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Via Roma 18. AAA assassino cercasi
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PREMESSA
Almeno per una volta siamo stati tutti teatranti, simulatori di sentimenti, spacciatori di false emozioni, passeggeri clandestini sul bastimento dei desideri e, da attori, siamo come banderuole al vento, in pochi attimi siamo pronti a dismettere la maschera della tragedia per indossare il naso rosso del pagliaccio. Tutti abbiamo recitato una parte: al povero piace vestire i panni del ricco, al debole piace interpretare il forte, lo scontroso simula affabilità e al pavido piace il ruolo dell'eroe. Invenzioni, rivincite su noi stessi, sui nostri difetti e sulle nostre paure, a volte su segrete ambizioni. Certo, si tratta solo di apparenze, di parti in commedia che ognuno di noi si riserva e si assegna, in qualità di regista della propria vita: interpretazioni che svaniscono appena siamo soli con noi stessi, quando ci fermiamo a guardare dentro di noi, quando la nostra vera natura ci si presenta in tutta la sua nuda realtà. Ma se davvero, in questo immenso condominio che è il nostro mondo, si potesse a piacimento essere veramente chi interpretiamo, se si potesse essere poliziotto e criminale, musicista e barbone, mafioso e bontempone, se il nostro modo di vedere l'inquilino della porta accanto o la signora del piano di sotto si trasformasse in realtà oggettiva, se il tempo non scorresse più come siamo abituati a percepirlo, se almeno per una volta tutto questo fosse possibile, quali storie potrebbero prendere vita? In fondo recitare non è altro che modificare, con la forza della fantasia, una realtà che ci piace poco o non ci piace affatto, entrare nei mondi degli altri indossando un vestito tagliato su misura per la circostanza, vivere più e più vite. Recitare, in definitiva, è immaginare, inventare e sognare a occhi aperti.
HAND TO HAND DELIVERY
Era già qualche mese che i risvegli di Marianna erano fotocopie gli uni degli altri. Si svegliava presto, come era abituata a fare da tempo, metteva la vestaglia e ciabattava svogliata fino in cucina, accendeva il fornello e, aspettando che il caffè salisse, sbocconcellava un biscotto con gli occhi ancora semichiusi. Quando l'aroma del caffè si spargeva per la stanza si svegliava del tutto. Si versava una dose generosa della bevanda bollente e finalmente si sedeva per gustare uno dei pochi momenti piacevoli della giornata. Ogni giorno così, ogni mattina come la precedente. Erano trascorsi ormai quasi sei mesi da quando aveva perso il lavoro e le giornate erano occupate, in buona parte, dalla ricerca di una nuova occupazione. I curricula inviati erano arrivati a quota cinquantadue ma la situazione era rimasta invariata, fatto salvo il suo umore che era sceso a profondità per lei inesplorate. Bevve un altro sorso di caffè e iniziò a rollarsi una sigaretta, metodo questo che aveva il vantaggio di consentirle, con una spesa moderata, il vizio del fumo e lo svantaggio di obbligarla a fumare delle sigarette sbilenche e semivuote. Aveva appena finito di produrre il primo sgorbio della giornata quando sentì Micia miagolare sul pianerottolo. Andò ad aprire prima che iniziasse a graffiare la porta. Quando aprì, la gatta non sgattaiolò dentro come faceva ogni mattina. Marianna si sporse sul pianerottolo e la vide che annusava un giornale abbandonato davanti alla porta. Lo raccolse e rientrò in casa seguita da Micia che si strofinava fra le sue gambe. La fascetta che racchiudeva il quotidiano recava in rosso la scritta - copia omaggio - . Buttò il giornale su una poltrona e tornò in cucina per dare a Micia la dose mattutina di croccantini, poi si sedette e finì il suo caffè prima di accendere la sigaretta. Dopo una doccia veloce indossò una vecchia tuta e accese il computer per controllare le mail, casomai qualcuno si fosse degnato di rispondere alle sue richieste d'impiego. Niente di niente. Cestinò un buon numero di mail pubblicitarie e aprì il file dove annotava gli appuntamenti telefonici. Aveva in agenda due sole chiamate per la mattina. La prima durò meno di