Writer Officina
Autore: Daniele Missiroli
Titolo: Delitti inutili - La statuetta insanguinata
Genere Giallo
Lettori 3557 101 71
Delitti inutili - La statuetta insanguinata
Londra, 1885
Era il terzo giorno della settimana e l'ispettore Larry Langman stava facendo colazione in centrale insieme al suo amico, il sergente Nicholas Willoby. Stavano bevendo del tè caldo, in cui inzuppavano dei biscotti preparati dalla moglie di Nick.
La stazione di polizia del Distretto 19 era semideserta a quell'ora. Chi doveva portare avanti un'indagine era già sul posto e gli agenti pattugliavano i quartieri assegnati. Solo un altro ispettore era presente, oltre a Larry.
Un distinto signore entrò e si avvicinò all'agente del front desk, chiedendogli informazioni. Indossava un completo blu pesante, necessario nei primi umidi giorni d'autunno. Al collo si intravedeva un foulard giallo. Era paffutello e dimostrava poco meno di 40 anni.
L'espressione di quell'uomo colpì l'ispettore. Gli sembrò che soffrisse molto, forse per un dubbio che lo attanagliava e che gli aveva fatto decidere di rivolgersi alle forze dell'ordine.
– Nick, guarda quel tipo che è entrato.
Willoby aguzzò la vista. – Non so chi sia. Janson lo sta mandando dall'ispettore Maynard.
Infatti, in risposta alla richiesta dell'uomo l'agente di guardia aveva puntato il dito verso il collega di Larry, che in quel momento stava arrotolandosi una sigaretta. Langman sospirò, mandò giù l'ultimo sorso di tè e si diresse verso lo sconosciuto, in un evidente tentativo di intercettazione. Lo raggiunse proprio quando stava per rivolgere la parola all'altro ispettore.
– Mi scusi, signore, ho visto che l'agente l'ha mandata da questo mio stimato collega.
L'ispettore Shelby Maynard mise via la sigaretta e si alzò in piedi.
– Vorrei riferire... – l'uomo mostrava imbarazzo. – Sì, riferire una cosa. Diciamo che si tratta di una stranezza, però potrebbe trattarsi anche di uno scherzo.
– Shelby, tu sei già parecchio impegnato. Che cosa ne dici se me ne occupo io?
– Grazie, mi faresti un enorme piacere – l'uomo si portò una mano alla bocca e tossì. – Come vedi ho anche un po' di tosse.
– Allora è deciso – Larry porse la mano destra all'uomo. – Sono l'ispettore Langman, per servirla.
– Buongiorno, ispettore. Non sono sicuro di aver fatto bene a venire; in ogni caso non le farò perdere molto tempo – l'imbarazzo dell'uomo aumentò. – Ma sì, dev'essere uno scherzo, che diamine! Io mi chiamo Howell Shackley e sono qui perché ho ricevuto una lettera.
– Le faccio strada, così si mette comodo e mi racconta tutto.
Larry lo accompagnò alla sua scrivania e lo fece sedere sulla sedia di fronte a lui. Willoby, che aveva seguito l'operazione da lontano, arrivò con una tazza di tè per l'ospite.
– Inizi dal principio – Larry si sedette a sua volta. – Ogni particolare può aiutarmi a capire cosa è successo.
L'uomo fece un sospiro. Bevve un sorso di tè, poi mise una mano in una tasca interna della giacca e ne estrasse una busta.
– Io dirigo un'agenzia viaggi in un condominio che amministro. Fra i miei incarichi c'è quello di aprire tutti i giorni la cassetta delle lettere e distribuire la posta alle famiglie. Ci sono quindici appartamenti, cinque per piano. Due giorni fa ho trovato questa lettera indirizzata a me. Sulle prime ho pensato a uno scherzo, poiché riporta cose assurde, ma oggi mi sono preoccupato.
– Mi faccia vedere.
Howell gli consegnò la busta. Larry vide che il nome dell'uomo era stato composto incollando le lettere di un giornale. Erano grandi, quindi erano state ritagliate dai titoli. Dal tipo di caratteri usati e dalle dimensioni, capì di quale quotidiano si trattasse.
– Lei legge il Morning?
– Come tutti, dato che è gratis.
Larry aprì la busta e ne estrasse un foglio piegato in quattro. Lo distese e lesse ad alta voce.
– Mettete 5.000 sterline in un sacco rosso per i rifiuti e lasciatelo in Penton Street entro oggi o qualcuno morirà.
– Le sembra sensato? – chiese Howell. – Dev'essere uno scherzo per forza, non lo crede anche lei, ispettore?
