Writer Officina
Autore: Elide Ceragioli
Titolo: San Galgano
Genere Romanzo Storico
Lettori 4005 42 67
San Galgano
Anno Domini 1181
- Crociata contro i catari (albigesi)
- Filippo II Augusto assume il titolo di
“re di Francia” invece di “re dei Francesi”
- Nasce San Francesco
- Muore San Galgano

La saliva scivolava dall'angolo della bocca, lentamente, ma formava un rivoletto continuo tra i peli ispidi. Dal mento le gocce si lanciavano nel vuoto e diventavano piccole macchie scure sull'ocra della terra indurita dal gelo.
In ginocchio, piegato in avanti, con i piedi così aderenti al suolo da esserne quasi un tutt'uno, fissava i circoletti perdere i contorni.
Fugace un pensiero gli attraversò la mente, così era stata la sua vita: un insignificante segno destinato a svanire.
Gli occhi gli si riempirono di lacrime, avrebbe voluto guardare un'ultima volta la piccola croce. Provò a sollevare la testa, ma non ci riuscì.
Il corpo magro, rinsecchito, ormai privo di forze, ondeggiava al vento gelido che spazzava a tratti la collina.
I radi alberi spogli vi si abbandonavano senza resistere, piegandosi docili e flessuosi. Solo la quercia si ergeva indomita e spavalda, orgogliosa della sua vecchiaia. Aveva abbandonato frutti e foglie al loro destino e ora sfidava la tramontana, concedendo alla sua furia solo il piacere di qualche rametto spezzato. Avrebbe dato altri frutti.
Non così lui, stava morendo. Solo.
Il suo spirito si stava staccando dal fragile involucro che per anni lo aveva ospitato e lentamente i fili si spezzavano. Tac... tac... radi, come i battiti del suo cuore stanco.
Avrebbe voluto il dolore.
Pensò di chiudere i pugni e conficcarsi le unghie sul palmo della mano, o mordersi le labbra fino a sentire il dolce sapore del sangue.
La sofferenza! Soffrire. Offrirsi!
Il dolore era stato il suo ultimo compagno. L'amico inseparabile di giorni e notti insonni.
Era stato il suo tesoro, la sua ricchezza. Ne aveva le mani colme.
“Soffro, – aveva gridato tante volte alle stelle – come ha sofferto Cristo sulla croce. Soffro per te. Ecco, guardami.” La sofferenza era il suo riscatto e la sua gioia. Era il denaro sonante con il quale sperava di pagarsi la salvezza dell'anima.
Adesso che il suo corpo non gli ubbidiva più e sembrava non appartenergli sentì l'angoscia, come cupo mantello, avvolgerlo.
Era stato un ribelle, un diverso fin dalla nascita. Aveva seguito la luce, ma la luce lo aveva abbagliato ed era diventata buio.
Aveva fallito, non aveva terminato il suo compito e moriva, solo. Provò un'angoscia terribile.
Piano, quasi senza emettere suono, implorò pietà.
Improvvisamente, accanto a lui, davanti ai suoi occhi offuscati, si erse l'alta e luminosa figura dell'angelo.
Più che vederlo ne riconobbe la presenza.
Il vento aveva cessato la sua danza e l'aria si era riempita di un tenue profumo come di viole.
Un brivido gli percorse la schiena e sembrò restituirgli le forze. Alzò la testa e giunse le mani in silenziosa preghiera: Perdono!
Ma i contorni luminescenti si dilatarono e fu l'angelo a parlare: “Guarda – gli disse – e comprendi il disegno di Dio e la Sua misericordia.”
Galgano sentì l'angoscia sciogliersi e sparire dentro di lui. Come nel sogno di tanti anni prima l'angelo lo prese per mano, gli mostrò il tempo passato.
Immagini note, l'allegro garrire di rondini in cerchi giocosi, l'ardito volo del falco, le meraviglie del mondo, lo scorrere tumultuoso dei giorni.
Quello che era tornò ad essere davanti ai suoi occhi socchiusi e stupiti. Rivide la sua vita, ma la luce della grazia gliene dischiuse il senso profondo.
Il suo spirito vibrò all'unisono con altri spiriti, divenne una nota fra le tante e si perse nell'armonia del cosmo.
Guardò e comprese da quale Amore era stato amato.

