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La genesi delle terre devastate
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Il Sole era prossimo al tramonto e stava arrivando il momento di cercare un posto dove fermarmi per trascorrere la notte. Naturalmente, avrei dovuto cercare un posto isolato e dal quale avrei potuto tenere d'occhio il paesaggio circostante, in modo da prevenire eventuali pericoli. Rallentai il veicolo e mi sollevai con la schiena dal sedile per avvicinarmi al parabrezza, in modo da avere più visuale, muovendo lo sguardo ovunque. Andai avanti per qualche centinaio di metri fino a quando vidi un gruppo di alberi rinsecchiti e privi di foglie che avrebbero potuto fare al caso mio. Essendo piuttosto lontano dalla strada, mi avrebbe permesso di rimanere nascosto nel buio della notte e avrei potuto dormire tranquillamente con entrambi gli occhi chiusi, cosa che raramente accadeva di recente. Così, deciso nel dirigermi verso quel gruppo di alberi, mi guardai nuovamente intorno e, vedendo che non c'era anima viva, sterzai sulla sinistra per abbandonare quella strada. Affrontai una vasta distesa di sabbia e rocce, cercando di tenere dritto il veicolo, il quale si spostava in ogni direzione, agendo sul volante e regolando il pedale dell'acceleratore. Attraversai quella distesa di sabbia fino a raggiungere quel che rimaneva di quegli alberi e andai a parcheggiare il veicolo tenendo la parte frontale rivolta verso la strada. Spento il motore, appoggiai le mani sulle gambe e rivolsi lo sguardo verso quella strada che avevo affrontato poco prima, notando che in lontananza si stavano formando delle nubi scure come la pece. Una tempesta si sta formando oltre le colline, a diversi chilometri di distanza, e la cosa non mi piaceva affatto. Mi ero sempre tenuto lontano da quei mostri, poiché al loro interno si sviluppavano tremendi uragani e si formavano anche delle scariche elettriche che distruggevano tutto ciò che colpivano. Dovevo solo sperare che i venti l'avrebbero tenuta lontana dalla mia posizione, altrimenti avrei dovuto trascorrere la notte a scappare da quella mostruosità, rischiando di danneggiare il veicolo. Distolsi lo sguardo da quella tempesta, ancora parecchio lontana da me, per rivolgerlo verso lo zaino che tenevo sul sedile del passeggero. Lo afferrai con una mano e, dopo aver aperto lo sportello, scesi dal veicolo per spostarmi verso il cofano dove lo lasciai. Appoggiai entrambe le mani ai fianchi, iniziai a svolgere dei piegamenti all'indietro con la schiena per diverse volte. Eseguivo quegli esercizi dopo aver trascorso troppe ore alla guida senza concedermi una sosta, per risvegliare i muscoli e far svanire alcuni dolori provocati dal sedile del veicolo. In seguito, facevo anche dei piegamenti sulle gambe per riattivare le articolazioni, temendo di correre il rischio di rimanere bloccato alle ginocchia. Finiti quei rituali, afferrai lo zaino e andai a sedermi sulla radice di quell'albero, rivolgendo spesso lo sguardo verso l'orizzonte, per tenere d'occhio quella dannata tempesta. «Vediamo cosa c'è di buono» borbottai prima di aprire lo zaino ed esaminare il suo contenuto. Purtroppo, nonostante la mia battuta ottimista, non avevo molto dentro quello zaino: solo un paio di razioni militari trovate pochi giorni prima e alcune scatolette contenenti del cibo per cani. Osservai quella roba per diversi istanti, fino a quando decisi di consumare il cibo per cani, visto che le razioni militari avevano una conservazione più lunga. «E va bene... proviamo» borbottai prima di afferrare la linguetta di metallo che mi avrebbe permesso di aprire quella scatoletta. Quella era la prima occasione in cui mi capitava di consumare quel tipo di pasto, poiché solitamente consumavo razioni militari o cibo per umani. Alcuni giorni prima avevo rovistato all'interno di alcune abitazioni e il cibo per animali domestici era l'unica cosa che ero riuscito a trovare. Lo presi con me perché non c'era niente di meglio da prendere e perché pensai che, in fondo, non mi avrebbe di certo ucciso e che comunque avrei dovuto adattarmi alle drammatiche