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Un bicchiere spezzato
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Nuova indagine per Lamberto da Castano.
Tra le novità c'era stato l'arrivo di una donna giovane, di nome Alba, di circa venticinque anni, che aveva manifestato l'intenzione di comprare dei campi e di stabilirsi nella zona. Veniva con una patente del suo parroco di San Michele a Curogna, che la diceva vedova di un tal Michele di Gobbo, di professione barcaiolo. Non aveva detto al parroco perché avesse scelto Cornuda, con altri si era espressa dicendo che un luogo valeva un altro per stabilirsi; né però aveva mai chiarito perché avesse voluto lasciare il suo paese. Si era sistemata in una casa che il barbiere aveva ereditato dai parenti della moglie e che fino ad allora era rimasta vuota, accordandosi su un modesto fitto annuale. Era stata notata mentre faceva dei giri per la campagna in compagnia di un sensale ma non aveva preso decisioni di acquisto. La casa era nei pressi della piccola osteria all'aperto, se questa si poteva dire tale: una tettoia sotto cui erano alcuni grossi ceppi per sedersi e dove, a modico prezzo, un cittadino portava delle brocche di vino. Si metteva una monetina in un vaso di terracotta per sedersi e consumare. A sera, nei mesi più bui, vi si accendeva una lucerna e si poneva tra i sedili un braciere che faceva un po' di caldo e tanto fumo. Era comunque un luogo dove diversi uomini si fermavano per chiacchierare, soprattutto la sera, dopo che gli artigiani avevano chiuso bottega e prima di ritornare a casa. Alba era una donna abbastanza alta, con i capelli neri, un viso mediamente piacevole. Era venuta a presentarsi anche a me e mi trattava con grande deferenza; mi aveva detto che, benché sia essa che il marito fossero di condizione modesta, sapevano comportarsi bene con le autorità. Dopo un po' di tempo si erano cominciate a sentire delle voci su di lei: che la sua casa era spesso illuminata fino a notte fonda e che qualche ombra, la sera, entrava a visitarla. Viano era venuto una volta da me e mi aveva detto che forse si trattava di una meretrice. Richiesto sulla persona da cui aveva avuto le confidenze aveva risposto dapprima in modo evasivo, come se volesse occultarne il nome; successivamente mi disse che era stata una donna che abitava col marito dalla parte opposta della strada. La posizione della sua casa le permetteva di vedere sia le sue finestre che, un po' di sbieco, il portoncino. La casa di Alba aveva due piani e solitamente, la sera. dopo che erano state spente le lucerne al piano terreno, si poteva vedere che se ne accendevano al piano di sopra. Però non avveniva come a tutti, che dopo un po' la luce veniva spenta, segno che il proprietario era andato a dormire. Invece di nuovo dopo poco tempo si vedeva il lume errare al piano terreno e poi ancora salire verso il piano di sopra. La donna non sapeva dire se portoncino prima fosse stato aperto, perché rimaneva parzialmente in angolo e, soprattutto quando il giorno declinava, c'era poca luce, essendo il vicolo sul quale si apriva alquanto stretto. Le finestre erano chiuse da tendaggi ma non così pesanti da non poter vedere il lume che si spostava. Non si vedeva altro, per esempio le persone, se fossero una o due. Naturalmente questo valeva solo per la notte, perché durante il giorno non si potevano individuare neppure ombre in movimento. Mi veniva un po'da sorridere considerando le informazioni che la dirimpettaia aveva dato a Viano, e come questi fosse assai accorto, ascoltasse le voci e mi riferisse tutto di quanto di nuovo avveniva in città. Esercitava il suo compito di guardia con grande alacrità e io lo apprezzavo