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Autore: Francesco La Tessa
Titolo: Le tue caviglie
Genere Satira Thriller Erotico
Lettori 93
Le tue caviglie

. Diceva il ragazzo durante i suoi giorni dedicati al trapasso, almeno secondo i racconti di alcuni suoi amici ripresi dalla tv che andavano a trovarlo in ospedale. Avrei voluto conoscere la sua storia, già allora, sapere ogni cosa. Normalmente i signori per cui lavoravo erano invisibili. Il vero nemico è sempre quello dietro le quinte, quello che non vedi e che non ti è consentito vedere. L'insospettabile.
I miei obiettivi, le persone da eliminare, hanno soltanto un nome, e non una storia. Non mi è concesso sapere, comprendere. Non è il mio ruolo e non deve interessarmi. Tant'è che col tempo me ne feci una ragione. E' sicuramente gente cattiva. Criminali che hanno sulla coscienza delle morti. Capi mafia o comunque assassini, banchieri che hanno tradito il programma messo su dalla combriccola, e le cui decisioni avrebbero messo a repentaglio tutto, rischiando di far oscillare il sistema monetario, quello del profitto, quello su cui si basano tutto l'assetto e l'impalcatura, quello che conferisce a poche famiglie il vero potere a discapito dell'80% della popolazione mondiale che vive nella disperazione. Ed è una cosa che accetterei meno volentieri, poiché chi ha tradito questo tipo di sistema, dovrebbe essere premiato. Sarebbe bello invece scoprire, che alcuni di quelli che ho ucciso erano truffatori di povera gente, ruffiani, politici, gente così, o banchieri che non hanno tradito la fiducia del sistema. Ma se così fosse non avrebbe senso avermi assegnato il compito. In ogni caso avrei mandato giù tutto. Stavolta però era una situazione diversa. Stavolta parliamo di un ragazzo. Perchè quel fantastico atleta così superbo? Perché hai dovuto togliere da questo mondo quel ragazzo così puro e così pieno di talenti? Rimbomba nella mia testa tormentandomi di giorno e disturbando il mio sonno la notte la vocina del mio mini omino amico invisibile che mi tiene compagnia e mi ossessiona sin dai tempi dell'infanzia, riproponendomi la solita domanda,
alla quale rispondo nell'unico modo che mi è concesso. Posso solo a dirgli che non doveva succedere. Quello che so è che adesso vorrei tanto tornare indietro per capire perché.
Poi mi ritrovo a Rio, ed è la mia nuova vita, col mio nuovo volto. Ho deciso di cambiarlo qui perché mi avevano detto che il Brasile è uno dei posti migliori per cose del genere.
Ci sono i chirurghi estetici più bravi e le risorse sono le più adatte. Quello che offre la natura permette a questi dottori di ottenere il miglior risultato possibile. Certo, è difficile conviverci. A volte, subito dopo un bel sonno, o in questi momenti di dormiveglia durante i quali mi tormento, vado allo specchio e provo un sussulto. Mi spavento. Il cuore sembra schizzarmi via d'un botto. Non che abbiano fatto un lavoro sbagliato o di cui mi potrei lamentare. Si può dire che dal punto di vista estetico mi preferisca adesso. L'età sembra la stessa, mi darei senza indugi i 38 anni che ho. Certo,
prima sembravo più giovane. Tutti mi davano meno anni, e adesso non lo fa più nessuno. Poi mi volto dopo essermi specchiato di nuovo e mi convinco del fatto che è tutt'ok. Rimango a guardarla questa femmina strepitosa, coperta dal lenzuolo per metà, completamente nuda. La guardo, mi soffermo su ciò che quel disegno e quelle proporzioni mi trasmettono, e mi convinco di aver fatto le scelte giuste, mentre lei voltandosi nel sonno, si tira via parte dei lunghissimi capelli per farsi strada sul cuscino.
Poi però torno nuovamente in quell'Hotel.
Sono passati 4 anni, ma non riesco a togliermi dalla testa quelle 2 immagini. Provo a tornare indietro con la memoria e vedo me stesso mentre scalpito, in compagnia di Porenzo, detto anche Paraponzi Bonzi o Paralipomeni, il mio walter WA 2000, il fucile da cecchino più corto al mondo. Leggerissimo e raro, quasi introvabile sul mercato, completo di silenziatore incorporato ed infallibile finché infallibile resterò io, è chiaro. L' intero blocco della meccanica è inserito nel calcio, con relativo imbocco dei caricatori subito dopo l'impugnatura. Soluzione che consente, in fase di sparo, di mantenere una stabilità ineguagliabile grazie al baricentro posto tra la mano del tiratore e la sua spalla, e con al termine della canna, uno spegni fiamma lungo appena 10 cm. assicura che l'operatore non resti abbagliato dal colpo impedendo al nemico l'individuazione del tiratore. Munizioni winchester magnum 300, semi automatico, con gittata 1 km, lunghezza 905 mm escluso il silenziatore, lunghezza della canna 605, peso 6.95kg, caricatore dai 6 colpi, anche se io ne metto 3 o 4 al massimo e spero nessuno mi chieda mai perchè.
Corto e tozzo, completamente diverso da me che sono alto e slanciato, mi completa. Laddove in qualche occasione nonostante la mia freddezza inquietante, si verificasse un momento di difficoltà, o di sbandamento o poca lucidità, sarebbe il primo e l'unico a trasmettermi quella sicurezza di cui necessitiamo noi sicari. Sarebbe l'unico a trovare le parole giuste ed utili a spronarmi e a ritrovare la forza. Si, le parole giuste, proprio così. Né si pensi che sia l'unico a parlare col proprio fucile o con le proprie armi. Tanti lo fanno. Ok basta parlare di Porenzo però, che cavolo! Parliamo di me
Dopotutto però, è lui la mia rivalsa nei confronti della vita, per adesso. Almeno fino a quando non avrò trovato l'amore, immagino. E cioè quel 51% di me stesso, o forse 49 % qualora volessi riservare per me stesso e la mia potenziale disperazione quell' 1% che mi impedisce di dire 50, con cui affrontare quest'avventura. L'avventura della vita, intendo. Quella che da bambino immaginavo avrei affrontato in compagnia del mio super amico, il mini omino immaginario che si appoggiava sulla spalla modi pappagallo e con cui andavo sempre in giro e che mi proteggeva sempre, soprattutto da quelle situazioni spiacevoli che ogni giorno mi toccava vivere in orfanotrofio. Ok scherzavo. Tutto vero tranne quest' ultima cosa dell'orfanotrofio.
Cancelliamola, è tipico. Chiunque vorrebbe sentire che un tipo come me non poteva che venire da un orfanotrofio. La terribile verità, è che uno come me, stavolta, non viene da una famiglia di sbandati o violenti, né da un orfanotrofio perché è stato abbandonato, né da un collegio di suore o preti che lo hanno violentato per tutto il periodo dell'infanzia.
Prendi Pablo Escobar. Figlio di un agricoltore e di una maestra. Non c'è da stupirsi. E' il sistema che ci suggerisce i modelli sbagliati e ci istiga ad usare la violenza come unico mezzo utile ad ottenere il rispetto, non l'abbandono di un genitore, immagino.
Sorpresa dunque. I miei genitori, sono due professionisti super affermati dalla mente speciale: astrofisica lei, professore benemerito in sociologia lui, poi diventato ambasciatore in seguito ad una serie di circostanze strane, ma per adesso non farò nomi né parlerò di luoghi o cose dettagliate.
Cosa si sarebbero mai potuti aspettare da me? Il figlio di 2 tipi del genere, viene investito di una responsabilità immensa, troppo grande per chiunque. Le aspettative sono enormi. Sei destinato, con ogni probabilità ad essere, socialmente, meno di quello che erano i tuoi. Nel migliore dei casi, puoi riuscire ad eguagliarli, ma la cosa è difficile, anche se ti dimostrassero che potresti farcela e che hai delle potenzialità superiori.
E allora? Che fai? Come puoi superarli? Come puoi liberarti da questa schiavitù che il sistema stesso ha generato? Esiste un solo modo. Andare oltre ogni tipo di convenzione, diventare qualcuno al di sopra di tutti. Qualcuno che ha il potere e la capacità di togliere la vita, o forse solo la capacità. Potere non direi. E' così che in quella che viene definita una condizione folle, diventerò più potente dei miei genitori.
Qualcuno potrebbe assecondare il mio ragionamento nell'osservare che l'aver vissuto in un orfanotrofio o nella casa di genitori benestanti ed invidiabili non può avere importanza quanto avere o non aver ricevuto affetto, asserendo, maliziosamente, che i miei genitori potrebbero aver agito in modo freddo ed indifferente. Ed io guardandomi dentro e avendo ormai maturato un' idea ben precisa di quello che potrei essere diventato, smentirei tutto, affermando con assoluta convinzione che nel mio caso è tutto casuale. Niente di più. E se fossi un ex bambino abbandonato dai genitori, che ha vissuto l'infanzia coi nonni, ed in particolare con quel nonno materno che mi avrebbe poi inculcato strane passioni come quella per i cerchi, per i giochi della monetina, per le caviglie sottili e l'invenzione di un omino amico che ti tiene compagnia e che interviene terapeuticamente e con successo in ogni tua crisi del momento? Sarebbe forse un problema? No di certo, ma di questo parlerò più avanti.
Quello di cui sono certo è quest'istante e la crisi che affronto giorno dopo giorno. La crescita. Il cambiamento. Cambio, mi trasformo, e vivo fino alla disperazione questa mia crisi che
ho imparato ad amare più di ogni altra cosa, mentre il mondo sta vivendo la sua. Sorprendente.

