Writer Officina Magazine
Home
Magazine
Writer Officina
Autore: Flavia Turanti
Titolo: Una vita di emozioni
Genere Saggio
Lettori 319
Una vita di emozioni

Cos'è la felicità?

La felicità è uno stato d'animo, un'emozione positiva di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri.
Questa parola deriva dalla lingua latina “felix-felicis” che significa “felice”; in latino la radice “fe-“ voleva dire “abbondanza, ricchezza, prosperità”.
Questo stato d'animo è molto ricercato ai giorni nostri, in quanto la vita caotica che ognuno di noi ha non permette di raggiungerla sempre. Troppe responsabilità, troppi pensieri, critiche continue da parte di terzi non permettono di trascorrere una vita in felicità e in serenità.
Questi due termini “felicità” e “serenità” spesso utilizzati come sinonimi non lo sono in realtà, in quanto il primo rientra nella categoria degli stati d'animo provati dall'uomo, mentre la serenità non è altro che l'assenza di turbamento, una pacata o rassegnata tranquillità.
Non si può vivere una vita in completa felicità, in quanto i continui cambiamenti (che possono essere umorali, meteorologici o circostanziali) rompono l'equilibrio e provocano turbamento nelle giornate, creando un cambiamento degli equilibri interni, in primis, ma anche esterni dall'individuo stesso.

- Gli equilibri

Gli equilibri interni

Gli equilibri interni sono i primi ad essere mutati dalle condizioni che ci troviamo ad affrontare giorno dopo giorno.
L'equilibrio viene definito in fisica come uno stato di quiete di un corpo. Possiamo paragonare il corpo umano ad un oggetto, come potrebbe essere una pallina, per studiarne il proprio equilibrio. La pallina se posta su una superficie, ad esempio un tavolo, è ferma in quanto le forze che agiscono su di essa sono uguali e contrarie; ciò fa avere una forza nulla sull'oggetto che lo rende così fermo, in equilibrio statico.
Utilizziamo la fisica per capire gli equilibri che agiscono su un oggetto animato, il corpo umano. Se il corpo è equilibrato internamente questo può dipendere da uno stato emotivo controllato che non implica sbalzi di umore, da uno stato mentale di serenità (assenza di turbamento) e da dinamiche o equilibri esterni.

Gli equilibri esterni

La vita ci mette di fronte ogni giorno a decisioni, a dover scegliere tra una strada o un'altra da intraprendere nel nostro cammino quotidiano.

Ogni nostra scelta farà cambiare la nostra vita in positivo o in negativo.
Per poter capire meglio cosa si intende quando si parla di equilibri esterni utilizzerò un esempio a noi vicino.
Prendiamo in esame una donna sposata con figli e impegnata nel mondo del lavoro. Chiamiamola Marta.
Marta ogni giorno per essere felice deve lavorare sulla propria persona e far sì che i propri figli e il proprio marito siano a loro volta sereni e felici; che sul posto di lavoro non ci siano imprevisti (visione surreale in quanto l'imprevisto non può dipendere da lei), che non ci siano situazioni di ansia dovute a ritardi per arrivare sul posto di lavoro, che comporterebbe il richiamo e il rimprovero del suo capo.
Come si può ben capire se un pezzo del puzzle non è al suo posto, questo potrebbe creare un disordine e quindi uno squilibrio esterno che si riverserebbe su Marta, parlando del caso preso in esame, modificandone il suo equilibrio.
Tornando alla felicità, possiamo dire che questa emozione può essere provata da una persona, ma non può permanere costantemente all'interno di essa in quanto gli stati d'animo provati quotidianamente dal genere umano non dipendono solo ed esclusivamente da loro, perché le dinamiche esterne mutano giorno dopo giorno, ora dopo ora e addirittura ogni minuto.
Per essere sempre felici bisognerebbe vivere sotto una campana di vetro, perché solo così si riuscirebbe a non farsi influenzare dalle situazioni che accadono. Però non

bisognerebbe amare nessuno, perché nel caso una persona a noi cara dovesse soffrire o stare male, invito chiunque a rimanere impassibile alla situazione, quindi credo sia impossibile a dirsi e a farsi.
Però la felicità esiste! E la conosciamo bene!
Ognuno di noi l'avrà provata almeno una volta nella propria vita.
Attimi o momenti di felicità, di questo si può parlare. Questi esistono e li sappiamo identificare, perché rimangono impressi nella mente come delle cose che non avvengono spesso. Ogni emozione o situazione bella che proviamo o affrontiamo ci rimane nel cuore perché quello che proviamo in quel momento non è quotidiano.
La felicità può essere identificata nelle piccole cose: un gesto inaspettato, un'accortezza ricevuta, un dono.
Esempi questi che possono far cambiare nel giro di poco tempo il nostro umore.
La felicità può essere riconosciuta in seguito ad esperienze negative che hanno portato dolore nella vita di una persona. Quando si passa da un periodo buio ad un momento della vita dove si ricomincia a vedere un fascio di luce, si apprezza e “si gusta” questo stato d'animo.
Questo è uno stato di benessere completo: fisico, mentale e sociale. Analizziamo singolarmente, adesso, questi tre parametri che fanno sì che si verifichi questo stato di salute positivo, il benessere che porta alla felicità.

