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Lo stesso passo
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Seguito de: "Il mare negli occhi".
... Adam Levante si voltò abbassando un poco la testa, per poi fermarsi a osservare la donna a pochi passi da lui. - Ma dico, c'è tanto di quello spazio e deve per forza fare il controllore di pista vicino a me? - Abbassò lo sguardo portando la sua attenzione al cronometro in acciaio e corda legato al suo polso con disegnato sopra Paperino. Quante volte i pochi amici e le donne avute gli avevano fatto notare che era troppo cresciuto per portare un simile orologio, che non era più bambino da un sacco di tempo. Ma ora che quelli avevano finito di parlare, Adam Levante aveva già pensato a una dozzina di altre cose. Picchiettò il dito sul quadrante e sbuffò contrariato. La persona che stava aspettando sarebbe arrivata entro i successivi sette minuti. Ovvero alle diciotto precise. Il tempo passava e di quella persona non vi era traccia. Iniziò a calcolare: - Il corso è lungo tre chilometri, il parcheggio è immediatamente alla fine del viale. E per arrivare qui ci vogliono precisamente diciotto minuti compreso dell'aera parcheggio. In poche parole, se non arriva entro i prossimi due minuti sarà in ritardo - . Adam Levante scrutò nella direzione del parcheggio e sbuffò nuovamente. Tra le tante cose che odiava, i ritardi erano quelli che Adam Levante odiava di più. Tornò a osservare la donna di poco prima che, incurante dei passanti, continuava a grattarsi nervosamente le mani e non smetteva, nonostante la pelle fosse diventata rossa. Poi cambiò, iniziando a grattarsi un braccio, poi la spalla, per poi sparire sotto la maglietta e poi, abbassando la maglietta sulla spalla, lasciando vedere la spallina rosa a pois del reggiseno. Parve finirla, ma nulla, la mano sparì nuovamente grattando vistosamente sotto la maglietta. Questa volta sollevandola, mostrando l'addome e l'ombelico che conteneva una pietra brillante. - Proprio un bel vedere. Ma se ne andasse in un luogo chiuso o appartato... Tipo casa sua, così non farebbe venire prurito anche agli altri - e mentre parlava tra sé, con una mano aveva preso a grattarsi una gamba. Un'altra occhiata al quadrante. Segnava le diciotto e zero sei minuti. Si alzò da dove era seduto, il volto teso e nervoso. Il capo rigido. Si aggiustò il colletto della camicia e poi i polsini. Qui notò una piccola piega sul flessino. - È così difficile stirare una camicia? Stupido io che non ho controllato prima! Avrei dovuto prenderne una di quelle stirate dalla mamma... - . La cosa lo innervosì maggiormente. Lisciò i pantaloni del completo color crema sulle scarpe scure. Adam Levante, figura importante nel suo metro e ottantadue, i capelli neri come la notte sul volto squadrato, ombreggiato dalla barba ben disegnata, corta e scura. Si guardò attorno un'ultima volta abbassando sul naso gli occhiali scuri da sole, permettendo agli occhi color delle nocciole di veder meglio. Lo sguardo andò nuovamente alla “gesticolante disperata” ora seduta sulla panchina esattamente di fronte a lui. Parlava ancora al telefono e passava nervosamente una mano sulla caviglia, dove le unghie lasciarono vistose righe rosse. - Se vuol togliersi la pelle è a buon punto, pare ora una cartina geografica dove è stata evidenziata la strada da fare, anzi no... Un labirinto, nemmeno il Minotauro riuscirebbe a uscirne da quel groviglio - . Diciotto e quarantacinque minuti. Adam Levante decise che aveva aspettato anche troppo. E l'aveva fatto solo perché quella persona avrebbe dovuto consegnargli informazioni importantissime. Si era da poco incamminato verso il parcheggio quando sentì il cellulare vibrare da dentro la giacca. Prese il telefono, guardò il numero sconosciuto apparso sullo schermo e interruppe la chiamata. - Richiamerò