Writer Officina
Autore: Giuseppe Storti
Titolo: Le vie del cuore
Genere Romance
Lettori 500
Le vie del cuore
Strani amori, perdersi per ritrovarsi.

Nostalgia: Il dolore del ritorno.
Fu un attimo e ripiombò nel posto più bello che conosceva: il soprapensiero. Quando frequentava il Liceo: il classico, si divertiva tantissimo a scovare l'etimologia delle parole. Già, perché quasi tutte le parole del vocabolario italiano prendono origine dalla lingua greca o latina. Nostalgia, dal greco nostos(ritorno a casa) ed algos: dolore. Il dolore del ritorno. Un sentimento canaglia, un desiderio ardente ma nel contempo inappagato di tornare indietro, ad un momento vissuto e mai dimenticato. Il ritorno a casa: una casa che non c'è più. Al suo posto solo dolore. Ma è un dolore inevitabile, in quanto il cuore spinge incessantemente la mente a tornare indietro, verso quel dolore. Ed allora si arrese come faceva sempre, al ritorno verso il dolore. Ed ecco che rivide forte e chiaro il momento in cui aveva visto per la prima volta: Nunzia! Il Preside che bussa alla porta, mentre il Professore di italiano spiegava, non è solo. Entra seguito da una ragazza. Da oggi, dice rivolto a Noi tutti della classe, avete una compagna in più. Nunzia Messina, entra a far parte della classe. Appena uscito il preside, il professore di italiano, senza pensarci su, dice a Nunzia: Salve: benvenuta, puoi sederti vicino a Giuseppe Ingenito, che è al primo banco: da solo. Ciao Giuseppe. Quella voce, ascoltata per la prima volta, fu per me come il vagito primordiale che esce dalla bocca del nascituro, che respirando per la prima volta, assapora il gusto della vita. Rimasi incantato, mentre osservavo i suoi lunghi capelli biondi, e quel viso sottile, dal colorito diafano come quello delle Muse mitologiche. E gli occhi color cielo terso, che mi fissavano: togliendomi il respiro. “Beh, ti ho salutato Giuseppe, aggiunse Nunzia, non ti va di rispondere?” “Certo: Ciao, benvenuta!” Il professore continuava a spiegare, ma la sua mente, ormai si era arresa senza condizioni ad un pensiero dominante. Annusava l'aria che fuoriusciva dal petto di Nunzia, avvertendo come un sapore mieloso che gli penetrava in gola e nelle narici, scendendo come un periscopio fin dentro al cuore, e poi ancora giù nei meandri tortuosi dell'animo. A distanza di 30 anni da quel primo incontro, che aveva segnato per sempre la sua vita, ripensò ad un principio che aveva appreso studiando la fisica. In fisica quantistica, se due particelle interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separate, non possono essere più descritte come due entità distinte, perché tutto quello che accade ad una, continua a influenzare il destino dell'altra: anche ad anni luce di distanza. Ecco, si sentiva come quella particella che avendo vissuto, sia pure per un breve periodo di tempo insieme a Nunzia; pur essendo dolorosamente separato, mai più avrebbe potuto ritenersi distinto e non avvinto a quel ricordo, poiché il suo destino; ormai era segnato, e Nunzia era con lui, in una dimensione differente, ma diamine, se era con lui. La sentiva tanto intensamente, da sentirsi quasi soffocato. Lo squillo del telefono lo fece ritornare sulla terra. Era la segretaria dell'Ordine che lo avvisava di una riunione di consiglieri propedeutica ad organizzare la prima seduta del nuovo organismo: quella di insediamento. La riunione andò a gonfie vele. Godeva di un ampio consenso e prestigio all'interno della avvocatura. Il suo carattere dialogante ed inclusivo lo aveva aiutato moltissimo nella professione. I suoi genitori gli avevano sempre raccomandato di essere umile, di ascoltare le ragioni degli altri. Non agire mai di impulso. Doti che aveva ben appreso e sperimentato. Ora aveva proprio bisogno di un caffè. Preferì però uscire dal palazzo. Si diresse verso il solito bar, a pochi metri dal palazzo di giustizia. Il caffè era buono, mentre lo sorseggiava amaro come sempre, sentì di nuovo quella voce. Era Marzia che gli rivolgeva la parola, mentre addentava una pizzetta. “Giuseppe: ma che c'è ti vedo scosso?” “Niente di che, stai tranquilla, sono solo un po' stanco. E' stata una giornata emozionante. Notò che Marzia gli dava del tu. Non che gli desse fastidio. I formalismi li aborriva. Lui era rimasto come quell'eterno ragazzo che era cresciuto troppo in fretta: semplice. Tu, tutto bene?” Io sì, rispose e mentre lo faceva, quel tono di voce, di nuovo lo avvolse come una nube colorata, cancellando la sua rabbia, che si rarefaceva in una miriade di sensazioni di benessere e di gioia. Ma che cavolo mi succede, pensava. Oggi, marca male per me. Devo andarmene a casa. “Ti va di fare quattro passi nei viali del centro direzionale Giuseppe?” L'invito di Marzia lo lasciò senza fiato. Ora che dico, mentre pensava ciò, stava già incamminandosi verso l'uscita dal bar, come attratto da un ineluttabile destino, che non lo faceva ragionare coartando ogni sua forma di volontà. A quell'ora i viali del centro direzionale erano pieni di gente. “Ma tu, Giuseppe perché hai deciso di darti alla avvocatura? Complimenti: sei uno degli avvocati penalisti più stimati di Napoli.” “Bella domanda Marzia, potrei rifartela uguale. Mi sono candidato a Presidente dell'ordine per affermare nella professione lo zoccolo duro di valori in cui credo e che vorrei portare con me e diffonderli in particolare tra i giovani che si avvicinano a questa bella ma dura e difficile professione. Ma forse sono solo un povero illuso. Ma dovevo tentare. Altrimenti poi, quando contestiamo le cose che non vanno, non abbiamo nemmeno l'alibi di poter dire: ho tentato di cambiare le cose, dal di dentro, ma non ci sono riuscito.” “Bravo Giuseppe, l'unica cosa negativa, è che oltre la professione dovevi candidarti in politica. Dovevi venire con Noi, che predichiamo i tuoi stessi valori, ma poi li pratichiamo pure, o almeno ci tentiamo.” “Vabbè Marzia, ora vado a studio. Tu rimani qui?” “Sì, rimango in consiglio.” “Ci si rivede allora....” “Certo Marzia, a presto.” Si incamminò verso il garage, portandosi in dote un voluminoso dossier di pensieri e parole che il cuore e l'animo gli sussurravano.