La dissertazione ed il racconto dell'amicizia con l'agente Mortensen (ufficialmente conosciuto nel mondo col nome di Breivik), che uccise 77 persone e del perchè abbia dovuto farlo la rimando a dopo.
Direi che una dissertazione altrettanto interessante potrebbe nascere dall'indignazione di mia moglie Louisiana, ribelle per natura, di cui parlerò in seguito, allorquando, durante un notiziario televisivo spara a zero su tutti e non risparmia nessuno. Eccola seminuda, meravigliosamente raggiante, seduta sul letto modi yoga e i suoi popcorn alla mano che le provocano un pò di bava alla bocca perché non riesce a trattenere i suoi pensieri mentre mangia e guarda la tv e che sbraita mentre in seguito all'azione folle di un povero disperato che ha sparato ad un poliziotto dice:
Ed io che l'assecondo:
E lei : .
.
E poi continua: .
Ed io che a ruota l'assecondo: un po' come quando dicono ^i lavoratori^ oppure ^la classe dei lavoratori^ >.
E lei : .
Ovviamente, mia moglie, che è straniera, slovacca di origine, non ha ancora imparato tutte le parole. E anch'io sono uno straniero in questo paese. Siamo 2 stranieri in terra straniera infondo, ma la mia particolare attitudine al dover imparare perfettamente la lingua del posto in cui mi trovo per via del mio lavoro d'un tempo che m'imponeva di dover lottare per la sopravvivenza, fa di me il poliglotta ed ipotetico potenziale pigmalione ideale di ogni luogo. Di solito sono un buon maestro, ma non riesco ad essere sempre tempestivo nella spiegazione delle parole. In genere le spiego il significato di alcune parole che non conosce, ma mai nel momento stesso in cui gliele rivelo per la prima volta.
Non so cosa significhi questo. Forse niente, e quindi vado avanti.
. Quel pomeriggio fu intenso e lei pronunciò la parola schifosi 22 volte, prima di fare l'amore come pazzi, io e lei.

