Esperimento di scrittura collettiva
Personaggi in ordine di apparizione

Abel Wakaam: (Mark Kruninger)

Riccardo Oliverio: (Riccardo de Angelis)

Gina Marcantonini: (Gina Mifi)

Antonella Sacco: (Lidia Teoni)

Sergio Beducci: (Gabriele Arcangeli)

Annalisa Scaglione: (Bella Grandi)

Laura Gronchi: (Laura Ferri)

Carla De Bernardi: (Bianca Fumagalli)

Antonio Pilato: (Maria C. Caballero)

Assunta Adamo: Official Editor

Valigie nella tormenta
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Valigie nella tormenta (cap. 5° di 42)

Gabriele Arcangeli: Sembrava proprio che toccasse a me. Scossi la testa. Osservai la tazza di vino ormai vuota e la agitai ostentatamente verso il proprietario di quello strano albergo, che adesso si era avvicinato al camino e mi fissava insistentemente.
- Buono indubbiamente questo vin brûlé; ma a me serve qualcos'altro. Posso vero?! - dissi.
Senza aspettare una risposta, mi alzai da quella poltrona piuttosto scomoda e mi diressi verso il bancone del bar. Una serie di polverose bottiglie, inserite in vecchie mensole di legno scuro, mi osservavano dallo sfondo. Grappe di ogni genere, amari di marche improbabili, brandy e whisky che sembravano usciti fuori direttamente da un film poliziesco degli anni Settanta. Finalmente vidi qualcosa d'interessante. Mi sporsi un poco, con la punta delle dita ne afferrai il collo e la portai verso di me. Mi riempii la tazza di una dose generosa di vodka Absolut. Ecco adesso ero pronto per affrontare quella specie d'incubo.
Tornai verso il caminetto; la mia valigia era ancora appoggiata sulla poltrona. Mi ci lasciai cadere nuovamente sopra, sospirai. Poi lo aggredii.
- Così tu sei una specie di sbirro? Ti deve divertire molto questa situazione, eh?! -
Feci un sorso abbondante di liquore. Sorrisi.
- O magari siamo in una specie di reality del cazzo. Tu chi rappresenti in questo caso, che ruolo hai? Sei uno strizzacervelli? -
Mi uscì una risatina, poco più che un ghigno.
- In ogni caso ti aspetti che io parli di me, magari confessi i miei traumi infantili, raccontandoti quale fosse il nome del mio orsacchiotto preferito. Sul serio? Leggimi il labiale allora... -
Avvicinai il dito sulle labbra, scandii lentamente, ma ad alta voce: - Non se ne parla! -
Bevvi ciò che restava della mia vodka e mi sentii subito meglio.
- E adesso? Mi manderai sul piazzale? Ti renderai responsabile di un probabile assideramento? -
Lui si girò verso il camino, stese le braccia davanti a sé, rimase qualche secondo in silenzio. Infine mi rispose volgendomi la schiena.
Mark Kruninger: - Le regole valgono per tutti. Finirai fuori. Peraltro, se sei sveglio, potresti rifugiarti nella legnaia. Ti avverto però che sarai in compagnia dei topi e avrai soltanto qualche coperta logora per difenderti dal freddo. -
Gabriele Arcangeli: - Perché dovrei aprirmi con te e con gli altri? - Ribattei con una improvvisa sfumatura d'incertezza nella voce.
Mark Kruninger: - Ribalto la tua domanda: perché no? Quelli prima di te lo hanno fatto... spesso con sofferenza. Sei proprio convinto di valere più di tutti loro e di poter pretendere un trattamento privilegiato? -
Gabriele Arcangeli: Lasciai uscire con violenza il fiato che avevo trattenuto fino ad allora. La situazione stava diventando insostenibile. Gli altri mi stavano guardando e sicuramente qualcuno stava sorridendo.
- Merda! - sbottai - Mi chiamo Gabriele Arcangeli. Divertente vero? I miei genitori hanno avuto uno strano senso dell'umorismo, no? In realtà se ne fregavano di angeli, arcangeli e religioni. Più che altro se ne fregavano e basta. Mio padre mi parlava a sberle. Mia madre... va beh, lasciamo perdere. Ho ventisette anni anche se mi sembra di averne cinquanta. A diciotto li ho lasciati nella loro ridente cittadina del cavolo e me ne sono andato a Milano. Ho vissuto alla grande per un paio d'anni. Sul serio: facevo il dj, all'inizio nei centri sociali, feste, rave. Poi come resident in locali mica male. Insomma un po' di quattrini li tiravo fuori a fine mese. E poi, com'è che si dice... alle ragazze non risultavo indifferente. Con la Susy sono stato più di un anno, abitavo proprio da lei, nel suo loft. Quattro anni più di me e gli occhi come due stelle di neutroni; sembravano vorticare. Quando ti guardava ti ci perdevi dentro e non ne uscivi più! Poi è arrivato quel deficiente con il Cayman nero targato San Marino, il suo ex in pratica. Morale della favola si sono rimessi insieme. Che potevo fare? Ho mollato tutto e me ne sono andato in Olanda. Prima però ho distrutto il Porsche al deficiente! Sicuro, gliel'ho ridotto un rottame. Tre anni ad Amsterdam, ragazzi si sta da Dio lì. Lo stato ti passa tutto. Ho preso la cittadinanza grazie a una mia amica, ma questa e un'altra storia, non mi va di parlarne. Andava tutto bene, andava tutto a gonfie vele, ma poi... poi! Poi mia madre l'ha fatto sul serio. È volata giù dal ponte. Un paio di mesi fa. Sono dovuto tornare, ma non ho fatto nemmeno in tempo ad andare al suo funerale. -
Senza rendermene nemmeno conto avevo chiuso gli occhi mentre terminavo il mio discorso sconclusionato. Ora avevo quasi paura di riaprirli. Si stava bene con gli occhi chiusi, il tepore del caminetto che mi accarezzava le guance, il silenzio. Il silenzio sì, perché nessuno stava parlando. Avevo paura di riaprire i miei occhi. Che stava pensando quella gente attorno a me? Mi guardava con condiscendenza? Sorrideva imbarazzata? Contai mentalmente fino a cinque poi li riaprì.
Ma nessuno sorrideva.

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