Anno Domini 1148
- Seconda crociata
- Il Concilio di Reims condanna Gilbert de la Porreè
- Bernardo Silvestre scrive ‘La Cosmografia'
- Muore Amedeo III di Savoia e gli succede il figlio Umberto III
- Fondazione di Lubecca
- nel territorio feudale del vescovo di Volterra, in un borgo sulle amene colline toscane: Chiusdino...

La fantesca le aveva pettinato a lungo i capelli prima di intrecciarli e di legarli sulla sommità della testa con piccoli nastri bianchi.
Per quanto lisciati con olio d'oliva qualche ricciolo ribelle sfuggiva sempre dal soggolo e le dava una cert'aria sbarazzina un po' infantile che stonava con il grosso ventre di donna gravida.
Soffriva, era palese.
Respirava affannosamente e aveva gocce di sudore come piccole perle sulla fronte. La fantesca andava avanti e indietro senza rumore, ansiosa, aspettava l'arrivo della comare. Ogni tanto gettava sguardi preoccupati alle gambe della sua padrona. Erano gonfie, con rade chiazze bluastre e le piccole cicatrici lasciate dalle sanguisughe. Più volte nei giorni precedenti, avevano applicato le bestiole perché succhiassero gli umori neri, malefici, dal corpo della giovane e le dessero un po' di sollievo, ma non era servito. Erano serviti a poco anche gli impiastri di aloe preziosa che le avevano messo sui lombi e le tisane di melissa e finocchio.
Sembrava non voler nascere, quel figlio tanto atteso e desiderato.
Per averlo avevano fatto voto a San Michele di regalargli un mantello ricamato con oro e argento.
La giovane signora era abilissima nell'arte dell'ago e aveva contribuito essa stessa al lavoro delle monache.
La grazia era giunta ad un anno esatto da quando il santo aveva ricevuto il dono e la statua di legno dipinto ne era stata rivestita.
Forse avrebbero dovuto promettergli anche un fodero nuovo per la spada perché portasse a termine l'opera iniziata. Così pensava la fantesca, dubbiosa sulla sorte della sua padrona, mentre le spalmava un unguento sul petto. Lei si lamentava a bassa voce, timidamente, quasi scusandosi di non riuscire a sopportare il dolore in silenzio come si conveniva alla moglie del nobile Guidotti.
Come Dio volle arrivarono la comare e le altre donne. Portavano i panni puliti, il coltello per il taglio del cordone, il secchio con l'acqua e la cassetta dove avrebbero messo i rifiuti del parto (o il piccino se fosse morto), avrebbero seppellito tutto accanto al muro del cimitero: terra alla terra, come era giusto, ma non in terra consacrata, senza l'acqua del battesimo era nel peccato.
Non era una nascita facile.
La comare che aveva alzato la gonna ed esplorava con le mani esperte oltre i lembi di carne rossa, per cercare la testa del bambino, si era drizzata pallida e aveva gridato: “Vergine benedetta! È in piedi! Vuole nascere in piedi questo cucciolo.”
Era una sentenza di morte quasi sicura e le donne si guardarono attonite. La cassetta non sarebbe servita, la madre avrebbe fatto da bara per il figlio in attesa della resurrezione.
Il sole stava finendo la sua corsa intorno alla terra e ora mostrava il bel faccione sanguigno nell'ultimo allegro saluto, fra poco avrebbe lasciato il posto a monna luna.
La fantesca chiuse la finestra, attraverso le sottili lastre di alabastro dal colore rosato, la luce lunare sarebbe stata più calda e le tenebre meno terribili.