Poi l'aeroporto. Finalmente. E' bello tornare.

Mi chiede l'agente alla dogana. Tentenno per un attimo e poi spontaneamente:
. Ribatte lui.
La prima cosa sarà visitare il cimitero.

Non vedo l'ora di leggerla quella frase impressa sulla tomba del ragazzo. E poi magari sarà lì che incontrerò la mamma. Immagino. Il piano è questo infondo ed è ben delineato, nonché ultima speranza per me.

Penso a quel momento.
Non vorrei farlo. Sono stanco di questo schifo. Penso che questo sarà l'ultimo. L'ultimo lavoro, che sarà eseguito alla perfezione come al solito, senza sbavature dopodiché lascio. Mi farò pagare e me ne andrò.
E' quello che ho fatto. Perchè adesso sono qui con un'altra faccia, e nessuno mi potrà mai riconoscere, se non dallo sguardo e mi chiedo se il mio sguardo sia davvero unico al mondo. E torno ad essere tranquillo. Qui nessuno verrà mai a cercarmi. Certo avrei potuto scegliere un posto meno roboante, una platea più modesta, una scenografia meno nota e invece ho scelto Rio de Janeiro. Sarebbe stato meglio Innsburck o qualche paesino in provincia di Helsinki, o Coimbra, il Portogallo infondo non mi sarebbe dispiaciuto, o magari a Tijuana, a cui nessuno avrebbe pensato. Ma quanto sarebbe stata simpatica e storica questa scelta. Avrei vissuto come in un film. Oppure, ancora meglio, dopo l'operazione e la conquista di una nuova faccia, restare lì a Lugano o comunque in Europa per poi tornare, prima o poi. Perché è lì che dovrò tornare. Questo lo so. Non ci riesco a dimenticare, è inutile farsi illusioni, la cosa mi distruggerà se non ci torno. Voglio almeno sapere. Voglio scoprire chi era il ragazzo. Voglio capire perché. Deve aver fatto per forza qualcosa di sbagliato. Tutti sbagliamo. E di sicuro non avrò ucciso un santo. Tornerò a Lugano e scoprirò tutto. Magari non in questo momento, ma prima o poi dovrò farlo, e per me stesso. Farò un salto a Napoli, mangerò molta mozzarella per poi ritrasferirmi in quell'Hotel di Lugano di fronte al lago. Di sicuro arriverò ad una conclusione e quando avrò scoperto che anche lui, come un qualsiasi criminale, traditore, spacciatore, mafioso o politico meritava di morire, avrò risolto un problema.
Poi le sue caviglie. Nuovo flash back. Le caviglie di lei così perfette. Quella gamba che si snellisce sempre di più fino a delineare un disegno talmente perfetto da convincermi che tutto quello che sto facendo ha senso, solo perché esisto,
e che sto facendo bene, che il mondo è bello, e che forse nessuno merita di morire e che anche ai peggiori criminali della storia, andrebbe data un ultima possibilità di espiare tutto. Non nel senso tipicamente cristiano del termine, perché non credo a questo, ma più propriamente umanistico, neo classico, o ancora meglio, rinascimentale.
Come in un nuovo umanesimo della feccia che si è venuta a creare per questo o quell'altro motivo. Non voglio indagare, non sono un sociologo, né uno storico, non capirò mai come si sia potuti arrivare a questo punto, diventare così malvagi, spietati, irrispettosi, sadici e violenti. Dopotutto io sono l'ultimo che potrebbe giudicare. Ne ho uccisi 47 di poveri cristi. 47 cavolo! 47!
Un passo indietro.
Devo tornare e non so come glielo dirò. Ci rimarrà malissimo certo, ma ormai non riesco più a fingere. Devo tornare. Non so cosa farò di preciso. Di sicuro rischierò nel ripresentarmi lì. Ma come potrebbero riconoscermi, infondo quella è gente che non controlla un solo posto. Se mi dovevano trovare, l'avrebbero già fatto. Poi rieccomi in quella stanza d'albergo, torno a ripensarci. Mi tormento. Io che mi guardo allo specchio, accarezzo Porenzo, mi riguardo allo specchio. Questo periodo lo definirei di transizione. E' come se stessi attraversando una crisi esistenziale. E chi non lo fa, prima o poi. Vorrei rinunciare,ma non riesco. Sto sudando per il nervosismo e penso e promettendo a me stesso che questa sarà l'ultima. Sono un professionista, e non si abbandona un lavoro a metà. E poi chi si accorgerebbe di un solo omicidio in più nel trambusto dei walzer generato da questa società così tremendamente ed irrimediabilmente omicida? Ammazzo il figlio di puttana e me ne vado. Anzi vado a riscuotere prima, saluto i capi affettuosamente e via.
Certo non i veri capi, i veri mandanti. Come dicevo non mi è concesso sapere chi sono. E' gente inarrivabile. Non sono i soliti boss della criminalità organizzata o il politico di turno. E' gente più in alto. Io ho sempre e solo a che fare con i loro intermediari. Quindi li saluterò e poi fuggirò da qualche parte. Rio de Janeiro mi piace, e poi ci sono le migliori cliniche adatte a fare quella cosa. Anche se sarebbe meglio Anversa o forse Canicattì, o ancora meglio Birmingham.
Poi di nuovo le tue caviglie, così sottili ed inserite in un contesto così perfetto.
Chiunque resterebbe di sasso scoprendo che eri mamma di un ventunenne, tu che ne dimostri non più di 37/38.
Ma ora sto parlando di un'altra donna.
La madre del giovane che ho ucciso anni fa.
Sono così maledettamente confusi i miei pensieri, e allo stesso tempo mi rendono così lucido da comprendere che più avanti ne scopriremo la ragione.
Potresti averlo avuto molto presto questo figlio. Ma la mia condizione di stasi è finita, sto venendo a scoprirlo. Abbiamo un conto in sospeso. Non so sotto quali vesti mi presenterò. Ma che importa? Potrei essere un investigatore o ancora meglio un giornalista, e forse non verrei accolto con entusiasmo, soprattutto se come giornalista, visto che alcuni di loro sono nella mia tabella dei buoni e cattivi, e quindi tra quelli che meriterebbero la morte esattamente come gli altri. Ma questo è un altro discorso, ed io non sono un giudice, né vorrei mai esserlo.
Ho ancora un pò di tempo per studiare il piano. Capire bene quale sia realmente l'obiettivo, o quali siano gli obiettivi, anche se dovrei imparare ad usare altri termini. Sarebbe meglio modificare in qualche punto il mio vocabolario. Ad esempio la parola obiettivo andrebbe sostituita con scopo. E questo è solo un esempio.
Sono al tavolino di un bar in compagnia di 1 cachaca che ha ordinato lei e un cafezinho con una pastel de nata per me (Descrizione di pastel de nata: sfogliata a forma di secchiello basso con buonissima crema bagnata di rum) E' un dolce portoghese, ma lo fanno anche qui in alcuni bar.
