Writer Officina
Autore: Daniele Missiroli
Titolo: Il prescelto
Genere Legal thriller di fantascienza
Lettori 12 2
Il prescelto
Il viaggio.
La sala delle riunioni era priva di spigoli. I mobili seguivano curve morbide, disegnate per ridurre al minimo l'aggressività visiva. Ma l'atmosfera era tutt'altro che pacifica. Otto individui erano disposti attorno a un tavolo ovale, al centro del quale pulsava un globo traslucido. Ogni tanto qualcuno si spruzzava del profumo sul collo o sui polsi, in rituali gesti automatici individuali.
L'ambiente era pervaso da un brusio soffuso, generato dai sistemi vitali della nave che respiravano dietro le pareti lisce. L'aria era calibrata con precisione: temperatura costante, umidità controllata, composizione chimica regolata per mantenere lucidità e reattività nei centododici membri dell'equipaggio. Nessuna finestra interrompeva la continuità delle superfici, ma sopra il tavolo, oltre il globo traslucido, una porzione della volta proiettava una simulazione dello spazio esterno. Non era una vista reale, ma una rappresentazione filtrata, pensata per evitare distrazioni e mantenere l'attenzione sulla missione. Ogni elemento della stanza era progettato per eliminare il superfluo. Sotto il pavimento bianco, invisibili, scorrevano flussi di dati e di energia che collegavano ogni settore della nave, che scivolava nello spazio con una continuità innaturale. Solo a tratti si poteva cogliere una variazione minima, un cambio di frequenza nei sistemi di propulsione, segnale che le coordinate venivano ricalibrate in tempo reale ogni millisecondo. Un movimento indispensabile, poiché la destinazione si muoveva, come tutto nell'universo.
Il capitano della nave si chiamava Finnik. Era molto alto, come del resto tutti i presenti, con spalle larghe e un volto scolpito nella roccia. Misurato, consapevole, in grado di scegliere tra dovere e giustizia, era abituato a parlare poco e ascoltare molto. Non era un eroe, ma era comunque un uomo di frontiera, uno che aveva vissuto più missioni di quante ne ricordasse. Aveva ricevuto il comando di questa perché sapeva obbedire, ma anche perché sapeva dubitare. Conosceva il prezzo degli errori irreversibili e aveva imparato a fare un passo indietro, quando necessario. Il suo comando era silenzioso, invisibile, ma permeava l'atmosfera. Aveva voluto quella riunione per ripetere un'ultima volta il piano ai suoi ufficiali. Sapeva che erano in grado di ascoltarlo con tutta l'attenzione necessaria, pur svolgendo altre attività in parallelo.
Alla sua destra il primo ufficiale Tork, dai tratti marcati e gli occhi freddi, fissava il globo centrale con espressione cupa. Dalle informazioni che vi leggeva sopra, sapeva che il viaggio volgeva al termine. La missione sarebbe iniziata di lì a poco. Era un uomo impulsivo e diffidente, ma anche fedele agli ordini. Per lui, l'universo si divideva in due: utile e inutile. Anche se riteneva che Martin Mayer appartenesse al secondo caso, avrebbe fatto il suo dovere fino in fondo, come sempre.
Quattro tenenti erano seduti di fronte a Finnik e a Tork. Texid, magro e con una cicatrice sull'arcata sopraccigliare, era l'ufficiale scientifico. Parlava sempre a scatti, come se le parole fossero troppo lente per lui. Aveva programmato la rotta con precisione e teneva sotto controllo gli elementi critici della nave tramite il micro dispositivo che indossava al polso sinistro.
Ravot, massiccio, con le braccia incrociate, era il responsabile della sicurezza. In questa particolare missione avrebbe dovuto violare almeno sei protocolli e questo lo aveva irritato parecchio. Lo aveva irritato ma non preoccupato.
Hodu, più anziano, annuiva lento a ogni frase pronunciata da Finnik, come se valutasse implicazioni mediche anche su questioni tecniche. Era un membro fondamentale della missione, dato che avrebbe dovuto assicurarsi che Martin fosse in piena salute e ci restasse per il tempo necessario.
Sidea, responsabile delle comunicazioni, era impassibile e teneva lo sguardo fisso su un'interfaccia olografica sospesa nell'aria che solo lei sembrava vedere. In contatto permanente con la Base, aveva l'ordine di riferire lo stato d'avanzamento della missione in tempo reale.
Alla sinistra di Finnik c'era il tenente Zix: immobile, gli occhi persi nel vuoto. Conosceva il piano a memoria e sapeva esattamente cosa fare in ogni evenienza. Anche lui, come Sidea, era in comunicazione fissa con la Base, ma a un livello più alto. Superiore anche al capitano. Era stato progettato per operare in missioni ad alta complessità emotiva e sociale. In apparenza, Zix era perfettamente umano: aspetto, movimenti, tono di voce, espressioni. Ma la somiglianza era solo una maschera. Dentro era diverso. Non pensava, calcolava. Non sentiva, valutava. Non credeva, verificava.
Infine, a sinistra di Zix c'era il tenente Naila, impegnata a consultare sul suo tablet una scheda su Martin Mayer. Era l'unica a non sembrare tesa, ma il modo di usare quel dispositivo, con gesti frenetici e improvvisi, tradiva un'ansia repressa ma controllata. Il suo ruolo era quello di consigliare il capitano, offrendo prospettive emotive e psicologiche che la logica da sola non poteva fornire. La sua capacità di percepire le emozioni aveva fatto sì che la prima parte della missione, la più importante, fosse affidata a lei. Serviva una miscela di flessibilità, creatività e comprensione profonda, tutte qualità di Naila, ma servivano anche velocità, precisione e capacità di processare grandi volumi di dati, tutte qualità di Zix.
Finnik conosceva il peso del comando e sapeva bene che, se la missione fosse stata un successo sarebbe stato per merito loro; se fosse fallita, la colpa sarebbe stata attribuita a lui.
La Terra comparve nel globo centrale.
La riunione si sciolse.
Texid, Ravot e Hodu salirono sulla navetta. 