Chiudeva le ante della bifora e avrebbe voluto chiudere fuori la disgrazia o fermare il tempo, tanto era la pena che provava. Il respiro affannato della sua padrona la riscosse. Ricacciò in fretta le lacrime e si avvicinò al letto.
La comare era assorta, incupita dalla consapevolezza della propria impotenza. Una delle donne piangeva silenziosamente in un angolo, l'altra, che piegava le fasce ormai inutili, disse a bassa voce: “Occorre avvisare il signore... e anche il buon padre confessore a San Michele. Che muoia da cristiana, povera padrona.”
Certo, per quanto ingrati fossero quei compiti, andavano svolti e la fantesca stava, anche se a malincuore, per andarsene. Aveva acceso la candela di sego e l'odore, più che la luce flebile si spandeva nella camera.
Poi si fermò perché la comare si avvicinò alla giovane, come a cercare, negli occhi di lei, la soluzione: “Signora, il bambino ha la testa in alto, dritta come quella di un gallo al mattino. Dobbiamo arrovesciarlo, altrimenti non potrà vedere il nuovo giorno... Gli facciamo fare una capriola. È difficile, ma forse c'è spazio e ci riesce.”
“Sì” rispose lei senza capire, ma pronta a qualsiasi cosa.
“Bene, – riprese la comare – proviamo e che San Michele ci aiuti.”
Si rimboccò le maniche, poi sollevò l'ampia gonna. Passò le mani ruvide sul ventre e finalmente trovò la protuberanza che cercava.
Cominciò a spingere con colpetti leggeri sotto gli occhi spaventati e stupiti delle altre.
“Forza, una bella capriola, coraggio. Sei piccolo e ce la puoi fare. China la testa gallettino, nel mondo si entra in umiltà, a capo chino!”
I colpi sempre più forti avevano riacceso il dolore, ma la signora non osava gridare e mugolava serrando denti e pugni. Rivoli di sudore le bagnavano la schiena e lunghi tremiti la scuotevano, aveva la febbre, eppure resisteva.
Poi il bambino si mosse, aveva piegato le gambine e si vedeva la forma rotondeggiante delle ginocchia.
Erano passate due ore. La luna era alta nel cielo e la candela era stata sostituita. “Ancora uno sforzo...” lo incitava la comare. China sul ventre parlava al bambino e alla madre con parole a tratti gentili, a tratti più dure.
La fantesca massaggiava le gambe indolenzite ripetendo incessantemente: “San Michele aiutaci.”
All'alba, annunciata dal canto del gallo, il bambino si rovesciò strappando alla madre urla di dolore. Anche se sfinita e allo stremo, la poveretta spinse a sufficienza e la testa uscì.
Il mattino era splendido: Galgano Guidotti era nato.
Elide Ceragioli
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Elide Ceragioli
Mi chiamo Elide Ceragioli e sono nata a Massa nell'ottobre 1954, dalla metà degli anni '80 vivo in una frazione del comune di Campi Bisenzio alle porte di Firenze.
Sono felicemente sposata dal 1982 e ho due figli: Andrea (1987) e Chiara (1989). Sono medico ed esercito con molta passione la professione di neuropsichiatra-infantile prendendomi cura dei bambini con “problemi” e delle loro famiglie.
Occupo il tempo libero in attività di volontariato insieme al marito con cui ho condiviso anche la responsabilità del “Centro Diocesano di Pastorale Familiare” dell'Arcidiocesi di Firenze.
