Writer Officina
Autore: Costanza F.
Titolo: Ragazzi con l'aureola
Genere Romanzo di Formazione Noir
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Ragazzi con l'aureola
Strisciavo, silenzioso e guardingo sulla sabbia della misteriosa Cala del Pipistrello, quando una visione m'incantò. A occhi aperti iniziai a sognare di essere in un altro posto, diverso dal lungomare rosso e umido di tramonto. Il presente sembrava una proiezione della mia mente e, per la prima volta, mi domandai se la realtà fosse davvero quella che vedevo con i miei occhi, al di fuori di me.
In lontananza, sul viale che costeggiava la passeggiata a mare, avevo notato un motorino color rosa Barbie che, nonostante il traffico ridotto, avanzava con andatura da crociera, rasente al marciapiede. Alla guida c'era una ragazza, con un casco della stessa tonalità del motorino, che si reggeva appena in equilibrio. Con le ginocchia rivolte all'esterno, sembrava un grillo con il capo rosa.
Per quanto non riuscissi a distinguere il suo volto, ero sicuro che quella sul motorino che costeggiava il lungomare fosse Milena Giunti, l'unica figlia dell'architetto Rinaldo Giunti, di professione palazzinaro, compagno classe di mio padre trent'anni prima. Io la vedevo vivida come un'allucinazione.
Come me Milena studiava al prestigioso Liceo Classico di Vico, lo stesso che avevano frequentato i nostri genitori, un covo di figli di avvocati, medici, ingegneri, macellai arricchiti e imprenditori da generazioni.
Qualche mese prima, l'avevo vista davvero sul motorino di Barbie, parcheggiato nel cortile del liceo, a strillare come un'anima all'inferno perché aveva preso un brutto voto al tema. Le sue amiche snob cercavano invano di consolarla. Snob orribili, per non dire vomitevoli, e Milena era di gran lunga la peggiore.
Negli abiti all'ultima moda, restava uno scricciolo con i fianchi larghi e le spalle a gruccia che, per fingersi prosperosa, si strizzava in un reggiseno imbottito sotto le ascelle come una ciambella. Aveva un volto anonimo, incorniciato da riccioli castani e regolari, occhi piccoli e grigi.
Mi colpì quanta importanza dava ai giudizi altrui, proprio lei che aveva tutto. Per quanto incredibile possa sembrare, la sfuriata di Milena nel cortile del liceo fu la causa scatenante del terremoto che mi frantumò l'esistenza. A infastidirmi fu l'immagine di vita ordinaria, riflessa nel suo motorino di pessimo gusto, benché molto in.
Io non ero meno ricco né meno viziato di lei. In Milena vedevo il mio doppio, me stesso allo specchio, l'archetipo del figlio di papà che frequentava il liceo per tradizione di famiglia, il bravo ragazzo dei quartieri alti: quell'ira insensata, scatenata da problemi stupidicome un voto insufficiente, liberò il germe malefico che sentivo piantato nel cuore.
Come un cespuglio viola d'aconito, bello e fatale, sbocciando nella mia coscienza il male spalancò un vuoto, un doloroso squarcio, una nausea cerebrale. Nel piccolo mondo antico del liceo, fra ragazzi bene-stanti e ben integrati, il nero più profondo di me sprigionò un disagio che non sapevo spiegare. La società mi aveva assegnato un posto in prima linea fra i privilegiati, eppure il fatto stesso di avere una collocazione precisa mi stava stretto.
Mentre cercavo un'altra realtà in cui sentirmi meglio, dopo la scenata di Milena la mia vita sconfinò nell'immaginazione. Nonostante voti eccellenti, nel corso del secondo quadrimestre dell'ultimo anno scolastico, abbandonai gli studi e mi dedicai a tempo pieno alla mia banda criminale.