Il Risveglio
Martin aprì gli occhi, lentamente, quasi temesse di disturbare qualcosa. O qualcuno. La stanza sembrava... normale. Intorno a lui, mobili da salotto. Una poltrona scura imbottita simile alla sua, un tavolino, un mobile basso che gli ricordava il suo porta-TV. Tutto pulito, simmetrico, ordinato.
“Dove sono?” pensò. “Che posto è questo?”
La prima cosa che Martin aveva percepito era stato il silenzio. Un silenzio profondo, artificiale, pieno di assenza. Come nelle camere anecoiche. Poi erano arrivati la luce e l'odore. Una fragranza indefinibile, neutra. Qualcuno aveva cercato di copiare l'aria di una casa normale, senza sapere davvero com'è. Le pareti erano grigie, lisce, senza crepe. Si trovava su un lettino, ma non era un letto normale. Si trattava di un piano rigido, con angoli arrotondati. Il soffitto, insolitamente basso, dava una sensazione claustrofobica, come quello dei saloni delle navi. Ma la stanza era ferma: Martin non si trovava su un mezzo in movimento. Non c'erano lampade né finestre: la luce filtrava dalle pareti stesse. Diffusa, uniforme, priva di una fonte visibile. Non c'erano interruttori, prese o segni visibili di tecnologia. Ebbe l'impressione che la stanza non fosse stata costruita, ma generata con un sistema CAD tridimensionale e realizzata con automi operai, come aveva visto fare al CES di Las Vegas l'anno precedente.
“Questo non può essere un ospedale. Troppo silenzio. L'arredamento è come quello di una casa normale, ma è nuovo, manca di vissuto.” Provò a muovere un braccio. Non ci riuscì. Anche le gambe erano bloccate, ma non provava dolore. “Sono legato? No, ma sono trattenuto. Qualcosa mi tiene fermo. Posso muovere la testa, ma non gli arti. Qualcuno mi ha rapito: devo accettare questa idea, per quanto mi ripugni farlo.”
Martin si costrinse a calmarsi, a respirare lentamente. Rallentò il battito, almeno nella mente. Cercò un indizio, un oggetto, un'ombra. Ricordava bene cosa stava facendo prima di svegliarsi lì. Stava guardando un film e non aveva coscienza di essersi svestito per coricarsi. Si era addormentato sulla poltrona, di questo era sicuro. Quanto tempo era trascorso? Non sentiva i morsi della fame, dovevano essere passate solo le ore notturne. Fu allora che sentì la voce.
«Buongiorno, Martin Mayer. Ti preghiamo di restare calmo, presto ti spiegheremo tutto.»
Voce femminile. Calda ma artificiale. Un'intonazione da spot commerciale, tesa a convincere, più che a informare.
“Una registrazione? Un assistente vocale? Ma perché? Cos'è questa messinscena? Se è un rapimento... hanno sbagliato persona. Io non valgo abbastanza. A meno che...” Un pensiero scattò. “Jessica. È successo qualcosa a Jessy? Dio, no. Non lei.” Il panico lo assalì, ma solo per un istante. Martin lo rimosse con la logica. Come sempre. Sua nipote non c'entrava, era ovvio. Avevano preso lui perché volevano lui.
“È tutto troppo artificiale. Questa stanza è un set cinematografico. Qualcuno vuole farmi sentire a casa. Ma questa non è una casa. Non lo è mai stata. Manca il disordine della vita reale: un oggetto fuori posto, una piega nei tessuti, un segno d'usura. Tutto è coerente, calibrato, anche l'aria sembra immobile, poiché non percepisco odori. In un luogo chiuso devono esserci. No, questo posto non è credibile, è una fotografia statica, costruita solo per me. Vogliono farmi credere che è tutto normale, quando niente lo è. Hanno un obiettivo e credo di intuire quale sia. Vogliono soldi, questa è la spiegazione più plausibile. Ma io non sono milionario. Benestante sì, ma non valgo un rapimento.”
Martin digrignò i denti.
Quello poteva farlo.
E attese.
Daniele Missiroli
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Daniele Missiroli
Sono romagnolo, cresciuto a prosciutto e piadina (quella alta un dito), e poi salsiccia e patate fritte. Il mio fegato ringrazia. Ho frequentato il liceo scientifico, perché andavo bene in matematica, e in generale in tutte le materie scientifiche. È stato allora che ho iniziato a sviluppare la passione per il calcolo mentale, che è poi sfociato, diversi anni dopo, nel libro "Stenaritmia", un elenco completo di tutti i metodi per eseguire calcoli a mente, anche quelli ritenuti impossibili. In seguito mi sono trasferito a Bologna per laurearmi in fisica ed è stato nei suoi sotterranei che ho conosciuto il computer. Prima ancora che uscissero in commercio i primi personal, io sapevo già addomesticarli. Infatti, ho creato una delle prime software house in Italia. Dal 2003 faccio il consulente Privacy nell'azienda che ho fondato, insieme ad altri amici, e come hobby sono passato alla scrittura. Il mio genere preferito è la fantascienza, perché, anche se i dispositivi che descrivo sono futuristici, secondo me devono sempre avere una base di attendibilità. In pratica, prima li invento, poi li posso usare in un romanzo.

Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?

Daniele Missiroli: Nel 2014 avevo collezionato un sacco di raccontini e trame per ipotetici romanzi (scrivo dalla seconda elementare e conservo sempre tutto). Stavano in una scatola (non un cassetto, era proprio una scatola da scarpe). Ho ancora dei fogli ingialliti, datati 1999. In quell'anno, per la prima volta, ho fatto leggere in giro l'unico racconto - presentabile - e ho visto che è piaciuto. Allora ho cercato in rete se poteva essere pubblicato e ho scoperto - Il mio libro - che permetteva di farlo in autonomia. Ho iniziato ad auto pubblicarmi con loro, ma dopo alcuni problemi di qualità, sono passato a YouCanPrint. La situazione è migliorata molto, ma non ero ancora soddisfatto. Da tre anni pubblico solo su Amazon. Se dovessi dare un punteggio percentuale alle mie tre esperienze (sono dati soggettivi), darei 60% a IML, 80% a YCP e 98% a KDP.

Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?

Daniele Missiroli: Il ciclo della fondazione di Isaac Asimov. Quando l'ho scoperto, ho fatto mattina più di una volta poiché, nonostante la stanchezza, non riuscivo a smettere di leggere. In seguito mi sono procurato tutto ciò che ha pubblicato Asimov, a partire dal ciclo dei robot, e ho adottato la sua visione. Non è detto che i robot (o gli alieni) siano nostri nemici. Nelle avventure ci dev'essere sempre una componente misteriosa e tutto deve essere credibile, al limite della scienza disponibile già oggi. In un mio romanzo, il protagonista si salva con una tuta alare, senza paracadute, atterrando su un laghetto e questo è stato fatto davvero. Quando alcuni lettori mi hanno scritto, dicendo che non era possibile, ho mandato loro il link dell'impresa.

Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?

Daniele Missiroli: Prima di passare da IML a YCP ho fatto una ricerca di case editrici no EAP e ne ho trovate diverse, ma vedendo il loro catalogo mi reputavo inadeguato, e con opportuna umiltà, rinunciavo a inviare manoscritti. Alla fine ho seguito la via dell'auto pubblicazione e credo di aver fatto bene. Accetto l'aiuto di tutti e sono disposto a mettere tutto in discussione, ma mi sono abituato a essere indipendente nelle decisioni, fin dalla scomparsa di mio padre, avvenuta quando avevo tredici anni. Ho scritto un racconto su questa tragedia personale che nel 2017 è stato pubblicato dalla Bel-Ami Edizioni.