io o richiameranno. Non rispondo per la strada e far sentire i fatti miei a tutta la città - . Levante era così. Strano, serio, certi comportamenti li capiva solo lui. Lasciò il viale a mare e salì sulla sua auto ventennale acquistata già usata. Pochi movimenti sicuri e fu sulla lunga strada litoranea fortunatamente e stranamente libera per quell'ora. Abbassò il finestrino e lasciò entrare l'aria tiepida della primavera alle porte e il profumo del mare a pochi metri. Giunse nel suo ufficio al piano terra della villetta d'inizio secolo che il tempo aveva risparmiato circa trenta minuti dopo. Viveva con i genitori: Olmo Levante ed Eleanor Seville. Lui musicista e lei pittrice. Olmo l'aveva conosciuta davanti a un negozio di antiquariato di un vicolo sperduto di Parigi. Nonostante i genitori artisti ad Adam Levante non interessava né la musica né tanto meno l'arte. Sì, andava in un museo, ma come turista o a un concerto, ma solo per far colpo su una donna. Almeno prima. Ora nemmeno quello. Aveva altro nella testa. Più volte i genitori avevano cercato di ricordargli che aveva solo trentacinque anni, che avrebbe dovuto pensare a divertirsi un poco ogni tanto e che se si vestiva sempre così seriamente, sempre con i completi a manica lunga anche con quaranta gradi all'ombra, occhiali scuri, le persone l'avrebbero sempre preso per un sessantenne, anzi, anche più vecchio del padre settantenne. E il ragionamento della madre fece sorridere Adam, che seduto alla sua scrivania faceva scorrere schede segnaletiche sul monitor del vecchio pc ancora con lo sfondo blu, vecchio. Che Axell, suo nipote sedicenne, si divertiva a tenerglielo in vita. I polpastrelli picchiettavano nervosamente sulla superficie della scrivania. Dalla bocca spuntava una radice di liquirizia. Che fosse nervoso era a dire poco. Quell'incontro saltato con l'informatore lo aveva innervosito. Cercava informazioni di quella donna da sei mesi e tutto era svanito. Prese da una cartelletta marroncina alcuni fogli tenuti insieme da due punti metallici messi pure male e lesse quella scheda: “Elisa De Angelis. Trentanove anni. Dopo una lite in famiglia è uscita di casa e non vi ha più fatto ritorno, senza lasciare nessuna traccia. Lasciando nell'abitazione dei genitori il figlio di quattro anni Andrea”. I genitori della donna, amici dei suoi, avevano chiesto a lui di cercarla, mantenendo il massimo riservo e segretezza. Nemmeno il fratello ne era stato messo al corrente. E quando Adam ne aveva chiesto il motivo, Alberto e Anna De Angelis gli raccontarono ciò che accadde l'ultima sera e della scenata tenuta da Elisa e la cattiveria, fino a quasi augurarle la morte dei bambini che portava in grembo, tant'è che Liliana si sentì male rischiando davvero di perdere i suoi bambini. La rabbia di Davide, suo fratello, sempre molto uniti, non capirono mai il perché di quella reazione e ne ebbero mai avuto il tempo perché Elisa svanì. Da sei mesi cercava notizie di Elisa De Angelis. Da sei mesi lasciò ogni caso a cui stava lavorando. In sei mesi non aveva trovato nulla di nulla di quella donna, come se si fosse volatizzata. Doveva trovare assolutamente quella donna, non riusciva a occuparsi di null'altro. Poi improvvisamente quell'informatrice, sparita anche lei. - Dannazione! - E dalla rabbia Adam Levante scagliò un libro all'altro lato della stanza andando a colpire la porta. - È una donna, non un alieno non può svanire così! - Dal piano superiore alcuni colpi secchi e la voce della madre che gli intimava di smetterla, che se non avesse smesso di tirare libri ovunque gliene avrebbe tirato dietro uno dei suoi direttamente sulla testa. Ricordandogli che i suoi libri di arte erano molto grossi e pesanti. - Ok ma'! - e finiva tutto lì. Il mattino dopo il sole si infilò tra le fessure delle serrande semichiuse illuminando una foto