Writer Officina
Autore: Silvia Vercesi
Titolo: Silverciciar: chiacchiere in racconti e poesie
Genere Racconti Poesie
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Silverciciar: chiacchiere in racconti e poesie
In questa raccolta convivono memoria, ironia, poesia e fantasia.
"Il ripostiglio" è uno dei racconti che meglio rappresenta il mio modo di raccontare: partire dal quotidiano per interrogarmi sul futuro, sulle relazioni e su ciò che rende davvero umana la nostra esistenza.

*Il ripostiglio*

Finalmente mi sono decisa: svuoterò personalmente il ripostiglio, in modo da vagliarne attentamente il contenuto e sistemare tutto prima della partenza. Non ne avevo molta voglia e avevo tergiversato per un po' di tempo. Così, prendo il toro per le corna e mi metto di buona lena, anche perché oramai manca davvero poco.
Comincio spostando i due sacchettoni di biancheria che stanno al centro, risalgono al periodo in cui io e il mio ex marito gestivamo una piccola casa vacanza, bei tempi... ed eravamo pure diventati bravini... che bello era leggere le recensioni dei clienti quando ci riempivano di complimenti! E come si arrabbiava Roberto quando invece ci davano un voto sotto la media! Mi crogiolo per un attimo in quei ricordi, sposto tutta la biancheria e proseguo.
Ora passo allo scaffale sulla sinistra, lì trovo stipate un bel po' di vecchie pentole, sono ancora in ordine, anzi alcune sono nuove di zecca, ma oramai non servono a nulla: i fornelli a gas non esistono più da anni, sono stati sostituiti dalle IA multi chef che preparano le pietanze direttamente nei piatti di portata, resistono ancora da qualche parte i fornelli ad induzione, ma in ogni caso queste pentole non sono adatte.
Mi sposto sullo scaffale a destra: qui ci sono vecchi raccoglitori contenenti fatture e bollette, risalgono a parecchi anni fa, questa cartaccia la posso certamente buttare senza pietà, per ora metto invece da parte i raccoglitori, anche se so già che nemmeno questi serviranno più a nessuno...
E poi trovo un sacco di libri, gialli e romanzi d'avventura per lo più, magari li posso smerciare a qualche appassionato di vintage; mi riprometto di postare, più tardi, un annuncio su qualche social...
Frugando qua e là, ecco che mi ritrovo in mano un sacchettino bianco, pieno di mascherine chirurgiche. Risalgono alla prima grande pandemia del secolo, quella del Covid-19 del 2020; nel sacchetto non ci sono solo le chirurgiche, ma anche quelle di stoffa colorate: quella nera con la silhouette di topolino disegnata con piccoli brillantini, quella a fiori, quella viola a scacchi e quella bianca con dei bei baffoni stampati sopra.
Rigiro tra le mani quei pezzettini di stoffa, mi fanno quasi tenerezza... All'epoca ancora pensavamo che in un modo o nell'altro avremmo più o meno ripreso la vita di prima, ma purtroppo ci eravamo illusi; in un attimo ci ritrovammo nella “Nuova Era” e in un nuovo mondo... mi crogiolo per un attimo ricordando come era la mia vita “prima”, con un po' di nostalgia o, come direbbero i brasiliani, con un po' di saudade...
Ma ecco che Leila, la mia IA personale, mi ricorda dell'appuntamento con le “Pettegoline”, le amiche del pranzo del mercoledì.
In un attimo sono davanti all'armadio e seleziono l'outfit per l'occasione, sfoglio gli ologrammi che Leila mi propone: posso vedere l'effetto che mi faranno i vari abiti una volta indossati... volendo c'è anche l'applicazione che su una tuta bianca ti proietta il tutto, ma preferisco ancora portare (e comprare) vestiti veri.
Seleziono così una blusa scura con decorazioni tra il floreale e i mandala e un pantaloncino nero e un filo aderente. Ho già potuto ammirare l'effetto che mi fa quell'abbinamento nell'anteprima, ma mi rimiro ugualmente nello specchio. Aggiungo un po' di matita e un filo di lucidalabbra, anche questi volendo sostituibili da una applicazione, ma anche per il trucco e parrucco, preferisco ancora assaporare il gusto di farlo da sola e per davvero. Completo l'opera con della bigiotteria e sono pronta.
Questa volta con le “Pettegoline”, abbiamo deciso di trovarci direttamente in una ambientazione da fiction: niente po' po' di meno che una vecchia serie italiana ambientata in Sicilia, ovvero “Il Commissario”.
In realtà ciascuna di noi è comodamente seduta al tavolo del proprio soggiorno, ma le nostre IA personali, ricostruiscono opportunamente attraverso un ologramma, lo scenario scelto.
Eccoci quindi sulla famosa veranda che affaccia direttamente sulla spiaggia, il mare è a pochi metri da noi, immenso, con varie tonalità di blu. Anche se il nostro sarà un pranzo, abbiamo scelto, come orario della ricostruzione olografica, il tardo pomeriggio, per poterci poi piano piano godere anche il tramonto.
Queste simulazioni olografiche sono sempre più sofisticate. Leila deve aver anche acceso l'impianto di climatizzazione dell'appartamento... una leggera brezza che sa pure di mare, mi accarezza il viso, mentre il sole basso, scintilla sulle onde e alcuni gabbiani garriscono in lontananza...
“Certo che ragazze, questa volta abbiamo scelto proprio un bel posto!” esclama Silvia.
Mi piace molto la mia amica Silvia, ci conosciamo da tanti anni ed è quella di noi che riesce sempre a trovare il lato positivo delle cose, che si entusiasma per tutto, molto spontanea e sincera.