Writer Officina: Pubblicare su Amazon KDP è stata una scelta vincente?

Daniele Missiroli: Sì, il loro programma è molto valido. Ci sono ancora alcuni punti migliorabili, ma si riescono a fare cose quasi perfette. Però si deve avere molta pazienza, saper usare Word di Microsoft e anche qualche programma grafico, se si vogliono inserire immagini. Essendo un programmatore, so quanto sia difficile scrivere buoni programmi.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?

Daniele Missiroli: A parte Stenaritmia, che amo per tutti i trucchi sul calcolo mentale che contiene, la mia saga su Aedis, di cui sono in pubblicazione il sesto e il settimo episodio, è la storia che preferisco. Ci sono decine di colpi di scena e tutto è coerente e credibile, come si usava fare nella fantascienza Asimoviana anni '40 e '50. Non ci sono parolacce (Asimov le odiava) e non ci sono situazioni concettualmente irreali. Anche i cosiddetti - cattivi - hanno la loro logica (nel settimo episodio questo viene evidenziato meglio). La storia inizia col viaggio di un'astronave - generazionale - che in 30 anni approda su Aedis e fonda una colonia. Subito compare il primo problema: qualcuno vuole tornare indietro, ma facendo esperimenti in tal senso, distrugge tutta la tecnologia, oltre a uccidere un quinto della popolazione. Il pianeta arretra di 1000 anni, e solo dopo parecchio tempo torna a essere come i nostri anni '80. Poi le avventure proseguono, Daniel Sung, il protagonista, si forma una famiglia e adotta un bambino, che in realtà è un piccolo androide. L'unico esistente, dato che non c'è più quella tecnologia. Dal sesto episodio in poi, la protagonista diventa Samira, la moglie di Daniel.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

Daniele Missiroli: Ho un sistema che si è generato in modo naturale. Devo dire che negli ultimi dieci anni ho letto un sacco di libri sullo scrivere narrativa, per cui, forse, questo sistema si è generato in modo subliminale, non so. Io parto dal finale. Quando ho un'idea per un buon finale, scrivo il percorso per arrivarci, i personaggi che mi servono e i passaggi principali. Non più di una pagina. Poi inizio a sviluppare ogni scena. Ogni riga diventa un file separato. Quando ho scritto il 90%, li metto insieme, li raccordo meglio, inserisco le parti mancanti e, se occorre, tolgo quelle in eccesso. Poi scrivo l'incipit, decido il titolo, cerco la copertina e quando mi sembra a posto, inizio la fase di editing vero e proprio, che può durare anche il triplo. I tempi ideali, per me, sono due mesi per scriverlo e sei mesi per la fase di editing. Finita questa fase, lo posso far leggere. Se lo reputo opportuno, ricorro anche a una fase di editing da parte di un professionista.

Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro?
È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?


Daniele Missiroli: Ho scritto il sesto e il settimo episodio della mia saga: Aedis, dove la protagonista ora è Samira, la moglie del protagonista dei primi cinque. Ho scoperto che lei è un personaggio che ha delle caratteristiche più interessanti e avvincenti, rispetto a Daniel. E poi è autonoma. Prima di tutto l'ha sposato a sorpresa, al posto della sorella Alisha, poi è disposta a correre più rischi e ha un senso della giustizia più duttile del marito. La ritengo molto più credibile, visto anche quello che si legge e si vede in televisione.

Writer Officina: Oltre ai romanzi e ai racconti di fantascienza, hai scritto anche qualcosa ambientato sulla Terra?

Daniele Missiroli: Ho scritto Annabel, un'avventura ambientata a Las Vegas, dove un uomo e una donna vogliono arricchirsi truffando un Casinò, ma ognuno ha un piano che nasconde all'altro. Per ora, questo è l'unico a contenere qualche scena soft core. Anche qui, però, non manca la tecnologia, perché fare Jackpot e sottrarre venti milioni di dollari senza essere scoperti non è facile. Il finale è diverso da qualsiasi romanzo rosa o d'avventura, perché, a metà della storia, entra in scena una coppia, e la donna dichiara di essere sua sorella. Niente di più falso, ovviamente, ma per sapere come va a finire, si deve leggere Annabel. L'altro romanzo ambientato sul nostro pianeta che ho scritto si chiama Moonlift e racconta del primo ascensore lunare che sia mai stato costruito. Anche qui, a parte il cavo, tutto il resto sarebbe fattibile.

Writer Officina: Che altri hobby hai, oltre alla lettura e alla scrittura?

Daniele Missiroli: Perché, c'è qualcosa di più bello?
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