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Alessandro Morbidelli nasce in Ancona il 4 marzo del 1978. Attualmente vive a pochi chilometri dal mare adriatico, nel Comune di Monte San Vito, dove lavora come libero professionista e docente presso Accademia di Belle Arti e Design Poliarte di Ancona. Il suo romanzo d'esordio è "Ogni cosa al posto giusto" (2010, Robin Edizioni). Nel 2017 esce "Storia nera di un naso rosso" (Todaro Editore), vincitore de L'angolo di Houdini del gruppo LLC (Leggo Letteratura Contemporanea). Nel 2019 è la volta di "Trenta cani e un bastardo".
Raul Montanari è autore di 17 libri di successo. Vive a Milano, dove tiene dal ‘99 corsi di scrittura creativa fra i più quotati a livello nazionale. Collabora con i principali editori italiani e ha pubblicato numerose traduzioni dalle lingue classiche e moderne. Dal 2008 al 2016 ha diretto il festival letterario Presente Prossimo. Nel 2012 ha ricevuto l'Ambrogino d'oro, il massimo riconoscimento istituzionale della città di Milano. Nel maggio del 2021 è uscito per Baldini+Castoldi la sua ultima opera: Il vizio della solitudine.
Patrizia Rinaldi si è laureata in Filosofia all'Università di Napoli Federico II e ha seguito un corso di specializzazione di scrittura teatrale. Vive a Napoli, dove scrive e si occupa della formazione dei ragazzi grazie ai laboratori di lettura e scrittura, insieme ad Associazioni Onlus operanti nei quartieri cosiddetti "a rischio". Dopo la pubblicazione dei romanzi "Ma già prima di giugno" e "La figlia maschio" è tornata a raccontare la storia di "Blanca", una poliziotta ipovedente da cui è stata tratta una fiction televisiva in sei puntate, che andrà in onda su RAI 1 alla fine di novembre.
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Fabula, trama e chiacchiere davanti al fuoco. Perché non proviamo a raccontare una storia come lo faremmo di notte, con degli sconosciuti, attorno a un fuoco? Perché non dimentichiamo le tecniche della fabula e dell'intreccio per trasformare la trama in una storia tatuata sulla pelle di chi legge o ascolta? È davvero così importante seguire uno schema e incanalarci nel modus operandi corrente?
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Autore: Rubina E. Rossi
Titolo: La prigione degli amanti
Genere Giallo
Lettori 661 2 2
La prigione degli amanti
Morte al castello

"Complete with moat and drawbridge, Ferrara's towering castle was commissioned by Nicolò II d'Este in 1385. Initially it was intended to protect him and his family from the town's irate citizenry, who were up in arms over tax increases, but in the late 15th century it became the family's permanent residence.
Although sections are now used as government offices, a few rooms, including the royal suites, are open for viewing. Highlights are the Sala dei Giganti (Giants' Room) and Salone dei Giochi (Games Salon), the Cappella di Renée de France and the claustrophobic dungeon . It was here in 1425 that Duke Nicolò III d'Este had his young second wife, Parisina Malatesta, and his son, Ugo..."
Un tuono interruppe bruscamente la mia lettura, sollevai lo sguardo dallo schermo dello smartphone ed affrettai il passo verso l'interno. Il cielo era plumbeo e minaccioso e respiravo a fatica l'aria umida e densa di pioggia. Appena il tempo di varcare la soglia del ponte levatoio ed ecco venire giù il diluvio. Mi rannicchiai nella giacca ed entrai correndo nella biglietteria.
- Buonasera signora, potrei avere un biglietto? - chiesi alla cassiera che senza sollevare lo sguardo dai suoi conti mi rispose bruscamente:
- La biglietteria è chiusa, mi dispiace, dovrà tornare... -
Solo allora alzò lo sguardo su di me e così riconobbi due occhi curiosi e ammiccanti:
- Signorina Teresa! Ma che bello, non ricordavo che lavorasse qui! -
- Oh ma... si ricorda di me...? - rispose abbassando lo sguardo e sistemandosi gli occhiali. Era proprio una signora timida e riservata.
- Ma certamente, la mia cara vicina con la Graziella rossa! La sto ancora aspettando per il caffè... alla fine sono dovuto venire io a trovarla! -
- Ma com'è galante lei... è qui per una visita al castello? -
- Sì, in effetti... -
- Be' in realtà a quest'ora non dovrei farla entrare, come le dicevo prima stiamo per chiudere ma... se mi promette di fare presto e di tornare a trovarmi... farò un'eccezione! -
- Com'è cortese, deve assolutamente permettermi di ricambiare venendomi a trovare nella mia casa: l'ho risistemata del tutto ormai! Anzi, proprio domani organizzo una piccola inaugurazione in giardino, capisco il poco preavviso, ma sarei davvero felice se volesse venire! -
- Oh, ma che bello! Certo, verrò senz'altro! Tenga il suo biglietto e si goda la visita... rapidamente! -
- Senta, ho letto sulla guida che ci sono delle prigioni, mi piacerebbe vedere intanto quelle, mi può dire dove andare? -
- Sì, le nostre prigioni sono uno dei punti d'attrazione del castello! Però purtroppo sono inagibili! C'è stata una perdita e stanno facendo dei piccoli interventi di restauro e non si può accedere... però se vuole passarci davanti ecco qui la mappa, gliele segno in rosso! -
- Ah che peccato, mi sarebbe piaciuto visitarle! Va be' la ringrazio molto, magari ci ritornerò! A domani, allora... siamo d'accordo! - presi la mappa e mi allontanai facendole l'occhiolino mentre lei arrossiva e mi seguiva con lo sguardo. Dimentico sempre che l'occhiolino in Italia viene interpretato in modo bizzarro!
