Writer Officina Magazine
Le Interviste
Alessio Torino è nato a Cagli nel 1975 e vive a Urbino dove insegna letteratura latina all'Università degli Studi Carlo Bo. Ha esordito con Undici decimi (Italic, 2010), con cui ha vinto il premio Bagutta Opera Prima. In seguito ha pubblicato Tetano, Urbino, Nebraska e Tina, tutti editi da Minimum Fax. Il suo ultimo romanzo è Al centro del mondo, edito da Mondadori.
Nato a Manchester nel 1954, Tim Parks è cresciuto a Londra e ha studiato a Cambridge e ad Harvard. Nel 1981 si è trasferito in Italia, dove vive tuttora. Ha scritto diciotto romanzi, tra i quali "Lingue di fuoco, Europa (candidato al Booker Prize), Destino e In extremis. Parks ha inoltre tradotto vari autori italiani, tra cui Pavese, Moravia, Tabucchi, Calvino, Calasso, Leopardi e Machiavelli.
Giovanna Giordano è nata a Milano e vive a Catania. È scrittrice e giornalista. Con il primo romanzo Cina cara io ti canto è stata finalista al Premio Calvino 1991. Ha pubblicato tre romanzi: Trentaseimila giorni, Un volo magico e Il mistero di Lithian (Marsilio, 2004, Premio Sciascia e presentato al Premio Strega 2005). È stata candidata al Premio Nobel per la letteratura 2020.
Gianluca Gotto. Sono tanti i motivi per cui sentiamo il desiderio irrefrenabile di viaggiare. L’esplorazione è uno di questi, certo. Per alcuni, poi, partire significa anche avere la possibilità di staccare dalla propria quotidianità e crescere attraverso esperienze che ti trascinano fuori dalla tua comfort zone. Per altri ancora, viaggiare è semplicemente divertimento. È pura vita"
GhostWriter. "Non ha importanza la firma sotto un titolo famoso, ma la consapevolezza di aver partorito la trama di quel libro in una notte senza luna, quando persino i fantasmi non potevano accorgersi del nostro lavoro" È questa la frase che più mi ha colpito dell'intera intervista, perché riassume un concetto interiore di possesso che va oltre ogni considerazione filosofica.
Michela Panichi, 20 anni, iscritta al terzo anno di Lettere moderne, è la vincitrice del Premio Campiello Giovani 2020 con il racconto "Meduse". "Spero sia l’inizio di qualcosa di più grande, che i rapporti che ho stretto durante questo percorso e i consigli che ho ricevuto mi possano arricchire."
"Il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio" A pronunciare queste parole è Gleen Cooper, uno scrittore che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e che ha un legame particolare con la storia Italiana. Il suo ultimo libro si intitola Clean - Tabula Rasa e racconta di una epidemia mondiale molto simile a quella che abbiamo appena vissuto.
Marco DeAmbrogio è uno scrittore che ha girato il mondo. Ha raggiunto Kabul via terra, attraversando uno dei territori più pericolosi del pianeta, sfidando tempeste di sabbia e deserti senza fine, disseminati di campi minati. Lo ha fatto per portare una donazione a Emergency e un messaggio di pace a un popolo in difficoltà.
Daniele Mencarelli è un poeta, prima ancora di essere uno scrittore. Nel 2020 ha vinto il Premio Strega Giovani con "Tutto chiede salvezza". Una delle frasi più significative del suo romanzo è: "Salvezza. Per me. Per mia madre all'altro capo del telefono. Per tutti i figli e tutte le madri. E i padri. E tutti i fratelli di tutti i tempi passati e futuri. La mia malattia si chiama salvezza"
Nicolai Lilin è l'autore di Educazione Siberiana. I suoi libri sono stati tradotti in venti lingue e venduti in tutto il mondo. Dal suo primo romanzo, il regista Gabriele Salvatore ha tratto un film che riprende lo stesso titolo, con attori del calibro di Eleanor Tomlinson, Peter Stormare e John Malkovich.
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America J. Moy Mata

Mi chiamo América Moy Mata, sono italo - venezuelana, la terza di quattro figli, nata in una città di mare chiamata Barcelona, Venezuela. Nell'anno duemilasei conobbi Salvatore (adesso, mio marito), ci siamo sposati e, anche se la nostra idea iniziale era quella di stabilirci nel mio paese di origine, la terribile situazione politica e sociale della nazione ci obbligò a cambiare piani ed è così come adesso abitiamo in provincia di Torino, già da ben quattordici anni. Di professione sono uno psicologo ma anche uno psicopedagogista clinico e in Venezuela lavoravo specialmente nel trattamento clinico di bambini e ragazzi con problemi di apprendimento e di condotta. Purtroppo, dovuto alle difficoltà per trovare impiego in Italia, adesso sono disoccupata, ma non so se questo sia stato una sfortuna, perché è stato giustamente il fatto di trovarmi in pausa della mia regolare attività lavorativa, quello che mi ha permesso di dedicarmi alla mia passione di scrivere. Prima di congedarmi questo non sarebbe stato possibile. Tra altre cose, sono un'amante delle arti culinarie e mi diverto spesso inventando ricette nuove, così come cucinando tanto i piatti tipici venezuelani come quelli della tradizione italiana. Tra i miei Hobby ci sono anche il disegno e la pittura.

Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorta di aver sviluppato la passione per la letteratura?

América Moy Mata: Posso giurare di non ricordarlo poiché ho l'immagine di me da sempre con un libro in mano, già da piccola. Per dire il vero, sono nata in una famiglia di lettori e penso che mio padre e la mia sorellastra, Nancy (di ventuno anni più grande di me) siano stati fondamentali nel fatto che io abbia iniziato ad amare la letteratura. La nostra casa era piena di libri e nonostante miei fratelli ed io avessimo a disposizione tanti libri per bambini, ricordo che a un certo punto, ho cominciato a rubare di nascosto i libri di questa mia sorella più grande, che nell'accorgersene; poi ha iniziato a raccomandarmi delle letture che considerava potessero piacermi. Quando iniziavo la lettura di un nuovo romanzo, non mi fermavo più finché non lo finivo e li portavo con me a scuola in maniera di poterli leggere nell'ora della ricreazione.

Writer OfficinaWriter Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?

América Moy Mata: Direi che Maria, di Jorge Isaacs, un classico della letteratura latinoamericana che ho letto per la prima volta quando avevo undici anni. Sono certa dell'età perché quel libro era una lettura obbligatoria nel primo anno delle medie. Anche mi piaceva tantissimo leggere i piccoli libri della scrittrice inglese Barbara Cartland. Così, ispirandomi in queste storie ho cominciato a scrivere agli undici anni. Nonostante, scrivevo solo per me e non avrei mai sognato di fare conoscere a nessuno i miei scritti, tranne che per qualche racconto corto pubblicato sul giornale della scuola, sempre per quei giorni.

Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?

América Moy Mata: L'anno scorso, quando è venuto a sapere che avevo tanti manoscritti letteralmente nel cassetto, mio marito mi ha invogliato a provare l'invio a qualche casa editrice. Alla fine è riuscito a convincermi e mi sono messa a lavorare nella traduzione di una di queste storie; ed è venuto alla luce il primo romanzo, intitolato "E se ti portassi rose?" Ho inviato il manoscritto a due editori e, per fortuna, ho ricevuto una notifica tre mesi dopo, della C.E. LFA Publisher; dove mi facevano sapere che erano interessati in pubblicarlo. È un romanzo che racconta una storia vera, anche se ovviamente romanzata, sul caso di Flavio, un ragazzo malato di una grave forma di epilessia. Con questo libro ho voluto dare un messaggio di speranza alle persone che fanno fronte a situazioni similari e quando faccio le presentazioni, cerco di abbordare il tema dal punto di vista psicologico e di dare risposta alle domande che mi vengono fate al riguardo. Di queste esperienze ho trovato che, ancora nei nostri tempi, ci sono tanti tabù per quanto riguarda questa malattia e anche un enorme vuoto di informazione.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionata? Puoi raccontarci di cosa tratta?

América Moy Mata: Sono appena una scrittrice emergente che ha pubblicato solo due romanzi, ma è il primo quello cui mi sento più legata per tanti motivi. Evidentemente perché il primogenito ed è come se fosse stato un primo figlio, che mi ha fatto provare emozioni che non conoscevo. Poi, perché una storia vera, un po' romanzata, dove racconto dei fatti accaduti a delle persone che conoscevo, e che conosco; anche se non siamo più in contatto come prima. Il romanzo racconta la vita di un giovane ammalato di epilessia refrattaria, cioè una forma di questa malattia che non risponde ai trattamenti farmacologici e che ha delle conseguenze terribili sulla vita delle persone che la soffrono, giacché essa impedisce loro di condurre una vita normale. È una malattia di cui si parla poco ma che stravolge la vita non solo del malato ma anche dell'intero circolo familiare e, addirittura, ancora in questi tempi è un tema tabù, molto difficile di maneggiare nella società in genere.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

América Moy Mata: Direi che sono istintiva perché scrivo le idee come mi arrivano. In certe opportunità, prendo appunti ma quello che mi occupa di più è fare ricerca su certi particolari, specialmente su temi medici, geografici o tecnici, in maniera di fare la storia la più veritiera possibile. Comunque, quando ami fare una cosa, il tempo che dedichi a essa è sempre un tempo piacevolmente speso.

Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro?
È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?


América Moy Mata: Sto lavorando in una raccolta di racconti ed è una cosa completamente diversa di scrivere un intero romanzo; anche come genere sarà diverso perché sarà una mischia di temi diversi, con storie che andranno dall'onirico alla realtà.

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