Questi tre parametri sono strettamente collegati, e alla mancanza di uno dei tre potrebbe non verificarsi questo stato d'animo.

- La felicità fisica

La felicità fisica può essere strettamente collegata all'apparato visivo ed uditivo in quanto può essere esterna o interna alla persona stessa.
Usiamo l'apparato visivo per osservare il nostro corpo e metterlo in discussione costantemente in base ai nostri canoni di bellezza, influenzati da quelli ritenuti ideali dalla società in cui viviamo. La vista permette di metterci in discussione e di migliorarci fino a raggiungere, in parte e mai completamente, un aspetto fisico che rispecchi i nostri gusti. Dico che non verrà mai soddisfatto appieno perché ogni persona cambia costantemente visione ed opinione su ogni cosa che lo circonda, quindi quello che due giorni prima poteva essere di nostro piacimento, due giorni dopo avendo trascorso due giornate piene di feedback e di notizie provenienti dall'ambiente esterno potrebbero averci influenzato diversamente facendo cambiare in noi i pensieri precedentemente avuti.
Ed in questa occasione “entra in gioco” l'apparato uditivo. Attraverso di esso riusciamo a farci delle “idee influenzate” in quanto non dipendono esclusivamente da ciò che i nostri occhi vedono. L'udito fa sì che la felicità

fisica venga influenzata dall'esterno: dai media, dai giornali, dai programmi televisivi, ecc.
Questi ultimi possono “giocare a nostro sfavore”, portando l'uomo verso patologie quali l'anoressia e la bulimia che, se non risolte in un lasso di tempo ben preciso, lo conducono alla morte, nella situazione più estrema, o all'annientamento psicologico e ad un senso di svuotamento della persona stessa.
Ognuno vorrebbe cambiare qualche piccolo dettaglio o caratteristica fisica o comportamentale nella propria persona, ma questo deve essere fatto in modo “sano” perché sì, si cambia nella vita, ma ammalarsi per raggiungere un ideale da noi ritenuto lontano da attuare, è follia. Questo però è purtroppo quello che accade nella Società di oggi, ed anche molto spesso.
Il problema è che l'uomo non si accontenta e non è mai soddisfatto di ciò che già ha, perché desidera sempre di più e subito, e magari anche con il minimo sforzo. Questo perché? Perché non siamo umili! L'umiltà è utile per capire quanto siamo fortunati di tutto ciò che già abbiamo e che il volere tutto non è umanamente possibile e non sarebbe nemmeno giusto nei confronti di chi non ha neanche i beni di prima necessità. Un bambino di 8/10 anni in Europa, ad esempio, come desiderio avrà quello di ricevere un telefono nuovo o una playstation; differentemente da un suo coetaneo che vive in Africa, che vorrebbe solo dell'acqua potabile da poter bere e
degli alimenti per sopravvivere qualche giorno o qualche settimana in più.
Come prima espresso, la felicità fisica potrebbe essere associata a quella estetica; ma in realtà è anche e soprattutto lo stare in salute: un'assenza di malattia che è in relazione anche allo stato di benessere completo fisico, mentale e sociale.
Una salute, quindi, che si manifesta anche dal punto di vista medico-clinico.

- La felicità mentale

La felicità mentale è legata alla percezione e alle sensazioni che suscitano nella nostra psiche le situazioni e le condizioni che ci troviamo ad affrontare.
Questo dipende dai feedback che riceve il nostro cervello e la loro elaborazione all'interno di esso. Ogni condizione che ci troviamo di fronte suscita in noi una emozione: da un possibile stato di stress o ansia iniziale, quando siamo scaraventati davanti ad un problema momentaneamente irrisolto, ad un successivo stato di tranquillità, serenità ed infine felicità dopo aver trovato la risoluzione dello stesso o dopo aver elaborato il problema.
La mente condiziona anche il corpo; come tramandano i latini “mens sana in corpore sano” ovvero “mente sana in un corpo sano”; questa è la chiave di lettura per capire la felicità mentale e il collegamento tra queste tre componenti.

