Writer Officina
Autore: Antonio Cuccurullo
Titolo: Nella coda della cometa
Genere Giallo
Lettori 4966 57 131
Nella coda della cometa
Lo squillo del telefono mi fece riemergere dall'oceano in cui mi stavo inabissando, sbattei la testa contro lo spigolo del comodino, il brusco risveglio mi aveva fatto dimenticare che non ero nel mio letto. La suoneria continuava imperterrita, a tentoni riuscii finalmente ad accendere l'abat-jour e andai a recuperare il cellulare, era Augustus: - Più tardi passa in Centrale, ho bisogno di un parere tecnico su una questione importante. È inutile che cerchi di defilarti, so per certo che non hai nessun incarico per le mani - .
Era pur vero che era stato il mio capo, ma avevo lasciato la Polizia da quasi un anno, il vicequestore, Marco Antonio Senatore alias Augustus, avrebbe dovuto fare a meno dei miei servigi, ero troppo incasinato di mio.
Gli risposi irritato: - Non voglio nemmeno sapere che cosa ti serve, sono molto più impegnato di quanto tu possa immaginare, arrangiati! -
Non mi diede nemmeno la soddisfazione di chiudere la comunicazione, riattaccò prima lui. Nervosamente andai in cucina a prepararmi il caffè, aprii la finestra, era una bella giornata. Dopo aver preso la seconda tazza di caffè decisi di andare a fare una corsetta nel parco. Il vento mi accarezzava la faccia, nonostante le ultime contrarietà ero soddisfatto della riuscita del mio progetto; aprire un'agenzia investigativa in tempo di crisi non è uno scherzo, infatti l'inizio era stato molto difficoltoso, ma con i primi casi risolti, oltre alle soddisfazioni e ai guadagni era arrivato anche l'amore. Parafrasando Arturo, il giardiniere che si curava del verde in Centrale, il fiore più bello di solito ha bisogno di più attenzioni; mi doleva ammetterlo ma, nella situazione contingente, non c'era detto più azzeccato. Ripensavo allo scambio di vedute che avevo avuto con Viktoria Kleist, mia fidanzata e collaboratrice, il giorno prima. Mentre salivo lentamente la scala interna che portava dal mio appartamento allo studio che condividevo con lei, cercavo una via d'uscita, che mi consentisse una pace, senza dover cedere troppo.
Erano passate solo poche ore dall'inizio dell'aspra discussione: per festeggiare la conclusione di un caso molto spinoso, avevamo trascorso un lungo week end al mare, al ritorno, una parola detta per scherzo aveva provocato la polemica. Poiché era chiaro da subito che nessuno di noi due aveva intenzione di fare un passo indietro, ne era scaturita una discussione rovente. Quando entrai nell'ufficio, ero convinto di trovare Viktoria al suo posto, la scrivania era ingombra di posta, ma di lei nemmeno l'ombra. Fissai la postazione vuota con un certo nervosismo, la porta era chiusa a chiave, per terra c'era una busta appallottolata. Di solito lei era molto ordinata, doveva essere successo qualcosa che l'aveva così scombussolata, da farle compiere gesti inusuali. Lasciai perdere il resto della corrispondenza e mi avvicinai alla lettera accartocciata, sperando che la mia collaboratrice non rientrasse e mi sorprendesse a curiosare, in quella che credevo fosse la sua corrispondenza privata. Era vuota. Stiracchiai la busta quel tanto che mi consentì di leggere che era indirizzata ad Antonio Esposito e Viktoria Kleist, il nervosismo divenne rabbia. La calligrafia, tutta svolazzi, non lasciava dubbi, era quella di Samantha Ferrè; la data di spedizione risaliva a tre giorni prima. Istantaneamente mi vennero alla mente tre domande: perché Samantha avrebbe dovuto mandare una lettera? Era più semplice fare una telefonata. Era indirizzata a me e a Viktoria; ma se la nostra amica voleva valersi dei miei servigi perché non l'aveva indirizzata a me soltanto? Ero pur sempre io il titolare dell'agenzia e lei ci teneva alla forma. Era