Writer Officina
Autore: Diego Gennaro
Titolo: Il piccolo favoliere Volume 1
Genere Narrativa per bambini
Lettori 144 2 4
Il piccolo favoliere Volume 1
10 Favole Incantate Per Piccoli e Grandi Sognatori.

- Il Colibrì e l'Incendio

C'era una volta, nella grande foresta...
Nel cuore di una foresta piena di colori e canti, dove gli alberi sussurravano storie al vento e i fiori ridevano al sole, vivevano tanti animali: cervi curiosi, scimmie saltellanti, pappagalli chiacchieroni...
E tra tutti loro, c'era anche un minuscolo colibrì dai colori brillanti come un arcobaleno.
Lo chiamavano Piumino, perché ogni suo battito d'ali sembrava una carezza.
Piumino era il più piccolo della foresta, ma anche il più veloce. Ogni giorno volava da fiore in fiore, raccogliendo storie di petali e sogni di rugiada.
Ma un giorno, le nuvole nere arrivarono all'improvviso.
Il cielo brontolava, e il vento correva tra gli alberi come se volesse avvisare tutti.
Un fulmine colpì un vecchio albero secco...
E in pochi istanti, una fiamma arancione si alzò tra le fronde.
Il fuoco cominciò a correre tra l'erba, a saltare tra i rami, a divorare tutto ciò che incontrava.
Gli animali, spaventati, scappavano ovunque, gridando:
— Fuggiamo! Il fuoco sta arrivando! Salviamoci!
Ma Piumino non si mosse.
Guardò il fumo che si alzava, i piccoli nidi abbandonati, i fiori che appassivano prima del tempo.
E allora prese una decisione.
— Devo fare qualcosa. Anche se sono piccolo.
Volò verso il fiume vicino, raccolse una minuscola goccia d'acqua nel suo becco e tornò indietro, fino al punto in cui le fiamme avanzavano.
Con un piccolo plin, lasciò cadere la goccia sul fuoco.
E poi tornò al fiume.
E poi ancora.
E ancora.
Un tucano appollaiato su un ramo, col becco spalancato, lo osservava incredulo.
— Ma che fai, Piumino? È inutile! Quelle gocce non servono a niente!
Il colibrì non si fermò. Senza smettere di volare, rispose:
— Lo so. Ma io faccio la mia parte.

Ci fu un silenzio.
Poi, un bradipo si fece avanti, tenendo tra le zampe una grande foglia piena d'acqua.
Un elefante, fino a quel momento nascosto dietro una collina, arrivò con la proboscide pronta a spruzzare.
Le scimmie, saltellando tra i rami, portarono noci piene d'acqua.
E anche i pappagalli si unirono, portando con il becco piccole ciotole fatte di corteccia.
Tutti insieme, goccia dopo goccia, respiro dopo respiro, gli animali della foresta combatterono il fuoco.
E vinsero.
Quando l'ultima fiamma si spense, rimase solo un leggero fumo nell'aria e il battito d'ali di Piumino, che ora non era più solo.
Da quel giorno, nella grande foresta, nessuno disse mai più:
“Sei troppo piccolo per fare la differenza.”

Morale della favola:
Anche se sei piccolo, le tue azioni contano.
Se ognuno fa la sua parte, anche i problemi più grandi possono essere risolti.

- Il Topo e il Seme

Ciò che coltivi con amore... cresce anche dentro di te.
Tino era un topolino curioso.
Viveva in una tana accogliente sotto le radici di una vecchia quercia, con una sorellina chiacchierona e due fratellini sempre affamati.
Ogni giorno usciva in esplorazione: raccoglieva briciole, foglioline profumate, noccioline, pezzi di corteccia.
Un giorno, mentre curiosava vicino al ruscello, vide qualcosa brillare tra i sassolini umidi:
un piccolo seme dorato.
Era tondo, lucido, e sembrava fatto d'oro.
— Mmm... che cos'è? Una noce speciale? Un dolcetto misterioso? — pensò.
Tino si avvicinò, lo odorò, lo toccò.
Avrebbe potuto mangiarlo, come facevano tutti.
Ma qualcosa gli disse di non farlo.
Lo portò vicino alla tana, scavò una buchetta e lo piantò con le sue zampette.
Poi corse a prendere un tappo d'acqua e gliene versò qualche goccia.
E da quel giorno... iniziò ad innaffiarlo ogni mattina.

