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Mi chiamo Alessandro Viggiani, sono nato e vivo a Milano, ma ho origini pugliesi e lucane di cui sono profondamente orgoglioso. Prima che autore sono una persona curiosa. Osservo e ascolto molto, è un'abitudine che porto con me da sempre. Lavoro da molti anni nel mondo della comunicazione aziendale, un mestiere che mi ha insegnato la disciplina delle parole e il loro peso. Scrivere, però, è sempre stato uno spazio diverso, più libero, dove entrano in gioco anche le mie fragilità. Sono marito e padre di quattro figli, e questo ha reso il mio sguardo più attento alle relazioni, al tempo che passa, a ciò che resta. Scrivo per provare a dare forma a quel confine sottile tra ciò che viviamo e ciò che proviamo a raccontare.
Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?
Alessandro Viggiani: Non c'è stato un momento preciso. La mia passione per la letteratura è nata per stratificazioni, nel tempo. Più che un'illuminazione improvvisa è stato accorgermi che le parole e la scrittura erano diventate un modo naturale per esprimermi, una chiave personale per guardare e raccontare il mondo.
Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?
Alessandro Viggiani: Sinceramente no. Non c'è stato un libro solo che mi abbia indicato questa strada. Da persona curiosa, ho sempre letto generi e autori molto diversi tra loro, spesso lontani per stile e intenzioni: dai grandi romanzi storici di Ken Follett all'ironia graffiante di Daniel Pennac. Le mie letture si sono mosse per attrazione, per momenti della vita, per necessità diverse. Credo che il mio rapporto con la scrittura sia nato proprio da questo attraversamento continuo: libri diversi, letti in tempi diversi, che hanno lasciato tracce, suggestioni e diversi modi di guardare il mondo.
Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?
Alessandro Viggiani: No, non l'ho proposto a un editore. Fin dall'inizio ho scelto consapevolmente la strada del self publishing. Mi interessava mantenere il controllo completo sul progetto, dall'inizio sino alla fine, e accompagnarlo passo dopo passo, dalla scrittura alla pubblicazione. È stata una scelta coerente con il modo in cui è nato il romanzo.
Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?
Alessandro Viggiani: Sì, credo possa essere una buona opportunità, se affrontata con consapevolezza. Amazon KDP offre strumenti accessibili e la possibilità di pubblicare senza barriere d'ingresso, ma richiede anche responsabilità: cura del testo, della copertina, attenzione al progetto e disponibilità a seguire il libro nel tempo. Per uno scrittore emergente può essere un buon modo per mettersi alla prova a patto di non considerarlo una scorciatoia, ma parte di un proprio percorso.
Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?
Alessandro Viggiani: Al momento ho pubblicato un solo libro, Taverna Poesia, ed è inevitabile che sia quello a cui sono più affezionato. È una storia corale ambientata in una città immaginaria, raccontata attraverso personaggi diversi che si incontrano e incrociano le proprie storie attorno ai tavoli di una taverna. La taverna è un luogo di accoglienza, di passaggio e di ascolto: qui i personaggi parlano, si osservano, a volte si fraintendono e dalle loro conversazioni emergono legami inattesi. Il libro è fatto di dialoghi, scene quotidiane e piccoli movimenti interiori, in cui gesti e parole apparentemente semplici aprono a domande più profonde. Più che seguire una trama lineare, il romanzo costruisce un mondo che prende forma poco alla volta, attraverso le voci che lo abitano e il tempo condiviso tra un bicchiere, una storia e un silenzio.
Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?
Alessandro Viggiani: Nel mio lavoro, nella comunicazione, sono abituato a partire da obiettivi, strutture e messaggi chiave. Nella scrittura narrativa, invece, il percorso è diverso. C'è una fase iniziale di appunti, immagini e personaggi, ma poi la scrittura procede (almeno per me) in modo più istintivo, lasciando spazio all'ascolto delle voci e dei dialoghi. Col tempo ho imparato a tenere insieme queste due dimensioni: l'istinto per far nascere le storie e il metodo per rileggerle, dare loro forma, ritmo e coerenza. La struttura, spesso, arriva dopo, come un percorso che si chiarisce strada facendo.
Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?
Alessandro Viggiani: Sì, ho iniziato a lavorare a un nuovo romanzo subito dopo aver chiuso Taverna Poesia, la scorsa estate. Si muove nello stesso universo narrativo, ma con uno sguardo diverso, più concentrato e introspettivo. È in continuità naturale con primo libro, ma anche un'evoluzione, che prova a esplorare più a fondo alcuni temi e dinamiche già presenti. L'idea è quella di arrivare a una pubblicazione a estate 2026, compatibilmente con il percorso di scrittura.
Writer Officina: Cosa c'è di te nel tuo romanzo?
Alessandro Viggiani: C'è il mio modo di osservare le persone e i luoghi, più che episodi autobiografici in senso stretto. Nel romanzo confluiscono pensieri, riflessioni ed esperienze che si sono stratificate nel tempo e hanno trovato solo dopo una forma narrativa. C'è il tango, che è stato parte della mia vita, e la mia passione per le storie medievali, che affiora nel modo di guardare al tempo e alla memoria. C'è anche il mio amore per il mare e per i suoi significati metaforici: confine, apertura, distanza, ritorno. Ho inserito un riferimento a un luogo lontano come l'Iran, con le sue antiche torri del vento, e ai racconti dei viaggi di lavoro di mio padre negli anni Settanta e Ottanta, che ascoltavo da bambino con occhi colmi di meraviglia. In questo senso il romanzo è personale: non perché racconti la mia vita, ma perché nasce dal mio modo di guardare il mondo.
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