– Se è venuto qui, allora non pensa nemmeno lei che sia uno scherzo.
– Per due giorni ci ho creduto, ma adesso ho un dubbio e vorrei essere sicuro. Lei, che se ne intende, cosa ne pensa?
– Signor Shackley, le parlerò con franchezza. Non mi sembra uno scherzo per almeno due motivi.
– Davvero? E quali sarebbero?
– Se vuoi fare uno scherzo a qualcuno, non perdi tutto questo tempo. Per trovare e ritagliare quelle lettere dai giornali saranno state necessarie almeno due ore, forse di più. Per cosa poi? Per farsi una risata di cinque minuti?
– Ma non poteva scriverlo di persona, altrimenti avrei potuto riconoscere la calligrafia.
– Bastava farlo scrivere a un amico che lei non conosce.
– Ha ragione, non ci avevo pensato. E il secondo motivo?
– Il sacco rosso. Quei sacchi si usano per contenere materiale infetto e li preleva solo il personale specializzato a fine settimana. L'autore di questa lettera si è preoccupato di darle anche le istruzioni per fare in modo che il denaro non sia ritirato per errore dagli incaricati che passano tutti i giorni. Questa persona vuole davvero mettere le mani sui soldi, non credo che stia scherzando.
– Però non ha detto chi intende uccidere. Forse è una minaccia a vuoto, tanto per mettermi paura.
– Questo è vero, potrebbe essere un bluff. Dobbiamo sperare che sia solo un ricattatore e non un vero assassino.
– Devo anche riferirle che ho fatto una piccola indagine.
– Mi fa piacere. Che cosa ha scoperto?
– Ho pensato che poteva aver rapito uno dei nostri inquilini e allora questa mattina ho fatto un controllo. Ho bussato a tutte le porte e ho chiesto se mancava qualcuno.
– Ben fatto, signor Shackley, avrei fatto la stessa cosa. Solo che doveva farlo due giorni fa! Che risultati ha avuto?
– Non manca nessuno, per fortuna. L'unica persona che i genitori non vedono da due giorni è Eddie, il loro figliolo. Ma questo è normale, poiché lavora al mercato generale nord e torna a casa solo i fine settimana.
– Allora non è vero che tutti gli inquilini sono presenti. Ha controllato al mercato nord se Eddie è al lavoro?
– No, quel posto è troppo lontano. Avrei perso l'intera giornata. Secondo lei dovevo andarci?
Larry pensò a un epiteto pesante relativo a quell'uomo. Lo pensò solamente. Poi fece un cenno a Nicholas, che si avvicinò.
– Nick, dobbiamo controllare se una persona che lavora al mercato generale nord è presente.
– Chiamo subito Percy. È un sergente mio amico che presta servizio al Distretto 14, a pochi passi dal mercato. Conosce tutti e lo troverà in pochi minuti.
Howell si rivolse al sergente. – Il ragazzo si chiama Eddie Walsh e ha vent'anni. È alto, muscoloso e ha i capelli rossi come i suoi, ma più corti.
Willoby si diresse subito alla centralina telefonica. Tutti i distretti erano collegati direttamente: bastava comporre il loro codice.
– Intanto che aspettiamo la risposta, mi dia qualche indicazione in più sul palazzo che amministra.
– Lo ritiene necessario? Forse il problema non esiste.
– Anche se ritroviamo Eddie, non è detto che sia tutto finito. La persona che ha investito del tempo per mettere in piedi questo ricatto potrebbe continuare a ricattarla. Visto fallire il primo tentativo, potrebbe decidere di fare di peggio. Gli assassini, veri o presunti tali, non vanno mai sottovalutati.
Howell si rassegnò a perdere l'intera mattinata. – Il condominio è di proprietà di Ambrose Berkovitz, che ha l'appartamento al piano terra, di fianco alla mia agenzia.
– Si fermi un momento. Mi descriva lo stabile come se si trovasse in mezzo alla strada.
– Partendo dall'estrema destra abbiamo il negozio di ferramenta di Ivan; poi c'è la merceria della signora Elvira; poi viene la mia agenzia e infine abbiamo l'appartamento del proprietario. Ancora più a sinistra c'è la scala per salire al primo piano. In cima si trova la cassetta delle lettere, protetta dalla pioggia con una tettoia. Come vede, chiunque può essere salito a imbucare la lettera.
