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Sono Phil e ho 63 anni, vivo a Reggio Calabria, e prima di essere "l'autore di Ritagli" sono una persona che osserva. Fotografa, suona il sassofono, viaggia in moto — tre linguaggi diversi che per me raccontano la stessa cosa, solo con strumenti diversi. Ho un'idea molto semplice della mia identità creativa: sono ciò che suono o fotografo, e sono anche ciò che scrivo. Non li vivo come tre hobby separati ma come un'unica pratica di osservazione della realtà, che si sposta di volta in volta su un obiettivo, uno strumento o una pagina. Un modo di essere che ho iniziato a chiamare #RideObserveCreate: la moto mi porta fisicamente altrove, la fotografia mi insegna a inquadrare un istante prima che scompaia, il sax mi allena all'improvvisazione, all'ascolto e all'interplay. La scrittura mette insieme tutto quello che ho raccolto lungo la strada: chilometri, paesaggi, istantanee, suoni. Ritagli nasce esattamente da questo sguardo: da frammenti — di persone, di momenti, di verità parziali — che ho imparato a osservare prima ancora di sapere che mi avrebbero potuto ispirare per scrivere. E questa è la parte nella quale ci si 'diverte'. Poi c'è il lavoro, l'esperienza professionale e personale. Per fortuna anche in quest'ambito mi sento più che realizzato. Sono stato per oltre 20 anni consulente d'impresa in ambito informatico, e per gli ultimi 15 anni della mia vita professionale mi sono occupato, sempre in ambito consulenziale, di finanza agevolata. Ho due splendidi figli che ormai sono diventati uomini. E continuo a coltivare tutte le mie passioni.
Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?
Phil Wolf: Come lettore sin da piccolo. Imparai a leggere molto piccolo e non ho mai potuto smettere di leggere un singolo giorno della mia vita. Dai fumetti, ai primi libri scolastici sino alla scelta delle mie letture future.
Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?
Phil Wolf: Il primo libro che mi colpì, invero stranamente per un bambino di 13 anni, fu un regalo: "Ricordi di un entomologo" di Jean-Henry Fabre; un altro, nel 1981 che mi fece innamorare ancor di più di questo mondo fu "L'Azteco" di Gary Jennings e mai dimenticherò la foga con la quale dovetti finire di leggere, una volta iniziatolo, "Il danno" di Josephine Hart. Più recentemente ho apprezzato moltissimo "Lacci" di Domenico Starnone e diverse opere di Annie Ernaux. Come "Gli anni" e "L'evento".
Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?
Phil Wolf: Ho scelto la strada dell'autopubblicazione consapevolmente, non come ripiego. Ritagli è uscito il 3 luglio 2026 in self-publishing tramite StreetLib, con distribuzione nei principali store italiani. Per una novella di autofiction polifonica come questa — breve, di nicchia, costruita su un meccanismo molto preciso legato al titolo stesso — ho preferito avere il controllo totale sui tempi e sulla forma finale del testo, piuttosto che adattarla alle esigenze di un editore tradizionale.
Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?
Phil Wolf: Indubbiamente lo è. E permette a chiunque di poter pubblicare ed entrare liberamente, rapidamente, e con investimenti davvero bassi, nella grande distribuzione. Ovviamente ciò porta a un ampliamento esponenziale della disponibilità di titoli e nuovi autori. Cosa che, personalmente, considero positivamente. Ciò nondimeno, non si tratta di una passeggiata: non hai nessuno che, pur pagato, faccia il lavoro al posto tuo. E devi risolvere una miriade di piccoli problemi: attese, email che non arrivano, link che non funzionano. Devi essere sì scrittore, ma anche grafico, ufficio stampa e agenzia di marketing. Perché il libro se lo fai, vuoi che altri lo leggano. Altrimenti, rimarrebbe nel tuo computer.
Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?
Phil Wolf: Ritagli, anche perché è il primo. È un romanzo polifonico raccontato principalmente attraverso la voce di Claudia, madre separata, insieme a quelle di Marco, Luca e Roberto — alcune delle persone attorno a cui la sua vita si è riorganizzata dopo la fine del matrimonio. La parola "ritagli" nel libro funziona su tre livelli: è il titolo, è una diagnosi che Roberto pronuncia a un certo punto della storia, ed è infine ciò che Claudia stessa scrive sul manoscritto nell'epilogo. Claudia conserva tutto — messaggi, fotografie, promesse, persone, bugie, ricordi — e il romanzo è il tentativo di mettere in fila quei frammenti per scoprire che le versioni migliorate della propria storia finiscono per sostituirla.
Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?
Phil Wolf: Lavoro per stratificazione, non di getto. Ritagli è passato attraverso decine di revisioni successive, a livello quasi chirurgico — ripetizioni di parole troppo vicine, refusi, coerenza dei tempi verbali — prima di arrivare alla versione finale. Un lettore beta lo ha definito "un'operazione potente e chirurgica", ed è probabilmente la descrizione più fedele del mio metodo: costruisco tramite un lavoro di sottrazione e precisione, dopo lo slancio iniziale.
Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?
Phil Wolf: Certamente mi concentrerò su un ampliamento che include Ritagli come parte integrante, ma al momento preferisco non svelare altro a riguardo. Allo stesso tempo ho diverse idee che da una fase iniziale di bozza dovrò valutare per scegliere se e con cosa procedere di nuovo.
Writer Officina: Raccontaci quale è stata la scintilla che ha dato vita all'idea?
Phil Wolf: La cornice metanarrativa di Ritagli, ossia Claudia che scrive il romanzo in una notte, in una stanza d'hotel in una città che non è la sua, è stata quella scintilla per quanto riguarda questa storia, che per grandi linee era già abbozzata, anche se ancora in maniera grezza. Quell'idea mi ha dato l'impulso per decidere la struttura, letteralmente, in una notte.
Writer Officina: Cosa c'è di te nel tuo romanzo?
Phil Wolf: C'è tantissimo di me. Io sono tutti i personaggi. E non solo quelli maschili. E allo stesso tempo sono riuscito a estraniarmi nella creazione di un'opera che mi sembrasse altrettanto reale e realistica pur essendo di finzione.
Writer Officina: Che consigli daresti, basati sulla tua esperienza, a chi come te voglia intraprendere la via della scrittura?
Phil Wolf: Rileggi troppo, non troppo poco. E diffida della simmetria: le imperfezioni volute — un'asimmetria, un dettaglio fuori posto — spesso sono più vere di una frase perfettamente bilanciata.
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