Writer Officina - Scrittori Ribelli
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Costantino Pischedda

Sono nato a Torino, ma una parte importante delle mie radici è in Sardegna, terra di origine della mia famiglia paterna e luogo al quale sono legato fin dall'infanzia. Ho trascorso molte estati a Giave, un piccolo paese del Meilogu, e credo che proprio questo rapporto particolare con l'isola, vissuta contemporaneamente da dentro e da fuori, abbia influenzato molto il mio modo di raccontarla. Nella vita professionale mi occupo di progettazione, un lavoro apparentemente distante dalla narrativa ma che, in realtà, mi ha insegnato l'importanza della struttura, della precisione e della capacità di trovare soluzioni. La scrittura è arrivata come uno spazio diverso, nel quale poter unire immaginazione, luoghi, persone e sensazioni. Mi considero prima di tutto un lettore curioso e solo dopo un autore. Mi interessano soprattutto le storie nelle quali i personaggi attraversano un cambiamento, magari attraverso un viaggio reale che diventa anche un viaggio interiore. Non amo particolarmente gli eroi perfetti: preferisco persone comuni, con fragilità, errori e contraddizioni. È probabilmente da questa idea che nasce anche il mio modo di scrivere.

Writer Officina: Qual è stato il momento in cui ti sei accorto di aver sviluppato la passione per la letteratura?

Costantino Pischedda: Credo che la voglia di inventare storie sia nata molto prima di quella di scriverle. Da ragazzo leggevo fumetti e libri e mi capitava spesso di immaginare, partendo da quei personaggi, trame parallele, continuazioni o storie completamente diverse. Era un gioco che facevo soprattutto con me stesso, senza pensare che un giorno avrei provato davvero a scrivere un romanzo. In età adulta sono arrivate molte altre letture e, insieme a queste, una voglia sempre più forte di raccontare qualcosa di mio. A un certo punto immaginare le storie non mi bastava più: volevo provare a costruirle, dare una voce ai personaggi e vedere dove sarebbero riusciti a portarmi. È stato quindi un avvicinamento graduale alla scrittura, nato prima come piacere di inventare e diventato poi il desiderio concreto di raccontare.

Writer Officina: C'è un libro che, dopo averlo letto, ti ha lasciato addosso la voglia di seguire questa strada?

Costantino Pischedda: Non credo ci sia stato un singolo libro. Sono state piuttosto tante letture, anche molto diverse fra loro, a costruire nel tempo il mio gusto e la mia voglia di raccontare. Tra gli autori che ho apprezzato ci sono Sveva Casati Modignani, per la capacità di costruire storie molto leggibili mettendo al centro i rapporti umani e i sentimenti, e Niccolò Ammaniti, per i suoi personaggi imperfetti, le loro fragilità e la capacità di raccontare situazioni anche difficili con grande immediatezza. Tra gli autori sardi sento vicino Marcello Fois, soprattutto per il modo in cui riesce a dare alla Sardegna un'identità forte, facendo sì che i luoghi abbiano un peso reale nella storia e nei personaggi. Non credo però di avere un unico modello letterario: penso che ogni lettura lasci qualcosa e che, quando si comincia a scrivere, tutte queste influenze finiscano inevitabilmente per mescolarsi con la propria esperienza e con il proprio modo di vedere le persone e le storie.

Writer Officina: Dopo aver scritto il tuo primo libro, lo hai proposto a un Editore? E con quali risultati?

Costantino Pischedda: Per Vento di Sardegna ho scelto la pubblicazione indipendente. È stata una scelta che mi ha permesso di seguire direttamente tutte le fasi del progetto e, soprattutto, di capire cosa significhi davvero portare un libro fino ai lettori. Pubblicare in autonomia non significa semplicemente caricare un file su una piattaforma: bisogna occuparsi dell'editing, della copertina, della presentazione, della promozione e del rapporto con chi legge. È un percorso impegnativo, ma per me è stato anche estremamente formativo. Non escludo in futuro strade differenti, perché penso che editoria tradizionale e pubblicazione indipendente possano essere strumenti diversi e non necessariamente mondi contrapposti.

Writer Officina: Ritieni che pubblicare su Amazon KDP possa essere una buona opportunità per uno scrittore emergente?

Costantino Pischedda: Sì, a condizione di non considerarla una scorciatoia. KDP permette a un autore esordiente di arrivare rapidamente sul mercato e di mantenere un controllo molto ampio sul proprio lavoro, ma proprio questa libertà comporta una responsabilità maggiore. Non c'è un editore che seleziona il testo o organizza il percorso al posto tuo. Bisogna cercare confronto, accettare le critiche, lavorare molto sul manoscritto e cercare di presentare al lettore un prodotto il più possibile professionale. La parte più interessante, per me, è stata poter osservare direttamente la risposta dei lettori e capire progressivamente quali aspetti del romanzo arrivavano maggiormente alle persone.

Writer Officina: A quale dei tuoi libri sei più affezionato? Puoi raccontarci di cosa tratta?