Oggi saremmo dovuti andare a vedere il Flamengo ma i programmi sono cambiati e non perchè lo volessi io. Mi sarebbe piaciuto andarci. Ma lei deve aver sentito qualcosa. Le persone da queste parti posseggono un tipo di sentimento che ha varie funzionalità. Una di queste si trasforma in un sesto senso a cui, come per le altre funzionalità, viene dato il nome di saudade. Ha voluto una giornata rilassante. Non le piaceva tornare nel chiasso dello stadio, pur essendo molto tifosa.
Le ho detto sperando di convincerla. Ma non ha voluto. Sa che vorrei dirle qualcosa e che se non si crea l'atmosfera giusta, potrei non averne il coraggio.
Dopotutto potrei andarmene lo stesso, senza dire niente e sarebbe una cosa poco corretta. Ma in questi casi la correttezza non vale certo quanto l'essere veri. La vedo tornare verso di me e sedersi con molta calma, mentre ho già annusato la pastel. Non vedo l'ora di mangiarla. Non è buona come quelle che ho mangiato a Lisbona, ma non è neanche male. Lisbona! Ecco anche quello sarebbe stato un bel posto in cui rifugiarsi. Aspetto che si sieda, e la guardo. Da un lato l'espressione sembra essere di circostanza e questo non mi piace. Sento che è di circostanza e vorrei farlo sparire all'istante, dall'altro è inevitabile che nello sguardo ci sia tanta verità e tutta la tenerezza del mondo.
.
E mentre lo dico penso a me in quella camera d'albergo poco prima dell'omicidio, ossessionato dall'idea di lasciare un lavoro a metà.
Lei mi scruta e resta in attesa. Sorseggia la sua cachaca. Lo sguardo sembra vagamente ironico.
.
Dice lei anticipandomi o presumendo di leggermi nel pensiero. Poi una pausa e poi continua:
Annuisco e rido. Poi tiro fuori la monetina. E le propongo il mio gioco preferito. E' una specie di sport che ho inventato tempo fa. Una stronzata, ma molto utile in certi momenti. Può essere terapeutico. Prima lo usavo per stemperare la tensione, oggi lo userò con un altro obiettivo. Anzi, scopo.
. Mi sussurra mentre abbassa gli occhi, Louisiana. Si chiama così mia moglie. E' di Porto Alegre, ma nessuno l'indovinerebbe mai. In realtà ha vissuto lì la sua infanzia fino al trasferimento. Madre brasiliana. Il padre era di Bratislava (Slovacchia, Europa) e anche lei è nata lì.
Il padre si era trasferito in Brasile per un progetto importante per poi decidere di restare con la sua compagna a Rio. Basta però coi dettagli inutili.
Così misteriosa, sembra appartenere ad un altro mondo. Una che prevede le cose e che a volte addirittura le provoca, come Teresa Batista stanca di guerra, o sembra farlo per chi ci vuole credere. Non consiglierei mai a nessuno di mettersi contro di lei o contro qualcuno a lei caro, potrebbe auguragli del male e all'istante, come è già accaduto, procurargliene. Non entrerò nei dettagli perchè la cosa mi spaventa. Cerco di non pensarci. E poi so di quanto sia buona d'animo. Se qualche volta col solo pensiero ha fatto male a qualcuno, lo ha fatto a qualcuno che lo meritava. Sono sicuro fosse gente malvagia. Gente che poi ha pagato e che meritava di morire.
. Le rispondo teneramente e continuo a temporeggiare. . E' una pittrice straordinaria Louisiana, ma molto riservata. Non lascia vedere i suoi lavori a nessuno che non sia io. Questo solletica la mia vanità di essere umano, mi fa sentire a disagio e allo stesso tempo una specie di dio.
E intanto il tempo, non fa altro che passare, ed io devo risolvere questa cosa. Devo tornare lì e scoprire tutto. Ricordare quello che dopo anni di analisi e droghe ho provato a rimuovere, il mio passato, e capire il perchè di quell' omicidio. Cosa avrà fatto di così terribile quel giovane per morire?
Poi continua, la mia adorata consorte, sempre a voce bassa, guardandosi attorno mentre parla, per accertarsi che io sia l'unico a sentire: . Pausa. Poi sorseggia la sua bevanda. Io mantengo lo sguardo fisso su di lei, sbalordito, e gli occhi sono quasi sbarrati poiché prima d'allora non gli avevo mai sentito pronunciare una frase, un pensiero o valutazione composte da più di 13, 14 parole per volta. Strano. E' come se volesse nascondere del nervosismo. Avverto una vaga insofferenza nel suo sguardo. Ma è suadente, e lei non sembra essere sul punto di diventare isterica. E' come se mi stesse chiedendo di prolungare l'attesa e di non andarmene proprio adesso. Allo stesso tempo, mi trasmette tranquillità, come se mi stesse dicendo che qualunque cosa io le dirò, la capirà, e che niente sarà così drammatico da essere insopportabile, se questo qualunque cosa potrà ridarmi la pace.
In effetti, si rischia di vivere male in posti come questo se hai l'inferno dentro, e lo stesso vivere qui, rischia di diventare un vaccino piuttosto che una vera cura, qualcosa che ti può aiutare a non pensare, ma non certo a risolvere il problema.
. Mi dice sghignazzando. . E poi scoppia a ridere. E io le sorrido a mia volta.
Penso che mi mancherà tutto di te mio meraviglioso angelo, che sei venuto sulla Terra per regalarmi la mia vera vita. Mi mancheranno i tuoi occhi profondi, i tuoi gesti strani, il tuo modo robotico di muovere istericamente le mani come gesto di disappunto, quando di nascosto ti annusi l'ascella mentre andiamo da qualche parte per verificare che sia tutto apposto e constatare che ovviamente, è tutto apposto, o quando mentre siamo in auto ti togli la scarpa al volo per odorare dentro e verificare anche lì che sia tutto apposto e constatare che anche lì è tutto apposto, o quando emetti silenziosissimi peti inodore a sorpresa per poi chiedere scusa sussurrando la parola. Il tuo ronficchiare che si manifesta in vari modi ma sempre unico nel suono. Mi chiedo come farò senza tutta quella tenerezza al mio fianco quando aprirò gli occhi al mattino e scoprirò che la prima cosa reale che vedo non sei tu.
Mi mancheranno i tuoi ragionamenti che adoro anche se non siamo d'accordo e i tuoi sogni che mi racconti ogni volta e che ti sembrano meritevoli di attenzione. Questa però è una cosa che non posso evitare baby. Devo fare questa cosa, starò via per un pò e poi tornerò da te, come se niente fosse successo. E ti troverò lì, anche se avrai fatto altro, o avrai avuto qualcun altro, ritornerà tutto come prima, forse, perché per l'occasione, avrai capito che era l'unico modo.
Dolce amore mio. E' così straziante quello che sto per dirti, e per fare, e così inevitabile.