di Elisa. La più recente, stringeva a sé un bambino. Sul resto la scritta: “Elisa e Andrea, Campagna del nonno”. Adam Levante sgranocchiava un grosso biscotto al cioccolato ricoperto di noci pecan. Si perse a guardare il viso di Elisa De Angelis, ritrovandosi a pensare a quanto fosse bella. E da come stringeva quel bambino doveva amarlo tantissimo. - Ne sono sicuro, non può essere sparita di sua volontà. Non cambio idea nemmeno se entra in camera in questo momento un unicorno a pois! - Si infilò sotto il getto della doccia gelata. Avrebbe preso sicuramente un raffreddore, ma almeno sarebbe stato più sveglio. Non più di dieci minuti e rientrò nella stanza avvolto in un grande asciugamano bianco damascato. Lo specchio gli rimandò un corpo che non vedeva una palestra da tempi remoti. Un po' di sport gli avrebbe fatto decisamente bene. Solo il viso aveva una leggera abbronzatura. Attraverso lo specchio lo sguardo cadde sul suo addome un poco gonfio. - Porca miseria! Pare di avere una tartaruga sulla pancia. Devo ridurre i biscotti con le noci e il cioccolato. Da domani solo biscotto con le noci. Le noci fanno bene - e mentre lo diceva si picchiettò la pancia un po' troppo forte. - Caspita, spero di non aver fatto male alla tartaruga - , e rise fra sé e sé. Si era appena infilato i pantaloni di un completo blu quando sentì i passi di sua madre scendere veloce le scale. - Mamma! Sembri un dinosauro in fuga! - urlò Levante alla madre che spalancò la porta in quell'istante ansimando. - Adam! Piantala di darmi del dinosauro, screanzato! Sono di fretta, ho trovato nella cassetta della posta questa lettera senza affrancatura né timbro. Solo il tuo nome. E ho creduto fosse qualcosa d'importante. Ma prima di aprirla controlla che non ci sia dentro una pallottola o polvere strana! - E gettò la busta sul letto del figlio per poi pulirsi le mani nel grembiule bianco con un piccolo bordo di pizzo e gocce d'impasto per biscotti. - Mamma perché ogni volta che mi arriva posta devi pensare che sia una minaccia di morte? Oggi addirittura polvere? Non contiene né antrace né altro veleno tranquilla - , tranquillizzò la madre sorridendole. - Ma l'altro giorno quel pacco era sospetto! Devi convenire con me. Faceva uno strano rumore! - - Ma mamma, c'erano dentro le schede per il PC, non dei meccanismi per fabbricare una bomba! - e nel dirlo Adam scoppiò a ridere mentre la madre usciva dalla stanza scuotendo la testa. - Me ne torno a fare i biscotti - . Tempo pochi secondi che Adam urlò: - Mamma! - E subito Eleanor sbucò da dietro la porta. - Dimmi! - chiede la donna infilando la testa nella stanza. - Ma eri dietro la porta? - chiese Adam. - Vedi che le scale sono qui a due metri, cosa volevi? - chiese Eleanor. - Non metterci il cioccolato nei biscotti! Che ho una tartaruga sulla pancia! - disse Adam toccandosi la pancia. - Allora i biscotti li mangeremo io e tuo padre. A te darò della lattuga. Mica vorrai che quella povera creatura soffra la fame e ci denunci alla protezione animali. Sai che le tartarughe sono animali protetti, mi raccomando prenditene cura - e uscì chiudendosi la porta alle spalle. - Ma parlavo della mia pancia, mica di un animale vero - . Ma la madre non lo udì. - Adesso vedi che mi mette a lattuga e acqua, potevo starmene zitto? - E prese la busta che aveva sul letto. Aveva tutta l'aria di essere una busta riciclata. L'aprì completamente scollando ogni lembo di carta. E infatti, all'interno vi era l'intestazione dell'amministratore di un palazzo a Forte dei Marmi. Aprì il foglio piegato in quattro sedendosi sul letto e iniziò a leggere. La calligrafia semplice e chiara, come quella sui quaderni dei bambini delle elementari. Caratteristica delle persone anziane che avevano potuto frequentare solo i primi anni di scuola. Non ebbe nessun problema di decifrazione. E lesse...
