Esperimento di scrittura collettiva
Personaggi in ordine di apparizione

Abel Wakaam: (Mark Kruninger)

Riccardo Oliverio: (Riccardo de Angelis)

Gina Marcantonini: (Gina Mifi)

Antonella Sacco: (Lidia Teoni)

Sergio Beducci: (Gabriele Arcangeli)

Annalisa Scaglione: (Bella Grandi)

Laura Gronchi: (Laura Ferri)

Carla De Bernardi: (Bianca Fumagalli)

Antonio Pilato: (Maria C. Caballero)

Assunta Adamo: Official Editor

Valigie nella tormenta
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Valigie nella tormenta (cap. 4° di 42)

Lidia Teoni: Tutte quelle persone che mi guardavano e il direttore che voleva sapere chi fossimo, sembrava quasi l'investigatore di un film. No, peggio. Sembrava una specie di maniaco, con quella pretesa della verità e dell'autoanalisi. Mi augurai che la tormenta finisse presto e che l'indomani il tempo ci consentisse di ripartire. Non mi piace raccontare agli altri i fatti miei, ma sembrava proprio che non fosse possibile evitarlo. Ad ogni modo, nonostante le sue affermazioni, né l'albergatore né nessun altro avrebbe potuto verificare quanto avrei detto e l'idea mi tranquillizzò. Ascoltai chi era stato invitato a confessarsi prima di me con interesse, ma mostrando una sorta di indifferenza annoiata.
Quando fu il mio turno, presi fra le mani la tazza con il vin brûlé, mi concentrai sul suo profumo speziato e iniziai a parlare, lentamente, scegliendo bene le parole e non solo quelle.
- Mi chiamo Lidia Teoni, sono, o sarebbe meglio dire, sarei una professoressa di Matematica, perché in questo periodo non lavoro, sono in aspettativa. Avevo bisogno di staccare per un po'. Sono nata il 17 luglio 1975, - feci una pausa per guardare le facce che avevo intorno con le loro espressioni quasi indifferenti, e aggiunsi con un mezzo sorriso: - lo so che sembro più vecchia, non preoccupatevi di farmelo notare. -
Mi interruppi per bere un sorso caldo, tutti tacevano, aspettando che continuassi. Così ripresi a parlare: - Dopo la laurea in realtà avevo cercato di trovare un lavoro che non fosse quello di insegnante, ma senza alcun successo. Si è trattato sempre di incarichi temporanei e mal retribuiti; tante promesse e niente altro. Il solo risultato che ho ottenuto è stato quello di perdere del tempo. Alla fine mi sono arresa e, tutto sommato, ho avuto la fortuna di ottenere una cattedra in tempi brevi. Ho così scoperto che insegnare mi piace più di quanto avessi immaginato e di solito riesco a intendermi perfettamente con gli studenti, benché all'inizio sia capitato che qualcuno non mi prendesse abbastanza sul serio. Ho cambiato più volte scuola, l'ultima in cui ho lavorato è un liceo scientifico. Tre anni fa ho avuto una quinta classe di ragazze e ragazzi particolarmente in gamba, il sogno di ogni insegnante: all'esame di maturità nessuno ha preso meno di novanta. -
Sorseggiai di nuovo la mia bevanda, apprezzando il liquido caldo dopo quel viaggio terribile in autobus e il tragitto che avevamo dovuto percorrere a piedi fino alla porta dell'albergo, sotto quel vento sferzante e la neve che si attaccava addosso. Credo di non aver mai avuto così freddo come quel giorno. Continuando a non mostrare quanto detestassi farlo, ripresi il mio racconto, giunto alla parte più interessante per chi amava spettegolare.
- Sono stata fidanzata due volte; il primo fidanzato mi tradiva e l'ho lasciato appena l'ho scoperto, il secondo si è innamorato di una ragazza più giovane e più bella, non che ci voglia molto ad essere più bella di me. È successo sei mesi dopo che avevamo iniziato a convivere. Sono figlia unica e i miei genitori sono deceduti da quattro anni in un incidente d'auto, un TIR è finito addosso alla loro 308. Anche mia madre insegnava... scienze e matematica alle medie; mio padre invece era un funzionario di banca. Mi hanno lasciato un appartamento in una zona tranquilla e signorile. Ho un buon rapporto con mio cugino e sua moglie, lei aspetta il suo secondo figlio. Hanno una bimba di tre anni che mi chiama zia Lia, cosa che mi rende molto orgogliosa. -
Sperai che potesse bastare. Mentre finivo di bere il vin brûlé, qualcuno, non capii nemmeno chi, domandò: - Dove abita? Si è dimenticata di dirlo. -
No, non me n'ero affatto dimenticata. Avevo sperato che nessuno ci facesse caso, ma evidentemente qualcuno mi aveva ascoltata con attenzione.

© Writer Officina - 6.894 visualizzazioni