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Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Flavia Pellegrino
Titolo: Il colore dei sogni
Genere Romance
Lettori 52
Il colore dei sogni
«Julya, noi stiamo andando al lago. Vieni con noi?», chiese Maxmillian De Rujo, affacciandosi al cancelletto del villino dei Carvalho.
Aliana, sdraiata sul prato all'ombra di un gelso, alzò appena lo sguardo dal libro. Osservò la sorella maggiore esitare un istante prima di rivolgersi alla madre, in attesa di un cenno d'assenso. Thea Carvalho annuì senza smettere di ricamare. Julya sorrise, posò con cura la stoffa sul tavolino e si alzò, lisciandosi le vesti.
«Posso venire anche io?» La voce di Aliana risuonò squillante. Si mise seduta, stringendo ancora il libro tra le mani.
«Per me non c'è alcun problema, tanto non puoi neanche aiutarmi», sospirò la madre con una leggera alzata di spalle. Julya roteò gli occhi, ma sorrise divertita. Aliana sapeva che la sorella non l'avrebbe mai lasciata indietro. Avevano tre anni di differenza, sua sorella era innamorata e nelle sue fughe lontane dalla madre cercava solo il suo amato, mentre lei continuava a considerare quelle scorribande come puro divertimento.
Chiuse il libro e lo posò con cura accanto alla madre, vide Maxmillian allungare il collo e leggere il titolo a mezza voce: «Da Veroncia in giù: diario di bordo del capitano Carlos Albarado.» Il ragazzo non riuscì ad aggiungere altro che Julya lo spinse fuori dal giardino frettolosa. Aliana ridacchiò al fare della sorella, seguendola silenziosa.
Camminarono fianco a fianco lungo il viale principale fino alla piazza, poi voltarono verso destra. Una volta sicura di non essere più nel campo visivo materno, Julya raggiunse Nathan correndogli in contro, i due ragazzi si erano fidanzati in gran segreto qualche mese prima, ma avevano scelto di mantenere una certa discrezione per poter conservare la libertà di vedersi come amici senza destare sospetti.
Nathan era il migliore amico di Max, e per non far sospettare niente,
da qualche tempo era sempre e solo Max a venire a chiamarla. Nathan si teneva lontano dagli occhi indagatori della signora Carvalho, ma Aliana avrebbe giurato che sua madre avesse intuito tutto già da tempo.
Il sentiero che portava al lago serpeggiava tra i campi dorati e il profumo dell'erba appena tagliata riempiva l'aria. Si accorse che il silenzio tra lei e Max si era allungato, denso e imbarazzante. Sentiva il cuore batterle forte, come se stesse cercando di uscire dal petto, e abbassò lo sguardo sulle punte delle sue scarpe consunte. Cosa mai avrebbe potuto dire? Ogni parola le si incastrava in gola quando era sola con lui.
Maxmillian camminava con un'andatura rilassata, i capelli chiari che brillavano sotto il sole pomeridiano come il grano maturo, ma ciò che la incantava erano i suoi occhi scuri, profondi come il cielo prima dei temporali estivi. Quando la guardava aveva la sensazione che lui riuscisse a leggerle dentro, e che potesse vedere anche quello che cercava di nascondere.
«Quindi ti piacciono le avventure di Albarado, cos'ha di tanto interessante questo capitano?» La sua voce bassa e calda la fece sobbalzare. C'era sempre una punta di curiosità autentica nei suoi occhi quando le faceva domande, come se davvero volesse conoscere il mondo attraverso i suoi pensieri. Il volto della ragazza si illuminò e le labbra si distesero in un sorriso raggiante, avrebbe potuto parlare
per ore delle sue letture, e lui, forse, era l'unico capace di ascoltarla davvero, faceva domande, prestava attenzione e ricordava cosa si fossero detti, lui... la faceva sentire speciale.