circostanze che stavo affrontando. Aperta la scatoletta, la avvicinai al naso per annusare il suo odore, che non trovai affatto male. Anzi, avrei detto che fosse migliore delle razioni di cibo militare. Sorrisi per farmi coraggio all'idea di mangiare quella roba e avvicinai la mano alla tasca laterale dello zaino, dove custodivo delle posate avvolte in un panno per tenerle pulite. Infilai una forchetta all'interno della scatoletta per infilzare un pezzo di carne e avvicinarlo alla bocca muovendo lentamente il braccio. Mi allungai leggermente con il collo per accostare il naso a quel pezzo di carne e lo annusai nuovamente quando decisi di farmi coraggio e inserirlo dentro la bocca con un rapido gesto della mano. Chiusi gli occhi ed iniziai a masticare lentamente quel boccone, cercando di pensare che fosse una succosa bistecca anziché carne per animali. Masticai quel boccone assaporandone il sapore che, dopo tutto, trovai anche accettabile. In quel momento, mentre continuavo a consumare quel pasto, mi resi conto di una cosa fondamentale: il mondo non era più quello di un tempo e non potevo fare tanto lo schizzinoso riguardo a quello che trovavo da mangiare. Dovevo adattarmi e dovevo farlo senza farmi troppi problemi, pensando solamente a sopravvivere il più a lungo possibile. Quello doveva essere il mio scopo di vita: sopravvivere con i mezzi che trovavo, anche se ero consapevole che ne avrei dovuto aggiungerne un altro per dare un senso a quella sopravvivenza. Ma sapevo che prima o poi avrei trovato un motivo per andare avanti in quel mondo. Dovevo solo pazientare. Continuai divertito a consumare quella carne in scatola, muovendo lo sguardo davanti a me, quando mi accorsi che quella tempesta stava cambiando direzione e si stava allontanando dalla mia posizione. Sollevato dal fatto che quella tempesta non mi avrebbe coinvolto, incrociai le gambe cercando di rilassarmi, e andai avanti ad infilare la forchetta dentro quella scatoletta, portando i bocconi di carne alla bocca. Finita di consumare la cena, bevvi il liquido che trovai all'interno di quella scatoletta, pensando che il giorno seguente avrei dovuto cercare dell'acqua, confidando in un briciolo di fortuna, la quale, negli ultimi tempi, sembrava tenersi alla larga da me. Ma, come ero solito fare, cercai di non perdermi d'animo, sapendo che da qualche parte, e in qualche modo, avrei trovato ciò che stavo cercando. Sotterrai quella scatoletta sotto la sabbia e pulii con una pezza quella forchetta che avevo usato per mangiare, prima di infilarla nella tasca laterale dello zaino, dove l'avrei ritrovata per il pasto successivo. Visto che la notte stava lentamente coprendo il paesaggio circostante, mi alzai in piedi e mi spostai sul retro del veicolo per prendere la coperta che tenevo all'interno del bagagliaio. Andai a sdraiarmi tra le radici di uno di quegli alberi che spuntavano dal terreno e, dopo aver steso quella coperta sopra il mio corpo, rivolsi lo sguardo verso il cielo per osservare le stelle che risplendevano su di esso. Mossi lo sguardo attraverso quelle costellazioni che venivano osservate sin dagli albori della nostra civiltà, le quali avevano visto tutta la nostra evoluzione fino alla nostra totale distruzione. Se quelle costellazioni avessero potuto parlare, ne avrebbero avute di storie da raccontare sul nostro conto, pensai. Andai avanti ad osservare quelle stelle, quando mi tornò alla mente il giorno in cui venne annunciato l'arrivo di quella cometa, quando stava divenendo visibile ad occhio nudo. Ricordai la gente che rivolgeva lo sguardo verso il cielo per osservare quello spettacolo della natura, nonostante fosse un micidiale proiettile che stava puntando dritto contro di noi. Ma quelli erano eventi rari a cui poter assistere e nessuno riusciva a resistergli. Molti non avevano mai visto niente di simile e difficilmente non si rimaneva affascinati da quell'oggetto celeste che viaggiava attraverso il cosmo, lasciando dietro di sé quella scia luminosa composta da ghiaccio e detriti vari. Anche io e mia moglie eravamo soliti osservare quell'oggetto, nonostante ne fossimo terrorizzati.
