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Autore: Sarah Rivera
Titolo: Fai l'amore con me
Genere Romance
Lettori 143
Fai l'amore con me

- Cara, di nuovo auguri e grazie per la bellissima serata! - , disse Rebecca a Lena abbracciandola con affetto.
La festa per il compleanno di Lena, la sua migliore amica, si era appena conclusa, era stata organizzata a sorpresa da suo marito Francesco. La coppia viveva in un bellissimo attico che si affacciava su Campo dei Fiori, nel centro di Roma. L'appartamento signorile comprendeva un'ampia terrazza, dove era stata allestita una ricca tavola imbandita incorniciata da variopinti divani e enormi cuscini. Lena e Francesco erano una coppia affiatata, di quelle che ogni persona alla ricerca del vero amore, invidierebbe un po'.
La serata era andata alla grande. Francesco e Lena erano stati raggiunti dai loro tanti ami-ci. Lui aveva organizzato le cose nei minimi dettagli per il trentesimo compleanno della moglie.
Una volta ripresa la macchina, Rebecca guidò verso casa. Era sovrappensiero, la mente era immersa nell'ascolto di un piacevole brano. Percorse l'ultimo tratto di strada molto trafficato per la vivace vita notturna, che negli ultimi tempi stava animando il suo quartiere.
Più tardi, mentre si svestiva e metteva in ordine le sue cose, il pensiero andò su Stefano Dolini. Era l'amico di Francesco, che Lena le aveva presentato. Quel tipo aveva subito attratto la sua attenzione. Le due amiche si erano appartate in cucina, mentre Lena ne approfittava per fu-mare una sigaretta di nascosto da Francesco, indirizzando il fumo fuori dalla finestra. Aveva pro-messo al marito di smettere e non voleva farsi scoprire.
Appena arrivato, Stefano si era avvicinato a loro per salutare Lena e farle gli auguri. Re-becca non poté non notare, come una volta entrato nella stanza, questa fosse diventata all'improvviso più piccola. Era un ragazzo elegante e discreto. Molto bello, dal fisico atletico, sguardo magnetico con occhi di un colore stranissimo, i quali catturavano l'attenzione, ma che lei riuscì a fissare solo per un attimo. Quando piantò il suo sguardo addosso a lei, le sembrò di sentire uno strano vuoto nello stomaco. Stefano aveva i capelli neri un po' scompigliati e i lineamenti delicati, indossava un raffinato completo estivo. Poi lui uscì sul terrazzo e lei lo seguì con lo sguardo. Probabilmente lo fece a bocca aperta, sebbene avesse cercato in tutti i modi di darsi un contegno.
- Ehi, ci sei? -
Lena le stava toccando il braccio e lei non si era nemmeno resa conto che si fosse avvicinata.
- Scusa... Oddio, stavo vagando con la mente. -
Lei la guardò un po' perplessa. - Sì, sì, questo si chiama colpo di fulmine, cara! -
L'amica la sfotteva un po'. Lei diventò subito rossa, non riuscendo a negare che il tipo non le dispiaceva affatto.
Continuarono a chiacchierare. Lena le stava raccontando alcuni pettegolezzi sugli invitati che lei conosceva. Risero molto, Lena era molto critica e non aveva di certo peli sulla lingua!
Rebecca non si rese conto che Stefano, durante la sua conversazione con Lena, non le ave-va tolto gli occhi di dosso. Lei non riusciva a guardarlo, perché incontrare il suo sguardo la imbarazzava terribilmente. Così i due non si avvicinarono, né comunicarono più per il resto della sera-ta. Si salutarono frettolosamente soltanto alla fine della festa.

***

Il giovedì successivo le due amiche si incontrarono in palestra, riuscendo a incastrare gli orari e tra il tapis roulant, lo stepper e gli addominali, lei chiese all'amica qualche informazione in più su Stefano. In quei giorni ci aveva ripensato e era dispiaciuta di non aver approfittato dell'occasione per poter approfondire un po' la sua conoscenza. Di solito non aveva alcun problema di socializzazione. Sinceramente, con il lavoro che faceva, la timidezza non era neanche contemplata. Perciò non avrebbe saputo dire perché, in presenza di Stefano, si sentiva talmente impacciata, da avere come la lingua bloccata!
Rebecca, il cui cognome era Rinaldi, era nota con il nome d'arte di Rebi_R e era una dj, tra l'altro, di un buon livello. Era famosa per i suoi set di musica elettronica. Ogni settimana era fissa a Milano. Proprio qualche giorno prima della festa, aveva concluso una trattativa per tenere dei set a Ibiza nei mesi di luglio e agosto. In totale ben sei per una cifra, a suo avviso, spropositata di circa 400 mila euro, ma non lo era stata di certo per il suo agente.
In aggiunta, il suo agente, contemplando le giuste location, le stava riempiendo le serate estive. Lei, però aveva premesso che non avrebbe voluto lavorare tutti i giorni. Si era resa disponi-bile a ridosso di alcuni weekend e un altro giorno della settimana. Lui ridendo le diceva che lei si comportava da diva. La ragazza invece gli rispondeva che aveva semplicemente intenzione di vive-re anche di giorno e non solo di notte.
Rebecca riscuoteva apprezzamenti sia di pubblico, sia di critica, e questo ovviamente aveva fatto aumentare i suoi cachet.
Fisicamente si faceva notare. Era una ragazza alta e slanciata, con lunghi capelli neri, folti e ondulati. Aveva un viso dai lineamenti delicati, occhi scuri e la bocca carnosa, formosa al punto giusto e qualche tatuaggio in vista sulle braccia, altri invece nascosti.