“Egregio Dottore, Sono spiacente di non essermi presentata al nostro appuntamento. Ma mi creda, non è dipeso da me, ma di chi dovrebbe esser sangue del mio sangue. Mia figlia. Cose gravi sono e stanno accadendo e mia figlia ne è dentro con tutti i capelli. Non so se quando aprirà questa lettera che le farò recapitare sarò ancora parte di questo mondo. Ma prima di andarmene voglio dire tutto a lei. So chi è perché ho udito la conversazione tra i genitori di Elisa De Angelis e voi. Ho tenuto dentro ciò che so sperando in un cenno d'affetto da questa mia figlia. Ma mi sono resa conto che nulla sono per lei cui servo solo per i suoi scopi, capricci e necessità. E scoprire quanto sia cattiva, anzi crudele, mi ha aperto gli occhi. Fu la compagna del Dottor Davide, Davide De Angelis. Una persona tanto buona. Ora si è messa con il fratello di lui. Perché la moglie del signor Davide l'ha allontanata come meritava. Ora vuole usare suo fratello. Lo sta illudendo, usando. Gli sta facendo credere di aspettare un figlio suo. Quando lei non può avere figli. Si fece togliere tutto mesi orsono dopo che partorì e buttò via il figlio del signor Davide. Quale crudeltà è questa! Com'è stato possibile fare un gesto tanto crudele: gettare via una piccola creatura innocente. Ma mi sono dilungata troppo ... Quello che forse potrà esserle di aiuto glielo racconto ora. Era quasi Natale. Lidia si nascose in un appartamento che fu del padre per un certo tempo, ma lo vendette e venne a stare da me. Vivendo nell'ombra della mia piccola casa. Una presenza pesante e nefasta mi creda. Quando il signor Davide si trasferì nella nuova casa con la moglie e i bambini appena nati, Lidia iniziò a vivere di nascosto nell'appartamento del signor Davide. Avesse potuto vedere la sua rabbia, quante parole cattive che mai dovrebbero uscir dalla bocca di una donna. Disse che se solo avesse saputo che il signor Davide fosse diventato il solo e unico proprietario dell'azienda gli avrebbe dato quel dannato coso... che avrebbe poi affidato a una tata poi rinchiuso in qualche collegio per non avere un essere tale tra i piedi. Invece aveva perso tutto per colpa della signora Liliana, anche se non è assolutamente vero. Arrivò a controllare i movimenti di lei e bloccare l'ascensore con la speranza di farle perdere i bambini. Conobbe poi Parisi, che le garantì che se avesse fatto ciò che lui le diceva, avrebbe avuto tutto quello che voleva. Che aveva già organizzato il viaggio in America di Davide e lì la sua morte. Aveva già tutto organizzato, anche dei falsi documenti e una licenza matrimoniale che avrebbe dichiarato l'unione tra Davide e Lidia. Così lei, essendo la moglie, avrebbe ereditato tutto e venduto l'azienda a lui, a Parisi, garantendosi così una vita nella ricchezza dalla rendita per tutta la vita. Avesse visto quegli occhi! Famelici, terrificanti. Ma i piani non andarono come voleva. Lidia si presentò a casa mia. Che altro non è che un'umile portineria da tanti anni. Una sera, con Elisa De Angelis in lacrime. Era distrutta. Quanta pena mi fece. Rimasi incredula nel vedere Lidia capace di tale bontà. Ma quanto mi sbagliavo. Chissà, e prego Dio che mi perdoni per il mio silenzio in questi mesi. Cos'hanno visto i miei occhi! Elisa