Lei faceva sogni così e me li raccontava ogni volta.
Mentre i miei sogni erano incubi. E' logico. E' la dormiveglia una condizione costante della mia esistenza. Immagini criptate per qualche secondo e poi opache e poi di nuovo criptate e poi d'improvviso chiarissime di me che uccido la gente in quel modo così efferato. Mi chiedo: chi stavo uccidendo davvero? Perchè uccidere qualcuno ficcandogli l'ombrello nell'occhio destro con la sinistra e un istante dopo un coltello nella gola partendo da destra, quando avrei potuto semplicemente finirlo in un secondo con l'aiuto di Porenzo. E poi dopo averlo colpito in quel modo, questo mafioso del cazzo, o questo banchiere o politico o chicchessia, perchè sparargli comunque?
Se solo la tecnologia e la scienza potessero un giorno garantire a chi lo desiderasse il trapianto dell'anima, o di qualsivoglia altra strana entità paragonabile a ciò che nel nostro immaginario siamo soliti riconoscere come anima. Quello si che sarebbe un passo importante.
Modificare i lineamenti del viso mi cambieranno davvero? Ritoccare la mia anima. Sarebbe di certo più interessante come soluzione. E poi cosa resterebbe di me? Sicuramente poco, anche se buono. Poco ma buono. Diciamo così.

Cambiare l'anima. Ecco quello che vorrei dal progresso scientifico. Sempre che un giorno la scienza sia davvero pronta per riconoscere nell'anima qualcosa di tangibile e su cui operare.
Soltanto allora avrò trovato la pace, presumo.

In Brasile, durante la mia nuova vita ho messo su un ristorante italiano che funziona alla grande. Sarà dura abbandonare la situazione per un po'.
Ma chi lavora per me è gente fidata. Non ha importanza se le cose non andranno per il verso giusto o se al mio ritorno mi ritroverò a fronteggiare i Proci. Perderemo dei soldi. Qualcuno proverà ad imbrogliarmi, ed io anche accorgendomene lascerò fare. Ma quando sarò di ritorno, nulla avrà importanza, perchè sarò salvo e finalmente libero.
La mia nuova vita avrà definitivamente preso il sopravvento.
Ora torniamo al periodo che seguirà. Sono i giorni in cui fingo di essere un giornalista con alcuni degli amici del nostro atleta.
Bisogna immaginare l'intervista a mezzo busto dei protagonisti proprio come si fa nelle interviste televisive o servizi dossier
Dichiarazioni sconcertanti dovranno venir fuori da queste persone. Qualcosa che mi suggerisca la verità. Perchè ormai non ricordo più nulla. Voglio solo che qualcuno mi confermi e mi convinca che il ragazzo, sia davvero colpevole di qualcosa, e che abbia davvero meritato di morire.
.
Poi mi soffermo su questa cosa.