Lena rispose al quesito dell'amica dicendole soltanto: - Stefano è ricco sfondato! - .
Rebecca rise.
- Ok, ma non era questo che ti avevo chiesto! Chi è? Cosa fa? -
Lena continuò.
- Onestamente non so precisamente di cosa si occupi, ma so che è un ingegnere informatico, se non sbaglio ha l'età di Francesco, 32 anni. Non vive a Roma, lui vive a Milano. Ha qualcosa a che fare con una catena di alberghi di lusso, ma non ti saprei dire altro. Ha certamente ulteriori affari, se non vado errato, legati a alcuni siti di prenotazione online. -
Ma non sapeva esattamente tutto di lui.
- Francesco, lo sa. Loro si conoscono bene, inoltre lui lo aiuta nella parte legale del suo lavoro. -
Francesco era un avvocato e era associato a uno studio legale molto importante con sede sia a Roma, sia a Milano: si occupava prevalentemente di diritto internazionale.
- Cara, grazie... Ma insomma, non volevo conoscere l'ammontare della sua dichiarazione dei redditi! -
Risero. Avevano terminato l'allenamento.
Nel weekend Rebecca aveva due dj set: uno venerdì a Milano e uno sabato a Riccione. Le amiche si misero d'accordo che avrebbero cercato di rivedersi la settimana successiva.
Inoltre Lena le disse: - Appena avrai una serata dalle nostre parti, vengo anch'io. Così ci divertiamo! - .

- Cara, reggiti forte! -
Lena l'aveva chiamata sul cellulare ben cinque volte, ma lei in macchina, con la musica a palla, non aveva sentito. Dimenticava sempre di collegarsi alla macchina via bluetooth. La notizia del giorno era che Stefano Dolini aveva organizzato un party nella sua villa a Porto Cervo, in Sardegna per il successivo fine settimana.
- Ok, mi fa piacere... Ma che c'è di così esaltante? - , chiese.
In fin dei conti, sebbene fosse felice per l'amica, la cosa non la riguardava personalmente.
Quello che la sconvolse fu ciò che disse Lena subito dopo. Non era certa di aver compreso bene.
- Hai capito? Oh, ma ci sei? Stefano si è raccomandato con Francesco affinché venissi an-che tu con noi! -
A quel punto si era dovuta fermare con la macchina, perché non stava capendo più niente.
- Scusa, cara... Non ho capito, davvero! Dici che devo venire anch'io? Ma cosa c'entro? -
- Ah, tesoro, credimi, non ne ho idea. Ti vuoi dare una svegliata? - , fece una pausa per sottolineare la frase seguente. - Cogli l'attimo! -
Davvero questo era il colmo...
- Oh, Rebecca, ci sei? -
No, lei non c'era...!
- Sì, sì, scusami, ci sono. La risposta la sai già, vero? -
E le amiche si misero a ridere con aria complice.
- Domani shopping, cara. A che ora ci vediamo? -
Riagganciò la conversazione, era sconvolta!
Per quanto Lena e Francesco fossero sia i suoi migliori amici, sia quelli di Stefano, e lui avesse scambiato con lei solo qualche parola durante la festa, non era certa di riuscire a capire il motivo per cui lui l'avesse invitata.
Ma lei non avrebbe dovuto pensare a niente. Forse era il caso di godersi semplicemente la bella festa in una villa in Sardegna. Era di certo questa la giusta prospettiva. Chissà che ragazzo complicato doveva essere Stefano!
- Insomma... Così non vado da nessuna parte. Devo cercare di vivere la vita come viene - , si disse.
La mattina seguente si svegliò molto presto e decise di scaricare la tensione con una bella corsa. Subito dopo si rigenerò con una doccia e arrivò all'appuntamento con Lena addirittura in anticipo. La sua amica, come sempre, era puntualissima.
Girovagarono per diversi negozi. In realtà, al di là del weekend in Sardegna, era già da un po' che aveva intenzione di fare acquisti. Voleva comprare un costume e andò dritta in un noto negozio del centro, che aveva bellissimi modelli e l'imbarazzo della scelta. Ne prese alcuni della sua misura su consiglio della discreta commessa, poi andò nel camerino. All'improvviso Lena arrivò carica di lingerie davvero sexy.
- Che meraviglia! Hai intenzione di far restare secco il povero Francesco, eh?! - , disse all'amica.
Lei rispose con il tono di chi non accettava repliche. - Ma che hai capito? Sono per te, muoviti! -
Lei rimase a dir poco a bocca aperta. Diventò paonazza in viso e quasi balbettando rispose: - Ma... Ma sei matta? - .
E con in mano un perizoma di dimensioni ridottissime disse: - Cosa ci dovrei fare io... Con... Questo, adesso?! - .
- Un'amica deve fare quello che va fatto. Non fare storie e provati uno di questi, mi serve per la taglia, soprattutto quella del reggiseno! -
Lena era serissima.
Rebecca cedette rassegnata. La sua amica sembrava assolutamente decisa a farle acquistare uno di quei succinti completini. Comunque erano davvero adorabili! Aveva preso della lingerie dal prezzo esorbitante, ma Lena non lasciò all'amica il tempo di controbattere e esclamò: - Pa-go io! - .
- Oddio... - . Poi le chiese di lasciarla un attimo sola.