I suoi amici, vedendolo, ridevano:
— Tino, sei impazzito? È solo un seme!
— Ti sei perso uno spuntino!
— I semi si mangiano, non si piantano!
Tino non si arrabbiava.
Sorrideva e rispondeva:
— A volte le cose più piccole diventano le più grandi. Ma serve tempo.
Passarono i giorni.
Poi le settimane.
La pioggia bagnava la terra. Il sole la scaldava.
E Tino continuava a prendersi cura del suo seme.
Finché un mattino, tra due fili d'erba... spuntò un germoglio.
Tino batté le zampette felice.
Il germoglio divenne piantina.
La piantina divenne alberello.
E l'alberello, con il tempo, diventò un albero bellissimo, proprio accanto alla sua tana.
In estate, i suoi rami facevano ombra e Tino poteva schiacciare un pisolino fresco sotto le fronde.
Quando pioveva, le sue foglie facevano tetto, e la tana non si bagnava più.

In autunno, l'albero diede frutti succosi che bastavano per tutta la famiglia.
E in inverno, il tronco proteggeva dal vento gelido.
Gli amici di Tino si avvicinarono, stupiti.
— Hai fatto bene, Tino.
— Quel seme era un tesoro.
— Ci hai insegnato che aspettare... può essere bellissimo.
Tino arrossì sotto il pelo grigio.
E sorrise.
Perché sapeva che, anche se era solo un topolino, con pazienza e amore, aveva cambiato qualcosa.
Aveva fatto nascere una meraviglia.

Morale della favola:
La pazienza e la cura trasformano anche le piccole cose in grandi meraviglie.
A volte basta un gesto gentile e un po' d'acqua... per far nascere un mondo.


- Il Pesce che Non Sapeva Nuotare

A volte, per salvare gli altri, serve una direzione tutta tua.
Nel lago quieto, tra ninfee danzanti e ombre di canne gentili, viveva un piccolo pesce rosso di nome Pino.
Aveva le pinne troppo corte, la coda un po' storta, e quando nuotava... beh, era tutto un girare, piegarsi, ondeggiare, sbandare.
Gli altri pesci ridevano:
— Guarda Pino! Sembra un'elica rotta!
— Attento, sbatti di nuovo contro le alghe!
Pino si rattristava, ma non si arrendeva.
Ogni mattina faceva esercizi: avanti, indietro, giravolta, riprova.
— Devo imparare a nuotare dritto... devo essere come gli altri, — pensava.
Ma più provava, più il suo corpo faceva di testa sua: curve strane, sbuffi di bolle, scivoloni tra le pietre.
Perfino i girini lo guardavano perplessi.
Poi, un giorno, il lago cambiò.
L'acqua si fece scura, e una corrente improvvisa cominciò a scorrere dal fondo.

I pesci più grandi, abituati a nuotare dritti e veloci, vennero risucchiati all'improvviso.
Non riuscivano a opporsi.
La corrente era lineare, precisa, forte come un tunnel invisibile che li tirava via.
— Aiuto! — gridarono.
— Ci trascina via!
Pino si accorse subito del pericolo.
Sentì il richiamo delle bolle, vide le pinne agitarsi nel vortice.
Fece per tuffarsi... poi si fermò.
E ricordò: io non nuoto come loro...
Allora fece ciò che sapeva fare meglio:
girò storto, scartò di lato, fece zig-zag, ruotò su sé stesso come una foglia leggera.
E mentre tutti venivano trascinati, lui sfuggiva.
Dove gli altri venivano risucchiati, Pino scivolava fuori, come se danzasse con l'acqua.
Poi... tornò indietro.
Con pazienza, uno alla volta, raggiunse gli altri.
Li incoraggiò, li guidò, mostrò i passaggi nascosti nel vortice.