“Certo è bellissimo, ma tanto bello quanto finto...” interviene Anna.
“Già...” questa volta è Eleonora, sempre molto pragmatica “... ma che ne dite di ordinare?”
Si materializza il cameriere, deve averlo scelto Silvia, riconosco il suo stile, un bel morettone con gli occhi verdi.
Ordiniamo, io scelgo un ricco antipasto caldo e freddo di pesce, ovviamente ciascuna di noi andrà a recuperare i vari piatti dal proprio multi chef, ma una volta che le pietanze saranno portate a tavola, sarà proprio come essere a pranzo tutte insieme “in presenza”.
Si parla del più e del meno tra gamberi marinati, acciughe impanate e sarde a beccafico...
Con Silvia, Anna ed Eleonora, ci si trovava già prima della “Nuova Era”, ai tempi, almeno una volta al mese, ora invece, non essendoci più nessun problema logistico, una volta alla settimana, il mercoledì e ogni volta a turno scegliamo una location suggestiva.
Incontrarsi e vedersi nella “Nuova Era”, è diverso... per certi aspetti è anche più facile: una video chiamata, o ancora meglio, una call olografica e sei subito in contatto, zero “sbatti” di trasporto e viaggio; ma per altri versi è più difficile imbattersi in qualcuno casualmente e gli imprevisti non esistono quasi più.
Già, la “Vecchia Era”, prima che una serie di epidemie e catastrofi causate da un persistente e sistematico maltrattamento ambientale, costringesse l'umanità a rintanarsi nelle proprie case o in alcuni casi addirittura a vivere sottoterra e a non uscire quasi mai.
Del resto chi ha più voglia di infilarsi pesanti e ingombranti tute protettive, maschere antigas e bombole di ossigeno?
Ormai l'ambiente, non solo è contaminato da virus e batteri, ma l'aria è irrimediabilmente irrespirabile, compromessa da sostanze nocive, piogge acide e radiazioni.
Così il 95% del nostro tempo lo passiamo chiusi in casa e viviamo online.
Guardo le mie amiche e penso che non ricordo più l'ultima volta che ci siamo viste di persona...
Intanto il sole, ormai vicino all'orizzonte, sta tingendo il cielo di bellissime sfumature screziate di varie tonalità di rosso che sfumano nell'arancio e poi nel blu.
Anna sta già proponendo una location per la prossima volta, qualcosa di più esotico tipo India o Birmania.
Io intanto penso che non dirò nulla alle mie amiche, detesto gli addii... in qualche modo farò comunque loro sapere qualcosa...
Ci congediamo.
Ora sono di nuovo qui, da sola a casa, davanti al ripostiglio, ho quasi finito di sistemare.
Conserverò solo qualche vecchio cimelio di famiglia: delle vecchie foto, un anello appartenuto a mia nonna, una catenina d'oro, qualche vecchio libro cartaceo e alcuni sassi dipinti da mia sorella.
Ho già riempito un borsone di abiti e dei relativi accessori che porterò con me... direi che ho preparato tutto.
L'indomani a quest'ora sarò già imbarcata e pronta per essere “surgelata” e messa in animazione sospesa... la destinazione è il pianeta Ribiridù, nel sistema ternario di Alpha Centauri, un pianeta abitabile, ma non di certo un eden: sappiamo già che l'ambiente è ostico per non dire ostile, ma per lo meno lì l'aria è respirabile.
Sarà dura, dovremo ricominciare tutto da capo, rinunciare a comodità e confort, conquistando piccoli spazi ogni giorno, ma per lo meno la nostra sarà una vita vera, tangibile, reale e (spero) più libera...
E così sono in procinto di abbandonare la nostra amata Terra, ormai ferita irrimediabilmente a morte, ma sono pronta e non vedo l'ora di poter ricominciare a vivere pienamente e per davvero, pronta a rinascere in un nuovo mondo e, parafrasando un adagio di un vecchio telefilm di fantascienza,
«fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima...»
Silvia Vercesi
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Silvia Vercesi
Mi chiamo Silvia Vercesi, sono laureata in giurisprudenza, nata e residente a Milano. Lavoro come impiegata amministrativa presso una grande realtà milanese.
Nel tempo libero amo scrivere racconti, poesie e filastrocche per affrontare meglio le piccole e grandi difficoltà della vita. Ho ottenuto alcuni riconoscimenti e menzioni nell'ambito di premi letterari a livello nazionale per poesie e racconti.
In passato ho collaborato alla realizzazione delle fanzine Chine Nove, Ritagli Metropolitani e Mistery come sceneggiatrice e, occasionalmente, anche come disegnatrice. Ho collaborato con il periodico Zona Nove di Milano, occupandomi di fatti di cronaca di interesse locale.
Sono co-autrice del libro illustrato per bambini La bottiglia diventa un cigno – manuale del piccolo riciclatore e della collana di libri da colorare Le filastrocche delle zie Pasticciotte.
Da agosto 2024 gestisco un piccolo canale YouTube che propone videofilastrocche.
Alcuni miei racconti, poesie e articoli sono stati pubblicati sul sito “Letture da metropolitana”, sul “Blog Lettera32” e in varie antologie.
A maggio 2022 è uscita la mia prima raccolta di poesie e racconti, Silverciciar: chiacchiere in racconti e poesie, edita da Apollo Edizioni, e a luglio 2024 il libro illustrato di filastrocche Filastrocche da CalenDario, edito da Amarganta.
A febbraio 2026 è uscito il mio primo romanzo In nome di quale dio, edito da WritersEditor.