C'era l'imbarazzo della scelta. Pensò per un attimo soltanto, ma solo per un momento, sia chiaro, a quale avrebbe potuto essere il completino più bello, a quale effetto avrebbe potuto avere su di lei. E poi ancora solo per un istante, immaginò anche lo sguardo di Stefano vedendola con quel completo indosso. L'eccitazione iniziò a invaderla e incominciò a sentire caldo.
No, non è il caso di avere simili pensieri e poi non accadrà mai! Che cavolo vi siete messe in testa? Tu e quell'altra pazza! Si rimproverò tra sé e sé.
Poi si rabbuiò, improvvisamente un senso di disgusto s'impossessò di lei. Succedeva ogni volta come al solito, quando provava anche solo a immaginare di stare vicino a un uomo... Anche se l'uomo in questione le piaceva tantissimo.
In ogni caso, Stefano o non Stefano, non avrebbe saputo scegliere quale prendere, lo sape-va già.
L'occhio poi le cadde su un completino nero che, per lei, era il più bello in assoluto. Era così morbido. Il reggiseno aveva un leggerissimo ricamo argentato, che si riproponeva sul ridottissimo perizoma. Le stava d'incanto e così decise di prenderlo. Scelse poi un costume bianco molto semplice, ma d'effetto: era un modello di una nota griffe.
Lena l'aspettava fuori. Fu così contenta di comprarle quel regalo, che non se la sentì di contraddirla, tanto che comprese il suo gesto. Inoltre, Lena non conosceva il resto dei suoi problemi, nonostante fosse la sua migliore amica. Aveva preferito non parlarne mai con lei.
Si fermarono poi in un negozio di scarpe, dove acquistarono entrambe dei sandali; provarono alcune borse e poi entrarono in una boutique, dove Lena si serviva usualmente. Lì Rebecca trovò un vestito per la festa, che avrebbe dovuto tenersi in Sardegna.
Alla fine, esauste per il caldo, decisero di pranzare insieme, chiacchierando della partenza.
Tornata a casa, mise i suoi brani musicali preferiti: stava cercando di studiare cosa propor-re al suo prossimo dj set, che si sarebbe tenuto domenica, in una nota discoteca di Porto Rotondo. Le era sembrato un insolito colpo di fortuna avere quella bella occasione programmata da mesi in Sardegna, proprio il giorno dopo la festa. Avrebbe dovuto solo spostarsi da Porto Cervo a Porto Rotondo.
Ecco che quegli intriganti pensieri su Stefano l'assalirono di nuovo.
Chissà cosa starà facendo in questo preciso istante? Pensò.
Lo immaginava indaffarato per il lavoro, lo vedeva al telefono e concentrato al massimo. Un momento dopo pigramente adagiato su un letto avvolto nel silenzio, disturbato solamente dal fruscio delle tende. Bello, abbronzato e muscoloso. Non sapeva quale delle due immagini fosse più sexy!
- Oddio - , disse a alta voce. Stava impazzendo.
Decise di distrarsi mettendosi a risistemare tutto ciò che le capitava a tiro.
All'improvviso era diventato impellente pulire la casa, perciò iniziò a lustrare tutti i mobili fino a quando non rimase più nulla da spolverare, ma lei restò per un po' sempre con il pensiero fisso su Stefano. A un certo punto si rese conto della ridicola situazione in cui si trovava. Sola, in piedi come un'idiota, con le mani a mezz'aria, assorta nei suoi pensieri.
Povera me, ho il cervello fuso!
E continuò ancora a pulire, stavolta era il turno dei vetri. Non li aveva mai visti così spor-chi... Chissà perché! E anche lì, dopo un po', rimase a fissare fuori dalla finestra.
- Va bene, ho capito - , disse a alta voce. - Sei proprio diventata scema! -
E a quel punto decise di uscire. Si vestì, si truccò con cura e prese l'auto, immergendosi nel frenetico traffico pomeridiano.
Marina, una sua cara amica, l'aveva chiamata per l'inaugurazione di una mostra di quadri d'autore nella sua galleria. La sua testa era talmente in subbuglio, che non riusciva a ritrovare nemmeno il posto. Eppure, si era recata lì tante altre volte!
Marina aveva la sua stessa passione per l'arte, che poi aveva trasformato nell'amore della sua vita e nel suo lavoro. Si erano conosciute durante l'università. Rebecca aveva frequentato il Conservatorio e Marina l'Accademia delle Belle Arti, ma si erano incontrate a un corso serale di recitazione, che frequentavano per gioco. Dopo Lena, lei era la persona che le stava più vicino e con la quale amava confidarsi.
Avevano fatto dei bellissimi viaggi, sia all'insegna del totale relax, sia visitando stupende città. Anche Marina era single, come lei. Semplicemente diceva di non essersi mai innamorata e aveva spezzato tantissimi cuori!
Nonostante sia lei, sia Lena le avessero presentato diversi bei ragazzi, era davvero un osso duro.
Le due amiche, fin da subito, nella loro mente avevano formato la coppia ideale: Marina e Daniele, sarebbero stati perfetti!
Daniele era un carissimo amico di Francesco e, alla festa, scoprì che lo era anche di Stefano. Lui l'avrebbe fatta ammattire, era talmente bello e frizzante che l'amica non avrebbe resistito. Insieme avrebbero fatto scintille. Ma da due anni a questa parte, ogni volta che Daniele si trovava a Roma, Marina non c'era. Sembrava una congiura!
Non era potuta intervenire nemmeno alla festa di compleanno di Lena, perché si trovava sull'aereo di ritorno da New York. Ovviamente i due amici erano completamente ignari di ciò che loro stavano architettando.