Parentesi
Ora dovrei trovare il modo di avvicinare la mamma del ragazzo.
Una donna spettacolare di cui ricordo quelle caviglie, quel giorno a quel tavolo di quel caffè. Caviglie che mi ricordavano quelle di Louisiana. O forse sono quelle di Louisiana che mi avevano ricordato le sue. Non ricordo. Quelle gambe accavallate così elegantemente.
Da lontano, quando la vidi la prima volta, pensavo fosse Marlene Eastwood. Poi ti avvicini e scopri che è meglio. Quel giorno erano assieme.
Bevevano una cosa al bar. Il ragazzo e la madre. Quel giorno lui non si stava allenando. Poi ho scoperto che quest'allenamento era funzionale ad una partecipazione importante. Si diceva che volesse partecipare alla maratona di Roma e non col solo scopo di parteciparvi. Era convinto di poter tenere testa ai campioni ed io non ne sarei rimasto sorpreso. Parliamo di un giovane ingegnere che però era sempre stato straordinario anche come maratoneta. Un militare atipico per i motivi che vedremo poi, e che prestava servizio informatico per il governo americano, nonostante la giovane età, presso le ambasciate e le basi militari, per le banche svizzere. Un'occupazione che in realtà odiava da quello che avrei scoperto in seguito.
diceva.
.
Lo sta facendo per il padre, deceduto qualche anno prima, e per la madre, vittima di un incidente stradale, ma per i dettagli dovremo aspettare.
Quel giorno, il ragazzo, aveva cambiato programma.
Aveva deciso di non allenarsi.
Se solo avessi cambiato programma anch'io quel pomeriggio in cui ti tolsi la vita, amico mio, se l'avessi fatto, di sicuro sarebbe stato più difficile ucciderti. Forse non sarebbe neanche successo. Chissà.
Ora un altro suo amico davanti alla telecamera mi rivela:
.

.
.
Qualcuno mi disse di sensori speciali da istallare o applicare sul differenziale delle auto. Dispositivi di sicurezza. Una tecnologia che avrebbe impedito alle macchine di toccarsi nel traffico, o addirittura scontrarsi, per via di questi sensori che a distanza di metri con l'aiuto dei radar avrebbero percepito il pericolo e a distanze un pò più lunghe addirittura la presenza di persone.
Pausa
Questa si che è una bomba
In altre parole, la fine di tutte le compagnie di assicurazione, e il crollo di questo sistema così come lo concepiamo. Il crollo delle assicurazioni e quindi l'inutilità delle ricostruzioni o della riabilitazione di persone e di seguito il collasso. Niente più banche. Il sistema bancario che collassa su se stesso. Il profitto che lascia il posto all'inventiva. Il denaro, che paralizza il progresso, d'un tratto sovrastato e dilaniato dalla tecnologia che non necessita di alcun aiuto finanziario, ma solo delle risorse che in natura, libere dal controllo dei mercati finanziari, già esistono e sono lì a nostra disposizione. Senza più vincoli né padroni.
.
E il ragazzo, l'amico del nostro atleta improvvisamente cambia colore e comincia a tremare:
.


Torno indietro con la memoria a quando mancavano pochi giorni all'esecuzione dell'incarico affidatomi. Ho già messo da parte un pò di soldi.
Lo ripeto a me stesso di continuo e lo farò fino alla nausea. Porto a termine quest'ultimo lavoro, mi faccio pagare, e via!
Ora penso
Chi ha detto che aver trovato un possibile movente o una ragione valida che serva a giustificare la morte di questo ragazzo dovrebbe farmi stare meglio?
Se così fosse infondo, se il motivo fosse questo, dovrei disprezzare me stesso ancora più di quanto non abbia fatto in passato. Dovrei sentirmi ancora peggio di prima, poiché
un'invenzione come quella andrebbe premiata e non certo ostacolata come fosse una minaccia per la società.
E' chiaro che io avrei assecondato il volere di uomini potenti sposati alle assicurazioni e del tutto in sintonia con un tipo di sistema che controllano, e che altrimenti crollerebbe.
In realtà, se questo fosse il motivo per cui ho dovuto uccidere il ragazzo, se solo venissi a scoprire che è per questo che ho dovuto farlo, mi farebbe sprofondare in una depressione senza fine e non avrei più la forza di continuare a vivere serenamente. Chiunque stia facendo qualcosa perchè questo sistema crolli, e di conseguenza questo mondo in cui pochi signori potenti vivono a discapito di milioni di persone esasperate che vivono nella miseria, cambi, dovrebbe in cuor mio essere riconosciuto come un eroe, dovrebbe diventare anche per me che sono la feccia del mondo, il simbolo del mio cambiamento, e del tentativo disperato di espiazione, l'esempio di cui ho bisogno per rinascere e risentirmi davvero me stesso.
Ecco ho cominciato a pensare ad alta voce, come un pazzo. Il ragazzo si è spaventato e se ne è andato. Non me ne sono neanche accorto. Fa lo stesso. Immagino che quest'intervista finisca qui.
E adesso, avvicinare la mamma, in qualche modo, sento che sia l'unica cosa per cui sono qui. Credo che per l'occasione io debba diventare un investigatore privato.
So che anche tu non troverai pace finché non ti aiuterò io a capire e scoprire tutto. E' arrivato il momento di aiutarci l'un l'altro, signora.

Lascio ai più fantasiosi ma soprattutto a te che leggi e che sai di essere quella persona di cui parlerò più avanti, ogni
immaginazione riguardo al modo geniale che senza difficoltà, come un novello Riccardo III, mi permetterà di conquistare Andrea, la madre del ragazzo, che paradossalmente, in questo momento della sua vita, non ha bisogno d'altri che me.