– Logico: perché usare le poste, col rischio che non venga consegnata in tempo?
– Il portone immette in un lungo corridoio illuminato da finestrelle in alto. Sulla destra ci sono i cinque appartamenti del primo piano, numerati da 11 a 15. In fondo al corridoio c'è la scala per salire al secondo piano, dove ci sono gli appartamenti da 21 a 25 e in fondo al loro corridoio si sale al terzo, dove abbiamo gli appartamenti da 31 a 35.
– Le scale non sono sulla stessa colonna?
– No, il palazzo era una fabbrica e aveva solo un piano. Il padre del signor Berkovitz lo acquistò e lo fece ristrutturare. Prima aggiunse il secondo piano e poi ne aggiunse un terzo. Non si poteva prolungare la scala, quindi ne costruirono una seconda di ferro in fondo al corridoio del primo piano e poi una terza in fondo al corridoio del secondo.
– Mi sembra molto scomodo per chi abita ai piani alti. Si può salire anche sul tetto?
– Sì, ma non c'è nulla. Solo una piccionaia di un metro quadrato piena di guano da diversi anni, che nessuno ha il coraggio di ripulire.
– La famiglia del ragazzo in che appartamento abita?
– I Walsh abitano al 23.
Il sergente Willoby arrivò di corsa e li interruppe.
– Percy si è mosso subito; ha individuato il padrone della bancarella dove lavora il ragazzo e gli ha chiesto dove fosse. Non lo vede da due giorni. Anzi, con oggi fanno tre. Mentre il mio collega tornava in centrale, si è fermato nella piazzetta dove sostano le carrozze e ha chiesto anche lì. Conoscono tutti Eddie, ma anche loro non lo vedono da quando è tornato a casa la settimana scorsa.
Howell si mise le mani nei capelli. – Porco mondo, dovevo venire prima... e adesso?
– Sì, doveva venire prima, mi fa piacere che l'abbia capito. Ma ora non c'è tempo per recriminare. Mi descriva bene il ragazzo! È alto, basso, grasso, magro?
– È un ragazzone ben piantato, più alto di me, con due braccia che sembrano salami. Ha dei capelli corti rossi e qualche lentiggine in viso. In qualità di esperto di rapimenti ha dei sospetti?
– Sequestrano l'inquilino di un condominio e ricattano il suo amministratore. Mi sembra molto probabile che il colpevole sia una delle persone che abitano lì.
Howell scosse la testa. – Impossibile, li conosco tutti da anni e non sono dei criminali.
– Venga con noi e speri che il suo ricattatore non sia anche un assassino.
Larry ripiegò la lettera e se la mise in tasca. Poi si alzò in piedi e mostrò due dita a Nicholas. Il sergente comprese il segnale e chiamò due agenti, che scattarono sull'attenti. Tutti e cinque uscirono in strada e salirono su una delle carrozze della polizia. Ce n'erano sempre tre o quattro pronte a partire davanti alla centrale. L'amministratore urlò Duncan Street, 8 al cocchiere, che partì in velocità. Larry non gli chiese di rallentare.
Daniele Missiroli
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Daniele Missiroli
Sono romagnolo, cresciuto a prosciutto e piadina (quella alta un dito), e poi salsiccia e patate fritte. Il mio fegato ringrazia. Ho frequentato il liceo scientifico, perché andavo bene in matematica, e in generale in tutte le materie scientifiche. È stato allora che ho iniziato a sviluppare la passione per il calcolo mentale, che è poi sfociato, diversi anni dopo, nel libro "Stenaritmia", un elenco completo di tutti i metodi per eseguire calcoli a mente, anche quelli ritenuti impossibili. In seguito mi sono trasferito a Bologna per laurearmi in fisica ed è stato nei suoi sotterranei che ho conosciuto il computer. Prima ancora che uscissero in commercio i primi personal, io sapevo già addomesticarli. Infatti, ho creato una delle prime software house in Italia. Dal 2003 faccio il consulente Privacy nell'azienda che ho fondato, insieme ad altri amici, e come hobby sono passato alla scrittura. Il mio genere preferito è la fantascienza, perché, anche se i dispositivi che descrivo sono futuristici, secondo me devono sempre avere una base di attendibilità. In pratica, prima li invento, poi li posso usare in un romanzo.

Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?

Daniele Missiroli: Nel 2014 avevo collezionato un sacco di raccontini e trame per ipotetici romanzi (scrivo dalla seconda elementare e conservo sempre tutto). Stavano in una scatola (non un cassetto, era proprio una scatola da scarpe). Ho ancora dei fogli ingialliti, datati 1999. In quell'anno, per la prima volta, ho fatto leggere in giro l'unico racconto - presentabile - e ho visto che è piaciuto. Allora ho cercato in rete se poteva essere pubblicato e ho scoperto - Il mio libro - che permetteva di farlo in autonomia. Ho iniziato ad auto pubblicarmi con loro, ma dopo alcuni problemi di qualità, sono passato a YouCanPrint. La situazione è migliorata molto, ma non ero ancora soddisfatto. Da tre anni pubblico solo su Amazon. Se dovessi dare un punteggio percentuale alle mie tre esperienze (sono dati soggettivi), darei 60% a IML, 80% a YCP e 98% a KDP.

Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?

Daniele Missiroli: Il ciclo della fondazione di Isaac Asimov. Quando l'ho scoperto, ho fatto mattina più di una volta poiché, nonostante la stanchezza, non riuscivo a smettere di leggere. In seguito mi sono procurato tutto ciò che ha pubblicato Asimov, a partire dal ciclo dei robot, e ho adottato la sua visione. Non è detto che i robot (o gli alieni) siano nostri nemici. Nelle avventure ci dev'essere sempre una componente misteriosa e tutto deve essere credibile, al limite della scienza disponibile già oggi. In un mio romanzo, il protagonista si salva con una tuta alare, senza paracadute, atterrando su un laghetto e questo è stato fatto davvero. Quando alcuni lettori mi hanno scritto, dicendo che non era possibile, ho mandato loro il link dell'impresa.

Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?

Daniele Missiroli: Prima di passare da IML a YCP ho fatto una ricerca di case editrici no EAP e ne ho trovate diverse, ma vedendo il loro catalogo mi reputavo inadeguato, e con opportuna umiltà, rinunciavo a inviare manoscritti. Alla fine ho seguito la via dell'auto pubblicazione e credo di aver fatto bene. Accetto l'aiuto di tutti e sono disposto a mettere tutto in discussione, ma mi sono abituato a essere indipendente nelle decisioni, fin dalla scomparsa di mio padre, avvenuta quando avevo tredici anni. Ho scritto un racconto su questa tragedia personale che nel 2017 è stato pubblicato dalla Bel-Ami Edizioni.

Writer Officina: Pubblicare su Amazon KDP è stata una scelta vincente?

Daniele Missiroli: Sì, il loro programma è molto valido. Ci sono ancora alcuni punti migliorabili, ma si riescono a fare cose quasi perfette. Però si deve avere molta pazienza, saper usare Word di Microsoft e anche qualche programma grafico, se si vogliono inserire immagini. Essendo un programmatore, so quanto sia difficile scrivere buoni programmi.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?