tre minuti e si concluse con un garbato... nel caso le faremo sapere, la seconda durò ancora meno e sostanzialmente rimandava ogni decisione alla settimana successiva. Sconfortata girovagò un po' su vari siti che si autodefinivano agenzie di collocamento online e prese nota di alcuni numeri di telefono. Si fece un'altra sigaretta e decise di dedicare il resto della mattinata all'unica fonte di sostentamento della quale disponeva al momento: la traduzione in francese di manuali d'istruzioni di elettrodomestici. Un'occupazione che le dava molte seccature e introiti così scarsi che a malapena coprivano le spese dell'affitto. Per le bollette e tutto il resto doveva attingere dai risparmi che, mese dopo mese, andavano sempre più assottigliandosi. Finita la traduzione delle istruzioni per una piastra arricciacapelli, spedì il testo via mail e si concesse una pausa prima di affrontare le raccomandazioni per l'impiego di un tostapane. Si versò una mezza tazzina di caffè ormai freddo, andò a sedersi in una poltrona e allungò le gambe su un tavolinetto. Il caffè era imbevibile, così lo lasciò e prese in mano il giornale omaggio, sfilò la fascetta e iniziò a scorrerlo distrattamente. Si trattava di un quotidiano che, dopo le prime pagine dedicate alle vicende nazionali e internazionali, dava ampio spazio alla cronaca locale. Le quattro pagine centrali erano interamente dedicate agli annunci economici e, per lo più, trattavano la compravendita di automobili e abitazioni, oltre all'immancabile promozione di estetiste e massaggiatrici varie. L'ultima parte dell'inserto ospitava offerte e richieste di lavoro. Cominciò a scorrere gli annunci delle offerte con la riserva mentale che, vista la fame di lavoro che affliggeva i più, un'azienda che ricorreva a un annuncio per trovare dipendenti certo non offriva impieghi molto allettanti: o erano richieste particolari abilità o le remunerazioni erano scarse. I primi annunci non fecero altro che alimentare il suo scetticismo, poi la sua attenzione fu attratta da uno che, tutto sommato, poteva fare al caso suo. Diceva: AAA Cercasi per incarico di prestigio max trentaduenne single. Gradita buona conoscenza inglese e francese parlato. Disponibilità a viaggiare. Patente B. Retribuzione e benefit adeguati. Inviare curriculum e contatti....
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Autori di Writer Officina
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Sono nato in Calabria, terra che ho lasciato con la mia famiglia alla tenera età di sei mesi. Ho fatto studi artistici e attualmente lavoro a Pisa dove svolgo l'attività di pubblicitario. Sono appassionato di paracadutismo ed immersione subacquea, amo i viaggi, l'arte, l'enigmistica, la lettura, il cinema, la fotografia e, più in generale, tutte le forme di espressione artistica. Coltivo con caparbietà e alterna perseveranza la passione per la scultura. Cerco di sfuggire con tutte le mie forze alla noia. Penso che ogni giorno debba segnare l'inizio di qualcosa di nuovo. Mi spiego meglio: sono convinto che non ci sia niente di peggio che lasciarsi assorbire dalle consuetudini. La routine è una delle peggiori nemiche della curiosità che è, a mio avviso, una dei più importanti propulsori della fantasia. Ho fatto molti mestieri, dal grafico pubblicitario all'ufficiale dei paracadutisti, ma potrei aggiungere il pittore, il creatore di monili ed altri ancora. Non c'è niente che accomuna queste attività se non la voglia di sperimentare cose nuove. Ho due figli ormai grandi, ho drasticamente ridotto gli impegni di lavoro e ho più tempo a disposizione per i miei hobbies. Mi piace conoscere persone diverse, fare nuove esperienze, mettermi alla prova. Insomma, a dispetto dei miei dati anagrafici, ho il fondato sospetto di essere ancora lontano dalla tranquillità dell'età matura, quella piena di saggezza e di abitudini, per intenderci. Vivo con mia moglie in campagna vicino a Pisa, ho un giardino piuttosto grande e due cani. Il mio sogno nel cassetto è che i due cuccioli smettano presto di fare buche ovunque.
Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?