Il traffico sembrava essersi moltiplicato. Comunque, con un po' di fortuna, riuscì a arrivare a destinazione e a trovare un parcheggio a una distanza ragionevole dalla galleria.
La mostra, che Marina aveva organizzato, era di un artista di nome Paulo Gomez, che stava ottenendo un enorme successo, sia di critica, sia di pubblico in tutto il mondo. I suoi quadri, in pochissimo tempo, avevano decuplicato le quotazioni arrivando a essere venduti, nella misura standard, anche a 100 mila euro. Lui ne produceva pochissimi, in genere di dimensioni contenute, e c'era chi ormai li comprava per investimento o per arredare ville da sogno.
La cosa più incredibile dell'autore, era che non se ne conosceva l'identità. Più volte la stampa si era interessata alla faccenda, ma la persona che si occupava di fare da tramite tra Gomez e il mondo, un certo Neil Wundt, era impenetrabile. Nessuno era riuscito a ottenere da lui in-formazioni. Non si sapeva dove l'autore lavorasse o vivesse, e nemmeno quanti anni avesse.
A dispetto del nome, tipicamente spagnolo, aveva come punto di riferimento New York, da cui i quadri partivano attraverso carichi speciali. Qualcuno però sosteneva che arrivassero da un altro punto indefinito del mondo con un jet privato, di cui, però, non si avevano tracce. Era davvero un mistero.
Marina era stata una delle prime a presentarlo in Italia.
Aveva allestito personalmente le mostre di Milano, Venezia e ora Roma, dove era proprietaria di una galleria, situata nel cuore del centro storico. Era stata, proprio in occasione del suo ul-timo viaggio nella Grande Mela, a prendere accordi con Mister Wundt. Come ogni volta, invitava l'autore e lui la ringraziava con l'invio di un biglietto il giorno dell'inaugurazione. Questo non face-va che aumentare la curiosità intorno a lui.
Rebecca arrivò verso le 20. C'era la folla e le telecamere con fari puntati verso l'interno della galleria. Non riusciva a capire cosa stesse accadendo! Avendo uno degli esclusivi inviti, do-vette sventolarlo e incrociare lo sguardo del buttafuori, che le fece strada per entrare.
All'interno l'atmosfera era più calma, ma c'era comunque molta gente: più di quella che normalmente si recava di solito a queste mostre, segno che l'autore aveva attirato l'attenzione su di sé, non solo degli intenditori, ma di un pubblico più ampio.
Immediatamente comprese perché fuori ci fossero le telecamere. C'erano diversi vip. Riconobbe alcuni volti: un paio di attori, un importante giornalista e un cantante di successo. L'atmosfera era comunque molto raccolta: tutti sembravano ammirare i quadri con vero stupore, mentre i commenti tra gli avventori avvenivano in silenzio. Lei cercava con gli occhi d'individuare dove fosse Marina, ma capì subito che non sarebbe stato il caso di avvicinarsi. Quattro guardie del corpo armate e vestite di nero erano davanti alla porta del suo ufficio, in cui di solito gli acquirenti si appartavano per definire i dettagli e il pagamento.
A questo punto decise di dedicare la sua attenzione ai quadri.
Poi voltandosi, restò senza fiato!
L'autore, in genere, amava dipingere nudi di donne o uomini: singolarmente rappresentati in ambienti neutri o naturali con colori forti e decisi, tratti fisici poco marcati e lo sguardo intenso che era l'elemento più significativo dell'opera, intorno al quale si rintracciava il senso del suo tito-lo. Ora l'artista, invece aveva stravolto letteralmente i propri canoni.
L'ambient era metropolitano. Non si riusciva a capire di quale città si trattasse, ma da una più attenta osservazione dedusse che ogni quadro rappresentava un posto diverso, mentre all'interno vi era sempre la stessa persona. Un uomo nudo e bellissimo, in mezzo alla città, che sembrava non considerarlo, incurante del suo passaggio. Stavolta di spalle, in corsa oppure sfug-gente con il viso ritratto o coperto. Non mostrava lo sguardo.
L'autore stava giocando con la sua notorietà?
Cosa stavano a significare quei quadri?
A giudicare dalle facce degli altri, non era l'unica stupefatta. L'autore aveva disorientato tutti, ma in modo positivo. Quelle opere erano meravigliose!
Nel frattempo Marina era arrivata al suo fianco. L'amica era esagitata e rimasta scioccata dalla velocità, con cui aveva venduto i quadri. Cinque opere date via in tre ore per un totale di un milione e mezzo di euro!
Rivelò che l'uomo super scortato, che poi aveva fatto uscire dal retro, era uno sceicco, il quale aveva acquistato i tre quadri di ambient orientale a un prezzo da capogiro. Il cantante si era aggiudicato il quadro dall'ambient più simile all'atmosfera londinese, il più bello secondo Rebecca, al prezzo di 250 mila euro. Lo ambivano in quattro e avevano rilanciato sul prezzo davanti alla faccia incredula di Marina, che calcolava a fatica le sue percentuali, ormai esausta. L'altro quadro che aveva sullo sfondo uno skyline, lo aveva preso una coppia di ragazzi pagando uno sproposito, circa 300 mila euro.
Verso le 23 lasciarono la galleria, dirigendosi a piedi verso un ristorantino, dove andavano spesso, situato a pochi passi dalla galleria. Marina fece l'occhiolino al cameriere chiedendo se fos-se troppo tardi per farsi servire un pasto e lui rispose, gentilmente, che si sarebbero potute accomodare senza problemi.