Daniele Missiroli: A parte Stenaritmia, che amo per tutti i trucchi sul calcolo mentale che contiene, la mia saga su Aedis, di cui sono in pubblicazione il sesto e il settimo episodio, è la storia che preferisco. Ci sono decine di colpi di scena e tutto è coerente e credibile, come si usava fare nella fantascienza Asimoviana anni '40 e '50. Non ci sono parolacce (Asimov le odiava) e non ci sono situazioni concettualmente irreali. Anche i cosiddetti - cattivi - hanno la loro logica (nel settimo episodio questo viene evidenziato meglio). La storia inizia col viaggio di un'astronave - generazionale - che in 30 anni approda su Aedis e fonda una colonia. Subito compare il primo problema: qualcuno vuole tornare indietro, ma facendo esperimenti in tal senso, distrugge tutta la tecnologia, oltre a uccidere un quinto della popolazione. Il pianeta arretra di 1000 anni, e solo dopo parecchio tempo torna a essere come i nostri anni '80. Poi le avventure proseguono, Daniel Sung, il protagonista, si forma una famiglia e adotta un bambino, che in realtà è un piccolo androide. L'unico esistente, dato che non c'è più quella tecnologia. Dal sesto episodio in poi, la protagonista diventa Samira, la moglie di Daniel.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

Daniele Missiroli: Ho un sistema che si è generato in modo naturale. Devo dire che negli ultimi dieci anni ho letto un sacco di libri sullo scrivere narrativa, per cui, forse, questo sistema si è generato in modo subliminale, non so. Io parto dal finale. Quando ho un'idea per un buon finale, scrivo il percorso per arrivarci, i personaggi che mi servono e i passaggi principali. Non più di una pagina. Poi inizio a sviluppare ogni scena. Ogni riga diventa un file separato. Quando ho scritto il 90%, li metto insieme, li raccordo meglio, inserisco le parti mancanti e, se occorre, tolgo quelle in eccesso. Poi scrivo l'incipit, decido il titolo, cerco la copertina e quando mi sembra a posto, inizio la fase di editing vero e proprio, che può durare anche il triplo. I tempi ideali, per me, sono due mesi per scriverlo e sei mesi per la fase di editing. Finita questa fase, lo posso far leggere. Se lo reputo opportuno, ricorro anche a una fase di editing da parte di un professionista.

Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro?
È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?


Daniele Missiroli: Ho scritto il sesto e il settimo episodio della mia saga: Aedis, dove la protagonista ora è Samira, la moglie del protagonista dei primi cinque. Ho scoperto che lei è un personaggio che ha delle caratteristiche più interessanti e avvincenti, rispetto a Daniel. E poi è autonoma. Prima di tutto l'ha sposato a sorpresa, al posto della sorella Alisha, poi è disposta a correre più rischi e ha un senso della giustizia più duttile del marito. La ritengo molto più credibile, visto anche quello che si legge e si vede in televisione.

Writer Officina: Oltre ai romanzi e ai racconti di fantascienza, hai scritto anche qualcosa ambientato sulla Terra?

Daniele Missiroli: Ho scritto Annabel, un'avventura ambientata a Las Vegas, dove un uomo e una donna vogliono arricchirsi truffando un Casinò, ma ognuno ha un piano che nasconde all'altro. Per ora, questo è l'unico a contenere qualche scena soft core. Anche qui, però, non manca la tecnologia, perché fare Jackpot e sottrarre venti milioni di dollari senza essere scoperti non è facile. Il finale è diverso da qualsiasi romanzo rosa o d'avventura, perché, a metà della storia, entra in scena una coppia, e la donna dichiara di essere sua sorella. Niente di più falso, ovviamente, ma per sapere come va a finire, si deve leggere Annabel. L'altro romanzo ambientato sul nostro pianeta che ho scritto si chiama Moonlift e racconta del primo ascensore lunare che sia mai stato costruito. Anche qui, a parte il cavo, tutto il resto sarebbe fattibile.

Writer Officina: Che altri hobby hai, oltre alla lettura e alla scrittura?

Daniele Missiroli: Perché, c'è qualcosa di più bello?
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