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Luna di sangue
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Stella non la smetteva di ridere, come faceva sempre quando veniva a conoscenza di una mia figuraccia. Non le importava che io avessi solo voglia di piangere e di sotterrarmi per la vergogna. Avevo amato il centro benessere ma non ci sarei tornata mai più, probabilmente. Avevo fatto una figura di merda colossale, Marcus mi aveva praticamente vista nuda e aveva sorriso. Si sapevo di non essere bellissima ma non credevo di fare quell'effetto a un uomo. Era pur vero che chissà quante donne aveva visto lui molto più attraenti di me, le ragazze alla SPA avevano pagato il biglietto solo per vederlo un minuto, cosa avrebbero fatto per averlo nel loro letto? «Ehi, dai volevo solo sdrammatizzare, non ti offendere. Non lo rivedrai mai più quel Marcus, che ti importa? Non vorrai mica rovinarti questa giornata stupenda con la tua migliora amica per questo?» Chiese Stella fermandosi davanti casa mia. Erano solo le sei di sera ed era già buio pesto. «Si hai ragione, come sempre. Sicuramente non lo rivedrò mai più, chi se ne frega. E poi se ha riso vedendomi mezza nuda forse è gay...» Constatai per rendere la situazione meno drammatica. «E chi glielo dice a quelle poverette che erano in piscina con noi?» Scoppiammo a ridere e poi ci abbracciamo. L'idea di lasciare il tepore dell'abitacolo e soprattutto mia cugina mi trafisse il petto come un pugnale. Non volevo farla preoccupare però, così non le dissi niente. Non le dissi che ormai odiavo quella casa, era pregna di ricordi, era triste, fredda e vuota. Come me. Esattamente come me. Con tutto il coraggio del mondo salutai Stella senza piangere, avevo una strana sensazione, come se non dovessi più rivederla. Scossi la testa per scacciare quell'assurdità, ero la solita pessimista aveva ragione mia cugina. Non mi avrebbe abbandonato, lei non era come Enea, Elia non era come Enea, non le avrebbe vietato di vedermi. Sapevano che avevo solo lei al mondo. «Grazie cuginetta, sei la mia stella nella notte lo sai?» «Non c'è Stella senza Luna» rispose lei di rimando con la frase che ci dicevamo sempre da piccole. Prima di scoppiare a piangere uscii dall'auto e la vidi andare via.
Mentre l'auto di Stella si allontanava, sentii un rumore alle mie spalle, pareva provenire dal bosco. Non so perché invece di entrare in casa mi fermai ad ascoltare. «Enea sei tu?» Forse era venuto per darmi delle spiegazioni, Cassia gli aveva detto che ero stata lì ed era venuto a cercarmi. Mentre aspettavo una risposta, mi investì una folata di vento e sentii un dolore intenso al collo, come se qualcuno mi avesse fatto una puntura. Barcollai, maledicendomi per non essere entrata subito in casa. Cosa avevo in mente? Enea non mi avrebbe più cercato! Calde lacrime iniziarono a rigarmi il viso gelato, tremavo dalla testa ai piedi e toccandomi il collo notai che perdevo sangue. Cos'era successo? Mi voltai e vidi un corpo che giaceva a terra, davanti casa mia. Cosa cazzo stava succedendo? Chi era quell'uomo? Mi avvicinai per vedere se fosse ancora vivo, se lo conoscessi e un urlo mi morì in gola quando vidi che la sua pelle stava diventando nera e che aveva dei canini enormi sporchi di sangue. Il mio sangue, pensai. In quel momento mi maledissi per aver voluto una casa così vicina al bosco, lontana da tutti. Non avevo neanche un vicino al quale chiedere aiuto. Il panico mi avvolse e iniziai a piangere e imprecare contro me stessa, per essere come ero. Se fossi stata diversa, Enea sarebbe rimasto con me e mi avrebbe aiutato, non avrei ucciso un uomo! Dovevo stare calma, dovevo ragionare. Presi le chiavi dalla mia borsa con le mani che mi tremavano, ed entrai in casa. Accesi tutte luci e corsi in bagno a lavarmi. Mi pulii il sangue dal collo e lavai bene le mani. Quell'uomo non aveva niente di umano, ma com'era possibile? Non sapevo cosa fare, per la prima volta nella mia vita ero nel panico. Presi il telefono per chiamare Stella ma poi ci ripensai. Era troppo pericoloso, io non avevo nessuno potevo anche morire, lei invece stava per sposarsi, aveva una vita meravigliosa davanti a sé. Forse dovevo chiamare la polizia ma cosa gli