In quel preciso istante arrivò un messaggio.
LENA: Cara, volo prenotato per venerdì ore 15:40. Ti passiamo a prendere alle 14. Dove sei? Baci.
REBECCA: Sono con Marina. Mostra + cena. Baci.
Il tutto la riportò al weekend che avrebbe trascorso e fu come una specie di flashback. Trattenne il respiro... In quel momento non ci stava pensando.
L'amica la guardò. - Problemi? - , le disse con aria curiosa.
- Ma no, assolutamente. Tutt'altro! Poi ti racconterò, ora dimmi di te - . Era molto curiosa di sapere come fosse andata l'ultima volta a New York.

L'indomani, giovedì mattina, iniziò a pensare a cosa mettere in valigia. Sarebbe stato im-portante sapere cosa avrebbero fatto una volta arrivati, ma cercò di regolarsi a intuito, poi si mise a lavorare.
Rebecca si occupava di diverse cose. Oltre a essere una dj, recensiva musica per alcuni siti o riviste specializzati. Divorava letteralmente quattro o cinque ore di musica nuova al giorno.
Il suo nome, come critico musicale, stava diventando noto. A molti interessava il suo pare-re, anche perché, spesso, le sue righe pungenti finivano con il diventare delle vere e proprie stroncature, che sembravano influenzare il pubblico.
Veniva invitata sempre con più frequenza a trasmissioni radiofoniche per interviste e, pro-prio nell'ultimo mese, le avevano fatto una proposta di lavoro, sulla quale stava ancora riflettendo.
- Ecco fatto! - , esclamò premendo il tasto invio. In qualche ora aveva così concluso l'ultimo impegno spedendo la mail al Technoday Magazine con la recensione concordata.
Sentì squillare il cellulare e iniziò a cercarlo.
- Dove diavolo sarà? -
Alla fine lo trovò, ma smise di suonare proprio in quell'istante. Non conosceva il numero che terminava con 01. Pensò che si trattasse di qualcuno che, comunque, l'avrebbe richiamata, così non ci badò molto. Aspettò per qualche minuto, semmai avessero richiamato, dopodiché decise di prepararsi per andare in palestra. Erano ormai le 18 e avrebbe dovuto muoversi!
La serata volò veloce. Non aveva preso impegni, visto che l'indomani sarebbe partita. Vole-va semplicemente rilassarsi nella SPA della struttura, dopo aver fatto un po' di moto.
Riuscì a tornare a casa per le 22 e, nonostante non avesse fatto chissà quali sforzi, era esausta e improvvisamente nervosa. Prima di dormire il pensiero le andò di nuovo su Stefano. L'idea di rivederlo non le dispiaceva neanche un po'.

- Prego, da questa parte - , li guidò l'autista, che Stefano aveva inviato all'aeroporto di Olbia per condurli alla sua villa. All'apertura delle porte scorrevoli dell'edificio una luce accecante e un caldo afoso li assalì letteralmente. Rebecca ci mise qualche istante prima di adattarsi alla temperatura, era come inebriata da tutto quel bagliore e dal profumo dell'aria. Si riprese e, subito, si accodò agli amici nel seguire l'autista. Tutti, con un sospiro di sollievo, entrarono svelti nella fre-scura dell'auto.
Il volo era stato puntualissimo. La villa non era lontana, disse l'autista, e in poco più di mezz'ora sarebbero arrivati a destinazione. Rebecca non si era accorta di aver preso la mano di Lena. Era assorta nei suoi pensieri e ogni chilometro diventava sempre più nervosa.
- Ahi! Ma sei matta? - , si lamentò Lena. - Mi stai quasi stritolando la mano! -
E così dicendo fece un sorrisino complice.
- Scusami cara, non so cosa mi succede. Da ieri sera sono così nervosa. Non riesco a capire. Dovrei essere rilassata e invece... - . Rebecca cercò comprensione nell'amica, ma non ne aveva bi-sogno. Le due ragazze si erano capite al volo.
Francesco, nel frattempo, da quando erano atterrati, non aveva fatto altro che rispondere al cellulare. Per lui era una giornata lavorativa a tutti gli effetti.
- Io spero che almeno domani spenga questo cellulare, altrimenti gli faccio fare un volo in mare! - , disse la moglie stizzita, ma mantenendo la voce bassa, per non innervosire ancor di più il marito. In effetti, ultimamente, Francesco non faceva altro che lavorare. Era visibilmente dimagrito dopo un viaggio a Singapore e, sicuramente, aveva non pochi pensieri.
Lena, da parte sua, l'unica cosa che poteva fare come compagna, era alleggerire la sua tensione una volta arrivato a casa. Uscivano poco, in quanto lui era stanchissimo e lei cercava di farlo rilassare il più possibile evitandogli stress inutili. Organizzava di tanto in tanto un fine setti-mana fuori, sottraendogli qualsiasi aggeggio elettronico, senza che se ne accorgesse. Sperava che in quel momento lui staccasse un po' la spina. In compagnia di Stefano e Daniele, sarebbe stato benissimo.
Arrivati alla villa furono accolti da una sorridente governante, che li avvisò dell'assenza del padrone di casa. Il signor Dolini, come lo chiamava lei, era stato trattenuto a Milano e sarebbe arrivato solo nella tarda serata o al più tardi nella mattinata di sabato. Nel frattempo gli ospiti avrebbero potuto usufruire degli spazi della casa a loro piacimento.
Il posto era davvero incantevole.