Writer Officina : Qual è stato il momento in cui ti sei accorta di aver sviluppato la passione per la scrittura?

Silvia Vercesi : Mi è sempre piaciuto scrivere. Da ragazzina riempivo il diario scolastico di racconti, in particolare di fantascienza e horror, e negli anni universitari ho avuto anche modo di partecipare a esperienze di fanzine dedicate al fumetto.
Per anni il lavoro e gli impegni quotidiani hanno preso il sopravvento, portandomi ad accantonare la scrittura. L'ho ripresa solo in modo timido, attraverso alcune poesie.
La svolta è arrivata quando un amico, impegnato nella scrittura di un romanzo “spicy”, mi ha coinvolta nel progetto: ho collaborato sia alla costruzione della storia sia alla revisione del testo.
È stata un'esperienza a tratti faticosa, ma profondamente stimolante. Proprio da lì è nata una domanda semplice: perché non provare a scrivere qualcosa di mio, cimentandomi magari in un genere per me più congeniale?
Così ho ripreso a scrivere, dando poi vita a IN NOME DI QUALE DIO, un thriller con elementi mystery e un tocco di fantascienza, una passione che coltivo da sempre, e, parallelamente, ad altri racconti e testi poetici, confluiti nell'opera Silverciciar: chiacchiere in racconti e poesie. Nello stesso periodo ho coltivato anche una vena più giocosa e visiva, realizzando e illustrando la raccolta di filastrocche Filastrocche da CalenDario e avviando un piccolo canale YouTube dedicato a videofilastrocche.

Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?