un invito? Anche questa possibilità era da escludere perché Samantha non si sarebbe mai sognata di spedire un invito in una busta comune; lei sul comodino di fianco al letto, accanto alla Bibbia, ha una copia del galateo. Con la scusa di prendere il fascicolo da inviare al mio cliente, salii al suo appartamento, che fino la sera prima era anche il mio. Dopo aver suonato più volte, entrai con la mia chiave, ma era vuoto, ritornai in ufficio dubbioso sul da farsi. Chiamare Viktoria per sapere il contenuto della lettera era da escludere, la guerra di logoramento era appena cominciata, non potevo cedere subito, per me le conseguenze sarebbero state catastrofiche. Tutta colpa di quel maledetto lampadario del salotto, ma perché noi maschi non impariamo mai che i gusti di una donna permalosa non vanno mai messi in discussione. Chiamai Samantha sul numero di cellulare, ma l'apparecchio era spento; scesi nel mio appartamento dalla scala a chiocciola, per prendere il cellulare e provare all'altro numero memorizzato; era la seconda conseguenza dello sconsiderato parere su quel maledetto lampadario, il ritorno nel mio appartamento da single. Provai più volte, ma il telefono di casa squillava a vuoto, dopo l'ennesimo tentativo rinunciai. L'apprensione mi fece mettere da parte l'orgoglio, feci il numero di Viktoria, il messaggio mi ripeteva che il telefono, era spento o non raggiungibile. L'irritazione era sbollita, ora incominciavo a essere inquieto. Scesi in garage, la macchina della mia collaboratrice era al suo posto: a questo punto ero seriamente preoccupato. Risalii in ufficio e feci mente locale su quello che stava succedendo, non aveva senso. Cercai di mantenermi calmo, partii da quello che conoscevo di Viktoria, ipotizzai che, dopo aver letto quella lettera, di certo non sarebbe uscita a piedi, se non avesse avuto prima un contatto telefonico. Non sono mai stato un tipo ansioso, anche nelle situazioni più difficili, ma per la mia compagna feci un'eccezione, chiamai Freddy “il chimico”, un caro amico della scientifica: - Antonio qual buon vento, proprio ieri ho parlato di te con Lara, che ti serve? - . Asciutto e stringato come al solito.
- Ho un problema con Viktoria e vorrei poter dire che mi sono allarmato per niente. Hai ancora buoni rapporti con quelli delle intercettazioni? - .
- Spara! - .
- Dovresti farmi sapere quante telefonate e a chi sono state fatte da questi tre numeri, stamattina dalle nove alle dieci, - lentamente cominciavo a caricarmi perché senza rendermene conto, alzai il tono della voce - potrebbe essere molto importante saperlo prima possibile; perciò non mi sono rivolto alle fonti ufficiali - .
Gli diedi il numero dell'appartamento di Viktoria, del suo cellulare e quello dell'ufficio.
- Appena so qualcosa ti mando un'e-mail al tuo indirizzo con i tabulati, se non ho risposta di conferma ti chiamo sul cellulare. Cena dai Marini per quattro - .
- Come al solito sei impagabile, a presto - .
Dopo l'inutile raccomandazione di farmi sapere i risultati il più velocemente possibile, riagganciai. Passato il momento di scoramento, smisi di fare il fidanzato preoccupato solo perché l'investigatore che albergava in me prese il sopravvento. Mi resi conto che alla prima domanda c'era una possibile risposta: Samantha non era a Roma ma aveva bisogno del nostro aiuto e ci aveva scritto per spiegarci dettagliatamente il caso che, vista la situazione, doveva essere molto complesso e delicato. Ripresi la busta, cercai di stirarla il più possibile senza rovinarla, con l'ausilio di una potente lente d'ingrandimento, riuscii a decifrare, dal timbro di spedizione, il centro di raccolta cui era confluita la lettera. La stampigliatura era leggibile, la busta era stata vidimata dal CPD (Centro Primario di Distribuzione) di