Esperimento di scrittura collettiva
Personaggi in ordine di apparizione

Abel Wakaam: (Mark Kruninger)

Riccardo Oliverio: (Riccardo de Angelis)

Gina Marcantonini: (Gina Mifi)

Antonella Sacco: (Lidia Teoni)

Sergio Beducci: (Gabriele Arcangeli)

Annalisa Scaglione: (Bella Grandi)

Laura Gronchi: (Laura Ferri)

Carla De Bernardi: (Bianca Fumagalli)

Antonio Pilato: (Maria C. Caballero)

Assunta Adamo: Official Editor

Valigie nella tormenta
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Valigie nella tormenta (cap. 3° di 42)

Gina Mifi: Il discorso dell'albergatore ci prese tutti di sorpresa. Il primo sentimento che mi assalì fu l'arcaica timidezza che tante volte da bambina mi aveva bloccato. In poche parole sarei voluta sprofondare, pur di non parlare in pubblico, ma subito dopo tirai fuori la grinta che mi aveva aiutato a superarla.
Non appena l'uomo che mi precedeva ebbe terminato la sua presentazione, decisi con sollievo di alzarmi dalla punta della poltrona dove il timore di sembrare strana agli occhi degli altri mi aveva costretta a sedere, nonostante fosse per me tanto scomoda, usando come scusa il perenne bisogno di caldo, che nemmeno la tazza fumante che mi era stata offerta riusciva a saziare.
Mi avvicinai al grande camino centrale allungando le braccia verso il fuoco. – Visto che proprio devo, lo faccio subito anch'io - , dissi continuando a guardare le fiamme. – Mi Chiamo Gina Mifi. Sono cresciuta in una piccola fattoria del Centro Italia e ho sempre guardato il mondo con perplessità. Dai piccoli occhi della bimba che ero, guardavo il pianeta meraviglioso che ci ospitava, rigoglioso e generoso oltre ogni misura, e lo vedevo distruggere, depredare, e per cosa, per stare sempre peggio? Vedevo quello che chiamavano progresso continuare a provocare disastri e guerre e mi sentivo estranea ad un genere che si era autoproclamato “umano”.
Cercando di trovare il mio posto in questo luogo tanto strano, ho cercato di usare le mie doti creative con cui trasformavo tutto quel che mi capitava sottomano. Ho iniziato da piccina a riciclare le cassette della frutta per farne appartamenti per i gatti, usando col tempo qualsiasi materiale trovassi. Carta, creta, pasta di sale, legnetti; tutto nelle mie mani trovava il modo di rifiorire. Ho esplorato tecniche come l'origami e l'uncinetto, usando quest'ultimo per riciclare la plastica dei detersivi e farne oggetti d'arredo.
Per ultimo ho approfondito la mia passione per le storie, arrivando a inventarne talmente tante, dal decidere di metterle su carta per non dimenticarle.
Quello che mi ha aiutata maggiormente negli anni, fu l'amore viscerale per la Natura. Mi è sempre riuscito più semplice comunicare con animali e piante, che con gli esseri della mia stessa specie. –
In quel momento avrei voluto rimangiarmi quell'ultima frase, ma sospirai e ripresi l'immersione in me stessa.
- Col tempo cercai di capire il motivo per cui mi sentivo così diversa. Il punto di vista di mio padre mi ha fatta sentire “sbagliata”; sapevo di non esserlo ma questo non mi ha impedito di sfiorare il suicidio per ben due volte. Quella seconda volta mi cambiò la vita. Insieme ad altre coincidenze, mi fece capire che volevo vivere e potevo farlo a modo mio, stando bene soprattutto con me stessa.
È iniziata così la rinascita che mi ha portato, con gli anni, a trovare persone simili a me. Sono riuscita a guarire, a capire mio padre e il suo male di vivere che non ammetteva di avere. Ho imparato ad amarmi e a perdonare lui per ciò che avevo subito, e me per averlo permesso.
Sono diventata paziente, con me e con gli altri, talmente tanto che difficilmente si riesce a farmi innervosire. Questo perché lo scopo principale della mia vita è star bene. Quando però qualcuno ci riesce, lo cancello dalla mia esistenza come se non ci fosse mai stato, o gliela faccio pagare in modo che non possa mai più replicare. Così finalmente ho iniziato a capire qual è la mia strada e ad approfondire altri aspetti del mio spirito ribelle, anche partecipando a dei corsi. Quel bus mi stava portando proprio ad una lezione.

© Writer Officina - 6.890 visualizzazioni