Writer Officina
Autore: Flavia Pellegrino
Titolo: Il colore dei sogni
Genere Romance
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Il colore dei sogni
«Julya, noi stiamo andando al lago. Vieni con noi?», chiese Maxmillian De Rujo, affacciandosi al cancelletto del villino dei Carvalho.
Aliana, sdraiata sul prato all'ombra di un gelso, alzò appena lo sguardo dal libro. Osservò la sorella maggiore esitare un istante prima di rivolgersi alla madre, in attesa di un cenno d'assenso. Thea Carvalho annuì senza smettere di ricamare. Julya sorrise, posò con cura la stoffa sul tavolino e si alzò, lisciandosi le vesti.
«Posso venire anche io?» La voce di Aliana risuonò squillante. Si mise seduta, stringendo ancora il libro tra le mani.
«Per me non c'è alcun problema, tanto non puoi neanche aiutarmi», sospirò la madre con una leggera alzata di spalle. Julya roteò gli occhi, ma sorrise divertita. Aliana sapeva che la sorella non l'avrebbe mai lasciata indietro. Avevano tre anni di differenza, sua sorella era innamorata e nelle sue fughe lontane dalla madre cercava solo il suo amato, mentre lei continuava a considerare quelle scorribande come puro divertimento.
Chiuse il libro e lo posò con cura accanto alla madre, vide Maxmillian allungare il collo e leggere il titolo a mezza voce: «Da Veroncia in giù: diario di bordo del capitano Carlos Albarado.» Il ragazzo non riuscì ad aggiungere altro che Julya lo spinse fuori dal giardino frettolosa. Aliana ridacchiò al fare della sorella, seguendola silenziosa.
Camminarono fianco a fianco lungo il viale principale fino alla piazza, poi voltarono verso destra. Una volta sicura di non essere più nel campo visivo materno, Julya raggiunse Nathan correndogli in contro, i due ragazzi si erano fidanzati in gran segreto qualche mese prima, ma avevano scelto di mantenere una certa discrezione per poter conservare la libertà di vedersi come amici senza destare sospetti.
Nathan era il migliore amico di Max, e per non far sospettare niente,
da qualche tempo era sempre e solo Max a venire a chiamarla. Nathan si teneva lontano dagli occhi indagatori della signora Carvalho, ma Aliana avrebbe giurato che sua madre avesse intuito tutto già da tempo.
Il sentiero che portava al lago serpeggiava tra i campi dorati e il profumo dell'erba appena tagliata riempiva l'aria. Si accorse che il silenzio tra lei e Max si era allungato, denso e imbarazzante. Sentiva il cuore batterle forte, come se stesse cercando di uscire dal petto, e abbassò lo sguardo sulle punte delle sue scarpe consunte. Cosa mai avrebbe potuto dire? Ogni parola le si incastrava in gola quando era sola con lui.
Maxmillian camminava con un'andatura rilassata, i capelli chiari che brillavano sotto il sole pomeridiano come il grano maturo, ma ciò che la incantava erano i suoi occhi scuri, profondi come il cielo prima dei temporali estivi. Quando la guardava aveva la sensazione che lui riuscisse a leggerle dentro, e che potesse vedere anche quello che cercava di nascondere.
«Quindi ti piacciono le avventure di Albarado, cos'ha di tanto interessante questo capitano?» La sua voce bassa e calda la fece sobbalzare. C'era sempre una punta di curiosità autentica nei suoi occhi quando le faceva domande, come se davvero volesse conoscere il mondo attraverso i suoi pensieri. Il volto della ragazza si illuminò e le labbra si distesero in un sorriso raggiante, avrebbe potuto parlare
per ore delle sue letture, e lui, forse, era l'unico capace di ascoltarla davvero, faceva domande, prestava attenzione e ricordava cosa si fossero detti, lui... la faceva sentire speciale.
«Il diario di Albarado. Racconta di tutte le regioni che si affacciano sulla costa del golfo e delle coste ancora più a sud della Rowendia», gli rispose senza guardarlo, ma alzando lo sguardo sognante al cielo.
