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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Il piccolo favoliere Volume 1
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10 Favole Incantate Per Piccoli e Grandi Sognatori.
- Il Colibrì e l'Incendio C'era una volta, nella grande foresta... Nel cuore di una foresta piena di colori e canti, dove gli alberi sussurravano storie al vento e i fiori ridevano al sole, vivevano tanti animali: cervi curiosi, scimmie saltellanti, pappagalli chiacchieroni... E tra tutti loro, c'era anche un minuscolo colibrì dai colori brillanti come un arcobaleno. Lo chiamavano Piumino, perché ogni suo battito d'ali sembrava una carezza. Piumino era il più piccolo della foresta, ma anche il più veloce. Ogni giorno volava da fiore in fiore, raccogliendo storie di petali e sogni di rugiada. Ma un giorno, le nuvole nere arrivarono all'improvviso. Il cielo brontolava, e il vento correva tra gli alberi come se volesse avvisare tutti. Un fulmine colpì un vecchio albero secco... E in pochi istanti, una fiamma arancione si alzò tra le fronde. Il fuoco cominciò a correre tra l'erba, a saltare tra i rami, a divorare tutto ciò che incontrava. Gli animali, spaventati, scappavano ovunque, gridando: — Fuggiamo! Il fuoco sta arrivando! Salviamoci! Ma Piumino non si mosse. Guardò il fumo che si alzava, i piccoli nidi abbandonati, i fiori che appassivano prima del tempo. E allora prese una decisione. — Devo fare qualcosa. Anche se sono piccolo. Volò verso il fiume vicino, raccolse una minuscola goccia d'acqua nel suo becco e tornò indietro, fino al punto in cui le fiamme avanzavano. Con un piccolo plin, lasciò cadere la goccia sul fuoco. E poi tornò al fiume. E poi ancora. E ancora. Un tucano appollaiato su un ramo, col becco spalancato, lo osservava incredulo. — Ma che fai, Piumino? È inutile! Quelle gocce non servono a niente! Il colibrì non si fermò. Senza smettere di volare, rispose: — Lo so. Ma io faccio la mia parte. Ci fu un silenzio. Poi, un bradipo si fece avanti, tenendo tra le zampe una grande foglia piena d'acqua. Un elefante, fino a quel momento nascosto dietro una collina, arrivò con la proboscide pronta a spruzzare. Le scimmie, saltellando tra i rami, portarono noci piene d'acqua. E anche i pappagalli si unirono, portando con il becco piccole ciotole fatte di corteccia. Tutti insieme, goccia dopo goccia, respiro dopo respiro, gli animali della foresta combatterono il fuoco. E vinsero. Quando l'ultima fiamma si spense, rimase solo un leggero fumo nell'aria e il battito d'ali di Piumino, che ora non era più solo. Da quel giorno, nella grande foresta, nessuno disse mai più: “Sei troppo piccolo per fare la differenza.”
Morale della favola: Anche se sei piccolo, le tue azioni contano. Se ognuno fa la sua parte, anche i problemi più grandi possono essere risolti.
- Il Topo e il Seme Ciò che coltivi con amore... cresce anche dentro di te. Tino era un topolino curioso. Viveva in una tana accogliente sotto le radici di una vecchia quercia, con una sorellina chiacchierona e due fratellini sempre affamati. Ogni giorno usciva in esplorazione: raccoglieva briciole, foglioline profumate, noccioline, pezzi di corteccia. Un giorno, mentre curiosava vicino al ruscello, vide qualcosa brillare tra i sassolini umidi: un piccolo seme dorato. Era tondo, lucido, e sembrava fatto d'oro. — Mmm... che cos'è? Una noce speciale? Un dolcetto misterioso? — pensò. Tino si avvicinò, lo odorò, lo toccò. Avrebbe potuto mangiarlo, come facevano tutti. Ma qualcosa gli disse di non farlo. Lo portò vicino alla tana, scavò una buchetta e lo piantò con le sue zampette. Poi corse a prendere un tappo d'acqua e gliene versò qualche goccia. E da quel giorno... iniziò ad innaffiarlo ogni mattina.
I suoi amici, vedendolo, ridevano: — Tino, sei impazzito? È solo un seme! — Ti sei perso uno spuntino! — I semi si mangiano, non si piantano! Tino non si arrabbiava. Sorrideva e rispondeva: — A volte le cose più piccole diventano le più grandi. Ma serve tempo. Passarono i giorni. Poi le settimane. La pioggia bagnava la terra. Il sole la scaldava. E Tino continuava a prendersi cura del suo seme. Finché un mattino, tra due fili d'erba... spuntò un germoglio. Tino batté le zampette felice. Il germoglio divenne piantina. La piantina divenne alberello. E l'alberello, con il tempo, diventò un albero bellissimo, proprio accanto alla sua tana. In estate, i suoi rami facevano ombra e Tino poteva schiacciare un pisolino fresco sotto le fronde. Quando pioveva, le sue foglie facevano tetto, e la tana non si bagnava più.
In autunno, l'albero diede frutti succosi che bastavano per tutta la famiglia. E in inverno, il tronco proteggeva dal vento gelido. Gli amici di Tino si avvicinarono, stupiti. — Hai fatto bene, Tino. — Quel seme era un tesoro. — Ci hai insegnato che aspettare... può essere bellissimo. Tino arrossì sotto il pelo grigio. E sorrise. Perché sapeva che, anche se era solo un topolino, con pazienza e amore, aveva cambiato qualcosa. Aveva fatto nascere una meraviglia.
