Esperimento di scrittura collettiva
Personaggi in ordine di apparizione

Abel Wakaam: (Mark Kruninger)

Riccardo Oliverio: (Riccardo de Angelis)

Gina Marcantonini: (Gina Mifi)

Antonella Sacco: (Lidia Teoni)

Sergio Beducci: (Gabriele Arcangeli)

Annalisa Scaglione: (Bella Grandi)

Laura Gronchi: (Laura Ferri)

Carla De Bernardi: (Bianca Fumagalli)

Antonio Pilato: (Maria C. Caballero)

Assunta Adamo: Official Editor

Valigie nella tormenta
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Valigie nella tormenta (cap. 9° di 42)

Maria Concepcion Caballero: “Tante chiacchiere, parole inutili di vite altrettanto insignificanti...” pensai fra me e me, dopo le prime due frasi pronunciate dalla bocca di quel tale, Riccardo De Angelis.
Smisi fin da subito di ascoltare lui, così come gli altri, isolandomi nei miei pensieri personali; mentre a turno gesticolavano come marionette impazzite, riflettei invece sul sermone iniziale dell'albergatore Mark Kruninger, l'unica orazione che mi era rimasta impressa.
“Cosa intendeva dire con quelle parole?” riflettei fra me e me.
Poi giunse il mio momento, un paio di minuti di celebrità in mezzo a quei sacchi di carne sconosciuti e animati dal soffio di chissà quale empia divinità.
- Salve, mi presento! Il mio nome è Maria Concepcion Caballero, sono nata nell'inverno di settantacinque anni fa e posso affermare di aver vissuto ogni esperienza possibile. Beh, quasi ogni esperienza... -
Deglutii.
- Non mi era ancora capitato che un albergatore mi facesse il terzo grado... e devo confessare di essere un tantino infastidita. -
Mark Kruninger: - Abbiamo rispetto per la sua età, signora, ma è la regola. - le risposi, mantenendo una certa rigidità nei modi. Nel frattempo notai che gli altri stavano cominciando a fissarmi, puntandomi addosso i loro riflettori oculari come se mi trovassi di punto in bianco in cima a un palcoscenico.
Maria Concepcion Caballero: - E cos'altro devo dire? Che ho perso i miei genitori quando non ero ancora maggiorenne? Oppure che attualmente lavoro ancora come sarta presso una piccola bottega? -
Mark Kruninger: - Signora... - esclamai.
Maria Concepcion Caballero: - Signorina, prego! - interruppi l'albergatore, l'unico con cui gradivo confrontarmi in quel momento.
Mark Kruninger: - D'accordo sul suo giovine spirito e, mi permetta, anche un po' rivoluzionario...ma come può definirsi "signorina"? -
Maria Concepcion Caballero: - Non sono mai stata sposata e non ho figli. Per quel che mi riguarda io sono e resterò sempre una signorina. -
A quel punto, la curiosità divenne stupore: le bocche dei presenti erano così spalancate da sembrare vere e proprie gallerie.
- Provengo dalla lontana città Gau Iluna... - continuai.
Quando nominai la mia città di residenza, notai dei fastidiosi sorrisetti, celati malamente sotto i baffi di alcuni dei presenti. Mi feci forza e conclusi la frase: - ...come accennavo prima, sono una semplice sarta che lavora nell'appena citata cittadina e amo viaggiare. -
Mark Kruninger: - E mi dica, signora...signorina Caballero...cosa la porta da queste parti? -
Maria Concepcion Caballero: - Le ho già risposto! Amo viaggiare e ho scelto di prendere la corriera perché gli aerei mi spaventano. -
In realtà, mentii.
Nel corso della mia vita avrò preso l'aereo almeno una cinquantina di volte, ma tanto nessuno di loro poteva sapere o anche soltanto sospettare che raccontassi qualcosa di molto lontano dal vero. Del resto, ogni individuo cela con circospezione i propri scheletri nell'armadio della vita.
Non ero mai stata sincera neppure con gli uomini che più mi avevano amato, figuriamoci con un gruppo di disgraziati come quello che mi stava ascoltando distrattamente.
“Ma chi si credono di essere?” mi domandai silenziosamente, mentre la gente tornò a osservarmi più con curiosità che con senso di derisione.
- Si può dunque dichiarare concluso il mio intervento in questa sorta di farsa da centro di recupero? -
Con un cenno del capo, Mark Kruninger mi fece intuire che ne avesse abbastanza e mi fece accomodare su una delle poltrone presenti nella hall.
Strinsi a me la valigia con entrambe le mani e mi richiusi nel mio mondo, ottenebrata dai soliti pensieri di cui non rendevo partecipe nessun'altro, se non la mia mente, il mio cuore e la mia anima.
È strano come le vite di persone che non si conoscono si intreccino fra loro, a volte senza alcun senso, altre volte soltanto all'apparenza senza alcun significato.
Altre volte, invece, lo scopo è fin troppo evidente, ma non è ancora giunto il momento opportuno per agire.

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