Carlos Albarado era stato un grande navigatore, un commerciante astuto e avido. Pur di ricavare maggior profitti dai suoi traffici commerciali, aveva condotto, senza esitazioni, la sua nave per tutto il golfo, facendo rotta anche nelle insenature più piccole e sconosciute. Ben presto da viaggio commerciale il suo si era trasformato in un vero e proprio bisogno d'avventura, che lo aveva fatto spingere sempre più a sud fino a toccare tutte le terre di cui solo pochi viaggiatori avevano parlato. Da quando aveva scoperto i suoi diari non aveva più potuto fare a meno di leggerli, più e più volte, immergendosi, anche solo nei sogni in quei viaggi straordinari.
«Deve essere un capitano molto intrigante, e chissà anche affascinante», commentò Maxmillian, con quel suo tono sempre un po' canzonatorio, per poi continuare: «Ora il Diario di Albarado, prima era Viaggio a nord... ma dove li trovi tutti questi libri?» Aliana arrossì leggermente, sorpresa che lui si ricordasse i titoli.
«I monaci del vecchio convento vicino al mulino me li prestano volentieri. La loro biblioteca è incredibile, e io... beh, ormai passo più tempo lì che a casa.»
Maxmillian sorrise con quell'aria divertita che la faceva sempre sentire allo stesso tempo nervosa e felice.
«Ah, quindi il tuo sogno è vivere chiusa tra polverose pergamene e libri antichi?»
Aliana alzò gli occhi al cielo, il sole di metà maggio splendeva alto e caldo.
«No», rispose con un mezzo sorriso, ma con una luce diversa ne gli occhi.
«Il mio sogno più grande è viaggiare. Vorrei esplorare i luoghi di cui leggo, solcare mari sconosciuti, scoprire città lontane e vivere le stesse avventure di cui scrivono i capitani come Albarado.»
Maxmillian si fermò un attimo, la guardò di sottecchi, e quello sguardo quasi la fece sentire a disagio. Aliana rallentò il passo, sistemando i capelli scuri scompigliati dalla leggera brezza primaverile.
«Allora ti prometto una cosa, mia coraggiosa esploratrice: un giorno, quando diventerò un grande mercante, ti porterò con me. Ti troverò un posto d'onore tra le casse della stiva, dove potrai leggere in pace... tra topi e serpenti!», scherzò, gli occhi che scintillavano di divertimento. Aliana rise, liberando in quella risata la tensione di un attimo prima. Il suono si fuse con il mormorio del torrente che scendeva tra rocce muschiose e andava a gettarsi nel lago profondo davanti a loro. L'acqua era limpida, ma scura nelle sue profondità, incorniciata da rive alte di pietra e cespugli, e da un vecchio pontile in legno, un po' sbilenco, che si allungava sull'acqua come un invito al salto.
«Ma i serpenti mangiano i topi! E io non voglio fare da pasto a nessuno!»
Maxmillian annuì con aria solenne, avvicinandosi di un passo.
«Allora dovrai imparare a domarli, o ti toccherà mangiarli tu per sopravvivere.»
«Bleah!» Aliana fece una smorfia teatrale, scuotendo la testa. «In tal caso, quando sarò sul ponte, ti butterò in mare prima che tu possa servirmi una zuppa di serpente!» E con un lampo di sfida negli occhi, lo spinse con forza verso l'acqua.
Maxmillian non oppose resistenza e si lasciò spingere, afferrando però il polso di Aliana e tirandola con sé. Un grido soffocato e poi...
SPLASH!
Si ritrovarono entrambi immersi nell'acqua fredda del lago. La superficie si richiuse sopra di loro con un suono sordo, e Aliana trattenne il respiro, sorpresa dalla temperatura.
Quando riemerse, sputacchiando e ridendo, la risata di Maxmillian la avvolse, vibrante e contagiosa. Senza accorgersene, si ritrovò stretta a lui, il braccio di Maxmillian ancora attorno alla sua vita, il calore del suo corpo a contrasto con la freschezza dell'acqua. Intorno a loro, la parete rocciosa della riva gettava ombra sull'acqua profonda, ma là dove il sole colpiva, la superficie brillava di riflessi dorati. Il respiro le si fece incerto, il battito accelerò quando i loro sguardi si incrociarono. Gli occhi di Maxmillian erano così scuri, intensi e, per un istante, sembrò che il tempo si fosse fermato attorno a loro. L'acqua gocciolava dai suoi capelli chiari, scivolando lungo le guance e sulle labbra incurvate in un sorriso appena accennato. Aliana sentì un brivido correrle lungo la schiena. Il cuore le martellava così forte nel petto che ebbe paura che lui potesse sentirlo.
