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Autore: Viviana Nobilini
Come una cometa
Racconti e poesie
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Come una cometa
Estratto del racconto "Il dolore congelato".
La mia amica Sara ha deciso solo ora di confidarsi, dopo anni di sofferenza, e sono onorata che abbia scelto me.
L'ho conosciuta sui banchi di scuola, in prima elementare, entrambe timide e impaurite, così diverse e così uguali, ma la vera Sara, con tutte le sue paure, l'ho conosciuta soltanto oggi, quando mi ha confidato che il suo matrimonio, in apparenza perfetto, è finito. Chi lo avrebbe mai detto?
Sara e Luca sembravano profondamente uniti, a volte anche troppo, in modo esagerato e quasi morboso. Oggi Sara è diversa, l'ho notato appena l'ho vista; ha il suo solito sorriso, ma i suoi occhi sono tristi, come spenti. Si è seduta accanto a me e ha cominciato a piangere. Le lacrime scendono silenziose a rigare il suo viso, lacrime di una vita, tenute nascoste a tutti, forse anche a se stessa.
Quando si asciuga il viso, le stringo una mano tra le mie, senza parlare.
Dopo pochi attimi di silenzio, mi informa con un filo di voce che presto si separerà. Grande è la sua preoccupazione per le tre figlie, soprattutto per la più piccola, che si rifiuta di accettare una soluzione che ormai è l'unica possibile.
Sara e Luca sono sposati da vent'anni e il loro rapporto è sempre stato esclusivo e chiuso, come se avessero voluto proteggerlo da tutto e da tutti, anche se, a dire la verità, forse avrebbero dovuto proteggerlo da loro stessi.
Ascolto in silenzio le parole della mia amica, tenute nascoste troppo a lungo, che ora escono come un fiume in piena.
All'improvviso si interrompe, per poi quasi subito chiedermi se mi ricordo della sua lunga assenza da scuola in quarta liceo, quando aveva raccontato a tutti di avere avuto una brutta influenza.
Annuisco. Me lo ricordo bene perché in quell'occasione lei non mi telefonò per chiedermi i compiti, cosa che eravamo solite fare quando una o l'altra era assente. Era tornata a scuola pallida e smagrita e con un'ombra nello sguardo che non l'aveva più abbandonata.
A diciassette anni, però, non ci si fanno troppe domande e solo ora, dopo aver saputo, comprendo. Ripensandoci, avrei potuto esserle vicino o, come sostiene lei, forse l'avrei giudicata.
A quel tempo Sara non si era fidata di me, come di nessun altro, e aveva tenuto dentro di sé il suo grande dolore. Ora, finalmente, mi ha scelto per liberarsi e io ne sono molto onorata.

Estratto del racconto "La colonna dei ricordi".

Ricordo la bellezza dei tramonti di Portonovo, il mare che si dipingeva del rosso del cielo, il sole che sprofondava nel mare e il celeste con le prime stelle sopra il promontorio.
Si arrivava alla spiaggia di sassi attraverso uno stretto sentiero tracciato nel monte che ora è sepolto dai rovi.
Là, dove oggi è pieno di ombrelloni e sdraio, a quei tempi c'era solo qualche telo adagiato a terra e la spiaggia era libera. L'acqua era di una bellezza e di una purezza indescrivibili, di ogni tonalità di azzurro, e si vedevano i pesci nuotare indisturbati. Per comodità indossavamo sandali di gomma per camminare sui sassi e li tenevamo anche per fare il bagno per evitare i ricci di cui allora il mare era ricco.
In quell'acqua cristallina, che dopo pochi passi diventava subito alta, mio padre mi insegnò a nuotare. Insegnò a nuotare anche a Mirco, un simpatico bimbo paffutello, e dopo qualche anno anche ai suoi fratelli gemelli Anna e Antonio. Avevano una bella stanza al piano terra vicino all'appartamento di Carmela, la signora ultraottantenne che era a capo di tutta la colonia, la stessa che, da giovane, aveva badato a mio padre e agli altri piccoli invalidi.
Temevo molto Carmela perché quando, dopo pranzo, mi trovava a girovagare per la colonia, mi sgridava tantissimo, ricordandomi che tra le quattordici e le sedici dovevo rispettare le due ore di silenzio e andare a riposare.
Tra i colori di quel luogo incantato e con il rumore del mare in sottofondo, mi innamorai per la prima volta.