Morale della favola: La pazienza e la cura trasformano anche le piccole cose in grandi meraviglie. A volte basta un gesto gentile e un po' d'acqua... per far nascere un mondo.
- Il Pesce che Non Sapeva Nuotare
A volte, per salvare gli altri, serve una direzione tutta tua. Nel lago quieto, tra ninfee danzanti e ombre di canne gentili, viveva un piccolo pesce rosso di nome Pino. Aveva le pinne troppo corte, la coda un po' storta, e quando nuotava... beh, era tutto un girare, piegarsi, ondeggiare, sbandare. Gli altri pesci ridevano: — Guarda Pino! Sembra un'elica rotta! — Attento, sbatti di nuovo contro le alghe! Pino si rattristava, ma non si arrendeva. Ogni mattina faceva esercizi: avanti, indietro, giravolta, riprova. — Devo imparare a nuotare dritto... devo essere come gli altri, — pensava. Ma più provava, più il suo corpo faceva di testa sua: curve strane, sbuffi di bolle, scivoloni tra le pietre. Perfino i girini lo guardavano perplessi. Poi, un giorno, il lago cambiò. L'acqua si fece scura, e una corrente improvvisa cominciò a scorrere dal fondo.
I pesci più grandi, abituati a nuotare dritti e veloci, vennero risucchiati all'improvviso. Non riuscivano a opporsi. La corrente era lineare, precisa, forte come un tunnel invisibile che li tirava via. — Aiuto! — gridarono. — Ci trascina via! Pino si accorse subito del pericolo. Sentì il richiamo delle bolle, vide le pinne agitarsi nel vortice. Fece per tuffarsi... poi si fermò. E ricordò: io non nuoto come loro... Allora fece ciò che sapeva fare meglio: girò storto, scartò di lato, fece zig-zag, ruotò su sé stesso come una foglia leggera. E mentre tutti venivano trascinati, lui sfuggiva. Dove gli altri venivano risucchiati, Pino scivolava fuori, come se danzasse con l'acqua. Poi... tornò indietro. Con pazienza, uno alla volta, raggiunse gli altri. Li incoraggiò, li guidò, mostrò i passaggi nascosti nel vortice.
— Seguite me! Ma non andate dritto! Muovetevi così... così... come me! I pesci non capivano subito, ma provarono. Giravano, scartavano, si lasciavano andare... e funzionava. Alla fine, tutti furono salvi. Quando la corrente sparì, e il lago tornò calmo, tutti guardarono Pino con occhi diversi. Il vecchio pesce gatto si avvicinò e disse: — Pino, quello che credevamo un difetto... oggi ci ha salvati la vita. Da quel giorno, nessuno rise più di lui. Anzi, molti iniziarono ad allenarsi con lui, per imparare a "nuotare storto" nel caso servisse di nuovo. E Pino? Pino finalmente capì: non doveva diventare come gli altri. Era speciale così com'era.
Morale della favola: Ciò che ti rende diverso può diventare la tua forza. Non cercare di cambiare per assomigliare agli altri. Il mondo ha bisogno anche del tuo modo di nuotare.
- Il Gatto e la Luna
A volte, la luce che cerchiamo... ci guarda già da una finestra. In cima a un tetto inclinato, tra comignoli sbuffanti e tegole calde di sole, viveva un gatto bruno di nome Miro. Di giorno dormiva al sole, si stiracchiava e osservava la città da lassù. Ma di notte... ah, di notte Miro sognava. Quando il cielo diventava blu scuro e le finestre si spegnevano una ad una, lui saliva sul punto più alto del tetto, si accovacciava... e guardava la Luna. Era grande, rotonda, e brillava come una moneta d'argento. — È così bella, così luminosa... — pensava Miro. — Devo arrivarci! Devo toccarla! Così iniziò a provare. Saltò da un comignolo... troppo basso. Saltò da un albero alto... si graffiò una zampa. Saltò da un balcone... e finì in una pianta innaffiata da poco. — Ugh... sempre troppo lontana! — sospirava, con la coda piena di foglie.
Una notte, mentre stava preparando un altro balzo improbabile da un'insegna cigolante, un gufo lo osservò da un camino. Aveva gli occhi rotondi come monete di bronzo e il tono di voce calmo come la notte. — Perché vuoi raggiungerla, Miro? Il gatto si sedette, le orecchie basse. — Perché voglio essere speciale come lei! Tutti guardano la Luna. Nessuno guarda me. Io voglio brillare, voglio che mi vedano. Il gufo batté le ali piano, quasi come un applauso silenzioso. — Miro... la Luna brilla perché riflette la luce del Sole. Non è lei a brillare. E tu... tu brilli ogni notte nei sogni di una bambina. Miro strizzò gli occhi, confuso. — Quale bambina? Il gufo allungò un'ala e indicò una finestra illuminata, proprio sotto il tetto. Dietro al vetro, una bambina con il pigiama a pois guardava verso l'alto. Aveva un peluche in braccio... e un sorriso negli occhi. Il suo sguardo era fisso su Miro.
— Ogni sera ti cerca. Ti chiama “Micione delle stelle”. Ti racconta i suoi segreti. Tu sei già speciale. Non devi saltare fino alla Luna per esserlo. Miro guardò la finestra. Poi la Luna. Poi di nuovo la finestra. E scese piano piano. Si acciambellò sul davanzale della bambina, proprio sotto il suo sguardo. La bimba batté le mani piano, felice. Miro chiuse gli occhi, con la coda attorno al corpo. E per la prima volta... si sentì lui a brillare.
Morale della favola: A volte siamo già speciali per qualcuno, anche senza saperlo. Non serve toccare il cielo per essere luce. |
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