avrei detto? Sarei finita in carcere per il resto della mia vita? Forse potevo spostare il corpo e far ricadere la colpa su qualche animale del posto. Ero sola, non ce l'avrei mai fatta a spostarlo, quell'uomo sembrava pesante. E se qualcuno fosse venuto a cercarlo? Ero in pericolo dovevo scappare. Afferrai la valigia, quella che avevo comprato per fare tanti viaggi con Enea, e la riempii di vestiti a caso. Piangevo, le lacrime non la smettevano di fare come volevano. Dove sarei andata? Presi tutti i contanti che avevo in casa, mi sentivo una stupida, forse stavo esagerando ma il panico non mi faceva ragionare con lucidità. Sapevo solo che dovevo andare via... Nonostante tutto, quella casa mi aveva protetta per quattro anni e ora dovevo dirle addio, forse. Mentre mi avvicinavo al portone per scappare chissà dove, qualcuno bussò alla porta. Rimasi immobile, il sudore m'imperlava la fronte, il cuore stava per scoppiare, ne ero certa. Quella era la mia fine. «So che ci sei, apri subito» la voce di un uomo mi raggiunse, ero certa di non conoscerlo. Forse era della polizia. Cazzo, era troppo tardi, se avessero visto la valigia avrebbero capito che stavo per scappare. Mi ero rovinata con le mie stesse mani. Forse per i miei cinquanta anni sarei uscita di galera. E allora cosa avrei fatto? L'uomo continuava a bussare alla porta ma le mie gambe non volevano saperne di muoversi, ero paralizzata dalla paura. All'improvviso vidi letteralmente il portone della mia casa cadere a terra producendo un rumore violento che fece tremare i vetri. Sollevai lo sguardo e mi trovai di fronte Marcus. Com'era possibile? Era tutto un sogno, dovevo svegliarmi, forse mi ero addormentata in macchina con Stella, tornando dalla SPA. «Ehi umana, stai bene?» Chiese un ragazzo con gli occhiali. Io li osservavo smarrita, incapace di parlare. «Il mio portone» dissi esterrefatta. «Non mi piace aspettare e comunque non ti serve più. Vedo che la valigia è pronta, presto vieni con noi», ordinò Marcus riscuotendomi. «Prego?» Chiesi, iniziando a infervorirmi. «Tesoro, tranquilla lascia stare questi due zoticoni, fidati di me, dobbiamo andare via di qui, potrebbero venire altri vampiri a cercarti per aver messo k.o. uno di loro. Non sono tipi a cui piace perdere, fidati.» La ragazza più bella che avessi mai visto mi stava parlando dolcemente, come se fossi una bambina dell'asilo Aveva lunghissimi capelli neri e lisci come la seta, occhi ossidiana truccati e labbra rosso fuoco. «E tu chi sei?» Le chiesi quasi infastidita. Perché quella gente era in casa mia e dettava legge? «Mi dispiace ma non abbiamo tempo per i convenevoli, dobbiamo andare.» «La strega ha ragione, prendo la tua valigia, seguimi.» La strega? Cosa avevano messo nelle tisane della SPA per farmi avere quelle allucinazioni? Perché solo quello potevano essere: semplici allucinazioni. Non sapendo comunque cosa fare decisi di seguire Marcus e i suoi amici. Tutti e quattro entrammo in macchina e la ragazza iniziò a guidare velocemente verso il bosco. Uscendo di casa mi meravigliai che il cadavere non ci fosse più ma non feci domande. Ero stravolta, non distinguevo più la realtà dalla finzione. Il viaggio durò pochi minuti e quando scendemmo dalla macchina intorno a me, vidi solo alberi e ruscelli. Per quanto potessi vedere al buio. «Volete abbandonarmi in un bosco?» Domandai preoccupata. In fondo, anche se sembravano simpatici, soprattutto la ragazza, non li conoscevo affatto. «Dai strega, fai quello che devi.» Ordinò Marcus guardandosi intorno infastidito. «Lo faccio solo per lei, mostro» rispose la ragazza che si avvicinò a me. «Tranquilla tesoro, non ti farò del male. Voglio solo che tu veda.» «Veda cosa?» Chiesi sempre più impaurita. Ormai la mia voce era un sussurro. Ero stanca, se dovevano uccidermi che lo facessero subito. La ragazza si avvicinò ancora di più e mi poggiò le mani sugli occhi. «Rivelatis Umbra» disse, poi tolse le mani dal mio viso e sbattei le palpebre più volte per capire se ciò che vedevo fosse reale. Di fronte a me, in mezzo al bosco, c'era una villa enorme, la più bella che avessi mai visto, non che ne avessi viste molte, comunque. La villa era in stile gotico ed era tutta nera. La struttura era imponente con alte torri che si stagliavano nel cielo notturno. Le finestre erano strette e lunghe, con vetrate colorate. L'ingresso era fiancheggiato da colonne scolpite e un enorme porta di legno massiccio, con dettagli in ferro battuto, si apriva su un corridoio. «Ma com'è possibile?» Chiesi sempre più convinta di trovarmi in un sogno. «Come ho detto, tutto a debito tempo, ora entriamo.» La ragazza mi sorride e li seguii dentro la villa. |
