Esperimento di scrittura collettiva
Personaggi in ordine di apparizione

Abel Wakaam: (Mark Kruninger)

Riccardo Oliverio: (Riccardo de Angelis)

Gina Marcantonini: (Gina Mifi)

Antonella Sacco: (Lidia Teoni)

Sergio Beducci: (Gabriele Arcangeli)

Annalisa Scaglione: (Bella Grandi)

Laura Gronchi: (Laura Ferri)

Carla De Bernardi: (Bianca Fumagalli)

Antonio Pilato: (Maria C. Caballero)

Assunta Adamo: Official Editor

Valigie nella tormenta
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Valigie nella tormenta (cap. 2° di 42)

Riccardo de Angelis: - Mi chiamo Riccardo De Angelis, inizio io, così la facciamo subito finita e capisco se mi devo ritrovare nel piazzale, oppure al caldo di una camera confortevole. In questo modo accontento anche l'originale direttore di questo albergo che ci ha salvati momentaneamente dalla tormenta! -
Lo dissi con una nota di sarcasmo, guardando fisso l'albergatore, che stava in piedi dietro il bancone con le braccia incrociate. Inespressivo.
- Sono nato a Roma, classe 1974, ho compiuto gli anni due giorni fa, il 25 gennaio e la mia vita non è il massimo della felicità. Sto vivendo, quel che si dice, un momento difficile. Non è il primo momento complicato e non sarà nemmeno l'ultimo. Sono geometra, lo ha desiderato tanto mio padre e io l'ho accontentato. Ho sempre accontentato tutti nella mia vita. Sempre. Troppo! -
Mi avvicinai alla finestra stringendo la tazza del vin brûlè caldo, che emanava quel dolce aroma di chiodi di garofano e cannella. Lo spazzaneve se n'era ormai andato, portando a valle anche l'autista del bus. Dopo qualche metro non si distinguevano più le luci posteriori, la tempesta lo aveva inghiottito insieme a tutto il resto.
- Mio padre aveva una piccola impresa edile che si era costruito partendo veramente da zero, con molta umiltà e tanti sacrifici. Aveva iniziato a realizzare piccole unità immobiliari, case senza grandi pretese, per lo più rurali, ma con la sua abilità e la sua onestà, soprattutto, fu in grado di ottenere un buon successo. Si era conquistato una vera popolarità, era bravo e onesto. Era questo il suo segreto. Grazie a lui mi ho avuto la strada spianata nell'azienda che aveva fondato. Non era certo il sogno della mia vita, ma non avevo, all'epoca, particolari ambizioni e accettai senza troppa convinzione pur di accontentarlo. Lui sì che era soddisfatto! Aveva in me una fiducia smisurata, non mi contraddisse mai nella sua breve vita che si spense nel 2000. Non dimenticherò mai il suo sguardo da quel letto d'ospedale. Era dimagrito, non parlava più, ma i suoi occhi mi incitavano a continuare la sua opera. Volli accontentarlo, o per lo meno ci provai. Non fu facile prendere le redini dell'impresa. Mio padre mi mancava, non solo dal lato affettivo, mi mancava la sua operatività, la sua presenza fattiva nei cantieri. Io avevo conoscenze di disegni, non di cazzuola. Furono quelli i primi anni difficili a cui andai incontro, stavo rischiando di fallire e mi resi conto di quanto fosse determinante la presenza di mio padre per quella piccola azienda. Poi un bel giorno venne a trovarmi un tizio, al cantiere di Vicovaro, dove stavamo ristrutturando una casetta vicino al fiume Aniene. Aveva una bella auto blu, con l'interno in pelle chiara, si fece notare subito. Possedeva l'auto dei miei sogni, ma in quel momento non potevo permettermi nulla, perché ero in serie difficoltà economiche. Ero disperato. Si presentò, mi disse che aveva dei lotti di terreno lungo il litorale ostiense e mi chiese di costruire per lui. Come rifiutare? Era arrivata la manna dal cielo. Accettai con entusiasmo, ma dopo pochi mesi mi fece notare che i costi stavano lievitando troppo a causa della manodopera. Mi procurò della nuova manovalanza e dovetti sottostare alle sue direttive. Mi ritrovai così a gestire una schiera di lavoratori che dovevo pagare in nero. Ben presto capii di essermi trovato in mezzo a una banda di loschi affaristi. Non me ne vergogno, anche se dovrei, ma ero economicamente sull'orlo del baratro. Se non avessi accettato le sue imposizioni, sarei piombato nella miseria più assoluta. Continuai cosi mio malgrado per altri quattro anni, le soddisfazioni economiche mi fecero dimenticare presto l'insana situazione. Poi, in un rigurgito di onestà, cominciai a detestare quello che stavo facendo e a detestare anche me stesso. Avevo conosciuto la donna della mia vita e mi ero innamorato. Vendetti l'azienda con grande dolore, consolandomi tra le braccia di Sofia e la sposai appena me lo chiese. L'accontentai anche se non ero davvero pronto. Ho sempre cercato di accontentare tutti nella mia vita. Facemmo un bel viaggio di nozze in Africa e decidemmo di aprire una piccola gioielleria a Buguggiate, vicino a Varese. Questa mattina dopo l'ennesimo litigio con Sofia sono salito su quel bus per starmene un po' solo. -

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