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Autore: Ivana Tomasetti
Titolo: Margherita la Bella
Genere Romanzo Storico
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Margherita la Bella
Donne e uomini dell'eresia dolciniana.

Anno 1280 Davide Tornielli.

Le ombre della notte rischiarano appena i vicoli lastricati, dove qualche rara finestra illumina il passaggio di un gatto. Ecco uno zoccolio lontano, un vociare di uomini, un clangore di spade pronte a trafiggere. Battono insistenti a un portone poco lontano e un uomo si affaccia. L'aria mite del viso non gli ha permesso di opporsi. Gli sgherri dei Guelfi entrano prepotenti dentro il cortile. Portano insegne rosse e oro sopra gli scudi e le gualdrappe delle cavalcature, li riconosco anche nella semioscurità. Guelfi maledetti, servi del vescovo Aimone di Challant , eletto solo in cerca del profitto! Sento le grida nella casa del prete Augusto.
«Dove si nasconde il vostro discepolo? L'amico dei Ghibellini, dei maledetti Tizzoni di Vercelli?»
«Non c'è nessuno, qui, Davide è tornato sui monti della Valsesia, dove è la sua casa, cercate pure se volete!»
Calpestio di cavalli sui ciottoli, ordini secchi dalle lingue taglienti. Le parole del prete restano nell'aria. Si odono tramestii, cocci che cadono, vetri che si infrangono. Stringo le mascelle.
«Non distruggetemi la casa! Sono solo un prete, non mi intendo di politica.»
«Voi ospitate dei nemici!»
«Vi sbagliate!» Il mio mentore sa controbattere con voce ferma. Mi disturba essere la causa di tanto sfregio verso colui con il quale ho un debito di riconoscenza. Avessi con me qualche amico, qualche spada! Non sono un uomo d'arme, ora me ne pento, non si può vivere senza usare la spada. A che è servita la lettera del vescovo che condannava gli eccessi dei canonici, dei cappellani, dei chierici, se le cose non cambiano? Se gli autori dei comportamenti di scandalo non hanno obbedito? La rabbia mi corre nel sangue mentre, impotente, resto nascosto dentro le ombre della sera, attendendo che la perquisizione finisca e augurandomi che non venga fatto del male al vecchio prete. Un ultimo grido.
«Lo troveremo.» Un colpo di spada dettato dal furore trancia di netto il supporto della campanella d'ingresso a uso dei pellegrini.
La mia pavidità attende che il silenzio ritorni, che gli zoccoli dei cavalli si disperdano tra le vie del borgo alla ricerca di altri nemici. Controllo la strada avanti e indietro. Una finestra si apre a lanciare il contenuto del pitale in strada, poi si richiude lasciando un rivolo in mezzo al quale scorrazzano ratti grossi che fanno fuggire i gatti. Attendo ancora che la luna si copra di nuvole, che la notte nasconda le maledizioni della giornata e busso di nuovo al portone. Immagino lo stupore del prete, la paura non vorrebbe aprire.
«Sono io padre! Aprite!»
«Chi? Non siete ancora contenti di quello che avete fatto?»
«Ma no, padre, sono io, Davide!» Non grido, i delatori possono avere occhi e orecchie nella notte. Il catenaccio si muove, il portone lascia lo spiraglio di una candela tremolante che si alza a verificare il volto.
«Sono io!» ripeto come avessi davanti un sordo.
«Davide! Cosa fate in giro di notte? Non lo sapete che i Guelfi vi cercano? Sono appena stati qui, mi hanno distrutto la casa!» Le parole escono a rotolo, ho paura che si soffochi.
«Calma, calma, li ho visti, sono riuscito a fuggire, sono rimasto nascosto nelle ombre dei portoni. Per fortuna non mi hanno visto.»
«Ma cosa è successo? Un allievo della scuola del magister Syon, si mette a fare la guerra?»
«Avete ragione, padre, io non sono un uomo d'arme, ma di questi tempi non si può neanche tacere, con tutti i soprusi che vengono fatti dai rappresentanti del clero, non tutti, ma ... Non sapete che due chierici Bondonnino e Valino, per burla, si sono rivestiti da menestrelli e sono andati a Biella, dove sta il vescovo, a bere e a cantare in tutte le taverne, hanno aggredito una donna, rubato le pecore di un uomo di chiesa?»
«Lo si sa questo, il vescovo li ha puniti.»
«È uno scandalo, non si può tollerare. Qualcuno si ribella, anche se è stato solo per scherzo.» Non voglio andare oltre per non impensierire il mio protettore. Le parole alle volte hanno l'aspetto di macigni. Ci guardiamo negli occhi.
«Restate qui, ormai non torneranno, domani metteremo in ordine e ...»
Non termina la frase che si sente un forte bussare.
«Ancora? Che nottata! Chi sarà?»
Mi nascondo nelle stanze interne, pronto a uscire dal retro del cortile. Sento la voce del prete Augusto che chiede, il cigolio del portone.
«Entrate!» Tendo l'orecchio, non si tratta di soldati, né di nemici, spingo l'occhio al di là della parete. Santo Cielo!
«Ma siete voi, magister Syon!» Corro verso di lui a baciargli il crocefisso.
«Sia lodato Gesù Cristo!» Ma nessuno dei due sembra badarmi, si scambiano occhiate senza dire parole. Allora sono io che domando.
«Come mai a quest'ora, magister?» Lui si rivolge ad Augusto, come fossi un bambino che non può capire i discorsi degli adulti; nell'aria viaggia una tensione mista a paura.