«Il diario di Albarado. Racconta di tutte le regioni che si affacciano sulla costa del golfo e delle coste ancora più a sud della Rowendia», gli rispose senza guardarlo, ma alzando lo sguardo sognante al cielo.
Carlos Albarado era stato un grande navigatore, un commerciante astuto e avido. Pur di ricavare maggior profitti dai suoi traffici commerciali, aveva condotto, senza esitazioni, la sua nave per tutto il golfo, facendo rotta anche nelle insenature più piccole e sconosciute. Ben presto da viaggio commerciale il suo si era trasformato in un vero e proprio bisogno d'avventura, che lo aveva fatto spingere sempre più a sud fino a toccare tutte le terre di cui solo pochi viaggiatori avevano parlato. Da quando aveva scoperto i suoi diari non aveva più potuto fare a meno di leggerli, più e più volte, immergendosi, anche solo nei sogni in quei viaggi straordinari.
«Deve essere un capitano molto intrigante, e chissà anche affascinante», commentò Maxmillian, con quel suo tono sempre un po' canzonatorio, per poi continuare: «Ora il Diario di Albarado, prima era Viaggio a nord... ma dove li trovi tutti questi libri?» Aliana arrossì leggermente, sorpresa che lui si ricordasse i titoli.
«I monaci del vecchio convento vicino al mulino me li prestano volentieri. La loro biblioteca è incredibile, e io... beh, ormai passo più tempo lì che a casa.»
Maxmillian sorrise con quell'aria divertita che la faceva sempre sentire allo stesso tempo nervosa e felice.
«Ah, quindi il tuo sogno è vivere chiusa tra polverose pergamene e libri antichi?»
Aliana alzò gli occhi al cielo, il sole di metà maggio splendeva alto e caldo.
«No», rispose con un mezzo sorriso, ma con una luce diversa ne gli occhi.
«Il mio sogno più grande è viaggiare. Vorrei esplorare i luoghi di cui leggo, solcare mari sconosciuti, scoprire città lontane e vivere le stesse avventure di cui scrivono i capitani come Albarado.»
Maxmillian si fermò un attimo, la guardò di sottecchi, e quello sguardo quasi la fece sentire a disagio. Aliana rallentò il passo, sistemando i capelli scuri scompigliati dalla leggera brezza primaverile.
«Allora ti prometto una cosa, mia coraggiosa esploratrice: un giorno, quando diventerò un grande mercante, ti porterò con me. Ti troverò un posto d'onore tra le casse della stiva, dove potrai leggere in pace... tra topi e serpenti!», scherzò, gli occhi che scintillavano di divertimento. Aliana rise, liberando in quella risata la tensione di un attimo prima. Il suono si fuse con il mormorio del torrente che scendeva tra rocce muschiose e andava a gettarsi nel lago profondo davanti a loro. L'acqua era limpida, ma scura nelle sue profondità, incorniciata da rive alte di pietra e cespugli, e da un vecchio pontile in legno, un po' sbilenco, che si allungava sull'acqua come un invito al salto.
«Ma i serpenti mangiano i topi! E io non voglio fare da pasto a nessuno!»
Maxmillian annuì con aria solenne, avvicinandosi di un passo.
«Allora dovrai imparare a domarli, o ti toccherà mangiarli tu per sopravvivere.»
«Bleah!» Aliana fece una smorfia teatrale, scuotendo la testa. «In tal caso, quando sarò sul ponte, ti butterò in mare prima che tu possa servirmi una zuppa di serpente!» E con un lampo di sfida negli occhi, lo spinse con forza verso l'acqua.
Maxmillian non oppose resistenza e si lasciò spingere, afferrando però il polso di Aliana e tirandola con sé. Un grido soffocato e poi...
SPLASH!
Si ritrovarono entrambi immersi nell'acqua fredda del lago. La superficie si richiuse sopra di loro con un suono sordo, e Aliana trattenne il respiro, sorpresa dalla temperatura.