— Seguite me! Ma non andate dritto! Muovetevi così... così... come me!
I pesci non capivano subito, ma provarono.
Giravano, scartavano, si lasciavano andare... e funzionava.
Alla fine, tutti furono salvi.
Quando la corrente sparì, e il lago tornò calmo, tutti guardarono Pino con occhi diversi.
Il vecchio pesce gatto si avvicinò e disse:
— Pino, quello che credevamo un difetto... oggi ci ha salvati la vita.
Da quel giorno, nessuno rise più di lui.
Anzi, molti iniziarono ad allenarsi con lui, per imparare a "nuotare storto" nel caso servisse di nuovo.
E Pino?
Pino finalmente capì:
non doveva diventare come gli altri.
Era speciale così com'era.

Morale della favola:
Ciò che ti rende diverso può diventare la tua forza.
Non cercare di cambiare per assomigliare agli altri.
Il mondo ha bisogno anche del tuo modo di nuotare.

- Il Gatto e la Luna

A volte, la luce che cerchiamo... ci guarda già da una finestra.
In cima a un tetto inclinato, tra comignoli sbuffanti e tegole calde di sole, viveva un gatto bruno di nome Miro.
Di giorno dormiva al sole, si stiracchiava e osservava la città da lassù.
Ma di notte... ah, di notte Miro sognava.
Quando il cielo diventava blu scuro e le finestre si spegnevano una ad una, lui saliva sul punto più alto del tetto, si accovacciava... e guardava la Luna.
Era grande, rotonda, e brillava come una moneta d'argento.
— È così bella, così luminosa... — pensava Miro. — Devo arrivarci! Devo toccarla!
Così iniziò a provare.
Saltò da un comignolo... troppo basso.
Saltò da un albero alto... si graffiò una zampa.
Saltò da un balcone... e finì in una pianta innaffiata da poco.
— Ugh... sempre troppo lontana! — sospirava, con la coda piena di foglie.

Una notte, mentre stava preparando un altro balzo improbabile da un'insegna cigolante, un gufo lo osservò da un camino.
Aveva gli occhi rotondi come monete di bronzo e il tono di voce calmo come la notte.
— Perché vuoi raggiungerla, Miro?
Il gatto si sedette, le orecchie basse.
— Perché voglio essere speciale come lei! Tutti guardano la Luna. Nessuno guarda me. Io voglio brillare, voglio che mi vedano.
Il gufo batté le ali piano, quasi come un applauso silenzioso.
— Miro... la Luna brilla perché riflette la luce del Sole. Non è lei a brillare. E tu... tu brilli ogni notte nei sogni di una bambina.
Miro strizzò gli occhi, confuso.
— Quale bambina?
Il gufo allungò un'ala e indicò una finestra illuminata, proprio sotto il tetto.
Dietro al vetro, una bambina con il pigiama a pois guardava verso l'alto.
Aveva un peluche in braccio... e un sorriso negli occhi.
Il suo sguardo era fisso su Miro.

— Ogni sera ti cerca. Ti chiama “Micione delle stelle”. Ti racconta i suoi segreti. Tu sei già speciale. Non devi saltare fino alla Luna per esserlo.
Miro guardò la finestra.
Poi la Luna.
Poi di nuovo la finestra.
E scese piano piano.
Si acciambellò sul davanzale della bambina, proprio sotto il suo sguardo.
La bimba batté le mani piano, felice.
Miro chiuse gli occhi, con la coda attorno al corpo.
E per la prima volta... si sentì lui a brillare.


Morale della favola:
A volte siamo già speciali per qualcuno,
anche senza saperlo.
Non serve toccare il cielo per essere luce.
Diego Gennaro
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Autori di Writer Officina

Diego Gennaro
Ho 42 anni, sono originario di Palermo e vivo in provincia di La Spezia. Lavoro come marittimo per una famosa compagnia crocieristica, un'esperienza che mi ha portato a conoscere persone, culture e realtà molto diverse tra loro. Probabilmente è anche per questo che ho sempre sviluppato una forte immaginazione e una grande passione per le storie.
Amo il fantasy, la mitologia e i racconti capaci di trasmettere emozioni autentiche. Mi piace creare mondi, personaggi e atmosfere che possano far sognare, riflettere o semplicemente accompagnare il lettore per qualche pagina fuori dalla realtà quotidiana. Scrivere, per me, è soprattutto un modo per dare forma alle idee e condividere una parte del mio immaginario con gli altri.

Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?

Diego Gennaro: Avevo circa 12 anni quando mi sono avvicinato davvero al mondo della lettura, grazie a mia zia che mi fece scoprire la narrativa. Prima di allora i libri, per me, erano soltanto letture imposte dalla scuola, esperienze che facevano tutto tranne che invogliare un ragazzo a leggere. Con il tempo, invece, ho capito quanto una storia potesse coinvolgere, emozionare e trasportarti altrove, e da lì è nata una passione che non mi ha più lasciato.

Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?

Diego Gennaro: Sì, senza dubbio Il Signore degli Anelli. È stato il primo libro che mi ha fatto capire quanto una storia potesse essere immensa, viva e capace di trascinarti completamente in un altro mondo.

Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?

Diego Gennaro: In passato ho scritto alcuni racconti per diversi “concorsi” letterari che, col tempo, si sono rivelati più un modo per certi piccoli editori di pubblicare antologie e sopravvivere grazie all'acquisto delle copie da parte degli stessi autori. Spesso si faceva leva sull'entusiasmo e sull'ego di chi partecipava, spingendolo poi a comprare copie per amici e familiari.
Dopo quell'esperienza ho preferito orientarmi verso l'autopubblicazione, che almeno mi garantisce maggiore libertà e controllo sul mio lavoro. In futuro, però, quando avrò concluso il romanzo a cui sto lavorando, mi piacerebbe provare a proporlo a qualche casa editrice riconosciuta e più strutturata.

Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?

Diego Gennaro: Sì, la ritengo un'ottima opportunità, soprattutto per uno scrittore emergente che vuole pubblicare senza dover dipendere subito da una casa editrice. Amazon KDP offre libertà e la possibilità di raggiungere potenzialmente moltissimi lettori.
Allo stesso tempo, però, obbliga anche l'autore a imparare qualcosa di marketing e promozione. In uno store pieno di migliaia di libri, non basta avere una buona storia: bisogna anche riuscire a metterla in risalto. Questo spesso porta la parte commerciale a passare in primo piano rispetto alla qualità dell'opera stessa. Anche un libro eccellente rischia di non essere visto o venduto correttamente se l'autore non investe tempo anche nella promozione e nella visibilità del proprio lavoro.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?

Diego Gennaro: Sono particolarmente affezionato a Il piccolo favoliere, perché l'ho scritto principalmente per avvicinare i miei figli al mondo della lettura. È una raccolta di dieci favole originali, ognuna con una piccola morale, pensate per stimolare la fantasia e trasmettere emozioni semplici ma sincere.
L'idea era quella di creare racconti capaci di far sognare non solo i bambini, ma anche gli adulti, recuperando quel senso di meraviglia che spesso si perde crescendo. Per me è un libro molto personale, perché nasce prima di tutto come qualcosa dedicato alla mia famiglia.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

Diego Gennaro: Uso un mix di tecniche diverse. Di solito parto da uno schema iniziale per avere una direzione chiara della storia e dei personaggi, soprattutto nei progetti più lunghi. Faccio anche molte ricerche e prendo appunti, perché mi piace costruire ambientazioni e dettagli che abbiano una certa coerenza. Allo stesso tempo, però, ci sono momenti in cui scrivo molto di getto, lasciandomi guidare dall'ispirazione e dalle emozioni della scena.

Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?

Diego Gennaro: Sì, in questo periodo sto lavorando a un nuovo romanzo fantasy dalle atmosfere molto più mature e complesse rispetto a ciò che ho pubblicato finora. È un progetto completamente diverso da Il piccolo favoliere, sia per temi che per tono narrativo.
La storia prende ispirazione dalla mitologia egizia e ruota attorno a concetti come equilibrio, divinità, sacrificio e corruzione. Sto dedicando molto tempo alla costruzione del mondo, dei personaggi e della lore, cercando di creare qualcosa di più ampio e stratificato rispetto ai miei lavori precedenti. È probabilmente il progetto più ambizioso a cui abbia lavorato fino a oggi.
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