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Mi chiamo Barbara Busiello, sono nata il 31 Agosto del 1983 ad Anzio ma ho vissuto a Nettuno fino a ventisette anni quando mi sono sposata e mi sono trasferita a Roma, dove vivo dal 2009, con mio marito e mio figlio Gabriel di nove anni. Sono una lettrice accanita da quando ho memoria e in età adolescenziale questa passione è stata affiancata da un'altra passione: quella della scrittura. Infatti, da amante della letteratura, mi sono laureata prima in Letteratura straniera alla Sapienza di Roma e poi in Teoria e critica letteraria. Nel 2023 è uscito il mio libro “La profezia delle driadi” volume 1, edito dalla casa editrice Edity, mentre nel 2024 ho pubblicato con KDP un romanzo intitolato “Non chiamarmi amore”. Oltre alla passione per i libri amo la natura, gli animali e i bambini. Credo fermamente nei valori tradizionali dell'amore, dell'amicizia e della famiglia. Sono una sognatrice e questo mi aiuta nel mio lavoro di scrittrice. In ogni libro metto sempre un pezzetto di me e delle mie esperienze.
Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?
Barbara Busiello: La passione per la letteratura è iniziata alle medie e si è incrementata alle superiore quando ho scoperto di amare anche la letteratura straniera e leggere libri in lingue. Passione che mi ha portato a laurearmi in Lingue e letterature straniere alla Sapienza di Roma.
Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?
Barbara Busiello: Uno in particolare non credo, ne avrò letti migliaia in 40 anni di vita ma sicuramente il genere fantasy mi ha affascinato a tal punto da arrivarne a scriverne uno che mi ha fatto emozionare e viaggiare in un altro mondo.
Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?
Barbara Busiello: Si, anche se ero molto pessimista. Ne avevo scritti altri negli anni precedenti ma erano tutti chiusi in un cassetto. Sentivo che stavolta era diverso però, dovevo scrollarmi la paura di dosso e provare perché la mia storia merita di essere letta. Così ho mandato il manoscritto a varie case editrici e la Edity mi ha contatto subito dicendo che mi avrebbero pubblicata.
Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?
Barbara Busiello: Si, è uno strumento che ho usato anche io, se il libro merita di essere letto e l'autore ci tiene è giusto che abbia la possibilità di farsi leggere nonostante sia stato scartato da alcune case editrici o anche solo perché non vuole far parte di quel mondo.
Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?
Barbara Busiello: Sicuramente a “La profezia delle driadi” il mio primo fantasy. Ho voluto scrivere un fantasy diverso, basta con vampiri, alieni, angeli caduti e lupi mannari (anche se li adoro), voleva scrivere qualcosa di nuovo e così mi sono messa a studiare la mitologia e mi sono imbattuta nelle driadi. Il romanzo è ambientato in un luogo magico dove questi due gemelli vengono catapultati trovandosi immischiati in una profezia. In questo luogo pieno di magia conosceranno l'amore, l'amicizia, la famiglia, avranno a che fare con dei simpatici draghetti e dovranno sconfiggere il male.
Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?
Barbara Busiello: Alla base c'è sicuramente una storia che mi viene in mente, di solito, all'improvviso. Poi faccio una bozza, inizio a scegliere i nomi dei personaggi, i loro caratteri e l'aspetto fisico. Il resto viene d'istinto, stravolgendo magari l'idea iniziale.
Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?
Barbara Busiello: In questo periodo sto rivisitando dei vecchi manoscritti di genere rosa che da troppo tempo sono chiusi in un cassetto. Dopodichè mi dedicherò ad un altro fantasy a cui sto pensando da un po'. |
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