sempre di più. Tuttavia una volta gli dissi: - Però non è una novità questa delle meretrici, già il meriga Cencio mi diceva che ce ne erano un paio anche già prima. Tu sai chi sono? - Schiarendosi la voce disse: - Certo messere. Una abita proprio dietro la casa di Bortolo, il falegname finito così male, si chiama Berta, come la sua povera moglie. Vive da sola, è una donna di poco meno di trent'anni. I suoi parenti stanno a Selvapudia; il padre, Adamo, fa il muratore, quando viene qui per qualche incombenza non passa mai da lei. Si vede che sa e si vergogna. - - Adamo? È forse un ebreo? - - Può essere. Però Berta frequenta la chiesa, almeno alle feste principali. L'altra è una donna che vive col marito, certa Antonia, non giovane. Il marito, Bastian di Tano, è contadino e ha campi suoi. Io penso che lo sappia, forse sopporta o forse ne è contento, magari coi soldi che guadagna la moglie integra il provento dei campi. Sta anch'essa dalle parti della casa di Bortolo, un'abitazione in pietra; La coppia ha due figli piccoli che generalmente, quando la mamma riceve le persone, rimangono a giocare per strada. Complessivamente non se la passano male. - - E il parroco lo sa? - - E come vuole che non lo sappia, messere. Per conoscenza diretta, per esempio tramite le confessioni, o il sentito dire, sa tutto. A volte, alla messa, tuona contro le donne che si concedono a pagamento e sembra proprio che si rivolga a qualche persona in particolare, però queste donne non si scompongono più di tanto a quelle parole. Solo Antonia, a volte, abbassa un po'la testa. Ma magari sono movimenti senza intenzione. - Ridacchiai: - Viano, tu stai attento a queste cose alla messa, guardi sempre tutti... - Rispose con un sorriso: - Messere, io penso di avere l'obbligo di interessarmi a tutto, per il mio lavoro, per assicurare quiete alla città, tante volte vi sono stato utile. - - Utilissimo, Viano, tu non hai prezzo per quanto sei bravo. Chi sarei io senza di te? - Annuì compiaciuto. - Messere, io sono contentissimo di lavorare con voi. Gli altri giusdicenti non mi hanno mai apprezzato; invece voi mi considerate. Sapete, vorrei chiedervi una cosa, non so se vi offendete, ma, siccome mi sta per nascere un altro figlio, mi piacerebbe dargli il vostro nome, posso? So che il vostro è un nome da nobile e noi siamo popolani, ma mi piacerebbe tanto. - Ero commosso: - Offendermi? Ma certo che no, Viano, invece grazie. Voglio anzi essere il suo padrino, verrò al battesimo, ci conto. - In quei giorni stava finendo la battitura del grano, che si concluse un sabato mattina. Verso metà giornata si formò un po' di baldoria in paese. Non solo i giovani, ma anche i contadini più adulti giravano per le strade con un boccale di vino in mano, da soli o a gruppi. Non c'erano particolari schiamazzi, era una pura festa. C'era quel giorno una leggera brezza ed era ancora rimasta nell'aria la polvere della pula, che si posava ovunque, ma nessuno ci faceva caso. Davanti a qualche casa si improvvisavano balli e si cantavano canzoni. L'anno prima non si era verificato niente del genere, certo perché la battitura era terminata la domenica a sera e la settimana successiva era stata occupata dallo sgomento e dal lutto. Ora i cittadini volevano un po' riprendersi questa festa che l'anno precedente non aveva potuto realizzarsi e che probabilmente era una consuetudine di cui io, naturalmente, non sapevo nulla. Mi stupii che anche Nena volesse scendere in strada per ballare con il suo sposo. Uscii anch'io di casa proprio per vederli. Davanti alla loro abitazione alcuni già suonavano dei pifferi e ballavano. E molti erano compiaciuti dal vedere quella coppia e un po' si vergognavano delle