Franco Filiberto : Non saprei proprio dirlo. Sin da ragazzino ero affascinato dalle storie scritte, dai mondi fantastici che quelle parole riuscivano a far immaginare, dalle avventure che prendevano vita e che sembravano così “vere”. Ma questo credo sia qualcosa di comune a molti lettori, specialmente se adolescenti. A quel tempo i soldi da spendere in libri erano veramente pochi e le biblioteche erano il modo più semplice ed economico per avvicinarsi alla lettura. Lo scrivere e nato poco a poco, prima con racconti brevi, poi con storie un po' più complesse, anche se gli uni e le altre erano destinati, nella migliore delle ipotesi, a rimanere in qualche cassetto o a coprirsi di polvere.
Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?
Franco Filiberto: Sono arrivato alla decisione di tentare la pubblicazione di un mio scritto molto tardi e lo devo quasi esclusivamente alle insistenze di mia moglie. Finito di scrivere, letto e fatto leggere ad amici e conoscenti, ho inviato il manoscritto a un buon numero di editori, da quelli più grandi a quelli meno importanti evitando accuratamente quelli a pagamento. Dopo circa due mesi (a me è sembrato un tempo infinito) ho ricevuto la risposta da una casa editrice, piccola ma agguerrita, che mi ha proposto un contratto di edizione e pochi giorni per decidere. Ho firmato e il primo libro ha visto la luce. Tre mesi dopo ho ricevuto la richiesta da un editore più blasonato ma ormai il gioco era chiuso. Inutile dire che le case editrici veramente importanti non mi hanno risposto e le pochissime che lo hanno fatto hanno trovato il mio lavoro “molto interessante ma non in sintonia con la loro linea editoriale”.
Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?
Franco Filiberto: Credo di sì. Per carattere non amo molto i vincoli (i contratti editoriali ne sono pieni) e KDP consente all'autore di essere, almeno in buona parte, il gestore del proprio lavoro. A coloro che obiettano che KDP non fornisce gratuitamente editing, correzione bozze e altro vorrei far notare che moltissimi piccoli editori non hanno la forza di fornire realmente questi servizi (che spesso millantano) e certamente la promozione, vero punto dolente per gli autori che si affidano a piccole case editrici, è molto più efficace su KDP. Insomma, nonostante io mantenga contatti e collaborazioni con un editore piccolo ma intraprendente e leale, credo che il self publisching sia una via da percorrere per molti autori in attesa, se mai avverrà, che una grande casa editrice si faccia viva.
Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?
Franco Filiberto: Sono molto affezionato a un thriller dal titolo “La mossa del gambero” pubblicato con Arpeggio Libero Edizioni. È una storia molto intensa che parla dell'odio di un bambino che non trova pace e perdono per lunghi anni e cerca solo vendetta, una vendetta che arriverà in età adulta e che purtroppo riuscirà solo a far nascere altro odio e altre morti. La storia raccontata in questo libro, sequel di “Le ali sulla pelle”, fa parte di un progetto che vede come protagonisti il commissario Pandolfi, l'ispettore Niccolini ed altri che i miei lettori conoscono già e che presto ritroveranno in una nuova avventura.
Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?
Franco Filiberto: Sono refrattario a ogni tipo di impostazione e non ho simpatia per scalette e schemi. Parto da un'idea che quasi sempre corrisponde alla scintilla che innesca gli eventi che costituiscono la spina dorsale della storia. Quando, dopo molti ripensamenti, variazioni e adeguamenti mi convinco che la trama può “reggere”, inizio la stesura e aggiungo personaggi e fatti man mano che procedo. Arriva un momento nel quale si ha la sensazione che i personaggi inizino a decidere da soli, si muovano secondo il carattere e le peculiarità che ho creato per loro, insomma, sembra che vivano di vita propria. Da quel momento in poi tutto scorre più veloce e senza intoppi o ripensamenti.
Writer Officina: Per i personaggi hai fatto riferimento – magari in parte – a persone reali oppure sono solo frutto della fantasia?