Parentesi
Stimolo Joe (intrattenitore radiofonico):


Spesso, di sera, quando esco per il giretto di perlustrazione di fine serata in auto, ascolto questa radio e c'è lui a tenermi compagnia. Stimolo Joe e i suoi discorsi, le sue dissertazioni, le sue opinioni pazzesche, sconcertanti, colorite da quel tocco di classe che viene dalla musica Jazz, la bossanova in sottofondo e qualche brano degli zero 7 che sembrano essere ufficialmente il suo gruppo preferito. Il tutto tenuto basso modi filo diffusione il che mi sembra così perfetto quando ho voglia di dare sfogo alla mia malinconia più dolce come quella che ho imparato a sentire in Brasile. Faccio un giro notturno per la città e penso a lei
Che stai facendo Lou? Che stai facendo amore mio?
Se solo questi occhi smettessero di produrre lacrime, potrei anche evitare di chiederlo. Ma non è possibile. E non lo sarà più. Immagino.

Torno a quando nei momenti di intimità ti rammaricavi e con gli occhi lucidi mi chiedevi scusa per il fatto che non avresti potuto darmi un figlio. Ed io accarezzandoti ma senza dirti niente, solo trasmettendotelo con lo sguardo pensavo e ti dicevo: . Poi penso, ma questo non te lo trasmetto neanche con una carezza perchè nel frattempo ti sei addormentata e stai già ronficchiando: . Ma poi mi chiedo anche se sia davvero una buona idea mettere al mondo qualcuno per gettarlo allo sbaraglio in questo mondo di merda. Così ostile. Così cattivo. Direi che per adesso non se ne parla, almeno finché non avrò verificato di persona che il mondo può cambiare. Poiché se la maggior parte degli uomini hanno tendenza a diventare cattivi come quelli per cui lavoravo un tempo, direi che per adesso, non se ne parla proprio.
E' anche vero che adottare un qualunque bambino abbandonato, che altrimenti troverebbe un futuro infausto è la molla che dovrebbe motivare i nostri cuori e la nostra sensibilità caritatevole ad agire in tal senso compiendo un gesto che almeno risulti socialmente decisivo. Ma dovremo riflettere attentamente ed io non ne sarò mai pronto, presumo, finché non avrò risolto il mio problema.



Ora mentre sono qui al tavolo di un fast food con una ex del ragazzo, mi lascio scalfire da un flash e ricordo di quando ho ucciso con un solo pugno quel tizio e con un calcio diretto al cuore quell'altro o a bastonate quell'altro ancora usando una
mazza da baseball.
Gente cattiva, ho saputo. Camorristi, politici, imprenditori. Alcuni di loro erano persone capaci di ammazzare per vendetta qualcuno solo perchè gli ha ucciso il figlio in un incidente automobilistico, o mandare all'ospedale qualcuno procurandogli coma o lesioni irreversibili solo per questioni di parcheggio o perchè per sbaglio gli aveva abbagliato in autostrada di notte. Magari quel poveretto stanco voleva attivare i tergicristallo e per sbaglio ha finito per abbassare la leva sbagliata, e cioè quella degli abbaglianti. Può succedere, ma sono incidenti. Così come è un incidente che non potevi certo evitare quello di aver investito un bambino, soprattutto se questo bambino lasciato solo dai genitori gli è sfuggito via sbucando all'improvviso. Così come non sei certo responsabile d'aver investito un motorino con 2 ragazzini ladruncoli figli di camorristi se questi viaggiano ad una velocità estrema nella notte e senza fari accesi perchè magari devono tentare qualche rapina.
Bene allora per gente così, anche se le motivazioni per la quali mi davano l'ordine di esecuzione sono diverse da quelle per cui l'avrei fatto io, sono comunque contento d'averli uccisi, da quando so che trattasi di quel tipo di gente. Vaffanculo criminali, è un bene che quei vostri figli non ci siano più ed è un bene che grazie a me neanche voi ci siate più su questa Terra. Sarà un mondo migliore senza di voi. Sfogo del momento. Parziale. Basta ora. Sono calmo adesso
O forse non ancora. Mi calmerò tra qualche minuto.
Delinquenti, violenti, vendicativi, inutilmente competitivi in un mondo che tanto è destinato a cambiare, soprattutto se quel dispositivo coi radar e i sensori dovesse avere successo.
Avete finito di aggredire gli altri e prevaricare con l'aiuto del vostro istinto animalesco. Non c'è più spazio per quelli come voi e per quelli come me. Ve ne accorgerete presto. O forse non più dal momento che vi ho tolti di mezzo. Ora ricordo, si. Vi ho eliminati io. Me ne accorgerò io per voi dunque. Perchè lo merito. Io sto cambiando davvero. E non avrò bisogno di un chirurgo spaziale che con l'utilizzo di una scienza che ancora non esiste apporti modifiche particolari alla mia psiche o la cambi con una nuova. A me è bastato accorgermi di quelle caviglie. Ma il flash si dissolve ed io sono davanti a questa ragazza estremamente graziosa, una biondina dai grandi seni ed un vitino taglia 38. Peccato non si possano vedere le caviglie a causa degli stivali che indossa ugualmente arrapanti. Cosa potrei inventarmi per farglieli togliere? Non adesso. Devo continuare la mia ricerca e non perdere di vista lo scopo. Mi spaccio per giornalista, ancora una volta.
Ora cerco di concentrarmi. Poi lei comincia.
di un boss. Ma ero innamorata persa di Michael Do>.
Ecco il nome, Michael Do. Si chiamava così il ragazzo.
A volte lo dimentico.
vorrebbe una donna. Capito?>.
L'illuminazione me la fa guardare con curiosità, la scruto e continuo


Cavolo più di così? Penso
e lei
.
Tento di smorzare la conversazione, d'altro canto ho già capito. Forse adesso sappiamo qualcosa in più.


E gli occhi le diventano lucidi, distoglie lo sguardo dai miei. Si volta a sinistra nel tentativo di nascondere il disagio e il dolore e poi abbassa la testa

Ed io:

Poi mi fissa, si avvicina, e mi sussurra
.
Anch'io la fisso e aspetto.

