Esperimento di scrittura collettiva
Personaggi in ordine di apparizione

Abel Wakaam: (Mark Kruninger)

Riccardo Oliverio: (Riccardo de Angelis)

Gina Marcantonini: (Gina Mifi)

Antonella Sacco: (Lidia Teoni)

Sergio Beducci: (Gabriele Arcangeli)

Annalisa Scaglione: (Bella Grandi)

Laura Gronchi: (Laura Ferri)

Carla De Bernardi: (Bianca Fumagalli)

Antonio Pilato: (Maria C. Caballero)

Assunta Adamo: Official Editor

Valigie nella tormenta
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Valigie nella tormenta (cap. 8° di 42)

Bianca Fumagalli: - Bene, - esordii - cercando di imprimere sulla retina i volti dei miei compagni di sventura e quello del nostro enigmatico padrone di casa - credo che sia arrivato il mio momento. Mi chiamo Bianca Fumagalli e desidero essere sincera, trovo i modi e le richieste del signor Mark Kruninger del tutto inaccettabili e, poiché l'alternativa è ritrovarsi nella tormenta, va da sé che, come tutti voi, asseconderò le sue pretese, ma sia ben chiaro che le considero un abuso e che sporgerò denuncia per violenza psicologica. Vedo che nessuno reagisce, immagino per paura di ritorsioni. Siete dei codardi, ma in effetti avete ragione, cosa ne sappiamo noi di questo signore? Forse è un sadico, un maniaco, un pazzo o un serial killer e penso anch'io che sia meglio non farlo arrabbiare. Almeno per ora. Premetto che il suo albergo, di cui fino a poco fa ignoravo l'esistenza, è davvero magnifico e che il panorama strappa il cuore, ma qui finiscono i complimenti, il resto lo vedremo quando tutto sarà finito. -
Mark Kruninger: - Certo, lo vedremo quando sarà finito. - Sorrisi in modo enigmatico.
Bianca Fumagalli: - E dal momento che sono costretta a farlo, vi racconterò la mia storia. Sono nata e vissuta a Milano e questa, per incredibile che sembri, è la prima volta che lascio la città. Quando avevo quattordici anni mio padre, che amavo con tutta me stessa, si ammalò e due anni dopo morì. Ci lasciò in miseria e mia madre, che voleva liberarsi di me per vendere la casa e tornare per sempre a Matera, mi mandò a servizio dalla contessa Gilberti De' Grandi nella sfarzosa villa in via Dei Giardini dove una sua conoscente lavorava come cuoca. Avrei voluto continuare gli studi, ma non fu possibile. Scoprii ben presto che il mio stipendio veniva mandato a lei ogni mese e che a me restavano pochi spiccioli. Questo confermò quello che avevo sempre saputo: mia madre mi detestava ed era una donna malvagia ed egoista. Da allora non volli più rivederla. Passarono sei anni e, quando la anziana nobildonna che non aveva figli e che mi trattava con affettuoso rispetto scomparve, il conte Gilberto Ferdinando mi licenziò in maniera offensiva. A quei tempi una cameriera era considerata una serva e non aveva nessun diritto, ma forse siete tutti troppo giovani per ricordarlo. Me ne andai con i miei deprimenti risparmi, una valigia di cartone scozzese semivuota e una copia rilegata in pelle verde di Cime tempestose , che avevo rubato dalla biblioteca. L'unica soddisfazione era che mia madre avrebbe smesso di sfruttarmi! Trovai una orribile stanza alla pensione Rio de Janeiro di via Podgora, ma capii subito dal nome, dai rumori della notte e dal viavai per le scale, che si trattava di un albergo a ore e decisi di andarmene. -
Mark Kruninger: - Anche questo puoi consideralo un albergo a ore, - scherzai - perché dalle vostre risposte dipende per quante ore vi ospiterò! -
