Writer Officina - Scrittori Ribelli
Autori di Writer Officina
Matteo Santoro

Mi chiamo Matteo. Prima che autore, mi considero soprattutto un curioso: uno che cammina piano, osserva, ascolta e spesso esplora i dettagli. Non sono nato “scrittore”, ma con il vizio dei diari: mi servivano a mettere ordine dentro, a trasformare in parole ciò che non sapevo dire ad alta voce. Amo gli animali, soprattutto i gatti: li considero Maestri silenziosi, capaci di insegnare senza spiegare. Da loro ho imparato che la fragilità non è un difetto, ma una bussola. Mi piacciono le cose semplici: cucinare, leggere, passeggiare, guardare le persone immaginando le loro storie. Non ho certezze granitiche, preferisco vivere di domande: a volte scomode, a volte buffe, ma sempre generative. Non mi sento speciale, e forse proprio in questo mi riconosco negli altri: siamo tutti attraversati da paure e desideri simili. La mia aspirazione più grande? Continuare a guardare il mondo con occhi curiosi, anche quando la vita diventa difficile, e riuscire ogni tanto a trasformare quella curiosità in una parola che faccia sentire qualcuno meno solo.

Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?

Matteo Santoro: Credo di averlo capito senza accorgermene davvero. Da ragazzo riempivo quaderni di pensieri, domande e appunti sparsi: non li chiamavo “letteratura”, erano più un modo per respirare. Poi, rileggendo certe pagine, mi sono reso conto che quelle parole non servivano solo a me, ma potevano aprire uno spazio anche per altri. È lì che ho intuito che la scrittura non era solo sfogo, ma un ponte sottile tra il mio mondo e quello degli altri.

Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?

Matteo Santoro: Sì, anche se più che una strada mi sembrò un varco. *Il piccolo principe* fu il primo libro a lasciarmi addosso quella sensazione: non tanto per la trama, quanto per la leggerezza con cui riusciva a parlare di cose enormi. Mi fece pensare che le parole, se scelte con cura, possono accarezzare e ferire allo stesso tempo, aprire domande più che dare risposte. Credo sia lì che ho capito che volevo provarci anch'io, a scrivere in quel modo che resta dentro.

Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?

Matteo Santoro: No, non ho seguito la strada classica. Ho scelto il self publishing perché mi sembrava il modo più diretto e sincero di far arrivare la storia alle persone, senza filtri o attese infinite. Non ho bussato alle porte degli editori, forse perchè è un ginepraio fatto più di relazioni che di altro, e forse per curiosità di vedere cosa succedeva se ci provavo da solo. I risultati? Piccoli ma veri: qualche recensione che mi ha commosso, messaggi di lettori che si sono riconosciuti. Ed è bastato per darmi la voglia di continuare.

Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?

Matteo Santoro: Sì, credo di sì. Amazon KDP è uno strumento imperfetto ma potente: ti permette di trasformare un manoscritto in un libro vero senza dover aspettare il “permesso” di nessuno. Per un autore emergente significa libertà, sperimentazione e la possibilità di misurarsi subito con i lettori. Non è la via più facile: serve imparare a gestire grafica, descrizioni, promozione. Però è un laboratorio prezioso: ti mette alla prova e ti insegna che scrivere un libro è solo l'inizio di un viaggio.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?

Matteo Santoro: Sono affezionato al mio unico libro — per forza di cose! Ma non lo dico con ironia: per me è un po' come il primo amore, quello che non si scorda. Racconta la storia di Seed, un gatto cieco che vede con il cuore, e che finendo per raccontarsi... racconta anche un po' di me. È un libro che fa sorridere, commuovere e, a tratti, persino miagolare. E se un giorno ne scriverò altri, questo resterà comunque il mio “primo graffio” sul mondo.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

Matteo Santoro: Di solito preparo uno schema, più che altro per partire tranquillo e sapere che non mi perderò. Poi però la scrittura prende il volo e lo schema resta lì come una sicurezza iniziale, non come una mappa da seguire. Alla fine è lei che decide la strada.

Writer Officina: Quali sono le difficoltà che hai incontrato?

Matteo Santoro: La difficoltà più grande è stata fidarmi del processo. All'inizio avevo paura di non essere “all'altezza”: mi sembrava di scrivere troppo poco, o troppo male. Poi ho capito che ogni pagina è un passo, anche se zoppica. Un'altra sfida è stata accettare i silenzi: quei giorni in cui le parole non escono e ti chiedi se torneranno mai. Ma forse servono anche quelli, per ascoltare meglio.

Writer Officina: Raccontaci quale è stata la scintilla che ha dato vita all'idea

Matteo Santoro: La scintilla è stata l'incontro con Seed, un piccolo gatto cieco arrivato nella mia vita quasi per caso. Vederlo muoversi a tentoni, cadere e rialzarsi con ostinazione tenera, mi ha spiazzato: sembrava insegnarmi qualcosa senza dire nulla. A un certo punto ho capito che quella sua maniera di “vedere col cuore” meritava di diventare una storia. Io ho solo acceso la penna, lui ci aveva già messo la luce.

Writer Officina: Cosa c'è di te nel tuo romanzo?

Matteo Santoro: Più di quanto pensassi. All'inizio ero convinto di raccontare solo la storia di Seed, invece mi sono accorto che nelle sue paure, nei suoi inciampi e nella sua testardaggine c'ero anch'io. Lui esplora a tentoni, io pure. Lui cade e riprova, io uguale. In fondo il romanzo è diventato anche il mio modo di raccontarmi senza mettermi davvero in primo piano.

Writer Officina: Per i personaggi hai fatto riferimento – magari in parte – a persone reali oppure sono solo frutto della fantasia?

Matteo Santoro: I personaggi sono reali. Ho solo sfumato qualche dettaglio per legarli meglio al filo narrativo, ma tutto ciò che ho scritto è accaduto davvero. Non c'è invenzione di comodo: ci sono animali e persone che hanno attraversato la mia vita, e che nel libro continuano a respirare, quasi senza maschere.

Writer Officina: La scrittura ha una forte valenza terapeutica. Confermi?

Matteo Santoro: Assolutamente sì. Per me scrivere è stato un modo per dare forma a emozioni che altrimenti sarebbero rimaste confuse, forse ingombranti. Mettere le parole su carta è come fare ordine in una stanza piena: non elimina il disordine, ma ti permette di respirare. E spesso, rileggendo, ti accorgi che quelle stesse parole iniziano a guarire. Non risolvono tutto, ma accompagnano: e a volte è proprio ciò di cui abbiamo più bisogno.

Writer Officina: Cosa vorresti che le persone dicessero del tuo romanzo?

Matteo Santoro: Mi piacerebbe che dicessero che è un libro che ha fatto loro compagnia. Non per forza un capolavoro, ma una presenza: una storia che ha strappato un sorriso, lasciato un nodo in gola o fatto sentire meno soli. Se qualcuno arrivasse a dire “mi ha toccato nel punto giusto, senza che me lo aspettassi”, sarebbe il complimento più grande.

Writer Officina: Stai lavorando a un nuovo progetto? Ce ne vuoi parlare?

Matteo Santoro: Da tempo ho in testa una storia. Questa volta niente animali. Ha a che fare con quello che potremmo fare di noi, della nostra creatività, della nostra unicità, se solo non scegliessimo, ogni giorno, di vivere intrappolati in consuetidini che soffocano tutto. Vedrà la luce, perchè è una storia che ho dentro da tempo. Rimaniamo curiosi.

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