«Volevo che voi sapeste che oggi Davide si è fermato a parlare con i compagni, non si rende conto del pericolo, non si limita per nulla, dice quello che pensa. Deve imparare a tacere, i muri hanno orecchie, non si può criticare il clero, parlare di tasse e di decime, la politica deve restare fuori dall'aula o saremmo tutti perduti, Vercelli pullula di spie e gli esponenti guelfi non tollerano le critiche.»
«Voi non sapete! Soldati sono già stati qui a cercare Davide, per fortuna lui non c'era.»
«Mi sono fermato in biblioteca, un consiglio divino!»
«Davvero? Non immaginavo tanta prontezza. Devo guardarmi dai miei studenti! Vedo un po' di disordine. Sono stati i soldati?»
«Quando hanno capito che lui non c'era, credevo che mi ammazzassero, gli ho ricordato che sono un prete, faccio parte della Chiesa che loro difendono o così dicono.»
«Sono venuto per dirvi che la situazione esige una decisione, il mio studio di grammatica a Sant'Agnese non può difendere Davide. Vedo però che siamo in un pericolo più grave: se lo cercano significa che vogliono arrestarlo, non c'è tempo da perdere, Vercelli è diventata pericolosa, meglio andarsene!»
«Sono d'accordo» rincarò Augusto.
«Dovrò lasciarvi, padre?»
«Dobbiamo pensare alla vostra vita, i Guelfi farebbero di tutto per far tacere una voce.»
«Non avevo consapevolezza del peso delle mie parole, mi sembrava di non dire niente di male.»
«Da ora in poi, imparate a soppesare il significato di quello che dite, le conseguenze se altre orecchie sentissero.» Mi faccio il segno di croce, come a farmi proteggere.
«Beneditemi padre! Dove andrò, ora?»
«Raccogliete la vostra sacca e la vostra bibbia, partite stanotte stessa.»
Il magister Syon, con il pretesto che deve ritornare al convento San Paolo, si offre di accompagnarmi. Abbraccio il buon prete a cui mio padre mi aveva affidato.
«Non potrò mai scordarmi di voi.»
«Restate sulla retta via e io vi accompagnerò nel vostro cuore. Darò notizie alla vostra famiglia a Prato Sesia.» Mi riempie la bisaccia di pane e formaggio.
«Quando le lotte si saranno calmate, potrete tornare.»
Il magister ha fretta. «Andiamo, potrebbero ritornare.»
Lasciamo la strada tra le case, attenti a ogni scricchiolio sospetto, a ogni fruscio che possa diventare rumore di passi o di zoccoli.
«Qui vi devo lasciare; continuate finché sarete fuori dalla città.»
D'un tratto mi sento abbandonato.
«Ma voi dove andrete? Sarà sicuro per voi restare a Vercelli? Nel vostro studio vi sono delle spie.»
«Forse non avete tutti i torti. Non dovrei prendere decisioni affrettate, ma è sempre meglio che trovarsi nelle segrete di Vercelli.» Resta meditabondo per qualche minuto, ormai la notte scema nel chiarore dell'aurora. «Aspettatemi alla porta della città, nascondetevi nella campagna e mostratevi quando mi vedrete arrivare.»
«Vi aspetterò, magister!» Lo saluto con un cenno della mano e un mezzo sorriso. Non so nulla, sono nelle sue mani. Non mi sono chiesto neppure che cosa avesse in mente. Mentre a passo veloce mi dirigo verso la porta est, la tensione non mi fa scordare di osservare con sguardo acuto chi incontro, tenendo gli occhi bassi sotto il cappuccio che mi copre il viso. Non ci sono tanti passanti intorno all'ora della quarta vigilia, ma so che ne basta uno per far cadere il mio castello di carte e inoltre ora siamo in due, non vorrei mettere nei guai anche il magister.
Nessuno mi controlla, sotto la grande arcata le sentinelle sono ancora sedute a tenere per le mani il sonno che pesa sulle ciglia nel dovere del risveglio. Nessuno sulla via, me ne vado senza timore. Fuori, individuo un boschetto, un luogo utile per nascondersi e sorvegliare il passaggio. Tra le foglie mi siedo con la schiena appoggiata a un tronco di quercia grosso e possente, gli occhi fissi al punto di uscita della città. Il chiarore che si annuncia dentro un cielo senza colore mi grava sulle palpebre, diventano pesanti e si chiudono. Un sonno leggero mi pervade e mi dico “non devo addormentarmi” mentre perdo la cognizione dell'esistenza.
Mi risveglio di soprassalto mentre voci lontane gridano. Che sta succedendo alla porta? Le sentinelle hanno fermato un uomo che cavalca un cavallo e ne tiene un altro per le briglie. Sento che gli chiedono.
«Dove andate di buon mattino? Di chi sono questi cavalli?»
Ivana Tomasetti
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Ivana Tomasetti
Mi chiamo Ivana Tomasetti, sono nata a Trento, in un quartiere dove tutti i ragazzi si conoscevano e si trovavano nei giardini delle case a giocare per pomeriggi interi. La mia scuola elementare aveva una sezione maschile e una femminile, cosa oggi impensabile! Tutti indossavamo un grembiulino nero con un fiocco, quello della mia classe era blu. Da grande sono diventata un'insegnante tenendo presente tutto quello che avevo vissuto e che sarebbe dovuto cambiare. Ho incontrato mio marito in un Capodanno in montagna e non ci siamo più lasciati. Sono stata docente di Lettere per quarant'anni, dapprima nella scuola primaria, in seguito in quella secondaria di primo grado. Oggi seguo le mie passioni, leggere, scrivere, studiare. Vivo a San Martino in Strada vicino a Lodi..Risposta 800 caratteri

Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorta di aver sviluppato la passione per la letteratura?

Ivana Tomasetti: Forse ero alle elementari, insieme a mia sorella avevamo inventato la storia di una famiglia di gattini, ma tutto è rimasto dentro un cassetto per molti anni.

Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?

Ivana Tomasetti: Un esempio l'ho avuto da un libro che ai miei tempi tutti leggevano: Piccole donne. La figura di Jo che vuole fare la scrittrice e che racconta la vita della sua famiglia mi ha molto colpita e ne sono rimasta ammirata.

Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?

Ivana Tomasetti: Il mio primo libro l'ho inviato a diverse case editrici e sono incappata in una a pagamento (L'unica che ha risposto). A quei tempi non esisteva internet, io ero totalmente inesperta e mio marito mi ha sovvenzionata. Ne ho venduta una copia ad un libraio. Avere i soldi in mano mi è sembrata un'esperienza incredibile! Si chiamava “Dove cercare l'arcobaleno”, il diario di un viaggio in motocicletta a Capo Nord.

Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?

Ivana Tomasetti: Dopo la mia esperienza, ritengo che uno scrittore debba affidarsi ad una casa editrice che gli possa offrire servizi certi per pubblicare un buon prodotto. Non conosco le modalità di pubblicazione in Amazon, forse può essere una buona opportunità, ma secondo me lo scrittore dovrebbe poter fare solo lo scrittore, non anche l'editor, l'impaginatore, il promotore, forse i tempi stanno cambiando, e uno deve diventare l'imprenditore di se stesso, ma per me è troppo stressante. Piuttosto preferisco scrivere anche solo per me stessa, senza velleità di pubblicazione.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?

Ivana Tomasetti: L'ultimo nato è sempre il più amato, anche se non dovrebbe essere così, ma la scrittura è prodotto di maturazione, perciò, più si va avanti più si dovrebbe migliorare (almeno in teoria). Il mio ultimo scritto ha per titolo Welschtiroler(editore Ciesse): è la storia vera di una famiglia trentina che come tante altre viene allontanata dalla sua casa allo scoppio della prima guerra mondiale perché abita in territorio austriaco, sul confine con l'Italia. Padre e madre col figlio piccolo(mio padre) si rivedranno solo nel 1920 dopo molteplici sofferenze. Prima di questo ho pubblicato con un altro editore (Terre Sommerse) Identità alla sbarra: la storia incredibile di una donna che visse a Lisbona sotto l'identità di un generale ingannando tutti.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

Ivana Tomasetti: Preparare un libro è come preparare una lezione: un foglio per prendere appunti sommari, man mano che la storia si svolge scrivo approfondimenti che mi portano anche dove non avevo previsto. È un'avventura!

Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?

Ivana Tomasetti: Ora sto finendo un'altra storia, sempre nel genere storico. Il mio protagonista è un legionario romano al seguito di Cesare in Gallia, naturalmente l'impianto storico è reale.
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