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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Autore: Silvia Vercesi
Titolo: Silverciciar: chiacchiere in racconti e poesie
Genere Racconti Poesie
Lettori 72
Silverciciar: chiacchiere in racconti e poesie
In questa raccolta convivono memoria, ironia, poesia e fantasia.
"Il ripostiglio" è uno dei racconti che meglio rappresenta il mio modo di raccontare: partire dal quotidiano per interrogarmi sul futuro, sulle relazioni e su ciò che rende davvero umana la nostra esistenza.

*Il ripostiglio*

Finalmente mi sono decisa: svuoterò personalmente il ripostiglio, in modo da vagliarne attentamente il contenuto e sistemare tutto prima della partenza. Non ne avevo molta voglia e avevo tergiversato per un po' di tempo. Così, prendo il toro per le corna e mi metto di buona lena, anche perché oramai manca davvero poco.
Comincio spostando i due sacchettoni di biancheria che stanno al centro, risalgono al periodo in cui io e il mio ex marito gestivamo una piccola casa vacanza, bei tempi... ed eravamo pure diventati bravini... che bello era leggere le recensioni dei clienti quando ci riempivano di complimenti! E come si arrabbiava Roberto quando invece ci davano un voto sotto la media! Mi crogiolo per un attimo in quei ricordi, sposto tutta la biancheria e proseguo.
Ora passo allo scaffale sulla sinistra, lì trovo stipate un bel po' di vecchie pentole, sono ancora in ordine, anzi alcune sono nuove di zecca, ma oramai non servono a nulla: i fornelli a gas non esistono più da anni, sono stati sostituiti dalle IA multi chef che preparano le pietanze direttamente nei piatti di portata, resistono ancora da qualche parte i fornelli ad induzione, ma in ogni caso queste pentole non sono adatte.
Mi sposto sullo scaffale a destra: qui ci sono vecchi raccoglitori contenenti fatture e bollette, risalgono a parecchi anni fa, questa cartaccia la posso certamente buttare senza pietà, per ora metto invece da parte i raccoglitori, anche se so già che nemmeno questi serviranno più a nessuno...
E poi trovo un sacco di libri, gialli e romanzi d'avventura per lo più, magari li posso smerciare a qualche appassionato di vintage; mi riprometto di postare, più tardi, un annuncio su qualche social...
Frugando qua e là, ecco che mi ritrovo in mano un sacchettino bianco, pieno di mascherine chirurgiche. Risalgono alla prima grande pandemia del secolo, quella del Covid-19 del 2020; nel sacchetto non ci sono solo le chirurgiche, ma anche quelle di stoffa colorate: quella nera con la silhouette di topolino disegnata con piccoli brillantini, quella a fiori, quella viola a scacchi e quella bianca con dei bei baffoni stampati sopra.
Rigiro tra le mani quei pezzettini di stoffa, mi fanno quasi tenerezza... All'epoca ancora pensavamo che in un modo o nell'altro avremmo più o meno ripreso la vita di prima, ma purtroppo ci eravamo illusi; in un attimo ci ritrovammo nella “Nuova Era” e in un nuovo mondo... mi crogiolo per un attimo ricordando come era la mia vita “prima”, con un po' di nostalgia o, come direbbero i brasiliani, con un po' di saudade...
Ma ecco che Leila, la mia IA personale, mi ricorda dell'appuntamento con le “Pettegoline”, le amiche del pranzo del mercoledì.
In un attimo sono davanti all'armadio e seleziono l'outfit per l'occasione, sfoglio gli ologrammi che Leila mi propone: posso vedere l'effetto che mi faranno i vari abiti una volta indossati... volendo c'è anche l'applicazione che su una tuta bianca ti proietta il tutto, ma preferisco ancora portare (e comprare) vestiti veri.
Seleziono così una blusa scura con decorazioni tra il floreale e i mandala e un pantaloncino nero e un filo aderente. Ho già potuto ammirare l'effetto che mi fa quell'abbinamento nell'anteprima, ma mi rimiro ugualmente nello specchio. Aggiungo un po' di matita e un filo di lucidalabbra, anche questi volendo sostituibili da una applicazione, ma anche per il trucco e parrucco, preferisco ancora assaporare il gusto di farlo da sola e per davvero. Completo l'opera con della bigiotteria e sono pronta.
Questa volta con le “Pettegoline”, abbiamo deciso di trovarci direttamente in una ambientazione da fiction: niente po' po' di meno che una vecchia serie italiana ambientata in Sicilia, ovvero “Il Commissario”.
In realtà ciascuna di noi è comodamente seduta al tavolo del proprio soggiorno, ma le nostre IA personali, ricostruiscono opportunamente attraverso un ologramma, lo scenario scelto.