La villa, in tipico stile sardo, era circondata da un prato verde e da una vegetazione lussureggiante. Sul retro era stata costruita una piscina a forma circolare protesa su una terrazza a semicerchio a picco sul mare. La posizione era suggestiva.
Lena e Francesco gradirono subito andare in camera a rilassarsi. Rebecca, invece, restò un po' all'esterno, voleva godersi il sole del pomeriggio e fece una piccola passeggiata, raggiungendo poi la piscina per ammirare lo spettacolo mozzafiato del belvedere. Da lì si potevano osservare la costa frastagliata con i numerosi yacht ancorati al largo.
Decise di cambiarsi e di fare una nuotata.
Si fece accompagnare nella sua stanza, disfece i bagagli giusto per trovare l'occorrente e si diresse in piscina. Uscendo vide arrivare Daniele con la bella di turno.
- Ciao piccola, come stai? - , lui l'abbracciò con affetto.
- Ti presento Tanya. Non parla bene l'italiano, è americana. -
Lei le sorrise, era davvero una bellissima ragazza, si presentarono, sembrava anche genti-le. Per fortuna l'inglese per lei non era un problema. I due si allontanarono insieme verso il loro alloggio e sembravano andare perfettamente d'accordo, ma la cosa non la stupì.
Conosceva Daniele da un paio d'anni e da allora l'aveva visto ogni volta con una ragazza diversa.
Si tuffò in acqua e nuotò per un po'.
Che pace! Se avessi un posto così, mi ci trasferirei domani. Che meraviglia! Pensò e assumendo una posizione di relax, galleggiando supina, chiuse gli occhi e si lasciò cullare dall'acqua. Una volta uscita, si sdraiò su un comodo lettino al sole e dopo qualche minuto si era già assopita.
Si svegliò con il rumore di un tuffo. Aprì gli occhi di scatto e guardò in direzione della pisci-na. Non riusciva a vedere bene chi ci fosse, ma nel momento, in cui l'uomo si issò fuori dall'acqua con movenze atletiche, riconobbe Stefano e impallidì. Il cuore le schizzò letteralmente in gola.
- Ciao! Mi spiace ti ho svegliata. - Nel frattempo lui si stava avvicinando e lei era rimasta impietrita, oltre che senza fiato, seduta sul bordo del lettino. Indossava un boxer nero a motivi fluorescenti... E così, grondante d'acqua, era talmente bello, che non riusciva a guardarlo, la imbarazzava.
- Scusami, ma non sapevo come fare per tuffarmi senza far rumore! - , cercò di giustificarsi. - Non sono riuscito a resistere. Oggi ho avuto una giornata d'inferno e, durante il viaggio, sognavo questa nuotata! -
Era gentile, le sorrideva.
Lei si alzò e si salutarono con un abbraccio. A quel punto le sue gambe erano diventate di gelatina. Si sforzò di darsi un contegno.
- Non preoccuparti assolutamente. Hai fatto benissimo! Ti ringrazio tanto dell'invito, l'ho apprezzato molto - , gli sorrise, facendogli i complimenti per la bellissima casa.
Lui si allungò sul lettino di fianco al suo e lei ritornò nella posizione di partenza, dando finalmente sollievo alle sue gambe tremolanti. Poi gli chiese cosa fosse successo, il perché la sua giornata fosse stata un inferno e lui le raccontò in modo scherzoso alcune complicazioni, che ave-vano accompagnato le sue riunioni. Mentre Stefano parlava, Rebecca riuscì finalmente a mettere bene a fuoco quei suoi occhi così magnetici. Erano di colore diverso, ma non riuscì a guardarli be-ne da identificarne l'esatto colore.
Lui continuò. - Ultimamente ho poca pazienza. Sarà che tra poco vado in ferie per qualche settimana. Non so, ma non sopporto più nessuno. - Poi la guardò e disse con un sorriso. - Presenti esclusi, chiaramente! -
Lei ricambiò il sorriso e continuarono a chiacchierare per un po'.

Stefano si assicurò che avessero avuto una buona accoglienza e che la stanza, scelta per lei, fosse di suo gradimento, dopodiché andò a fare alcune telefonate e a prepararsi per la cena. Lei lo guardò andare via: era la perfezione fatta persona.
Solo dopo un po', si alzò e raggiunse la sua stanza.
Appena uscita dalla doccia, sentì bussare alla porta. Era Lena, già vestita e pronta per usci-re, che l'avvisava dell'arrivo di Stefano.
- Lo so già, cara. Ci siamo incontrati prima in piscina. -
Lena sorrise compiaciuta e poi le disse che l'avrebbero attesa in salone per poi recarsi in un ristorante di Porto Cervo, dove Stefano aveva prenotato. I ragazzi avevano una gran voglia di mangiare pesce.
Decidere cosa indossare, in quel momento, le sembrò una fatica titanica. Rimpianse il suo guardaroba a Roma e, in quell'istante, le vennero in mente soltanto gli abiti che non aveva con sé. Non era, però il caso di fare i capricci, adesso. Non avrebbe voluto farsi attendere da tutti, perciò alla fine si decise. Aveva portato un vestitino nero, che le sembrava adatto. Era corto, molto semplice sul davanti e più scollato dietro. Mise dei sandali neri con un tacco vertiginoso, indossò ac-cessori colorati e si truccò curando i minimi dettagli. Poi corse trafelata verso il salone, sperando di non essere l'ultima.