Quando riemerse, sputacchiando e ridendo, la risata di Maxmillian la avvolse, vibrante e contagiosa. Senza accorgersene, si ritrovò stretta a lui, il braccio di Maxmillian ancora attorno alla sua vita, il calore del suo corpo a contrasto con la freschezza dell'acqua. Intorno a loro, la parete rocciosa della riva gettava ombra sull'acqua profonda, ma là dove il sole colpiva, la superficie brillava di riflessi dorati. Il respiro le si fece incerto, il battito accelerò quando i loro sguardi si incrociarono. Gli occhi di Maxmillian erano così scuri, intensi e, per un istante, sembrò che il tempo si fosse fermato attorno a loro. L'acqua gocciolava dai suoi capelli chiari, scivolando lungo le guance e sulle labbra incurvate in un sorriso appena accennato. Aliana sentì un brivido correrle lungo la schiena. Il cuore le martellava così forte nel petto che ebbe paura che lui potesse sentirlo.
Quando anche Glauco e Demian si tuffarono, sollevando attorno a loro schizzi d'acqua, approfittò della confusione per scivolare via da quell'abbraccio e nuotare verso il margine del lago. La riva, in quel punto, era troppo scoscesa per risalire comodamente: pietre umide e radici affioranti si alternavano a chiazze d'erba bagnata.
Così si diresse con bracciate decise verso una piccola scaletta di legno che sporgeva appena sopra la superficie. Con qualche sforzo si aggrappò ai pioli scivolosi e si arrampicò finché le mani non afferrarono il bordo del pontile.
Maila era seduta proprio lì, le gambe immerse fino ai polpacci nell'acqua fredda, lo sguardo assorto sui ragazzi che ridevano e si rincorrevano a colpi di spruzzi. Si issò con un piccolo slancio, sibilando tra i denti per lo sforzo, e si lasciò ricadere al suo fianco, grondante e con il respiro ancora accelerato. Ma il cuore le batteva per
un altro motivo.
«Sono tre pazzi», commentò Maila con un sospiro, scuotendo la testa. «Dovrebbero crescere, non sono più bambini. Dovrebbero pensare al lavoro e al futuro... Mio fratello per primo.» Aliana si raddrizzò mettendosi a sedere, anche lei con le gambe a penzoloni, accanto all'amica.
Conosceva bene la storia di Maila, in un piccolo villaggio tutti sapevano tutto e purtroppo la famiglia dell'amica non aveva goduto di molta fortuna. Maila non aveva avuto il lusso dell'infanzia: orfana dall'età di dieci anni, si era ritrovata a occuparsi del fratello minore e di un'anziana zia che aveva più bisogno di cure di quante ne potesse offrire. Aveva imparato a cucire, filare, cucinare e lavorare nei
campi, mentre le altre ragazzine ancora giocavano con le bambole.
La sua voce, sempre un po' severa quando parlava di responsabilità, non faceva che ricordare ad Aliana quanto fossero diverse le loro vite, seppur avessero entrambe solo quattordici anni.
Mentre Maila continuava la sua filippica sull'infantilismo dei ragazzi, Aliana si perse nei propri pensieri, osservando Maxmillian sguazzare nell'acqua. Era bello passare il tempo con lui, scherzare, ridere, ma odiava quei momenti di silenzio quando restavano soli, quando temeva che lui potesse sentire il suo cuore batterle come un tamburo in petto. In fondo al cuore le piaceva pensare che anche lui provasse i suoi sentimenti, che un giorno si sarebbe dichiarato a lei e che anche loro avrebbero iniziato a vedersi in segreto, ad appartarsi dietro i cespugli per sussurrarsi parole dolci o magari solo per prendersi in giro e litigare di serpenti e topi. Istintivamente rise a quel pensiero, mentre lo sguardo era fisso su un punto imprecisato del lago.
Flavia Pellegrino
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