Franco Filiberto: I miei personaggi nascono quasi esclusivamente da persone reali, persone che conosco o che ho avuto modo di osservare da vicino. Prendo pezzetti di carattere, qualche fissazione, piccole porzioni di gusti e propensioni e li impianto sul personaggio che devo creare, un po' alla Frankenstein, per capirci. Per alcuni anche il nome è rimasto lo stesso. Per esempio il colonnello Nizzoli che fornisce preziose informazioni al commissario Pandolfi esiste davvero e ha un carattere molto simile a quello del personaggio che ho raccontato nel thriller “Le ali sulla pelle” così come la giornalista Tiziana Sicuro, presente anche ne “La mossa del gambero”, nella realtà è una mia cara amica. Altro discorso quando la storia trae spunto da fatti realmente accaduti come nel giallo investigativo “Zic, il misterioso caso del graffitaro scomparso” nel quale, almeno per alcuni personaggi, ho cercato di essere il più possibile fedele alle caratteristiche delle persone reali mentre per gli altri mi sono affidato alla fantasia.
Writer Officina: Cosa c'è di te nei tuoi romanzi?
Franco Filiberto: Sono convinto che ogni autore, volente o nolente, metta qualcosa di sé, della sua vita, delle sue esperienze e delle sue convinzioni nelle storie che scrive. Io non faccio eccezione, così molto spesso, riflettendo su alcuni punti di vista dei miei personaggi, ho riscontrato evidenti analogie col mio modo di pensare. Insomma, più o meno consciamente ho ritagliato piccoli frammenti di me e li ho trasmessi ad alcuni dei miei personaggi.
Writer Officina: Puoi farci un esempio o darci una citazione di un tuo romanzo che ritieni possa rispecchiare un aspetto del tuo carattere?
Franco Filiberto: Potrei farne molti ma a questo, tratto da “La mossa del gambero”, sono particolarmente affezionato. Ho sempre avuto grande stima delle persone che preferiscono avere dubbi, che chiedono a sé stessi la capacità di valutare con serenità e rigore le cose che accadono intorno a loro senza affidarsi a delle certezze che spesso si rivelano miopi e ottuse. Anche il mio commissario Pandolfi sembra pensarla in modo simile.
“Si fermò a riflettere su quanto odio, quanta malvagità avesse aleggiato intorno a lui durante quell'indagine, di quanta perversione fosse stato testimone nei mesi trascorsi e anche quanta pena avesse provato per quelle vite bruciate. Pena, orrore, sconforto, necessità di giustizia: sentimenti forti e contrastanti che si rincorrevano nella sua mente, che tentavano di confondere e sbiadire la sua linea di confine fra il bene e il male. Gli venne in mente suo padre quando cercava di spiegargli le variabili sulla linea di orizzonte. Lui era un bambino e la rotondità della Terra, l'altezza del punto di osservazione, la limpidezza dell'aria erano concetti che non riusciva a capire completamente. Capì solo che quella linea, che lui vedeva distintamente, in realtà non era lì per tutti, non era un confine fisso e assoluto. Insomma, quella linea poteva essere altrove. Scacciò il pensiero, quasi temesse che quel paragone tra l'orizzonte e la linea di confine tra bene e male potesse influenzare il suo punto di vista sull'accaduto, o sugli attori di quella tragedia. Valutare quelle variabili non spettava a lui, il suo compito gli era chiaro e lui, quel compito, l'avrebbe portato a termine.”
Writer Officina: In generale pensi di doverti documentare prima di scrivere una storia?
Franco Filiberto: Assolutamente sì, ho il terrore di scrivere cose inesatte e cerco sempre di documentarmi su ciò che devo raccontare. Nella maggior parte dei casi chiedo aiuto ad addetti ai lavori, leggo manuali e pubblicazioni o più semplicemente mi affido al web. A questo proposito ho un aneddoto che può chiarire meglio come la penso. In un mio libro c'è un particolare a prima vista irrilevante ma che diverrà, più avanti, un indizio importante per capire un aspetto essenziale di tutta la storia. Si tratta di una caramella rinvenuta, con una Tac, nella gola di un uomo ucciso brutalmente. Tutto funzionava alla perfezione ma all'ultimo momento mi è venuto un dubbio: una Tac può evidenziare una caramella? I pareri di addetti ai lavori ed esperti erano discordanti. Ho riflettuto sull'opportunità di eliminare la caramella incriminata ma poi, non volendo assolutamente rinunciare a quell'indizio, ho spiegato il problema ad un medico che ha eseguito l'esame strumentale sulla caramella che è, per mia fortuna, risultata visibile. Una Tac val bene la certezza di non scrivere cose inesatte! Almeno, credo. |
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