Quando anche Glauco e Demian si tuffarono, sollevando attorno a loro schizzi d'acqua, approfittò della confusione per scivolare via da quell'abbraccio e nuotare verso il margine del lago. La riva, in quel punto, era troppo scoscesa per risalire comodamente: pietre umide e radici affioranti si alternavano a chiazze d'erba bagnata.
Così si diresse con bracciate decise verso una piccola scaletta di legno che sporgeva appena sopra la superficie. Con qualche sforzo si aggrappò ai pioli scivolosi e si arrampicò finché le mani non afferrarono il bordo del pontile.
Maila era seduta proprio lì, le gambe immerse fino ai polpacci nell'acqua fredda, lo sguardo assorto sui ragazzi che ridevano e si rincorrevano a colpi di spruzzi. Si issò con un piccolo slancio, sibilando tra i denti per lo sforzo, e si lasciò ricadere al suo fianco, grondante e con il respiro ancora accelerato. Ma il cuore le batteva per
un altro motivo.
«Sono tre pazzi», commentò Maila con un sospiro, scuotendo la testa. «Dovrebbero crescere, non sono più bambini. Dovrebbero pensare al lavoro e al futuro... Mio fratello per primo.» Aliana si raddrizzò mettendosi a sedere, anche lei con le gambe a penzoloni, accanto all'amica.
Conosceva bene la storia di Maila, in un piccolo villaggio tutti sapevano tutto e purtroppo la famiglia dell'amica non aveva goduto di molta fortuna. Maila non aveva avuto il lusso dell'infanzia: orfana dall'età di dieci anni, si era ritrovata a occuparsi del fratello minore e di un'anziana zia che aveva più bisogno di cure di quante ne potesse offrire. Aveva imparato a cucire, filare, cucinare e lavorare nei
campi, mentre le altre ragazzine ancora giocavano con le bambole.
La sua voce, sempre un po' severa quando parlava di responsabilità, non faceva che ricordare ad Aliana quanto fossero diverse le loro vite, seppur avessero entrambe solo quattordici anni.
Mentre Maila continuava la sua filippica sull'infantilismo dei ragazzi, Aliana si perse nei propri pensieri, osservando Maxmillian sguazzare nell'acqua. Era bello passare il tempo con lui, scherzare, ridere, ma odiava quei momenti di silenzio quando restavano soli, quando temeva che lui potesse sentire il suo cuore batterle come un tamburo in petto. In fondo al cuore le piaceva pensare che anche lui provasse i suoi sentimenti, che un giorno si sarebbe dichiarato a lei e che anche loro avrebbero iniziato a vedersi in segreto, ad appartarsi dietro i cespugli per sussurrarsi parole dolci o magari solo per prendersi in giro e litigare di serpenti e topi. Istintivamente rise a quel pensiero, mentre lo sguardo era fisso su un punto imprecisato del lago.
Flavia Pellegrino
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Flavia Pellegrino
Mi chiamo Flavia, sono un medico di famiglia, moglie di un uomo eccezionale e madre di due splendidi figli. Il mio mondo si direbbe che sia tutto qui. Fatto di routine, di sacrifici, di scadenze, di incastri e tempo che non basta mai. Fatto di amore e soddisfazioni personali e professionali. Eppure, la mia mente e il mio cuore sanno viaggiare lontano. Da sempre appassionata alla lettura, ho iniziato a scrivere e inventare nuovi mondi e nuove storie sin da bambina, e quella passione si è trasformata in un sogno nel cassetto. E ho imparato che i sogni sono vivi, e da quel cassetto hanno preteso di uscire. Mi hanno travolta, mi hanno fatto fare le ore piccole, hanno portato la mia famiglia a scoprire un lato nuovo e diverso di me, e a supportarlo in tutto e per tutto, fino a portarmi alla pubblicazione del mio romanzo: Il colore dei sogni.

Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?

Flavia Pellegrino: Non c'è stato un momento preciso. La letteratura, prima dell'infanzia, poi la classica scolastica e infine la contemporanea, è stata la mia compagna di viaggio per tutta la vita. Un libro da leggere è la prima cosa che metto in borsa o in valigia, anche ora che devo mettere salviette, merende, borracce, cremine e tutto il necessario per le esigenze dei figli. Se chiudo gli occhi però, e penso alla passione per la letteratura non vedo dei momenti, ma dei volti. I volti di tutti coloro con cui il mio animo ha risuonato parlando di libri e che ho riconosciuto come fratelli di lettura, la cui presenza è familiare e indispensabile.

Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?

Flavia Pellegrino: Non saprei citare un libro soltanto. Leggo da che ho memoria e ho amato ogni libro che mi ha fatto sognare. Il desiderio di scrivere e creare il mio personale sogno è arrivato di pari passo.

Writer Officina: Cosa hai voluto dire con la tua storia?

Flavia Pellegrino: Ho scelto due protagonisti normali, due ragazzi semplici, senza traumi o scheletri nell'armadio, che affrontano un'avventura più grande di loro. Due ragazzi che imparano che per diventare adulti devono imparare a scegliere e farsi carico delle responsabilità delle proprie scelte. Due ragazzi che coltivano un amore reciproco nelle piccole cose, negli sguardi, nella comprensione e nell'accettazione dell'altro per quello che è realmente. Due ragazzi che imparano ad amarsi davvero solo quando riescono a guardarsi negli occhi dalla stessa altezza, ognuno consapevole della propria forza e autonomia, ma che cerca nell'altro un compagno per affrontare la vita: non un rifugio, una protezione, una salvezza. Volevo scardinare il concetto dell'amore tossico che popola il romance per giovani lettrici, e puntare sulla consapevolezza e la costruzione del sé per raggiungere i propri sogni e per una relazione sana e duratura.

Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?

Flavia Pellegrino: In realtà, “Il colore dei sogni” non è propriamente il mio primo libro. Più di quindici anni fa, ho pubblicato “Noi” uno young adult che nasceva come tributo a un'amicizia speciale. Un'amicizia che c'era prima del libro e c'è tutt'ora. In quell'occasione mi interessava solo avere in tempi brevi un libro fra le mani da mettere sotto l'albero di Natale delle ragazze a cui era dedicato e così curai da sola impaginazione, grafiche, copertina.
Questa volta cercavo altro, volevo una pubblicazione che fosse impeccabile. Sì, ho provato a contattare alcune case editrici, tante in realtà, e partecipato anche a concorsi letterari di vario tipo. Mi sono scontrata con “specchietti per le allodole”, concorsi neanche terminati che già proponevano vari tipi di pubblicazione con obbligo di acquisto copie, schede di lettura fatte con AI con trame fantasiosamente diverse dal contenuto del mio libro, editori che mi offrivano la pubblicazione non sapendo neanche di cosa parlasse il romanzo, ma che al sodo cercavano sempre la stessa cosa: acquisto copie per “rientrare nei costi”.
Alla fine il sogno era mio. Il libro era mio. Ho deciso che lo volevo concludere e affidare ai lettori e ho optato per il selfpublish.

Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?