I miei soci mi aspettavano in religioso silenzio nella tenebrosa Cala del Pipistrello, in quel che rimaneva di uno stabilimento balneare, dismesso per l'estensione spropositata della darsena limitrofa. Dalle cabine in legno bianche e blu, che si affittavano ai bagnanti come camerini, su mia richiesta i soci avevano rimosso le pareti divisorie marcite da decenni e arredato lo scheletro della struttura con una sdraio a strisce scolorite, alcune cassette della frutta in plastica per sedersi e un materasso. I nostri libri e innocui passatempi, come la dama e gli scacchi, erano disseminati dappertutto.
Per la verità Martire, il più anziano dei soci, russava acciambellato come un gatto sulle tavole marce del pavimento. Gli capitava di dormire per non affrontare il presente, e non solo nel nostro covo. Era una maniera per star solo, senza conflitti, non sapere e non deludere.
Sotto il cappotto extralarge aveva spalle ossute che gli puntellavano la schiena curva, irrigidita dallo studio e dai frequenti pisolini in posizione fetale. Non si capiva perché la sua faccia, allungata e smunta, ricordasse sempre una notte bianca.
Solo con noi soci, e solo di notte, si concedeva di dipingersi il volto come Brandon Lee ne Il Corvo. Non so quante volte aveva visto il film, in cui amava distinguere le scene di resurrezione digitale dalla vita reale dell'attore.
Il pavimento scricchiolò quando, sentendomi arrivare, Martire si alzò di soprassalto e mi guardò come risorto dalla tomba. Accennò un sorriso, nascosto fra i riccioli neri, indicando con lo sguardo Beirut, il più visionario dei soci, in preda ai suoi incubi come al solito.
Fra la sabbia granulosa e i detriti ammassati all'ingresso, Beirut cercava l'aureola del poeta maledetto Baudelaire. La storia del poeta che perdeva l'aureola, simbolo del dono che distingue l'artista dai comuni mortali, gli si era conficcata nel cervello come un baco nella mela. Era diventato così un maestro nell'alimentare intenzionalmente i deliri altrui, ma si definiva poeta e non faceva che parlare delle opere di Baudelaire
«Questo è Spleen», mi disse infatti, «Siamo ne I fiori del male».
Sentii subito il cielo afoso pesarmi sul collo come le mie colpe e la milza spappolarsi verde di tristezza, mentre scaracchiavo pensieri stagnanti, intrappolati sotto i fradici soffitti del nostro covo.
Poco distante, su una sdraio scolorita sedeva Probo, l'ultimo dei soci, che si accaniva a schiacciare le mosche con le sue mani paffute. Dopo aver estratto con le unghie sporche le palline bianche che contenevano, le appiccicava su un legnetto riportato dalla corrente. Affumicando lo spiedo con l'accendino, ci ricordò che tutti abbiamo il dovere di morire.
Il vento del mare spalancò la porta e un albatros, goffo sulla battigia, si avvicinò a portata di mano, pronto per essere seviziato. Come se non mangiasse da giorni, accarezzandosi la pancia prorompente Probo disse:
«Lo cuciniamo per cena?».
Scese un silenzio spettrale mentre, dalla porta aperta, la notte nera sull'orizzonte del mare riesumava il ricordo delle creature che rendevamo carcasse, fantasmi senz'anima, oggetti di ciccia che galleggiavano lontano dal mondo e dal tempo. Di colpo rientrai nel personaggio di Mago e ordinai ai soci di abbandonare persino Baudelaire per pianificare la prossima missione.
L'incontro di poco prima, sul viale parallelo alla passeggiata a mare, non mi aveva lasciato indifferente, tanto che la mia proposta allucinantaurorale fu Milena Giunti.
Ai soci la descrissi come un oggetto assuefatto al sistema, una conformista che sprizzava banalità da tutti i pori, convinta di vivere in un mondo perfetto. Per questi oggetti avevamo una spiccata predilezione perché, con il loro sacrificio, ci permettevano di mortificare l'intero sistema.
Non eravamo tipi da Ultraviolenza, nonostante fossimo estimatori dei Drughi di Arancia Meccanica, di cui ci divertivamo a imitare lo slang, dicendo “Gulliver” per cervello e “devočka” per ogni giovane donna destinata a diventare oggetto.
Per il resto, una volta definito l'oggetto, a noi piaceva seguire la procedura lineare ideata dal Gulliver bacato di Beirut, più interessante di qualsiasi violenza.
¬Si cominciava spostandosi in treno nel Capoluogo. Senza fretta si restava a sedere sulle scale della cattedrale per individuare una passante di nostro gradimento. Dopo la scelta, si lavorava per scoprirne domicilio e abitudini, con appostamenti calcolati e soffiate involontarie da parte di conoscenti in comune, pregustando il momento in cui l'oggetto sarebbe stato a nostra disposizione.
Quando ci sentivano pronti, vestivamo i panni dei nostri personaggi, Mago, Martire, Beirut e Probo. Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, il nostro film preferito, ci fece riflettere sull'opportunità d'indossare maschere ma concordammo di continuare a vestirci in modo anonimo, completamente in nero come ladri, con il cappello e un collant ad alterare i lineamenti del volto.
Costanza F.
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Autori di Writer Officina

Costanza F.
Dopo il diploma al liceo classico, mi sono laureata in Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo all'Università di Bologna con una tesi sul cinema di Jean-Luc Godard. Nel frattempo ho iniziato a lavorare nel sociale e ho frequentato il Master in Esperto dell'Immigrazione presso l'Università di Pisa. Non ho mai abbandonato la passione per la scrittura e ho partecipato a vari concorsi letterari per racconti, risultando finalista. In seguito alla partecipazione al Premio Nabokov 2021, ho ricevuto una proposta editoriale per il mio primo romanzo, Giallo come le rose, pubblicato nel 2022. Nel 2023 ho pubblicato la raccolta Favole senza morale, che comprende fra gli altri i racconti premiati dai concorsi. Nel gennaio 2026 pubblicherò il romanzo Ragazzi con l'aureola per Les Flaneurs.

Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorta di aver sviluppato la passione per la letteratura?