Silvia Vercesi : Sì, direi di sì. Più che un singolo libro, sono stati soprattutto i libri di Dan Brown: ho letto gran parte dei suoi romanzi e mi ha sempre affascinato la sua capacità di costruire trame avvincenti, ricche di enigmi, simboli e riferimenti storico-artistici. Quel tipo di narrazione, capace di tenere insieme suspense e contenuto, mi ha fatto pensare che fosse un terreno in cui mi sarebbe piaciuto cimentarmi.
Accanto a questa influenza, però, è stata decisiva la collaborazione alla stesura del romanzo di cui raccontavo nella risposta precedente. Vedere il “dietro le quinte” della scrittura, discutere e immaginare i vari scenari possibili, entrare nei meccanismi narrativi e confrontarmi con un progetto concreto ha reso tutto più reale e accessibile, facendomi nascere la voglia di provare a costruire qualcosa di mio.

Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?

Silvia Vercesi : In realtà, il mio primo libro in senso proprio, mettendo da parte le esperienze giovanili come fanzine e simili, è stato Silverciciar: chiacchiere in racconti e poesie. In questo caso non ho intrapreso il classico percorso di proposta diretta a un editore, ma è stata un'opportunità nata in modo diverso.
Ho infatti partecipato e vinto un concorso letterario il cui premio, per i primi due classificati, prevedeva la pubblicazione di un'opera. È stata l'occasione giusta per rimettere mano ai miei materiali: ho raccolto e rielaborato racconti e poesie scritti nel tempo, affiancandoli a nuovi testi creati appositamente per dare maggiore coerenza e struttura al progetto.
Così è nato Silverciciar, un lavoro che sento particolarmente mio anche perché ne ho curato non solo i contenuti, ma anche l'aspetto visivo: la copertina, infatti, è tratta da un mio quadro a tecnica mista e all'interno del volume sono presenti alcune mie illustrazioni.
L'esperienza del concorso, e la possibilità di trasformare un insieme eterogeneo di scritti in un'opera compiuta, è stata per me molto significativa e ha rappresentato un primo passo concreto nel percorso editoriale.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionata? Puoi raccontarci di cosa tratta?

Silvia Vercesi : Sono particolarmente affezionata alla mia ultima creazione, il romanzo In nome di quale dio, perché racchiude molte delle passioni che mi accompagnano da sempre: il mistero, la storia, l'arte, le tradizioni del nostro Paese e le grandi domande legate alla religione, al potere e alla ricerca della verità.
Mi hanno sempre affascinato le zone d'ombra della conoscenza, le interpretazioni alternative dei testi sacri e quei punti in cui fede, verità e manipolazione sembrano intrecciarsi in modo inestricabile. Da queste suggestioni è nata una storia che unisce il ritmo del thriller alla riflessione storica e filosofica.
Il romanzo si apre con un omicidio avvenuto durante un convegno. La commissaria Marta Viganò, affiancata dal professor Marco Andreoli, si trova a indagare su un caso che ben presto supera i confini della normale cronaca giudiziaria. Quella che sembra una vicenda circoscritta si trasforma infatti nell'ingresso in una trama molto più vasta, fatta di documenti controversi, ricerche interrotte, simboli enigmatici e antiche conoscenze.
Seguendo una scia di indizi, i protagonisti si addentrano in un percorso che mette in discussione verità considerate intoccabili e apre interrogativi sul passato, sul sacro e sul rapporto tra sapere e potere. Ciò che emerge non è soltanto il movente di un delitto, ma l'esistenza di conoscenze dimenticate, versioni della storia mai completamente accettate e domande che continuano a risuonare nel presente.
In nome di quale dio utilizza la struttura del giallo per esplorare temi universali come la ricerca della verità, il bisogno umano di certezze e la sottile linea che separa la fede dalla manipolazione. Il tutto è arricchito da una vena di ironia, da personaggi autentici e da numerosi richiami alle ricchezze artistiche, storiche e persino gastronomiche del nostro Paese, che contribuiscono a rendere il viaggio ancora più coinvolgente per il lettore.

Writer Officina: Quanto di autobiografico c'è nel tuo romanzo, In nome di quale dio, non solo come "protagonista", ma come luoghi, vicende ed emozioni?