dicerie messe in giro fino all'anno prima sull'erborista, considerato un negromante che odiava le donne. Pensai che forse i cittadini sarebbero stati compiaciuti se anche io fossi sceso con la mia sposa, prendendo parte al ballo, ma riflettei che non era il caso, ero sempre il podestà e dovevo comportarmi in modo adatto al mio grado. Magari potevo uscire insieme alla mia Gemma per passeggiare nella città e assistere alla gioia dei cittadini, sarebbe stata comunque una partecipazione ed essi lo avrebbero gradito e apprezzato. Mi ripromisi di farlo più tardi. Passò il parroco e con un sorriso accennò alla gioia festante. - Messer Castano, l'altra volta non avete potuto vedere questo semplice divertimento. Io l'apprezzo, è la ricompensa del lavoro. Il Signore ha benedetto la loro operosità. - Annuendo confermai: - È vero, messer arciprete, è una bella festa, sottolinea la laboriosità di questa piccola città, anche io ne sono contento; poi se fanno un po' di baldoria, va bene. - Passò anche il diacono Domenico; il suo sorriso era invece un po' tirato. Scuotendo un po' la testa disse: - Però nessuno che ringrazi il Signore per quello che ha ottenuto, non vi pare, messer arciprete, che sia una gioia un po' pagana questa? - - Bisogna scusarli, Domenico - rispose con un sorriso il parroco - domani è il giorno del Signore e lo ringrazieremo in quella occasione; bisogna essere indulgenti col popolo; il Signore lo è tanto con tutti noi... - Stavo lì a guardare con compiacimento Nena e Angelo che ballavano mentre il ritmo era segnato anche dai battimani dei presenti, e in quel mentre vidi Viano che mi si avvicinava e sottovoce mi diceva: - Scusatemi messere, vi devo dire una cosa. - Ancora con lo sguardo divertito mi voltai verso di lui che mostrava in viso una certa inquietudine e gli chiesi: - Che c'è Viano? Non vedi che bella festa? - - Sì, messere, bella, ma ho notato una cosa strana: il portone di Alba è spalancato. - Ridendo risposi: - E che sarà mai, Viano? Sarà scesa a festeggiare. - Con viso incerto e un poco preoccupato, arricciando la bocca: - Vedete, messere, la cosa è strana, perché lei non lascia mai la porta aperta. Io, se me lo consentite, andrei dentro a dare una sbirciatina, che dite? - Ero dispiaciuto di occuparmi d'altro, volevo godermi ancora la gioia dei cittadini. A volte Viano mi sembrava eccessivo nel suo zelo. - Mah, sì, potresti dare una voce, prima di entrare... anzi, sai che facciamo? Ci andiamo insieme. - Mi incamminai per la strada e, via via che vedevo qualche gruppo, salutavo con un cenno del capo e un sorriso e molti mi rispondevano con un applauso o dicendo: “I miei omaggi, monsignore”. Giungemmo alla casa, il portone era aperto, non proprio spalancato, a metà. Viano si intrufolò dentro e chiamò con voce forte: - Alba, siete qui? - Nessuna risposta, chiamò ancora, niente. Sorridevo della sua solerzia che mi sembrava, come altre volte, esagerata: - Te lo dicevo io, è uscita e ha lasciato la porta aperta per dimenticanza, cosa vuoi che ci sia, Viano? Comunque entra un poco e dai un'occhiata alla casa, così sapremo un po' di più su di lei. - Poco dopo, con voce diversa e concitata, ma con tono basso, Viano mi chiamò: - Messere, messere, venite! Oh Dio! - Entrai, Viano era fermo sulla porta della cucina, che si apriva sulla stanza centrale e guardava all'interno con gli occhi sbarrati. Mi avvicinai e vidi anche io: Alba era a terra, immobile, completamente vestita, la tunica era un po' sollevata fino alle ginocchia e ciò era compatibile con una caduta. Aveva gli occhi aperti e una smorfia che un po' le sfigurava il volto. Le labbra erano bluastre e semiaperte. Accanto a lei, a terra, un bicchiere spezzato.