Costantino Pischedda: Al momento inevitabilmente a Vento di Sardegna, perché è il romanzo con il quale ho iniziato questo percorso. Il protagonista è Gabriel, un giovane chirurgo argentino che, dopo un episodio professionale traumatico, attraversa un momento di crisi. Decide di partire per la Sardegna, terra legata alle origini della sua famiglia materna. Quello che inizialmente sembra soltanto un viaggio diventa progressivamente un percorso personale. Nel romanzo ci sono Buenos Aires, il tango, i paesi della Sardegna, il mare, il Cammino di Santu Jacu e soprattutto incontri che costringono Gabriel a guardare in modo diverso la propria vita. Ho cercato però di evitare una Sardegna da cartolina: i luoghi sono importanti soprattutto per ciò che provocano nei personaggi.

Writer Officina: Quale tecnica usi per scrivere? Prepari uno schema iniziale, prendi appunti, oppure scrivi d'istinto?

Costantino Pischedda: Sono decisamente più vicino alla scaletta che alla scrittura completamente d'istinto. Probabilmente emerge anche il mio lato da progettista. Prima di iniziare ho bisogno di conoscere almeno i personaggi principali, il punto di partenza, alcuni snodi fondamentali e una possibile conclusione. Questo però non significa seguire rigidamente uno schema. Durante la scrittura i personaggi spesso suggeriscono possibilità che inizialmente non avevo previsto e alcune scene cambiano posizione o addirittura scompaiono. La scaletta per me è una mappa: serve soprattutto per sapere dove sto andando, ma posso sempre scegliere una strada diversa se durante il percorso ne trovo una migliore.

Writer Officina: Quanto conta la Sardegna nella tua scrittura?

Costantino Pischedda: Molto, ma cerco di fare attenzione a non trasformarla semplicemente in uno scenario suggestivo. Il mio rapporto con la Sardegna è particolare perché nasce dalle radici familiari e dai lunghi periodi trascorsi sull'isola, soprattutto durante l'infanzia, ma anche dallo sguardo di chi è cresciuto altrove. Questo mi permette forse di conservarne contemporaneamente familiarità e sorpresa. Mi interessano molto i paesi, le distanze, i paesaggi meno conosciuti e soprattutto le persone. In Vento di Sardegna ho cercato di far sì che il territorio influenzasse realmente il percorso dei protagonisti invece di limitarmi a descriverlo. È sicuramente una delle terre che sento più vicine e che continuerà probabilmente a comparire nelle mie storie, ma non vorrei trasformarla in un confine narrativo: mi interessa poter raccontare anche altri luoghi, personaggi e realtà.

Writer Officina: Cosa c'è di te nei personaggi di Vento di Sardegna?

Costantino Pischedda: Non credo ci sia un personaggio che mi rappresenti direttamente. Preferisco distribuire piccoli frammenti. Ci sono luoghi che conosco, sensazioni che ho provato, ricordi trasformati dalla narrativa e probabilmente anche alcune mie fragilità. La cosa interessante della scrittura, però, è proprio partire da qualcosa di personale e modificarlo fino a renderlo appartenente a qualcun altro. Gabriel, Valentina e gli altri personaggi non sono persone reali, ma devono comportarsi come se lo fossero. Per questo cerco sempre di chiedermi non cosa farei io in una determinata situazione, ma cosa farebbe davvero quel personaggio.

Writer Officina: Cosa ti ha sorpreso maggiormente dopo la pubblicazione?

Costantino Pischedda: Il fatto che alcuni lettori abbiano colto aspetti del romanzo ai quali, mentre scrivevo, non attribuivo necessariamente la stessa importanza. È una delle cose più belle che accadono quando una storia smette di appartenere soltanto a chi l'ha scritta. Mi hanno colpito anche le persone che mi hanno raccontato di aver riconosciuto un luogo, una sensazione o una propria esperienza nel percorso dei personaggi. È probabilmente il momento in cui capisci davvero che il libro ha iniziato ad avere una vita indipendente dall'autore.

Writer Officina: In questo periodo stai scrivendo un nuovo libro? È dello stesso genere di quello che hai già pubblicato, oppure un'idea completamente diversa?

Costantino Pischedda: Ho diversi progetti in fase di sviluppo. Uno di quelli sui quali sto lavorando mantiene un legame con l'universo di Vento di Sardegna e con alcuni dei suoi personaggi, ma vorrei evitare di scrivere semplicemente una ripetizione del primo romanzo. Mi interessa vedere cosa accade alle persone dopo che una storia apparentemente si è conclusa, perché nella vita i problemi non si risolvono definitivamente all'ultima pagina. Parallelamente sto sviluppando anche idee appartenenti a generi differenti: mi piacerebbe confrontarmi con il thriller, ma anche con il romanzo di formazione. Non vorrei quindi legare la mia scrittura a un unico genere o a una sola ambientazione. Credo che cambiare registro, mantenendo però attenzione ai personaggi e alla loro evoluzione, sia anche un modo per continuare a imparare.

Writer Officina: Che cosa vorresti che rimanesse a un lettore dopo aver terminato un tuo romanzo?

Costantino Pischedda: Prima di tutto vorrei che avesse trascorso qualche ora volentieri insieme ai miei personaggi. Non penso che un romanzo debba necessariamente insegnare qualcosa. Se però, una volta chiuso il libro, rimane la curiosità per un luogo, il ricordo di un personaggio o una domanda sulla propria vita, allora per me è già moltissimo. Mi piace l'idea di raccontare persone imperfette che, anche quando commettono errori, possono ancora cambiare direzione.

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