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Autori di Writer Officina
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Sono nato nel 1974 a Jesi, nella provincia di Ancona, dove vivo tutt'ora. Ho conseguito gli studi presso una scuola di formazione professionale ed ho lavorato per molti anni nel settore dell'automazione industriale come tecnico programmatore, svolgendo l'attività sia all'estero che su territorio nazionale. Un anno fa ho lasciato il lavoro per dedicarmi interamente alla scrittura e per investire su me stesso. Amo la lettura, anche se ultimamente ho poco tempo da dedicarle. Sono cresciuto coi classici come “Papillon”, “L'isola del tesoro”, il mitico personaggio “Conan” tanto per citarne alcuni. In seguito mi sono dedicato a letture più specifiche riguardanti la mitologia, la storia antica e la geopolitica. Sono appassionato di film e serie televisive di fantascienza e provo un'innata curiosità rivolta verso scenari post-apocalittici, i quali hanno ispirati alcuni miei romanzi.
Writer Officina: La tua passione per la scrittura come e quando nasce?
Michele Scalini: La mia passione per la scrittura è nata per caso, onestamente neanche sapevo che sarei stato in grado di scrivere un libro di fantasia. Accadde circa otto anni fa, mentre stavo affrontando un periodo difficile a causa della perdita del lavoro. Una mattina mi sveglio e vado al computer con l'idea di cercare qualcosa che mi avrebbe permesso di distrarmi da quel periodo difficile e che mi avesse aiutato a trovare nuovi stimoli, a reinventarmi per farla breve. Dopo una ricerca, mi sono imbattuto in un blog dove trovai una lista di attività da valutare. Consultai con attenzione quella lista cercando di capire quale attività fosse stata più adatta a me, fino a quando trovo scritto “scrivi un libro”. Leggo quel testo diverse volte, fino a quando esulto dicendo “ok, scriviamo un libro”. Da quel giorno non mi sono più fermato. Al momento ho scritto circa venticinque libri e la produzione maggiore l'ho avuta negli ultimi tre anni.
Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?
Michele Scalini: Inizialmente tentai con il self publishing, poi pensai di inviare il manoscritto ad alcune case editrici. La prima che rispose mi chiese quasi due mila euro per la pubblicazione, offerta che rifiutai naturalmente. In seguito rispose una piccola casa editrice dicendo che era interessata al libro. Così, le affidai il libro e lo trovai pubblicato su diversi store online. Fu una vera soddisfazione per me, poiché mi fece pensare che il mio lavoro aveva del potenziale.
Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?
Michele Scalini: Onestamente gli ultimi libri li ho pubblicati con kdp e così farò con i prossimi. Intanto kdp permette di pubblicare un libro in pochi e semplici passaggi, le royalty sono più alte rispetto a quelle pagate dalle case editrici e poi hai la possibilità di organizzare delle promozioni gratuite per l'e-book per alcuni giorni, questa cosa aiuta per avere maggiore visibilità. Ritengo che distribuire il libro con kdp sia un'ottima opportunità per uno scrittore emergente, visto che può gestire il tutto in completa autonomia e indipendenza.
Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?
Michele Scalini: Direi che sia “L'uomo che visse nello spazio”. Parla di un uomo che, durante una normale giornata di lavoro, si ritrova catapultato a bordo di un'astronave persa nella galassia abitata da alcune creature aliene. Inizialmente il personaggio è intimorito da quelle creature e dalla situazione che sta vivendo. Non riesce a trovare una spiegazione a quanto gli è accaduto e vuole tornare a casa al più presto. Ma dopo che viene accolto come un amico, vince le sue paure e si ritrova a viaggiare insieme a quegli alieni attraverso la galassia in cerca di un modo per tornare sulla Terra tra difficoltà varie e mondi sconosciuti che si presentano ai suoi occhi.
Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?
Michele Scalini: Premetto che tutti i miei libri sono scritti in prima persona; quindi, è il personaggio che racconta quanto avviene e il lettore può vivere quell'avventura con i propri occhi. Comunque, parto da una piccola idea iniziale e il resto viene d'istinto, appoggio le mani alla tastiera e il testo viene da sé. Ad essere onesti, in alcune occasioni mi sorpreso da quanto scritto mentre rileggevo il testo per correggerlo.
Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?
Michele Scalini: Rispondo dicendo che ho sempre un libro in “cantiere”, difficilmente mi prendo periodi di riposo. Ormai mi definisco una specie di catena di montaggio del libro. Comunque, sì, sto scrivendo un nuovo libro dal titolo “Le urla del silenzio”. Generalmente scrivo avventure di fantascienza, ma con questo libro voglio tentare il genere thriller horror per mettermi alla prova e per provare qualcosa di diverso. Il personaggio è una donna e, ironia della sorte, è anche una scrittrice. Durante un viaggio di lavoro, in cui presenta al pubblico il suo ultimo libro, si imbatte in fenomeni inquietanti che la turbano. Così inizia ed è ancora in fase di scrittura.
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