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Autori di Writer Officina
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Sono nato a Vicenza e risiedo dall'infanzia a Firenze. A parte lavoretti da studente, sono stato per tre anni addetto a una biblioteca e per altri 37 funzionario archivista, pubblicando diversi articoli o libri professionali e insegnando la mia materia in molti corsi. Sulla mia attività ho scritto una autobiografia professionale, Archivi d'impresa un archivista militante. Ora che sono in pensione ho conservato l'incarico di Ispettore onorario ed eseguo alcune attività di controllo sul patrimonio archivistico di enti o privati. In passato ho frequentato un istituto di formazione psicoterapeutica, senza però passare oltre. Passo il mio tempo libero dalle incombenze familiari leggendo, scrivendo, vedendo amici. Amo molto coltivare la terra in un piccolo appezzamento, cosa che farò finché potrò. Mi interessano la storia, ma anche la scienza e gli argomenti di attualità, soprattutto la lotta delle donne per acquisire quella parità che è ancora assai negata.
Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?
Renato Delfiol: Ho sempre amato scrivere, fin da ragazzo. Leggere mi sollecitava la fantasia. Per molti anni ho scritto poco, racconti parzialmente autobiografici, poesie, cose perse o rimaste nei cassetti. Da quando ho lasciato il lavoro, e soprattutto durante il Lockdown, ho cominciato a scrivere creativamente con un certo impegno Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?
Renato Delfiol: Non direi, o non lo ricordo.
Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?
Renato Delfiol: No, inizialmente ho pensato di pubblicare con Il Mio Libro, dove pubblicava negli ultimi tempi lo psicoanalista Giordano Fossi (in un lontano passato mio analista) che mi aveva chiamato a collaborare nella creazione di una nuova scuola di psicanalisi evoluzionista.
Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?
Renato Delfiol: Ritengo di sì, anche se non l'ho mai praticato e ci sto solo pensando. Ho due tipi di perplessità: che l'ISBN fornito non sia quello riconosciuto in Italia e che è necessario avere competenze informatiche (che ho minimamente) ai fini della promozione. So che molti editori ne fanno poca, ma qualcosa sì.
Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?
Renato Delfiol: Sono molto affezionato ad un romanzo non ancora pubblicato, che deriva da un mio progetto antico. Si svolge nel XII secolo e vede il passaggio di una famiglia dallo status di vassalli a quello di cittadini dopo le lotte tra il comune di Milano e Federico Barbarossa. Tra gli editi il mio ultimo L'uomo con il mantello nero.
Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?
Renato Delfiol: No, scrivo d'istinto, seguendo una falsariga che ho in mente e che cambio, o perfeziono, nel corso della stesura. Magari all'inizio mi faccio un breve schema dei principali personaggi.
Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?
Renato Delfiol: Sto rivedendo un altro giallo, come Il Mantello, però di epoca attuale. Però non sono un giallista, mi interessa di più l'ambientazione che la storia. Poi ho cominciato un'altra cosa, ispirata ad una vicenda vera.
Writer Officina: Hai in corso di pubblicazione qualche altro libro?
Renato Delfiol Sì, l'editore Transeuropa sta pubblicando il romanzo storico Aldruda Frangipane una donna contro il Barbarossa.
Writer Officina: Come hai trovato i tuoi editori?
Renato Delfiol De Il Mio libro ho già parlato; ho pubblicato anche con Youcanprint che mi è sembrato un po' più economico. Il libro però l'ho tolto dal commercio per ragioni lunghe da spiegare. Per Il Mantello nero, ho partecipato al concorso Un giallox1000 di 0111 Edizioni, risultando finalista. Di Transeuropa ho sentito parlare in un gruppo Facebook. Ci sono diversi gruppi Facebook che possono interessare un autore esordiente, alcuni anche simpatici.
Writer Officina: Scrivendo di periodi passati, ti sei documentato, p.e. sui luoghi?
Renato Delfiol Sì, scrivendo un romanzo storico occorre essere molto accurati nelle ricerche. Quello che è difficile non è il singolo fatto o data, ma l'ambientazione: vestiti, cibi, modi di vivere, misure del tempo e dello spazio, tutte cose che sono naturali per i personaggi che vivono in un certo momento del passato. Questo riguarda anche il presente: sto scrivendo un racconto ambientato parzialmente durante il Lockdown e la memoria su quei momenti che tanto ci hanno angustiato è rimasta flebile e lacunosa, anche sul web. |
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