A mano a mano.
“E a mano a mano vedrai che nel tempo
Lì sopra il suo viso lo stesso sorriso
Che il vento crudele ti aveva rubato
Che torna fedele, l'amore è tornato da te...” E a mano a mano di Rino Gaetano.
Le tapparelle abbassate del suo studio, aperte quel che basta per far entrare il sapore del mare di Napoli: un posto ideale e congeniale per ritrovare mai sopiti ricordi, e poi le parole della canzone di Rino Gaetano. Era il suo soprapensiero quotidiano: un posto bellissimo. “Ciao Nunzia, come ti trovi allora qui da Noi”. Provava un piacere sconosciuto ma fortissimo, a parlare con la sua nuova compagna di banco: finalmente ne aveva trovato una. “Mi trovo bene Giuseppe. Spero di restare un po' qui a Napoli. Vediamo, dipende da come vanno le cure”. Le cure? Cosa voleva dire. Devo chiedere oppure potrei apparire un impiccione. Nel dubbio non chiedo. “Nunzia, ti ho portato il cornetto a crema”. Con i soldi che sua madre gli dava per le sue spese quotidiane, aveva pensato di comprarle il cornetto. “Ma grazie che carino che sei Giuseppe”. Per l'intera giornata non riusciva a pensare ad altro. Cosa voleva dire Nunzia? Le cure? quali? All'uscita di scuola, gli venne incontro Angela un'altra sua compagna di scuola, in genere sempre informata di ogni cosa, tanto da essere chiamata la Mata Hari della classe. “Ti piace Nunzia, vero Giuseppe? A me lo puoi dire, ma poi, si vede lontano un miglio, da come la guardi.” “Ma che dici, certo è una bella ragazza, ma non mettiamo in giro voci non vere: mi raccomando eh? Ma dimmi sai qualcosa di lei, come mai è venuta da Noi, a metà anno?” “Qualcosa me lo ha detto Maurizio, che ha sentito il padre di Nunzia che all'uscita di scuola, l'aspettava. L'ha sentito dire che dovevano andare all'Ospedale”. Quindi era vero. La conferma ricevuta da Angela, finì per aumentare la sua angoscia.
Giuseppe Storti
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Autori di Writer Officina