Eccoci quindi sulla famosa veranda che affaccia direttamente sulla spiaggia, il mare è a pochi metri da noi, immenso, con varie tonalità di blu. Anche se il nostro sarà un pranzo, abbiamo scelto, come orario della ricostruzione olografica, il tardo pomeriggio, per poterci poi piano piano godere anche il tramonto.
Queste simulazioni olografiche sono sempre più sofisticate. Leila deve aver anche acceso l'impianto di climatizzazione dell'appartamento... una leggera brezza che sa pure di mare, mi accarezza il viso, mentre il sole basso, scintilla sulle onde e alcuni gabbiani garriscono in lontananza...
“Certo che ragazze, questa volta abbiamo scelto proprio un bel posto!” esclama Silvia.
Mi piace molto la mia amica Silvia, ci conosciamo da tanti anni ed è quella di noi che riesce sempre a trovare il lato positivo delle cose, che si entusiasma per tutto, molto spontanea e sincera.
“Certo è bellissimo, ma tanto bello quanto finto...” interviene Anna.
“Già...” questa volta è Eleonora, sempre molto pragmatica “... ma che ne dite di ordinare?”
Si materializza il cameriere, deve averlo scelto Silvia, riconosco il suo stile, un bel morettone con gli occhi verdi.
Ordiniamo, io scelgo un ricco antipasto caldo e freddo di pesce, ovviamente ciascuna di noi andrà a recuperare i vari piatti dal proprio multi chef, ma una volta che le pietanze saranno portate a tavola, sarà proprio come essere a pranzo tutte insieme “in presenza”.
Si parla del più e del meno tra gamberi marinati, acciughe impanate e sarde a beccafico...
Con Silvia, Anna ed Eleonora, ci si trovava già prima della “Nuova Era”, ai tempi, almeno una volta al mese, ora invece, non essendoci più nessun problema logistico, una volta alla settimana, il mercoledì e ogni volta a turno scegliamo una location suggestiva.
Incontrarsi e vedersi nella “Nuova Era”, è diverso... per certi aspetti è anche più facile: una video chiamata, o ancora meglio, una call olografica e sei subito in contatto, zero “sbatti” di trasporto e viaggio; ma per altri versi è più difficile imbattersi in qualcuno casualmente e gli imprevisti non esistono quasi più.
Già, la “Vecchia Era”, prima che una serie di epidemie e catastrofi causate da un persistente e sistematico maltrattamento ambientale, costringesse l'umanità a rintanarsi nelle proprie case o in alcuni casi addirittura a vivere sottoterra e a non uscire quasi mai.
Del resto chi ha più voglia di infilarsi pesanti e ingombranti tute protettive, maschere antigas e bombole di ossigeno?
Ormai l'ambiente, non solo è contaminato da virus e batteri, ma l'aria è irrimediabilmente irrespirabile, compromessa da sostanze nocive, piogge acide e radiazioni.
Così il 95% del nostro tempo lo passiamo chiusi in casa e viviamo online.
Guardo le mie amiche e penso che non ricordo più l'ultima volta che ci siamo viste di persona...
Intanto il sole, ormai vicino all'orizzonte, sta tingendo il cielo di bellissime sfumature screziate di varie tonalità di rosso che sfumano nell'arancio e poi nel blu.
Anna sta già proponendo una location per la prossima volta, qualcosa di più esotico tipo India o Birmania.
Io intanto penso che non dirò nulla alle mie amiche, detesto gli addii... in qualche modo farò comunque loro sapere qualcosa...
Ci congediamo.
Ora sono di nuovo qui, da sola a casa, davanti al ripostiglio, ho quasi finito di sistemare.
Conserverò solo qualche vecchio cimelio di famiglia: delle vecchie foto, un anello appartenuto a mia nonna, una catenina d'oro, qualche vecchio libro cartaceo e alcuni sassi dipinti da mia sorella.
Ho già riempito un borsone di abiti e dei relativi accessori che porterò con me... direi che ho preparato tutto.
L'indomani a quest'ora sarò già imbarcata e pronta per essere “surgelata” e messa in animazione sospesa... la destinazione è il pianeta Ribiridù, nel sistema ternario di Alpha Centauri, un pianeta abitabile, ma non di certo un eden: sappiamo già che l'ambiente è ostico per non dire ostile, ma per lo meno lì l'aria è respirabile.
Sarà dura, dovremo ricominciare tutto da capo, rinunciare a comodità e confort, conquistando piccoli spazi ogni giorno, ma per lo meno la nostra sarà una vita vera, tangibile, reale e (spero) più libera...
E così sono in procinto di abbandonare la nostra amata Terra, ormai ferita irrimediabilmente a morte, ma sono pronta e non vedo l'ora di poter ricominciare a vivere pienamente e per davvero, pronta a rinascere in un nuovo mondo e, parafrasando un adagio di un vecchio telefilm di fantascienza,
«fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima...»
Silvia Vercesi
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