Flavia Pellegrino: Ritengo che Amazon Kdp come tutte le piattaforme simili, sia un'arma a doppio taglio. Da una parte lascia nelle mani dell'autore tutta la gestione del libro e la completa autonomia, con notevole vantaggio e soddisfazioni. Si può accedere alla pubblicazione con più semplicità e far arrivare il tuo testo al pubblico non è un'utopia. L'altro lato della medaglia è che bisogna essere realmente pronti. Il testo deve essere realmente maturo e curato anche in grafica e impaginazione, altrimenti amazon diventa lo scarto delle case editrici, facendo perdere di credibilità anche agli altri scrittori. Il sistema delle recensioni è spesso gonfiato da servizi anche a pagamento che promettono pacchetti da tot recensioni a 5 stelle, o scambi di lettura assolutamente falsati. E il tutto si ritorce contro lo scrittore stesso.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?

Flavia Pellegrino: Ho tanti racconti nel cassetto, tante storie, ma sicuramente Aliana e Maxmillian de Il Colore dei Sogni sono i miei preferiti. Perché sono quelli che hanno trovato davvero la luce.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

Flavia Pellegrino: La mia tecnica è in divenire. Fino ad ora scrivevo a ispirazione, e negli anni ruggenti della gioventù funzionava pure. Ora, invece, sto cercando di darmi uno schema per capire prima almeno i grandi nodi della storia. Temo che se mi lasciassi andare finirei per non concludere niente, rischiando di perdermi. Vi saprò dire se sta funzionando questa tecnica solo fra qualche mese.

Writer Officina: Quali sono le difficoltà che hai incontrato?

Flavia Pellegrino: In fase di produzione sicuramente la correzione di bozze e l'editing. Non avvalendomi di personale qualificato, ho fatto quasi tutto da sola o con il supporto del mio gruppo di betareader. La stanchezza dopo la centesima rilettura è indescrivibile, il romanzo arriva quasi a nauseare. In fase di post, invece, sicuramente la promozione. Non sono mai stata social, non amo le presentazioni o le interviste e ora mi tocca imparare una nuova cosa e superare un altro limite personale.

Writer Officina: Ritieni che la verosimiglianza sia importante oppure no visto che si tratta comunque di fiction?

Flavia Pellegrino: Moltissimo importante. La verosimiglianza è ciò che permette al lettore di immedesimarsi e vivere con i protagonisti questo viaggio, provare le loro emozioni. Se non lo trovasse verosimile, il lettore storcerebbe il naso e si distaccherebbe emotivamente. Personalmente mi è capitato il romanzi a sfondo medico/scientifico, quando ho trovato inesattezze mi sono infastidita, non sono riuscita a empatizzare più con le problematiche del protagonista e il libro ha perso il suo fascino. Probabilmente anche un Fantascientifico o un Fantasy con la F maiuscola dovrebbe mantenere un livello di verosimiglianza per agganciare il lettore.

Writer Officina: La scrittura ha una forte valenza terapeutica. Confermi?

Flavia Pellegrino: Si. Nella mia vita, riprendere a scrivere è stato un po' come riappropriarmi di una parte di me che avevo nascosto per colpa delle mille altre priorità: il lavoro, i figli, le aspettative sociali. Da quando ho ripreso a scrivere sto molto meglio con me stessa e con gli altri, mi sembra di guardare la vita con colori più limpidi.

Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?

Flavia Pellegrino: Sì! C'è un secondo romanzo in cantiere che, purtroppo, procede con una lentezza esasperante. Sarà il secondo capitolo della trilogia “Cronache dalle Terre del Golfo”. Non è un sequel, ma ci sarà una nuova coppia di protagonisti con altre storie, altre avventure, altri percorsi e scelte. Posso dire che, sopratutto questo secondo capitolo, sarà comunque collegato a Il colore dei sogni, perché ci sono personaggi che il lettore ha già conosciuto, anche se in secondo piano. Il terzo, invece, sarà meno romance, più fantasy, ma con la stessa ambientazione.
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