Bianca Fumagalli: - Quello stesso giorno andai al funerale della contessa Beatrice nella chiesa di San Francesco da Paola in via Manzoni, - continuai, evitando di cadere nel suo tranello, - era la vigilia di Natale e tutto era così triste, soprattutto le luminarie che mi ricordavano la mia infanzia che, con papà al mio fianco, era stata invece felice. Ma non potevo autocommiserarmi, mi serviva una sistemazione per la notte e dovevo farmi venire in fretta un'idea. Assorta e preoccupata, andai a sbattere, a testa bassa, contro un vecchio signore che quasi mi abbracciò per non farmi cadere. Fu gentile come lo era mio padre e gli sorrisi. Pensai che fosse un segno del destino. E lo era, eccome se lo era! Fu in quel momento che vidi l'insegna dorata di un hotel illuminato come un presepe, l'Imperial Palace. Era talmente lussuoso da far paura, ma trovai il coraggio di entrare e di chiedere intrepida al portiere se avessero bisogno di personale. La proprietaria, una dama avvolta nella cipria e nel profumo con in braccio un antipatico gatto, passò di lì in quel momento e, rivolta all'altezzoso impiegato che mi stava mandando a quel paese, disse - Lasci fare a me, Adolfo, si è appena licenziata un'addetta alla lavanderia e stanno arrivando clienti da tutto il mondo, ci penso io -. Mi intimò di seguirla in un salottino azzurro e oro, mi esaminò come se fossi un vitello al mercato del bestiame, mi spiegò cosa avrei dovuto fare e pochi minuti dopo mi affidò a Maria Ferrari, la governante ai piani, alla quale mi sarei affezionata come a una sorella maggiore. - Consegna grembiule e ciabatte a questa ragazza, mostrale il dormitorio e dalle un bicchiere di latte con i biscotti, domani la faremo visitare dal nostro medico e, se ci confermerà che è in buona salute, la assumeremo al posto di quella disgraziata di Samanta che se ne è andata su due piedi -. Iniziò così la mia carriera, che si sarebbe srotolata interamente nei corridoi e nelle camere di quell'albergo. Non sono mai stata infelice, grazie ai libri dimenticati e a una radiolina abbandonata da un cliente distratto. Non mi sposai e non ebbi figli, gli uomini non mi interessavano, poi vi dirò perché. -
Mark Kruninger: - L'informazione per ora è ininfluente. - la invitai a continuare.
Bianca Fumagalli: - Ci volle un decennio perché fossi innalzata al ruolo di cameriera ai piani, un altro per essere promossa vice-governante e quando compii 50 anni presi il posto della mia cara Maria, che era fuggita con un anziano barone napoletano, cliente abituale dell'hotel nonché della bella e opulenta housekeeper, come si dice oggi. Lo sapete tutti, no, che quando un ospite chiede “una coperta” significa che vuole una donna che gli scaldi il letto? E molte di noi, ma non certo io, arrotondavano così, con il consenso segreto di quel ruffiano del direttore che ne traeva discreti vantaggi. Insomma, durante quegli incontri proibiti, ma non troppo, Maria e Don Ciro Ajello d'Aragona persero la testa. Passarono altri quindici anni finché il mese scorso decisi di licenziarmi. La pensione e la liquidazione mi permetteranno di vivere serena, di comprare i vestiti che non ho mai avuto e tutti i libri che voglio leggere, di andare a sentire dal vero un concerto o un'opera e di fare qualche viaggio, spero meno sciagurato di questo. E sicuramente un giorno andrò a trovare la mia amica che ora è una baronessa partenopea. Sì, perché quel gran signore di don Ciro l'ha sposata ed è morto lasciandola ricca e onorata da tutta Napoli. C'è un'ultima eccitante informazione che voglio darvi, così il signor Mark Kruninger sarà soddisfatto.
Mark Kruninger: - Sentiamo... - la incoraggiai.
Bianca Fumagalli: - Quel porco di Adolfo mi ha molestato per tutti quegli anni. Era disgustoso, con le sue unghie gialle di nicotina scadente, l'alito putrido, la tintura nera per capelli che colava sulla sua fronte quando sudava e i bottoni della divisa che scoppiavano sul suo stomaco prominente. Per colpa sua non sono mai riuscita a provare attrazione per l'altro sesso e non ho mai permesso a un uomo di sfiorarmi. Sono vergine, lo confesso. Posso avere un'altra tazza di vin brûlé per favore? -

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