Fin da ragazza la passione per la lettura è stata fortissima (ho iniziato a leggere a 4 anni e non ho mai smesso) e la voglia di scrivere è stata una logica e immediata conseguenza. A poco più di vent'anni ho pubblicato il mio primo libro, che avevo scritto quando ne avevo solo diciotto. Poi ci sono stati il fidanzamento, il matrimonio, la nascita di due figli e, contemporaneamente, la laurea, la specializzazione e l'inserimento nell'attività professionale. Negli anni '90 ho ripreso in mano la penna per scrivere favole per i miei figli, poi sono passata a racconti per adulti, partecipando a numerosi concorsi con buoni piazzamenti ed una ventina di pubblicazioni
Nel 2011 ho pubblicato il mio primo romanzo... e poi non mi sono più fermata: ora sto scrivendo il mio ventesimo libro e 19 sono già stati pubblicati.
Mettendo a frutto la ricchissima esperienza di lettrice, ma anche di donna, sposa, mamma, medico e cristiana, mi sono voluta cimentare con generi diversi (dal racconto al romanzo storico, dal romanzo giallo al saggio) cercando di scrivere con ricchezza e proprietà di linguaggio, che si adegui in modo naturale all'epoca, al contesto ed ai personaggi, in un continuo trasmettere emozioni, sensazioni ed esperienze di vita.
I miei libri, ad oggi, sono:
"La libertà delle foglie morte" primo romanzo, gennaio 2011, ora alla 3a edizione.
“I colori dell'albero e altri racconti”, aprile 2012 vede la luce in occasione delle nozze di perla.
“Il falco e il falcone”, ottobre 2013, un voluminoso romanzo storico di ambientazione medioevale.
“Via del Pozzo Rosso e altri racconti”, 2014, è la seconda raccolta di racconti premiati o segnalati in concorsi letterari ed esce con prefazione di mio marito, come la precedente.
LA SQUADRA è una serie di romanzi giallo-polizieschi:
“Non sai mai chi puoi incontrare”, settembre 2014, è il primo.
Proseguirà con
“Mele marce per la squadra”, febbraio 2015,
“Le tentazioni dell'ispettore Dallolio”, agosto 2015 e
“Fuori della tela del ragno”, agosto 2016.
“San Galgano”, breve romanzo storico, viene pubblicato nel 2016, quale vincitore del - 1° Concorso Letterario Arnanah.
“Il presepe di Francesco”, racconto di Natale riccamente illustrato viene pubblicato a dicembre 2016 per devolvere i proventi ai terremotati delle Marche.
“L'uomo che parlava alle pietre”, (febbraio 2017) è un romanzo ambientato nell'età della pietra, magistralmente illustrato da Elena De Giorgi.
“Incontri e racconti” (aprile 2018): raccolta di 31 racconti premiati o segnalati in concorsi letterari e illustrati da Roberta Gracci.
“Ildegarda ed il mistero dell'arciere” (settembre 2018), romanzo storico, con sfumature thriller, con protagonista Ildegarda di Bingen, ambientato nella Renania del XII secolo.
“Favola bella” (ottobre 2018), favola ecologica illustrata da Pablo Deotto, ragazzo disabile; venduta per sostenere l'associazione “Noi da grandi - onlus”
“Ossessione verde smeraldo”, (novembre 2019), romanzo giallo-poliziesco, sequel di LA SQUADRA.
“La morte non ha i trampoli” (luglio 2020), con le indagini del Maresciallo Amato.
“La compagnia dell'airone” (settembre 2020), primo giallo poliziesco di ambientazione americana.
“Tempus fugit, amico mio” (dicembre 2020), 9 racconti tra giallo e mistero.
Nel cassetto ci sono altri romanzi e racconti (per ora) in gestazione.
Su diversi siti sono presente con una “Via Crucis” e diverse pubblicazioni di narrativa e saggistica.
La mia prima uscita in libreria risale al 1978 con “Cristiana a modo mio” - Ed.Gribaudi

Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorta di aver sviluppato la passione per la letteratura?

Elide Ceragioli: So che a quattro anni già leggevo, non so bene come e perché abbia iniziato, ma è certo che da allora non ho mai smesso ed ho letto di tutto, anche se poi negli anni i gusti si sono affinati e le preferenze si sono meglio definite. A parte le letture specialistiche legate alla mia professione, ora leggo in particolare romanzi gialli, romanzi storici e saggi o pubblicazioni soprattutto di carattere storico, che mi affascinano e mi aiutano per poi scrivere i miei romanzi storici, che voglio siano sempre ben documentati e storicamente “veri”.

Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?

Elide Ceragioli: Non ricordo un libro che abbia scatenato in me la voglia di scrivere; piuttosto la lettura costante è sfociata naturalmente nella voglia, anzi direi nella necessità di scrivere, che si è manifestata in modi diversi nel tempo e sempre in crescendo. Ora penso che senza scrivere non potrei stare. Un mio amico/critico ha detto: “Elide è una persona che lavora per vivere e vive per scrivere”. Penso che sia molto vicino alla realtà, anche se amo molto il mio lavoro.
Leggo da più di sessant'anni in modo appassionato e un po' onnivoro; scegliere tra numerosissimi testi mi è estremamente difficile: ognuno di loro mi ha dato qualcosa e ha condizionato il mio diventare ed essere scrittrice.

Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?

Elide Ceragioli : Negli anni ho avuto modo di conoscere abbastanza il mondo dell'editoria e, onestamente, non è stata un'esperienza molto gratificante: forse ho incontrato solo editori “sbagliati”... Comunque la scelta dell'autopubblicazione è stata quasi naturale, ma ho preferito affidarmi ad una piattaforma italiana (Youcanprint), perché ritengo sia meglio avere la possibilità di un confronto diretto con persone “vere”. Amazon, come altre grandi piattaforme internazionali, forse offre maggiori chances, ma le trovo molto, troppo spersonalizzate.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionata? Puoi raccontarci di cosa tratta?

Elide Ceragioli: Ogni libro che nasce è un po' come un figlio e, da mamma, so bene quanto ogni figlio sia oggetto di un amore unico, speciale, né maggiore né minore, ma diverso e allo stesso tempo uguale agli altri.
A “La libertà delle foglie morte” sono particolarmente legata, perché è stato il primo romanzo, scritto in brevissimo tempo in un momento particolarmente difficile della mia vita. In “L'uomo che parlava alle pietre”, ambientato all'età della pietra, mi sono trovata a vivere e descrivere una realtà di famiglia. Grazie alla mia professione i bambini (e le famiglie) disabili e/o problematici sono la mia quotidianità da più di trent'anni. La mia attività professionale non può essere scissa dalla mia vita e senza dubbio mi ha resa più sensibile a attenta alle persone. Ho imparato ad ascoltare i bisogni e questo mi ha molto aiutata ad immaginare e descrivere le persone nei loro rapporti familiari e sociali, anche se di un'epoca lontana millenni, ma alla fin fine non molto diversa dalla nostra.
Nei romanzi gialli ho potuto trasfondere quello che ho imparato avendone letto migliaia, ma soprattutto ho potuto descrivere, calandomi nei personaggi, un'umanità varia, ma vera, attuale, con le sue gioie e le sue sofferenze, i suoi problemi e le sue potenzialità.
I romanzi storici mi sono costati fatica e sudore, perché sono esigente con me stessa e il lavoro di studio e documentazione è tantissimo, ma incontrare e far rivivere, accompagnandoli nella loro avventura terrena, personaggi come San Galgano, Ildegarda di Bingen, San Francesco, Ruggero da Flor e tanti altri è stata un'esperienza affascinante ed estremamente coinvolgente.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

Elide Ceragioli: Non scrivo per mestiere, ma per passione e ogni mio scritto nasce in qualche modo da un incontro. Quando trovo un personaggio (o un gruppo di personaggi) che “mi chiama” inizio a scrivere e sono loro a prendermi per mano e condurmi. Non ho mai fatto schemi, ma son sempre partita solo da una vaga idea, che poi ha preso corpo e vita man mano che la narrazione procedeva e spesso sono giunta a scrivere cose che all'inizio del libro non avevo minimamente previsto e che hanno modificato molto l'idea iniziale.
C'è una sola regola da cui non derogo: ogni mio scritto deve essere orientato al Bene. Anche quando descrivo cattiverie atroci, delitti efferati, morte, sangue e sofferenze non può mai mancare un anelito positivo e un messaggio di Speranza.

Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quelli che hai già pubblicati, oppure un'idea completamente diversa?

Elide Ceragioli: Sì, ho un libro in cantiere ed è un romanzo storico di ambientazione medievale. Il Medioevo è una della mie passioni letterarie e dopo aver portato i miei lettori nei secoli XII, XIII e XIV ho deciso di fare un salto ritroso e il nuovo libro avrà come protagonista un nobile normanno vissuto a cavallo dell'anno 1000. Però ho ancora molto da studiare e il tempo libero è poco: ci vorrà un po' di pazienza.

Writer Officina: Quanto sono autobiografici i tuoi libri?

Elide Ceragioli: Abbastanza e nello stesso tempo per nulla.
Mi spiego meglio. Nei libri non parlo di me, della mia vita o della mia famiglia, eppure nei miei personaggi c'è molto di me e di quello che vivo.
Cerco di trasmettere, attraverso i miei personaggi, quello in cui credo. La mia passione per le cose belle, la speranza profonda che il Bene trionfi sempre, i valori in cui credo e sui quali gioco la mia esistenza.
Inoltre la mia ormai pluridecennale esperienza come neuropsichiatra e psicoterapista mi ha portato a conoscere profondamente l'animo umano e non posso evitare di riversare nei miei personaggi questa conoscenza.

Writer Officina: Quante ore al giorno scrivi? Dove ti metti? Quali cose aumentano la tua concentrazione e quali invece la distraggono?

Elide Ceragioli: Scrivo quando posso e dove posso. Non ho un posto fisso, né particolari esigenze. Spesso a penna, se posso al computer, perché più comodo.
Scrivo il più possibile, compatibilmente coi tanti impegni. Vorrei poterlo fare di più e questo è un buon segno, perché significa che ho ancora cose da dire.
Normalmente, quando scrivo, sono abbastanza insensibile alle distrazioni: ho scritto molto anche con la tv accesa, oppure in macchina, nei lunghi viaggi mentre mio marito guida, o in spiaggia... Se il mio “eroe” del momento mi sta accompagnando nelle sue peripezie lo seguo e racconto.

Writer Officina: Parli di ciò che stai scrivendo con i tuoi familiari?

Elide Ceragioli: Certo, anzi spesso chiedo consigli, pareri rispetto ad una storia e alla sua evoluzione. Ho figli giramondo e spesso mi aiutano nelle collocazioni extra-italiane, suggerendomi scenari o particolari che altrimenti non saprei. Mio marito poi è il mio agente letterario e factotum. Ho preso l'ispirazione da lui per creare il personaggio di Carlo Dallolio, uno degli ispettori della “mia” Squadra investigativa.

Writer Officina: Come superi il demone della pagina bianca?

Elide Ceragioli: Oddio... scrivendo ovviamente! Le mie pagine non restano bianche a lungo per fortuna. Spesso perché mi manca il tempo e la pagina resta bianca per quello, ma perché “non mi viene” mai più di brevi momenti,.

Writer Officina: Quale pensi sia il metodo più efficace per migliorarsi nella scrittura? Leggere libri di altri autori, viaggiare, fare esperienze di vita che possano essere sfruttate come fonte d'ispirazione, partecipare a corsi di scrittura creativa, ecc ecc?

Elide Ceragioli: Personalmente faccio tutto quello che hai elencato: leggo tantissimo, viaggio più che posso, incontro moltissime persone di tutti i tipi. Non ho mai fatto (e penso che non farò) corsi di scrittura... non vorrei urtare la sensibilità di nessuno, ma non ne ho mai sentito la necessità e quelli che ho conosciuto mi sono sembrati “specchietti per le allodole” atti a creare false illusioni e magari a spennare chi vorrebbe essere uno scrittore senza averne le doti innate necessarie.
Ho incontrato molti aspiranti scrittori che prima dei corsi di scrittura dovrebbero studiare ortografia, grammatica e sintassi.
Studio invece molto il modo di scrivere di tanti scrittori bravi, leggendo, leggendo, leggendo...
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