Orte. Chiamai Aldo Gregori, un funzionario delle poste che aveva collaborato con la Polizia in un caso di stalking. La scrupolosità con la quale avevo lavorato con lui a stretto contatto per un paio di settimane, oltre ad una certa confidenza, mi aveva consentito di apprendere tutte le fasi della lavorazione della corrispondenza. Mezz'ora dopo ricevetti un'e-mail con la lista di tutte le città la cui posta arrivava ad Orte per essere lavorata, oltre alla mappa del distretto di ritiro delle buche postali; ero stato informato anche della tempistica della prima lavorazione. Nonostante fosse difficile mantenermi calmo, cercai di comportarmi come se fosse un'indagine qualsiasi; partendo dai fatti che avevo appreso, appurai che tutta la posta di quella zona veniva ritirata tra le dodici e le tredici e trenta. Non c'era più il ritiro pomeridiano, siccome il tempo era un fattore importante, significava che la lettera era stata imbucata: nella peggiore delle ipotesi il giovedì, dopo le dodici; nella migliore delle ipotesi il venerdì, prima delle tredici e trenta. Stampai una cartina della zona ed evidenziai le città segnalate nell'e-mail. Avevo quasi finito la trascrizione quando un segnale acustico mi avvisò che mi era arrivato un messaggio, era di Freddy, come al solito aveva agito con rapidità e precisione; per aprirla, dovetti confermare il ricevimento. Dalla copia dei tabulati risultava una telefonata fatta dall'appartamento di Viktoria a un numero di un telefono fisso di Spoleto, intestato a Ugo Facci, che aveva risposto alla chiamata, tre dal mio ufficio, due senza risposta a Samantha, una ad un numero di cellulare intestato a Patrizia De Olivera, domiciliata a Roma in via Flaminia, che aveva risposto alla chiamata, e ancora una a Ugo Facci, dal suo cellulare, che aveva risposto alla telefonata. I tabulati e i nomi erano stati riportati a mano su una tabella di rilevazione anonima; questo significava che Freddy si era dato molto da fare per evitare che restassero tracce di questi documenti, dopo la conferma di aver letto il messaggio, lui avrebbe cancellato il file. Stampai i due fogli ed eliminai il messaggio; con la copia dei tabulati telefonici alla mano, era facile ricostruire i movimenti di Viktoria attraverso le telefonate che aveva fatto: alle otto e cinquanta aveva chiamato dal suo appartamento Ugo Facci, era decisa a passare la giornata dal suo commercialista, sapendo che non mi era mai stato simpatico, probabilmente lo faceva per farmi un dispetto; era scesa a ritirare la posta, ed era risalita in ufficio.
Antonio Cuccurullo
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Antonio Cuccurullo
Sono nato a Cava de' Tirreni il 12.04.1955. L'episodio che ha segnato la mia infanzia, è stato il colloquio con una mia insegnante delle scuole medie, quando le feci notare che il mio compito in classe aveva gli stessi errori di quello del mio compagno di banco, ma a me aveva dato quattro mentre lui aveva preso sei, lei mi rispose: “Tu non ne hai bisogno di aiuti, sei figlio di un operaio e, per logica, farai l'operaio, suo padre è un libero professionista, di conseguenza seguirà anche lui il percorso del genitore”. La voglia di abbandonare la scuola era tanta, ma pressato da mio padre smisi solo dopo aver conseguito la licenza media. Per qualche mese mi guardai intorno, feci dei lavoretti per avere qualche soldo in tasca, poi trovai un lavoro serio presso una vetreria della mia città, nei dieci anni seguenti, lavoravo e rimuginavo sul fatto che, in fondo, avevo dato ragione alla mia insegnante. Quando vinsi un concorso nelle Poste, mi trasferii in Lombardia. Dopo l'iniziale abbandono, per entrare nel mondo del lavoro, ripresi gli studi e dopo aver ottenuto il diploma, mi iscrissi alla facoltà di Storia Moderna a Milano.