rimase quella notte nell'appartamento del signor Davide. Lidia le disse che una sola notte lontano le avrebbe fatto bene e lei sarebbe stata con lei. Poco più tardi Lidia scese in portineria a prendere delle bustine di tè e del liquore e tornò dalla signorina Elisa. Mi cacciò fuori dalla portineria in malo modo quando arrivò un uomo alto e grosso con il signor Parisi, che riconobbi perché venuto altre volte a prendere Lidia. Dopo un'ora circa, era quasi l'una di notte, sentii alcuni rumori e mi avvicinai al vetro della guardiola restando nel buio per non esser vista. Riconobbi le voci di Lidia e Parisi. Passò per primo quell'uomo alto e grosso che teneva in braccio la signora Elisa che pareva addormentata. La voce di Lidia chiara in quel silenzio: “Chi si taglia le vene, imbottendosi di alcool e droga finirà i suoi giorni in un reparto psichiatrico, e un posto simile è proprio quello che ci serve. Un bel soggiorno gratuito le farà solo bene” e finì la frase con un ghigno malefico. Parini rispose soddisfatto: “Esatto. E tra qualche giorno chiederemo ai De Angelis che se rivorranno la figlia la dovranno pagare a peso d'oro e con l'azienda”. Parisi venne poi arrestato. E Lidia disse che “Quella avrebbe potuto morirci in quel posto. Che se anche l'avessero cercata non l'avrebbero mai trovata essendo stata fatta ricoverare con altro nome. E nessuno le avrebbe creduto, nessuno crede a una tossica suicida, specialmente dopo che le abbiamo detto della morte del figlioletto in un incidente”. Ma un giorno, frugando tra le cose di Lidia, tra scarpe e vestiti, ho trovato una cartella. Era quella che Parisi teneva sempre con sé. Contiene tante carte, che capisca, non posso prendere perché Lidia subito capirebbe. C'è un foglio di ricovero e una ricevuta di pagamento”.
Adam Levante lesse il nome della clinica, si trovava a soli cento chilometri da Forte dei Marmi, da dove Elisa viveva con la sua famiglia. E il nome del beneficiario: Clara Bottini. Adam Levante si trattenne a fatica dall'esultare. Dopo mesi sapeva finalmente dove si trovava Elisa De Angelis. |
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Sono bianco o nero. Sono notte o giorno. Estroversa e insicura. Purtroppo ho smesso di credere alle vie di mezzo. Adoro i colori e la semplicità, i piccoli borghi, i girasoli ed il mare, nonostante io viva ai piedi di monti e tra i sette laghi varesini. Ho tre figli, un cane ed un gatto, ah, dimenticavo, ho un marito da ventisei anni. Amo leggere e adoro scrivere, il mio sogno? Una casa nella campagna toscana tra campi e distese di girasoli e nell'aria il profumo di mare. Diventare scrittrice per poter creare finali a chi non li ha e mondi che non esistono ma vengono sognati da chi non ha nulla. Una scrivania davanti ad una finestra ampia che fa da quadro ad una vita semplice, scandita dai rintocchi di un vecchio pendolo e lo scoppiettare allegro e caldo del fuoco in un immenso camino tipico dei casali toscani di una volta. Per me la serenità. Sono una sognatrice con la testa tra le nuvole e i piedi per terra. L'anima strappata ed il cuore pesante che si ostina a credere nelle persone.
Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorta di aver sviluppato la passione per la letteratura?