Silvia Vercesi : Credo che, in misura diversa, ci sia sempre qualcosa di autobiografico in ogni romanzo. In In nome di quale dio l'ispirazione autobiografica non ha riguardato esclusivamente la protagonista, alla quale ho inevitabilmente prestato alcune sensibilità, riflessioni e modalità di osservare il mondo, ma anche altri personaggi. Alcuni tratti caratteriali, atteggiamenti e modi di reagire alle situazioni nascono direttamente dalla mia esperienza personale, mentre altri sono il risultato dell'osservazione di persone reali che ho incontrato nel corso della vita e che, in modi diversi, hanno lasciato una traccia nel mio immaginario.
Anche i luoghi, le emozioni e alcune dinamiche relazionali affondano spesso le radici in esperienze vissute o in contesti che conosco bene. Le ambientazioni di In nome di quale dio spaziano da Roma a Milano, dalla Val Camonica al Lago d'Iseo, fino a Mantova e alla Sardegna: luoghi che, in misura diversa, ho visitato e frequentato e che porto con me come patrimonio di ricordi, suggestioni e conoscenze. In particolare, Milano, dove vivo, e il Lago d'Iseo, a cui sono profondamente legata, hanno contribuito a dare autenticità e colore a molte pagine del romanzo. Naturalmente la narrativa trasforma, rielabora e intreccia questi elementi con la fantasia, fino a creare qualcosa di nuovo e autonomo rispetto alla realtà.
Penso comunque che questo sia un processo comune a molti scrittori: attingere a persone, ambienti, emozioni e vicende conosciute permette di dare maggiore autenticità e spessore alla storia. Non si tratta di raccontare fedelmente la realtà, ma di partire da ciò che si conosce per costruire personaggi credibili e coinvolgenti. In fondo, ogni autore lascia inevitabilmente una traccia di sé nelle proprie pagine, anche quando racconta vicende molto lontane dalla propria esperienza diretta.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

Silvia Vercesi : Il mio approccio alla scrittura è una via di mezzo tra progettazione e istinto. Di solito parto da un'idea di base, da una domanda che mi incuriosisce o da un soggetto abbastanza definito. Cerco di individuare i personaggi principali, il conflitto centrale e alcuni passaggi chiave della storia, ma raramente conosco fin dall'inizio ogni dettaglio del percorso.
Durante la stesura mi capita spesso di lasciare spazio all'immaginazione e di seguire gli sviluppi suggeriti dai personaggi stessi. A volte una scena inattesa, un dialogo o un'intuizione improvvisa aprono strade che non avevo previsto e che si rivelano più interessanti di quelle immaginate all'inizio. È uno degli aspetti che amo di più della scrittura: la capacità della storia di sorprendere persino chi la sta creando.
Naturalmente questo metodo ha anche i suoi rischi. Lasciarsi guidare troppo dall'ispirazione può portare a percorsi narrativi complessi da gestire o, peggio ancora, a veri e propri vicoli ciechi, dai quali è necessario tornare indietro e riscrivere interi passaggi. Per questo mi sono ripromessa, per i progetti futuri, di essere più diligente nella fase di preparazione, dedicando maggiore attenzione alla costruzione della scaletta, all'architettura della trama e all'evoluzione dei personaggi prima di iniziare la stesura vera e propria.
Credo che la sfida più interessante sia trovare un equilibrio tra disciplina e creatività: avere una mappa abbastanza solida da non smarrirsi, ma lasciare comunque spazio alla scoperta. In fondo, scrivere un romanzo è un po' come intraprendere un viaggio: è utile sapere dove si vuole arrivare, ma spesso sono proprio le deviazioni inattese ad arricchire il percorso e la storia.

Writer Officina: Stai lavorando a un nuovo progetto? Ce ne vuoi parlare?

Silvia Vercesi : Sì, in questo periodo sto lavorando a un progetto narrativo che potrebbe rappresentare un nuovo episodio dell'universo di In nome di quale dio. Ritroveremo alcuni dei personaggi già conosciuti nel romanzo precedente, ma con uno sguardo più approfondito anche su figure che allora erano rimaste sullo sfondo e che, a mio avviso, meritano di essere esplorate meglio.
Anche questa volta la storia prenderà avvio da un evento criminoso che innescherà un'indagine complessa, capace di condurre i protagonisti verso nuovi e affascinanti misteri. Mi piace l'idea di intrecciare la dimensione investigativa con temi più profondi e suggestivi, mantenendo quella ricerca della verità che era già al centro di In nome di quale dio, ma aprendola a scenari e interrogativi nuovi. È ancora un progetto in evoluzione, ma posso dire che le sorprese non mancheranno.
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