Il primo legame stretto è tra la mente (felicità mentale) e il corpo (felicità fisica) che implica di conseguenza la felicità sociale e un senso di appartenenza di cui l'uomo ha bisogno per vivere meglio la propria vita.
La mente umana può fare cose impensabili, influenzando di conseguenza anche il corpo.
Si pensi a tutte le malattie o disturbi psichici come, ad esempio, l'attacco di panico che noi tutti conosciamo.
La mente può innescare dei meccanismi di pensieri che riescono a scatenare questo disturbo della psiche.
Il cervello umano può far avere alla persona che ne è affetta la sensazione di soffocamento, di tachicardia e di oppressione al petto.
La mente è complessa e parlando di quest'esempio specifico non permette di riconoscere ed identificare tutte le cause che scatenano questo disturbo ed è anche questo quello che mette in moto negativamente il cervello di ogni persona che ne è affetta; un meccanismo di voler trovare una soluzione a problemi che non si riescono a classificare chiaramente nelle cause che lo scatenano.

- La felicità sociale


La Società stimola in ognuno di noi il bisogno di appartenere ad un gruppo.
L'uomo ha la necessità di sentirsi parte di un'organizzazione che potrebbe essere la famiglia, il gruppo dei colleghi di lavoro, il gruppo della palestra, ecc.

ed in questa vuole distinguersi ed essere apprezzato per ciò che è e per le caratteristiche che ha.
La Società ci pone davanti a continue scelte e continue richieste che noi tutti dobbiamo affrontare e capire se ne siamo all'altezza, sempre se l'uomo è all'altezza delle richieste provenienti dall'ambiente esterno.
L'uomo non può vivere isolato, in quanto per definizione è “un animale sociale” che ha bisogno del contatto visivo e relazionale con i propri simili. Se questo non dovesse avvenire, sicuramente ne risentirebbe in breve tempo.
Sono stati fatti degli studi in ambito ospedaliero sulle infermiere da cui è emerso da test eseguiti su quest'ultime che per raggiungere un benessere, una felicità lavorativa, avevano bisogno di lavorare, durante i turni a loro assegnati, in compagnia di colleghe e colleghi. Solo attraverso il lavorare in gruppo con colleghi si poteva raggiungere una “felicità sociale” ed arrivare ad un maggior e miglior profitto lavorativo.
Il gruppo aiuta ognuno di noi a farci forza per affrontare ostacoli che da soli non si potrebbero raggiungere, anche se spesso il gruppo crea situazioni spiacevoli che si riversano sul singolo. Basti pensare al bullismo, in ambito scolastico, e al mobbing, in ambito lavorativo.
Il bullismo e il mobbing sono due processi dinamici che rompono l'equilibrio sociale di felicità di una persona.
Spieghiamo brevemente che cosa si intende per mobbing, essendo meno conosciuto e sentito rispetto al bullismo.

Il mobbing è un processo continuo e iterativo che ha lo scopo di danneggiare la salute psico-fisica di qualcuno.
Esempi di mobbing possono essere: l'esclusione di un collega dal gruppo di lavoro, non facendolo partecipare alle cene tra colleghi, mettere in giro voci per ledere la sua figura professionale, insultandolo pubblicamente o mettendogli i “bastoni tra le ruote”.
La mancanza di un senso di appartenenza rende l'uomo impotente e solo di fronte a tutti quelli che gli giocano contro.
Questo meccanismo suscitato dal processo di mobbing porta all'insorgenza di problemi e disturbi psichici nella persona.
Mettendo a paragone il bullismo e il mobbing, c'è da dire che il bullismo scolastico è molto più pericoloso per la salute psico-fisica del bambino o dell'adolescente, perché essendo più giovane d'età rispetto al lavoratore adulto, ha meno esperienza e meno strumenti da utilizzare per combatterlo.
Il gruppo rende più forti le persone che ne fanno parte, ma questo deve essere usato con raziocinio e non con lo scopo di ledere la vita di un'altra persona.
Fare parte di un gruppo aiuta in tanti aspetti della vita di tutti i giorni: migliora e fortifica la persona caratterialmente attraverso il confronto che ha quotidianamente all'interno dello stesso con i componenti del gruppo o dell'organizzazione, aiutando anche a combattere la solitudine.

Continuando a parlare della felicità, alcuni di questi esempi possono essere: incontrare una persona cara che torna a casa dopo tanto tempo per trascorrere un pomeriggio in serenità e in felicità raccontandosi e aggiornandosi sul tempo passato senza vedersi.
La felicità è il sentirsi utili, il sentirsi necessari per un'altra persona.
Questo stato d'animo ci fa sentire vivi, perché soltanto mettendo in atto delle buone azioni verso gli altri possiamo raggiungere la felicità.

Flavia Turanti
Biblioteca
Acquista
Contatto