Al suo ingresso nella villa, cercò Stefano con lo sguardo, ma i suoi occhi vennero attratti da un'enorme tela a olio che occupava un'intera parete. Rappresentava uno sfondo notturno, dove una donna nuda sfacciatamente bella, la fissava con uno sguardo scintillante e sensuale. La donna era pigramente adagiata con le gambe aperte su un divano rosso, aveva un cappello a tesa larga in testa e un bicchiere vuoto in mano. Il quadro era di certo un Gomez, non aveva alcun dubbio!
Si avvicinò per cercare la firma che l'autore nascondeva di fianco ai personaggi, di solito in basso a sinistra... Ma era talmente concentrata dall'opera, che non si era neanche accorta che Stefano era entrato nella stanza e la stava guardando in silenzio. Lei si girò, incrociò il suo sguardo e arrossì.
Lui la fissò, con quei suoi occhi che avevano il potere di far ribollire qualcosa in lei, e le chiese se il quadro le piacesse.
- È... È... Stupendo! Mio Dio, deve valere una fortuna. Un Gomez così farebbe impazzire i migliori collezionisti! -
- Vedo che t'intendi d'arte - , le rispose lui incuriosito, abbassando lo sguardo. Lei gli spiegò velocemente dell'amica gallerista.
- Capisco - , disse lui. Sembrava pensieroso.
Lei gli chiese dove lo avesse acquistato e lui rispose in tono asciutto: - A New York. -
Poi cambiò immediatamente discorso.
- Vogliamo andare? -
Con un cenno le fece strada e si diressero verso la veranda, dove Lena, Francesco, Daniele e Tanya li stavano aspettando.
La cena fu squisita e il gruppo concluse la serata in un bar in piazzetta. I ragazzi erano felicissimi di poter stare finalmente insieme e si lasciarono andare a esilaranti ricordi riguardanti momenti trascorsi insieme.
Tornando verso le auto, Lena e Francesco procedevano abbracciati, seguiti da Daniele e Tanya che sembrava avere il muso lungo. Evidentemente, avevano qualcosa di cui parlare, perciò Rebecca e Stefano si ritrovarono fianco a fianco. Lui le sorrise e le chiese alcune cose sulla sua vi-ta. Sapeva perfettamente che professione faceva e questo la stupì. Rebecca invece non sapeva niente di lui, a parte quello che le aveva detto Lena, la quale enfatizzava ogni cosa.
Si sentiva così impacciata con lui. Si strinse nelle spalle, quasi come segno di protezione, mentre percorrevano il vialetto, che risaliva ai parcheggi fuori dal centro di Porto Cervo. Durante la serata, quando lui la guardava, le sembrava che la spogliasse con gli occhi. Il suo sguardo era insistente, i suoi occhi così particolari, la mandavano letteralmente fuori di testa.
Considerata la paura che aveva degli uomini, a occhio e croce Stefano era uno, da cui scappare a gambe levate, evitando situazioni decisamente a alto rischio!
Arrivati alla macchina, si separarono dagli altri, che si diressero verso l'altra vettura. Le sue mani le sfiorarono un attimo le spalle per farle strada e lei sentì distintamente il suo tocco sul-la pelle. Lo guardò con aria un po' vacillante, prima di salire.
In macchina non dissero una parola. Stefano era assorto alla guida e nei suoi pensieri. Lei si rannicchiò sul sedile dell'auto, guardando fuori. Riusciva a sentire il suo buonissimo profumo. Sperò che quella tortura durasse poco.
Rientrando alla villa, tutti si salutarono dandosi appuntamento al mattino seguente, rimandando all'indomani le decisioni sul da farsi. Poi Rebecca, Lena e Francesco si diressero verso le lo-ro stanze, mentre Stefano, Daniele e Tanya si avviarono verso il vialetto, che portava alla piscina.
Più tardi, in piena notte verso le 4, Rebecca si svegliò per il gran caldo: non aveva acceso il condizionatore. Si accorse di avere sete e non aveva neanche l'acqua.
Vide lampeggiare la luce del cellulare e trovò un messaggio di Lena inviato alle 3:08.
Tesoro, non voglio svegliarti ora. Domattina usciamo con lo yacht, per cui preparati. Buonanotte e baci.
Lei restò perplessa, erano andati a dormire verso le 2. Decise di uscire e andare in cucina alla ricerca di un bicchiere di acqua fresca, per cui si avviò scalza verso l'esterno.
Nella parte centrale della villa c'era il salone, alla quale si accedeva da due porte, e c'erano alcuni finestroni che illuminavano l'ambiente, da cui era possibile uscire per raggiungere l'esterno. Le stanze da letto, con i relativi servizi si trovavano nell'ala destra rispetto al salone, mentre la cucina, da cui era agibile l'accesso agli alloggi dei domestici, si trovava nell'altra ala.
Rebecca tagliò dall'esterno, era sicura che avrebbe trovato tutte le finestre aperte. Sapeva che Stefano aveva un servizio di sorveglianza efficace e costante, che non avrebbe permesso a una mosca di entrare nella villa. Camminò a passi veloci sotto il portico, l'aria era umida, aveva freddo vestita della sola camicia da notte di seta bianca e era pure scalza.
Si bloccò all'improvviso udendo un fruscio e sentendo ridere.
Dietro l'angolo, proprio all'accesso del vialetto, dove li aveva visti allontanarsi poche ore prima, vide Stefano e Tanya, che si baciavano in modo intimo e sensuale. Lui le stringeva un seno con la mano e con l'altro braccio la teneva stretta a sé, mentre lei gli stava avvinghiata come una piovra. Rebecca avvampò, non sapeva dove nascondersi. Il bianco della sua camicia da notte la fe-ce risaltare alla luce della luna, infatti Tanya la vide subito, non appena riaprì gli occhi. Lei si ma-ledisse per non aver bevuto l'acqua del rubinetto, anche se fosse stata avvelenata sarebbe andata benissimo.
