesare. In questa casa siamo come due ombre, Alexander si alza alle sei per poi uscire mezz'ora dopo, ha un pub che fa orario continuato, smette di lavorare alle tre del mattino, a volte fa anche le quattro ma l'indomani alle sei è di nuovo in piedi.

- Ciao mamma, vado al lavoro. Ci vediamo domani mattina - .

- Ciao Alex - .

Mi dà un bacio sulla guancia e corre fuori, lo guardo dalla finestra mentre sale sulla sua Peugeot grigia che è riuscito a permettersi solo dopo mesi di duro lavoro, mi saluta con la mano mentre piano piano si allontana dal vialetto.
Forza Frederica, è il momento di darsi una lavata, sistemarsi ed uscire per svolgere delle commissioni.
Mi allontano dalla finestra, sistemo la poltrona vicino alla scrivania e mi dirigo verso il bagno.
Mi salta all'occhio la foto appesa all'ingresso di mio figlio che a cinque anni giocava insieme a me e mio marito. Sono passati anni da quando se n'è andato senza farsi più sentire e non nego che non mi manca affatto. La tengo lì solo perché Alexander non vuole che io la tolga, ma se fosse per me la butterei dritta nella spazzatura. Arrivo in bagno e prima di spogliarmi mi guardo allo specchio, si vede che non dormo da diverse notti, le occhiaie sul mio volto fanno da padrone, nulla che non si possa coprire con un po' di correttore ad alta coprenza. Mi accorgo anche dei capelli bianchi che stanno iniziando a spuntare sulla mia testa, al più presto dovrò chiamare Max, il mio parrucchiere di fiducia, per farmi la tinta.
Mi sfilo i vestiti mentre apro l'acqua per darle il tempo di riscaldarsi, guardo il mio corpo nudo allo specchio, il seno sta iniziando a cedere ed i fianchi sono più larghi rispetto ad un mese fa, oramai sono già due anni che non ho più tempo per passare anche solo un'ora in palestra.
Oggi è il mio giorno di riposo e posso andare a fare la spesa, sarebbe bello avere più tempo per me.
Mi infilo lentamente sotto l'acqua che è calda al punto giusto, né troppo né troppo poco. Mentre sto per farmi lo shampoo mi sembra di sentire un rumore ma probabilmente è solamente il motore dell'acqua, devo ricordarmi di chiamare l'idraulico per farlo controllare.
Non ho tempo per pensarci ora, mi passo il bagnoschiuma su tutto il corpo e continuo a lavarmi.
Una volta finito resto qualche minuto sotto l'acqua per riprendermi del tutto dalla nottata passata sveglia e per approfittarne e spegnere un po' la mente. Dopo dieci minuti, esco e indosso l'accappatoio, attacco l'asciugacapelli e senza essermi ancora vestita inizio a farmi la piega.
Mi metto l'intimo e salgo in camera da letto per scegliere i vestiti da mettermi, scelgo una camicetta elegante ma non troppo, la accompagno con un pantalone skinny ed uno stivaletto in pelle nera. Una volta vestita torno in bagno e mi trucco, controllo di aver sistemato la casa prima di uscire, salgo nel piano sopra per aprire la finestra della camera di Alexander in modo da farla arieggiare e dopo ciò prendo la borsa, indosso il cappotto ed esco.

- Buongiorno signora Thompson - .

- Buongiorno signor Williams - .

- Ha sentito anche lei un rumore qualche minuto fa? - .

- Sinceramente sì, ma pensavo fosse il mio motore dell'acqua - .

- Fosse stato il motore dell'acqua avrebbe fatto un altro rumore e, soprattutto, non l'avrebbe sentito tutto il vicinato - .

- Non Saprei dirle, in questo momento non è il primo pensiero che mi passa per la testa - .

