Esperimento di scrittura collettiva
Personaggi in ordine di apparizione

Abel Wakaam: (Mark Kruninger)

Riccardo Oliverio: (Riccardo de Angelis)

Gina Marcantonini: (Gina Mifi)

Antonella Sacco: (Lidia Teoni)

Sergio Beducci: (Gabriele Arcangeli)

Annalisa Scaglione: (Bella Grandi)

Laura Gronchi: (Laura Ferri)

Carla De Bernardi: (Bianca Fumagalli)

Antonio Pilato: (Maria C. Caballero)

Assunta Adamo: Official Editor

Valigie nella tormenta
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Valigie nella tormenta (cap. 1° di 48)

Mark Kruninger: La mia famiglia gestisce questo hotel da oltre un secolo e io sono l'ultimo folle della stirpe a ostinarmi a tenerlo aperto. La strada finisce tre chilometri più avanti, dove sono rimaste una dozzina di case, un paio di baite che fungono da ristoro e un rifugio alpino che campa con gli ultimi escursionisti che hanno la costanza di salire fin lassù dalla valle.
Dicono che d'estate l'altopiano sia un paradiso, ma certo d'inverno è decisamente un'altra cosa.
Quel maledetto giorno mi chiamò con la radio l'operaio dello spalaneve, pochi minuti dopo le undici, avvertendomi dell'arrivo di un autobus che aveva sbagliato strada. Disse che raggiungere il parcheggio di fronte all'hotel sarebbe stato l'unico modo per fare inversione di marcia e che gli stava aprendo la strada tra la neve da una decina di chilometri.
Sapevo bene che sarebbe stato impossibile ridiscendere a valle con la tormenta che stava soffiando da un paio d'ore. Il bollettino meteo aveva pronosticato la chiusura di tutte le vie carrabili sopra i mille metri... e l'hotel si trovava quasi al doppio di quella quota.
- Portali qui, - risposi, sperando che non si fossero già bloccati per strada - un pasto caldo e un letto per la notte non lo si nega a nessuno! -
Dovetti attendere almeno mezz'ora prima di sentire il rumore del cingolato che ruggiva alla fine dell'ultima galleria, poi si arrestò di colpo e avvertii di nuovo la radio gracchiare.
Mi comunicò che l'autista dell'autobus aveva deciso di non andare oltre e, parcheggiato il suo automezzo nel tunnel, aveva chiesto ai passeggeri di continuare a piedi.
Quando li vidi arrivare, trascinandosi appresso le loro pesanti valige, credetti che sarebbero stramazzati al suolo prima ancora di raggiungere il primo gradino ghiacciato dell'hotel. Il vento era così forte da impedirmi persino di tener aperta la porta e la neve cadeva a larghi fiocchi come se volesse coprire in un solo momento il mondo intero. Ho sempre adorato la tormenta, perché mi rinchiude nella tana come un orso, mi protegge, e tiene alla larga i turisti chiassosi che salgono fin qui per scoprire la montagna, credendo che sia la stessa dei documentari visti in televisione.
Non hanno la minima idea di quale pace si provi ad ascoltare il silenzio e farei volentieri a meno di questi fastidiosi clienti, se non avessi promesso ai miei vecchi di continuare l'assurdo mestiere dell'albergatore.
Certo, un pasto caldo e un rifugio durante una tormenta non lo si nega a nessuno, ma glieli avrei fatto pagare a caro prezzo. Non solo in termini monetari, sia ben inteso, ma mettendoli di fronte a sé stessi in una specie di pubblica confessione, da cui non avrebbero potuto fuggire.
Appena riuscirono a trascinarsi fin nella hall, li invitai ad accomodarsi sui vecchi divani di pelle, posti attorno al grande camino centrale. Offrii a ognuno una tazza di vin brûlé e due biscotti di riso, per conquistare la loro riconoscenza e, quando si sentirono finalmente al sicuro, li misi di fronte alla tragica scelta: - È buona abitudine di questo hotel conoscere a fondo chi bussa alla porta, - alzai la voce per zittire il loro fastidioso brusio - quindi vi spiego una regola a cui non potrete sottrarvi. Pretendo da voi una presentazione, così da farvi conoscere da me e da tutti i presenti. Non la solita manfrina in cui elogiate i meriti nascondendo i difetti, bensì una vera a propria analisi della vostra vita... come se io fossi colui che deciderà della sorte di ognuno, assegnandovi una camera, oppure accompagnandovi direttamente al piazzale innevato, sotto la tormenta. Vi anticipo che non accetterò alcuna menzogna e che, se mi dovessi accorgere della vostra mancata lealtà anche in un secondo tempo, non esiterò a mettervi alla porta. -
Mentre parlavo, le loro espressioni divertite virarono in una preoccupazione latente, che divenne ben presto una certezza, quando l'autista dell'autobus decise di scendere a valle insieme all'addetto dello spalaneve.
Il silenzio si fece subito padrone della scena e finalmente potei rimirare una sorta di timore reverenziale sulle loro facce impietrite. Le guance arrossate e la tazza del vin brûlé stretta tra le mani; nessuno osava distogliere lo sguardo dalla mia figura: - Se state ipotizzando che si tratti di uno scherzo, - aggiunsi - siete decisamente fuori strada. Quindi lascio a voi la scelta di chi sarà il primo a togliersi questo pensiero. -

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