Perché diavolo ho pensato di uscire all'esterno? Si disse. Avrebbe potuto bere anche l'acqua della piscina, a quel punto non le importava, che figuraccia!
Stefano si girò e per un attimo impallidì.
Lasciò Tanya, mentre lei si chiedeva dove diavolo fosse finito Daniele e che ci facessero quei due insieme. Restò impietrita, non sapeva cosa dire. La situazione le sembrava paradossale, quanto squallida. Stefano le si avvicinò domandandole se fosse accaduto qualcosa.
Tanya nel frattempo si era dileguata. Rebecca aveva una mezza idea, che lo aspettasse per il seguito in camera da letto.
- Oddio!! - , disse tra i denti, mentre un pugno di gelosia la colpì allo stomaco. Si sforzò di essere gentile e di far finta di nulla, perché a quel punto avrebbe voluto darsela a gambe.
- Avevo sete e stavo andando in cucina. Mi... Dispiace... Tanto! -
E arrossì di nuovo.
Lui le sorrise dolcemente, ma pensò tra sé di trovarsi davvero in una situazione più che imbarazzante.
L'accompagnò, guidandola con un braccio verso la cucina e prendendole da bere nel frigo. Lei si sedette su uno sgabello. Era scioccata, ma cercò di mascherarlo. Non era nata ieri e capiva che non c'era da stupirsi. Stefano era un bel ragazzo, Tanya una bellissima donna: era naturale che tra i due potesse esserci attrazione... Ma lei era venuta alla villa con Daniele!
Era questo più che altro che la sconvolgeva: il fatto che i due amici si scambiassero la ragazza come una radiolina, da cui ascoltare l'ultimo brano in classifica.
Mentre Stefano le versava l'acqua e le diceva qualcosa, lei non stava neanche ascoltando. Poi si concentrò e capì che lui stava parlando della giornata successiva.
- ... Sai, ho pensato che sarebbe stato bello uscire con lo yacht, anche se dovremo rientrare presto per la serata. Gli ospiti arriveranno intorno alle 19! -
Lei lo guardò, lui aveva un'aria innocente e le sorrideva, come se nulla fosse accaduto. Per fortuna, le venne in mente una domanda, che avrebbe voluto fargli già dal giorno prima.
- Stefano, ma dove si farà questa festa? -
Ci aveva pensato quando era andata in piscina, cercando d'immaginare in quale punto del parco avrebbe potuto essere allestita tutta l'attrezzatura. Si era chiesta come avrebbero fatto a montare tutto in un giorno, visto che non s'intravedeva alcun movimento.
Lui si mise un dito davanti alla bocca invitandola a fare silenzio. - Shhh - , le sussurrò delicatamente e poi la prese per mano, guidandola all'esterno.
A metà del vialetto svoltò a destra. C'erano delle pietre, che formavano uno stretto sentiero tra i cespugli di oleandri: sembrava quasi di buttarsi a picco sul mare. In effetti c'era una ripida scalinata ricavata nella pietra, che iniziarono a discendere.
Si ritrovarono in una grotta dall'alta volta, nella quale s'insinuava l'acqua del mare for-mando una piscina naturale, in cui lui aveva fatto posizionare delle luci, che in quel momento, come per magia, accese. C'era letteralmente sufficiente spazio per allestire un bar contro la pare-te di roccia e erano già stati sistemati dei tavolini sulla piattaforma della discesa, tante luci e tor-ce.
Rebecca lo guardò stupita.
- Me ne sono innamorato, non appena ho visto il terreno. L'ho comprato immediatamente, avrei pagato qualunque cifra! -
Lei gli fece eco. - Direi meraviglioso! -
Cercò di avvicinarsi meglio percorrendo il bordo della vasca naturale. Perse un attimo l'equilibrio colpendo uno spuntone con il piede nudo.
- Rebecca, fermati! -
Adesso lei riusciva a tenersi appena in equilibrio, reggendosi in bilico alla roccia, per non fare troppa presa sui piedi nudi e per non rischiare di ferirsi. Stefano si rese conto in un istante che avrebbe potuto farsi male, la raggiunse in pochi passi e la prese in braccio.
- Così ti fai male! -
In quella situazione lei aveva paura anche a respirare. Lui avrebbe capito, che il suo cuore le stava martellando nel petto come un tamburo?
Povera me! È con te che mi faccio male sul serio.
A quel punto decise semplicemente di abbandonarsi tra le sue braccia, mentre lui la porta-va indietro, percorrendo le scale. Lei riusciva a sentire il suo profumo, poi appoggiò la testa sulla sua spalla.
Lui pensò che aveva un profumo buonissimo e che avrebbe voluto portarla in camera per farla sua, invece la posò delicatamente a terra. Non appena risalite le scale, le diede la mano e l'accompagnò fino all'ingresso della zona notte.
Lei lo seguì come un automa. Era soffocata dal suo cuore che le toglieva il respiro a ogni battito convulso e non vedeva l'ora di rientrare nella sua stanza e chiudersi dentro. Lo sguardo di Stefano aveva il potere di renderla in un attimo un essere inerme.
- Ehm... Buonanotte - , gli disse.
Aprì la porta della sua stanza in un nanosecondo e la richiuse alle sue spalle altrettanto velocemente.

Sarah Rivera
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