Mi allontano augurando una buona giornata al mio vicino, devo dire che i suoi capelli nell'ultimo periodo sono diventati sempre più bianchi.
Salgo sulla mia Citroen blu e mi dirigo verso il supermercato.
Per fortuna, proprio vicino l'ingresso, una macchina se ne sta andando liberando un posto abbastanza comodo per caricare la spesa. Parcheggio e scendo dalla macchina.
Devo comprare tutto il necessario per la settimana, a casa oramai mangio solamente io dato gli orari di lavoro di mio figlio.
Mi avvicino alla cassa e quando è il mio turno pago, penso che per oggi un'insalatina possa andare bene.
Esco e mi avvicino alla macchina notando però una chiazza d'olio sotto di essa. Forse era già lì e me ne sto accorgendo solo ora... e mi viene da pensare: - Buongiorno Frederica sono le undici svegliati - .
Carico la spesa in macchina e salgo, metto le chiavi nel quadro ed accendo. Metto la retromarcia per fare manovra e dopo aver ingranato la prima mi dirigo nuovamente verso casa.
Rimango imbottigliata nel traffico, accendo la radio per farmi compagnia. Finalmente ci si muove, a quanto pare c'è stato un incidente, la strada era bloccata da un'ambulanza, dai carabinieri e da un carroattrezzi.
Hanno sgomberato l'area, speriamo niente di grave.
Parcheggio nel vialetto di casa mia ed entro, nel frattempo si sono fatte le tredici, cavolo due ore del mio tempo libero perse rimanendo imbottigliata nel traffico.
Metto l'insalata nel lavello della cucina per lavarla, la lascio un po' a mollo mentre vado a cambiarmi e mettermi dei vestiti più comodi per stare a casa, penso che una tuta possa andare bene.
Mentre aspetto che il riso si cuocia mi leggo i documenti che ho cercato di leggere fino a questa mattina presto. È un caso che continua da ben quattro anni, eppure nonostante tutti gli indizi portino a lui, non siamo ancora riusciti ad incastrare per omicidio Gideon Parker.
Tutti i magistrati prima di me hanno rimandato a giudizio il caso per paura di ritorsioni.
Ma io, Frederica Thompson, ho fatto un giuramento e farò di tutto per farlo andare in galera. Impossibile che si abbia paura di chi va contro la legge, dovrebbe essere il contrario. Si deve avere paura della legge perché la legge deve vincere sempre!
Sento il mio cellulare squillare, l'ho lasciato nella borsa.
Corro subito all'ingresso e dall'appendi abiti afferro la borsa che avevo indossato questa mattina. Cerco il telefono fra le varie tasche e finalmente lo trovo.

- Pronto? - .

- Pronto mamma, scusa se ti chiamo con un altro numero, volevo solo dirti che ho dimenticato di mettere il telefono in carica e adesso si è spento. Se devi dirmi qualcosa chiama pure in questo numero. È il numero di Sophia - .

Sento che il suo modo di parlare cambia nel nominare il nome della ragazza che lavora al pub con lui, e bravo Alexander che si è innamorato.

- Va bene Alex, grazie per avermelo detto senza farmi stare in pensiero - .

Stacchiamo la chiamata e porto con me il telefono mettendolo accanto a quello di servizio. Metto una tovaglietta sul tavolo e apparecchio, con un mestolo verso il riso nel piatto. Mentre inizio a mangiare consulto ancora i documenti. Il campanello suona, solitamente il postino passa più tardi, avrà anticipato?

- Signora Thompson, sono il Signor Williams - .

Apro la porta.

- Mi dica - .

- Penso le si siano rotti i freni, c'è tutto il liquido sul vialetto - .

- Allora anche al supermercato era il mio - .

- Non penso proprio Signora Thompson, non hanno tutto questo liquido le macchine - .

Il Signor Williams si fa una grassa risata prendendomi in giro.

- Piuttosto, la ringrazio per avermi avvertita. Ha il numero di un meccanico? - .

- Se vuole posso sistemarglielo io, non ho niente da fare oggi - .

- La ringrazio, se non le è di disturbo - .

- Ma si figuri, anzi. Almeno movimento un po' la mia giornata - .

Guarda te se giusto giusto nella mia giornata libera devono accadermi queste cose.

- Le servono attrezzi o pezze? - .

- No grazie, ho il mio materiale - .

Va in garage ed esce portando con sé due cassette degli attrezzi.

- Lei torni a pranzare che in meno di mezz'ora glielo sostituisco, menomale che ha un meccanico in pensione come vicino - .

- Già... che fortuna. Allora grazie e buon lavoro - .

Chiudo la porta alle mie spalle, torno in cucina e mi verso l'insalata nel piatto continuando a guardare i documenti.
Ma la giornata è iniziata nel modo peggiore che ci potesse essere, meglio accompagnare il pranzo con un bicchiere di whisky, facciamo due.

Michele Milia
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