Seguii la pianta del palazzo e attraversai frettolosamente alcuni ambienti per dirigermi comunque alla prigione di cui avevo chiesto alla signorina Teresa. Certo sarebbe stato il caso di tornare per una visita più accurata, ma...
- Le ricordo che stiamo per chiudere. -
Trasalii alla frase perentoria biascicata dal vecchio custode e affrettai ancora di più il passo lungo corridoi e scalinate, finché non vidi una serie di impalcature che coprivano parzialmente l'ingresso della prigione. Pensai che a dare comunque un'occhiatina non avrei fatto male a nessuno. Mi guardai intorno con fare circospetto: il custode era sparito, si sentiva la sua voce biascicante provenire da qualche stanza attigua e allora pensai che potevo intrufolarmi e raggiungere la porticina che, ovviamente, era serrata. Feci scorrere il pesante chiavistello di metallo e aprii. Mi piegai per attraversare lo stretto e basso corridoio che conduceva alla cella e rimasi pietrificato all'interno del cunicolo. Non riuscivo a fare un passo avanti né indietro, riuscivo solo a trattenere a stento il senso di nausea e lo sconvolgimento. Riverso a terra, in un lago di sangue, si stagliava candido il corpo nudo di una donna decapitata. Iniziai a indietreggiare lentamente, senza poter staccare gli occhi da quell'immagine raccapricciante.
- Lei che cosa ci fa qui dentro! Non vede il cartello?! Mica può entrare! E poi stiamo anche per chiudere! -
Lo sguardo del vecchio custode si accese di fastidio per la mia presenza inopportuna, ma io ero allibito e sconvolto e riuscii solo ad urlargli contro:
- Qui è stato commesso un delitto e lei pensa a chiudere?! -
Il custode sgranò gli occhi e mi afferrò per un braccio quasi ad accompagnarmi verso l'uscita:
- Un delitto?! Ma di che cosa sta parlando? Mi faccia il piacere ed esca di lì! È anche pericoloso! E poi dobbiamo chiudere! -
Evidentemente non riuscivo ad esprimere a parole lo spettacolo che mi si era appena parato dinnanzi e non potei fare altro che afferrare il vecchio per il colletto e costringerlo a infilare la testa nel cunicolo, affinché vedesse la scena con i suoi occhi: la voce gli si strozzò in gola e mi svenne tra le braccia.
- Ma lei chi è? – una voce imperiosa mi raggiunse alle spalle – Cosa ha fatto a Marcello? E perché è in un'area interdetta all'utenza?! -
Mi voltai e vidi una giovane custode che mi guardava con diffidenza e rimprovero. Sembrava veramente preoccupata per il vecchio collega e, nonostante tutto, mi venne naturale tranquillizzarla:
- Ma no signorina, non si preoccupi per Marcello, si riprenderà presto. Non c'è tempo da perdere, adesso, bisogna chiamare subito la polizia! -
- Polizia? Ma che sta dicendo? Lei è pazzo! Mi dica cosa ha fatto a Marcello! E non creda di sfuggire alla multa per essersi introdotto in un'area transennata! -
Un urlo alle nostre spalle distolse entrambi da quella conversazione che sembrava senza uscita: altri due custodi erano arrivati e, ignari di tutto, si erano chinati su Marcello, svenuto nel cunicolo, e il loro sguardo era caduto sul cadavere.
Improvvisamente tutti gli occhi erano puntati su di me. I due custodi appena arrivati si scambiarono uno sguardo che sembrava di intesa e uno di loro afferrò la ragazza per un braccio intimandole di andare insieme a chiamare la polizia. Io rimasi con l'altro custode con l'idea di aiutarlo a soccorrere Marcello. Invece, quando mi chinai verso di lui, con mia grande sorpresa quello sollevò un braccio quasi a tenermi lontano:
- No, stia indietro, lei! -
Rimasi raggelato. Stavano forse pensando che l'assassino fossi io? Non era possibile, doveva essere solo un'impressione... del resto Marcello stava iniziando a riprendersi, forse il suo collega voleva solo che gli lasciassi spazio. Speravo comunque che la polizia arrivasse il prima possibile.

- Allora – disse un agente con spiccato accento siciliano – voi, tutti fuori di qui, che questa è la scena del delitto e sta arrivando la scientifica. Togli quei piedi da là, che si inquinano le prove! Minchia, che incompetenti! Voi tre siete i testimoni? Andate di sopra, alla biglietteria, che vi aspettano gli altri per le prime deposizioni! Potete camminare voi, nonnino? Vi siete ripreso? – Marcello annuì - E allora su, in piedi! Non ostacoliamo la giustizia, signori! -
Una volta radunati tutti in biglietteria, lo stesso agente che ci aveva condotti lì si presentò e cominciò a interrogarci, io fui interrogato fra i primi proprio da lui.
- Allora, voi, generalità? -
- Mi chiamo Tony Della Rocca. -
Feci una pausa e quello incalzò,
- Va bene, va bene, andate avanti! -
- Nato a Trieste il 17 dicembre 1979, residente a Trieste. -
- E come mai siete a Ferrara? -
- Sono qui in vacanza: mio padre è morto qualche tempo fa e qui ho dei parenti e mi sto occupando di ristrutturare una casa di famiglia. -
- Ah, mi dispiace. E invece questo strano accento? -
- Mia madre era italo-americana e ho vissuto con lei in California per circa vent'anni! -
- Minchia...! – pausa – E dalla California dovevate venire qui a trovare un cadavere?! Eh andiamo avanti, va... che lavoro fate? -
Rubina E. Rossi
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