Poi nervosamente e ancora istericamente comincia a ridere. .

Mi torna in mente il periodo in cui mi venivano assegnati incarichi come quelli di far sparire o eliminare della gente a caso. L'obiettivo era deviare l'attenzione dell'opinione pubblica su episodi di cronaca nera, piuttosto che sulla verità.
Il sistema andava protetto ad ogni costo. Trattavasi dunque di sacrifici umani. Il sistema monetario inventato e guidato da poche famiglie nel mondo e che gestiscono anche oggi il potere finanziario, quali il fondo monetario internazionale e le banche centrali, causa della sofferenza di milioni di famiglie del mondo, non avrebbe mai dovuto essere smascherato. Ed uno degli artifizi più efficaci infondo era questo. L'attenzione della gente, vittima di tutti i soprusi che esistono, ricadeva su questi episodi, i cui responsabili erano nella maggior parte dei casi i capri espiatori. Il dito veniva puntato su altre persone, non certo su di me, perchè fosse chiaro che l'assassino non poteva che essere un pazzo maniaco. Il perchè poi esistano pazzi o maniaci, e se questi siano o no dei mostri creati dal sistema stesso, diventava argomento di discussione dei talk show, ed il business si ampliava. L'argomento e l'analisi venivano affidate a sociologi psicologi di turno e di conseguenza veniva generato un altro argomento di discussione e quindi altra distrazione per i telespettatori anch'essi, a loro volta, vittime dell'azione mediatica, inconsapevolmente complice del sistema stesso e dei signori di cui sopra.
Ogni tanto penso che sono proprio quelle le famiglie e le persone che avrei dovuto eliminare. Proprio quei signori che non ho mai visto, che non ho mai conosciuto, e che prima o poi, di sicuro, per non rischiare, mi avrebbero tolto di mezzo. Proprio i miei capi, quelli da cui dipendevo e che di sicuro sono i responsabili di tutte le cose orribili di questo mondo, proprio loro, se potessi tornare indietro, sarebbero le mie prime vittime. O quantomeno proverei ad eliminarli. Ma per adesso, va bene così. Forse eliminare i cattivi nel modo violento che meriterebbero, non è la riposta. Forse il mondo è destinato a cambiare comunque per spirito di sopravvivenza della razza umana e senza che debba essere necessario alcun intervento che elimini fisicamente le persone e prima o poi capiremo perché.

La verità è che vi era un messaggio implicito in queste operazioni. State tranquilli perchè cose come queste potrebbero accedere anche a voi in qualsiasi momento.
Ed ecco che l'attenzione della gente restava focalizzata su problemi di questo tipo.

Le sue guanciotte, sono la cosa più spettacolare
mi potesse capitare, e non perché avessi sottovalutato
l'importanza delle sue caviglie, che sarebbe troppo generico e superficiale definire perfette. Quello che conta, infondo, sono le proporzioni, il disegno.
Ecco, direi che a pari merito, in Louisiana, al primo posto tra le cose che sembrerebbero avermi salvato la vita e aver salvato me dal non amare, ci sono le guance e le caviglie. Tutto per via delle proporzioni, è chiaro.
Tutto deve essere proporzionato al resto del suo corpo
e del suo cervello, oltre che a tutto quello che tu vedi
di bello esistere nel mondo.
Baciarle le guanciotte è la cosa più tenera e morbosa.
Baciarle le caviglie la più morbosa e tenera

Sarà sorprendente scoprire che il ragazzo, collezionava foto delle caviglie di tutte le sue conquiste. Mi chiedo perché.
Eccomi a casa sua. Ora sono a Lugano, perché è
lì che si è trasferita Andrea, la madre del ragazzo.
Il come sia arrivato qui e come sia riuscito a conquistare la sua fiducia, te lo lascio immaginare, ma solo per un po', dopodiché ti racconterò la vera storia. Per me è facile.
Conquistare la fiducia del prossimo è l'arma più importante
di tutte, la più decisiva.
Torno per un attimo al discorso di prima però. Non ho dubbi.
Rimanere spettatore di Lou per qualche secondo,
registrandone nella memoria il movimento impercettibile che avviene tra dormiveglia e sonno delle dita dei suoi piedi mentre li strizza, e il successivo stiracchiamento di tutto il corpo che d'un colpo la rende altissima ai miei occhi, il tutto supportato dalla torsione minima della caviglia sinistra, è il suggerimento più spettacolare ed utile per le mie notti che volutamente passerò in solitudine a riflettere, o a fare sogni bagnati o a masturbarmi. Sarà di gran lunga più efficace che telefonarle per dirle non so cosa.
Non c'è niente da fare, la vista di quelle caviglie e le dita del piede che si muovono impercettibilmente, sono diventate, da un po' di tempo a questa parte, ciò che di più tenero, stupefacente ed arrapante ci sia.
Il tutto si amplifica, quando penso al suo spirito rivoluzionario.
Quello che lei è fuori, trova riscontro all'interno e mi fa pensare che quella bellezza si intoni con un'idea del mondo che non trova riscontro nella realtà.
Basti pensare a quando siamo venuti a Caserta per visitare la Reggia, o a Parigi per la Torre Eifel, o a quando addirittura trova da ridire tutte le volte che la capita di guardare il Cristo Re a Lisbona, il Cristo redentore di Rio, o quando siamo entrati nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma per imprecare.
dice, pur rimanendone meravigliata. Addirittura si indignò dinanzi alla vista di tutto quel marmo della Reggia, proprietà di una sola persona, e tolta a migliaia di persone, per questo costrette a vivere nella disperazione.

Francesco La Tessa
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