Giuseppe Storti
Giurista di professione, Dirigente Consiglio regionale della Campania. Giornalista per passione. Iscritto all'Albo dei giornalisti, elenco pubblicisti della Campania dal 1982. Pratica con il “Mattino di Napoli”, per il quale sono stato collaboratore per decenni. Direttore del settimanale ““Casoria due” per otto anni, nonché di tanti altri periodici locali e regionali. Vasta e qualificata esperienza in materia di comunicazione istituzionale. Fondatore del “Giornale di Casoria” nel 2010. Appassionato e cultore di storia locale. Curo una pagina social ed un blog dedicato alla storia di Casoria, paese di nascita. Nel mese di Febbraio 2021 ho pubblicato per Guida Editore il libro “Il tempo fermo”. Amo la lettura: “Chi è analfabeta a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni. C'era quando Abele uccise Caino, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito.... perché la lettura è un'immortalità all'indietro.” Umberto Eco.

Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?

Giuseppe Storti: Direi da ragazzo. Sono figlio di un Professore di Latino e greco, poi Preside. In casa mia si respirava lettura e letteratura. Ho sempre avuto la passione per la scrittura e per la lettura. Quindi mi sembra quasi naturale rappresentare con la scrittura le proprie emozioni ed i propri pensieri.

Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?

Giuseppe Storti: Tantissimi, non uno in particolare. Ad iniziare dai grandi classici della letteratura, L'Odissea di Omero, ed in particolare tutti i suoi poemi. Poi, i libri di Italo Svevo, con l'analisi introspettiva dei personaggi, quasi un voler scandagliare le loro anime, per far uscire fuori ogni loro e più intima emozione. Un po' la tecnica di scrittura che ho poi ripreso nel mio libro.

Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?

Giuseppe Storti: Semplicemente non ho avuto risposta. Altre riposte sono state negative. Quindi la chiamata dell'Editore Guida, e l'inizio di una avventura davvero esaltante e bella.

Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?

Giuseppe Storti: Sì, senz'altro. Anche se qualsiasi proposta editoriale va seriamente valutata. Bisogna contribuire ad incentivare la lettura. Leggere fa bene all'animo ed alla mente.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?

Giuseppe Storti: Senza dubbio Il tempo fermo, che è il primo scritto. Un libro denso di emozioni vissute, ma mai espresse, e che ora hanno preso vita in questo libro. Una sensazione bellissima, difficile da descrivere in maniera compiuta.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

Giuseppe Storti: Risposta: scrivo d'istinto. Poi, rileggo e correggo. Ma, credo che i pensieri vadano subito espressi nello forma della scrittura, in quanto corrispondono ad emozioni sentite e vissute.

Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?

Giuseppe Storti: Risposta : No, ma ho già delle idee, delle sensazioni, che presto prenderanno forma nella scrittura. Il filone, è sempre quello delle emozioni e dei ricordi che ci ricordano chi siamo e da dove veniamo.
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