Writer Officina: La tua passione per la scrittura come e quando nasce?

Antonio Cuccurullo: Nel 1969, coi miei primi soldi guadagnati comprai Favole al telefono di Rodari, subito dopo Robinson Crusoe di Defoe, per me che odiavo i libri di testo, in breve tempo, divenni cliente abituale della libreria vicino casa. La trasformazione da lettore a scrittore avvenne proprio nei viaggi in treno e in metropolitana per spostarmi da Brescia a Milano, immaginai Antonio Esposito, un detective lontano dagli schemi abituali e prendendo spunto dai viaggiatori che incontro sui mezzi pubblici, cominciai a delineare i miei personaggi.

Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?

Antonio Cuccurullo: Paradossalmente, non ne ho avuto bisogno, ma procediamo con ordine, siccome la mia unica aspirazione era quella di scrivere storie per me stesso, quando venni collocato in pensione, iniziai a riprendere in mano tutto il materiale che avevo prodotto nel corso degli anni, con gli appunti riuscii a completare dieci romanzi avente come protagonista Antonio Esposito. Dopo essermi scontrato con una casa editrice a pagamento, la delusione raffreddò i bollenti spiriti. La svolta avvenne quando, su consiglio di un amico, decisi di implementare un sito per pubblicizzare i miei libri, convenimmo che, l'unico modo per scrivere qualcosa di autorevole, da inserire nel curriculum, era quello di partecipare a qualche concorso letterario. Con Indizio finale, i risultati andarono oltre le più rosee aspettative, il romanzo, da inedito, ottenne vari riconoscimenti: il terzo posto al Premio letterario “Gustavo Pece” 2017, il quarto posto sia al Premio letterario “Giovane Holden” che al Concorso Letterario “Città di Cava”, benché da regolamento non ne avessi diritto, entrai nel mondo della letteratura, infatti La Ruota, in sede di premiazione, mi propose un contratto editoriale.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?

Antonio Cuccurullo: Ormai cominciano a diventare davvero tanti, ma a quello che tengo di più è Indizio finale, non perché è il più bello e non è nemmeno il più valido, tecnicamente, è la mia creatura imperfetta che mi ha permesso di entrare nel mondo letterario. La storia è semplice, Antonio Esposito nel momento di massimo scoramento perché, dopo aver lasciato la Polizia, rinunciando al grado di commissario, si accorge che la sua agenzia investigativa non riesce a decollare, proprio quando sta per rinunciare si trova proiettato in due indagini, un omicidio e la scomparsa di una ragazza. In suo soccorso arriva l'aiuto insperato della sua odiata locatrice, detestata proprio perché era stata l'unica che lo avesse messo di fronte alle sue responsabilità, per loro, con alle spalle storie di abbandoni, è quasi inevitabile passare dal rapporto professionale a quello sentimentale.

Writer Officina: Quali sono le difficoltà che hai incontrato?

Antonio Cuccurullo: La prima stesura di Indizio finale è cominciata nel 1982, allora avevo ipotizzato un commissario di Polizia, Salvo Aiello, che lavorava a Napoli, il suo profilo professionale era innovativo per il periodo in cui lo avevo immaginato: in disaccordo coi genitori perché era poco osservante delle regole, osteggiato dai suoi superiori in quanto rivoluzionario, amante delle donne e della buona cucina. Quando, in seguito, lessi Camilleri, mi resi conto che il mio personaggio, creato anni prima, era troppo simile a Montalbano, per non essere incolpato di plagio, pazientemente, mi sono dato da fare per cambiare il mio personaggio, devo dire che all'inizio ero un po' seccato di dover rivoluzionare la storia, ma l'esercizio mi è stato utile per allenarmi alle contrarietà.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

Antonio Cuccurullo: Predo appunti su tutto quello che capita attorno a me, fatti, persone cose stravaganti, spezzoni di ragionamenti raccolti per strada, e utilizzo come spunto un fatto qualsiasi, letto dal giornale, da un film, da un libro, da un fatto emerso durante una discussione tra amici. Elaboro tutto quello che ho preso in esame, per farlo diventare l'idea per un giallo, un thriller, un noir, ecc. una volta che ritengo sia fattibile, abbozzo un inizio una fine e suddivido i capitoli descrivendo che cosa deve succedere in ogni sezione. Subito dopo comincio a scrivere, spesso dell'idea iniziale rimane poco e, siccome non mi piace rimanere ingabbiato, non è raro che cambio persino il genere.

Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?

Antonio Cuccurullo: Come ho spiegato ampiamente, non voglio restare in ostaggio di un genere, in questo momento sto scrivendo il terzo libro che chiude una serie, si tratta della prerogativa straordinaria, di uno dei personaggi principali, che è diventato il leitmotiv dei tre romanzi, coi primi due ho un contratto editoriale con una casa editrice di Milano e, perlomeno a parole, sono interessati al seguito.

Writer Officina: Cosa c'è di te nel tuo romanzo?

Antonio Cuccurullo: Per me scrivere era un fatto intimo, per questo motivo ho attinto a piene mani nel mio vissuto e nel mio modo di pormi, ovviamente ho smussato gli spigoli dei miei difetti e accentuato le mie virtù, cercando di non risultare esibizionista.
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