Donatella Rodighiero : Alle elementari, introversa, bullizzata per una situazione familiare molto difficile, a sette anni ho scoperto il primo amore, un libro dimenticato in un angolo della classe, troppo grande per tutti che alla lettura preferivano giocare durante la ricreazione. Mi ha come - chiamato - , con le sue pagine vecchie ed impolverate e avanti di merendina. Ricordo che la maestra mi vide e senza dire nulla mi disse - è troppo grande per te - . Per chi non ha mai avuto nulla, tutto poteva esser - troppo - . L'ho portato al mio banco ed iniziato a leggero. Lo portai a casa. Iniziai così, chiusa in una stanza, un meraviglioso viaggio sulla barca di un vecchio pescatore preso con l'orgoglio ed il coraggio, alla ricerca di quell'enorme pesce, che per me era sinonimo della mia libertà.
Writer OfficinaWriter Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?
Donatella Rodighiero : - Il vecchio e il mare - il mio primo libro a sette anni. Quel libro trovato in classe ritenuto troppo grande per me. Che fu invece, la chiave per viaggiare, partire alla scoperta di mondi e luoghi sconosciuti, inquietanti e meravigliosi. Non ho mai più smesso di leggere e viaggiare,senza muovermi dalla mia stanza. Quanti viaggi in ogni libro ho fatto, nonostante fossi chiusa in una stanza. Per chi passa tutto il suo tempo da sola voleva dire vivere, respirare, conoscere, volare...
Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?
Donatella Rodighiero : Tanti libri tra i maglioni nell'armadio, altro che comodino. Tanti ne ho cestinati in un momento di tristezza o rabbia. Poi quando finii - quello - in particolare, quello che per anni avevo dentro,mi ha portato a cercare un editore con una paura pazzesca. L'ho cercato e trovato. Pochi mesi e ho potuto toccare quel sogno con le mie mani. Una sensazione a cui non vorrei rinunciare.
Writer Officina: Pubblicare su Amazon KDP può essere una valida alternativa?
Donatella Rodighiero : Non ho ancora utilizzato questa possibilità che sto valutando attentamente.
Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?
Il tuo nome: Ho solo un libro pubblicato per ora - Il mare negli occhi - , che sento di amare particolarmente. Tra quelle pagine c'è molto di me, del mio passato e il sogno di un futuro diverso. Parla della rinascita di Liliana, che non crede più nella vita. Vita passata subendo violenze che l'hanno segnata portandole a non credere più che valga la pena vivere. Un giorno improvvisamente cambia, riaccendendo qualcosa in lei. Un piccolo stabilimento in Versilia. Tanto lavoro, fatica, paura anche della sua stessa ombra. Dentro di lei poco a poco riprende la vita. Lotterà per mantenere ciò che a costruito e non rinuncerà all'amore di Davide e la sua nuova famiglia, composta dai figli naturali, da Leon, un bimbo dalla pelle di cioccolato gettato tra le onde e salvato dal gigante Ulisse, il mastino tibetano di Liliana, di cui ottiene l'affidamento, Lucas il suo migliore amico, nonché bagnino, innamorato di lei, che fatica a rassegnarsi al fatto che non sarà mai sua, ma non per questo smetterà di proteggerla. Ci saranno altre lotte difficili e dolorose da affrontare, ma non sarà più sola. A breve uscirà il suo seguito con il suo finale.
Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?
Donatella Rodighiero: Tutto istinto, rabbia, pazzia, divertimento e dolore, un pizzico di allegria, amore e... Quello che sento in quel momento. Una miriade di emozioni che butto tra le pagine e che vedo rivivere ai miei personaggi.
Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?
Donatella Rodighiero: Ho terminato il seguito de - Il mare negli occhi - e un terzo,un quarto ed un quinto che sto, come dire, rifinendo, coccolando. Ovviamente il seguito de - Il mare negli occhi - è lo stesso genere, che non reputo - rosa - . Il terno è lo stesso genere contemporaneo. Il quarto e il quinto invece sono di generi completamente diversi. Uno ambientato sugli Apuani, durante l'occupazione nazista. E l'altro...diciamo che ci sto lavorando con suspense. Non mi fermo ad un unico genere. |
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