Costanza F.: Io, nella mia vita, ho sempre scritto. Non so come fa la gente a vivere senza scrivere. Ricordo che da bambina, prima di imparare a scrivere, disegnavo fumetti per raccontare storie.

Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?

Costanza F.: No, non c'è un libro in particolare perché la mia passione per la scrittura è innata, come un dono, ma ho capito che volevo diventare una scrittrice leggendo Le piccole virtù. “Il mio mestiere è scrivere”, come per Natalia Ginzburg.

Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?

Costanza F.: Nel 2019 ho scritto Giallo come le rose e l'ho proposto al Premio Nabokov 2021. Non sono stata selezionata fra i finalisti, ma dopo qualche mese ho ricevuto una proposta editoriale gratuita dalla Elison Publishing per la pubblicazione in cartaceo e e-book.

Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?

Costanza F.: Certamente, ed è un'opportunità che sto valutando per ripubblicare Favole senza morale. Purtroppo il mio romanzo non è più in commercio a causa del fallimento della casa editrice e, quando sono tornata in possesso dei diritti d'autore, l'ho proposto ad altri editori. Ho ricevuto vari rifiuti perché non si tratta di un inedito, pertanto sto valutando la pubblicazione su Amazon. Vorrei che il mio romanzo avesse ancora la possibilità di essere letto, in un modo o nell'altro.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionata? Puoi raccontarci di cosa tratta?

Costanza F.: Non si può scegliere il preferito fra i propri figli! Il primogenito è Giallo come le rose, un noir sperimentale ambientato nei primi anni Duemila. Bartolo è un giovane operaio delle Casacce, un quartiere popolare alla periferia industriale di Vico, cittadina fittizia della provincia toscana. Sospettato di aver ucciso la moglie per gelosia, per discolparsi Bartolo racconta la sua storia a un avvocato, ma omette il nome della moglie. L'indagine sul delitto si perde nella narrazione degli intrecci amorosi fra le coppie di amici della comitiva delle Casacce, finché non si scopre chi era la moglie. Molti amici di Bartolo si rivelano allora dotati di un movente per l'omicidio e prendono la parola per raccontarsi in prima persona, fornendo indizi utili all'indagine. I sospetti di tutti ricadono su Monica, la ex fidanzata di Bartolo, che lo aiuta invece a scoprire il vero assassino e a trovare pace nell'arte, perché “al mondo non c'è nulla di tanto brutto da non potersi trasformare in una bella storia, in una canzone, in un'immagine, ed è così che l'arte ci salva la vita”. Il diario di Monica svela i retroscena dell'omicidio e conferma che il movente è la gelosia.
Il mio secondogenito, Favole senza morale, è un romanzo a episodi ambientato nello stesso quartiere. Bambine infelici, adolescenti ribelli, ragazze alla ricerca di un posto nel mondo abitano nei blocchi, i palazzi delle Casacce, fra gli anni Novanta e il ventennio seguente. La marginalità e il disagio sociale del quartiere sono parte integrante della loro identità, ma le protagoniste lottano, ognuna a suo modo, per diventare altre e dare vita ai propri sogni. La realtà si confonde con le loro fantasie e il quartiere si popola dei personaggi delle favole: una fata alcolista, mostri adolescenti, un principe azzurro sui generis, un orco pedofilo, matrigne, sorellastre e streghe cattive d'ogni età. Eppure, tranne rare eccezioni, le loro storie non hanno morale perché non sono in grado d'insegnare nulla e si limitano a raccontare com'è difficile crescere.
Il terzogenito, Ragazzi con l'aureola, è un romanzo di formazione che racconta la storia di un gruppo di studenti serial killer, e sarà pubblicato da Les Flaneurs nel gennaio 2026.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

Costanza F.: D'istinto prendo appunti su pensieri e sensazioni e tengo quotidianamente un diario, ma credo che per raccontare una bella storia sia necessaria la tecnica. Nel 2023 ho partecipato al concorso letterario Romanzi con le ali, organizzato da Concorsiletterari.net, con il mio romanzo incompleto Ragazzi con l'aureola e sono stata selezionata per frequentare un corso di scrittura creativa. Con il supporto della editor Valentina Alfarano, ho completato il romanzo e ho imparato a strutturare una storia. Prima di scrivere cerco di progettare, ma nelle mie storie inserisco gli appunti presi d'istinto e brani del mio diario quando ho bisogno di mostrare l'interiorità dei miei personaggi.

Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?

Costanza F.: Ho rivisto le mie Favole e in questo periodo sto cercando un nuovo editore. Ho finito l'editing di di Ragazzi con l'aureola e attendo la pubblicazione. Eppure non riesco a smettere di scrivere e, nel tempo libero, mi dedico a un nuovo romanzo di formazione a tinte noir, che in parte riprende l'atmosfera perturbante di Ragazzi con l'aureola. Non ho ancora deciso se il titolo sarà Diari di una scrittrice da tre soldi o Perle ai porci
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