ESTRATTO DEL RACCONTO “TI RICORDI DI ME ?”
Un altro lungo litigio con mio marito, sempre le stesse offese, gli stessi rimproveri, la stessa esasperazione di ogni giorno, ormai da mesi, anni.
Mi chiudo in camera, come ogni sera, e, quasi per gioco, decido di iscrivermi a Facebook. Non c'è nulla di male, tutte le mie amiche hanno un loro profilo e, un po' timorosa e un po' emozionata, apro una mia pagina.
Cominciano ad apparirmi decine di suggerimenti di amicizia, comprese quelle delle mie più care amiche.
Tra i vari volti che si susseguono tra i suggerimenti di Facebook, uno in particolare attira la mia attenzione perché mi ricorda il mio primo ragazzo. Anche il nome è lo stesso, quindi sono sicura che si tratti di lui.
Mentre mi soffermo a osservare la sua foto di copertina, mi assale una strana sensazione: è come se lui mi chiamasse e una forza interiore mi spingesse a chiedergli l'amicizia.
In una sorta di trance, allego anche un messaggio: “Ti ricordi di me? Sono passati tantissimi anni da quell'estate al mare.”

ESTRATTO DEL RACCONTO “INCANTESIMO”
Diana si era alzata molto presto, alle otto sarebbe arrivato l'imbianchino per cambiare colore alle pareti della villetta in cui abitava.
Era sabato, avrebbe voluto dormire di più, anche perché stava facendo un bellissimo sogno, ma la sveglia l'aveva di colpo riportata alla realtà e, dopo essersi fatta una doccia veloce, aveva raccolto i lunghi capelli rossi con un fermaglio, si era data un velo di trucco e aveva indossato un paio di jeans attillati e una maglietta.
Si guardò nello specchio, soddisfatta del risultato.
Diana era bellissima, ma era stata molto sfortunata in amore. Alle spalle aveva un matrimonio finito per un tradimento di suo marito, che l'aveva trascinata nel baratro della depressione per quasi un anno. Da qualche giorno, però, finalmente si sentiva meglio e aveva deciso di concentrarsi su se stessa, come le aveva suggerito il suo psicologo.
Aveva ricominciato a uscire con le amiche, a fare ginnastica, e aveva deciso di rinnovare un po' la casa per rallegrare l'ambiente in cui trascorreva gran parte del tempo.
Era una scrittrice e la sua casa era anche il suo luogo di lavoro. Aveva sempre amato leggere e dopo la separazione aveva trasformato la passione per la scrittura nella sua professione.
Udì un'auto avvicinarsi e corse ad aprire il cancello.
Quando erano ancora sposati, Diana e Andrea avevano scelto di vivere in campagna, circondati da alberi e piante di ogni tipo. Amavano la natura e il silenzio e il loro giardino era sempre pieno di colori. Negli ultimi mesi, però, nessuno lo curava più ed era molto trascurato.
L'auto entrò nel cortile.
Dalla finestra Diana vide un uomo dai capelli brizzolati chinarsi sul sedile del passeggero, prendere un grosso tomo e quindi uscire dall'auto.
Si affrettò ad aprire la porta e lo salutò.

POESIA “A TE”
Un lungo interminabile abbraccio,
dolce ricordo di te...
le tue mani tra i miei capelli,
le tue calde carezze,
l'intensità dei nostri silenzi...
Ti ritrovo in un gesto,
in uno sguardo,
in una parola...
Tutto mi ricorda te
e a te mi riporta,
dolce Anima inconsapevole,
legata a quella catena invisibile
ma così stretta
che solo la forza del vero Amore
può spezzare...
E io ti amo.

POESIA “RICORDO”
Tra i flutti ti cerco
Antica bellezza anzitempo sfiorita...
Specchio la mia stanchezza
nella cristallina distesa
e ritrovo te, compagno
dei miei ricordi
cometa che m'hai pervaso
e, svanita in un istante,
nel buio hai avvolto la mente.
Nell'eterna altalena
le onde rincorrono il nulla
cancellando l'impronta d'un bacio.
Ti inseguo per non perderti ancora,
ma la nebbia offusca
il confuso ritorno dell'ombra.

POESIA “ILLUSIONE D'AMORE”
Amico mio,
odo ancora le tue risa infantili,
quando tra il grano rincorrevi una lucciola
e sognavi tesori di fate.
Era dolce la tua compagnia,
ti piaceva ascoltare i miei sogni
e asciugarmi le lacrime
ai miei tristi risvegli.
Ora è il mio turno,
tocca a me consolarti...
Le hai creduto
quando con lui tramava nell'ombra
e mentre gridava di amarti
a lui sussurrava le stesse parole
e su di te costruiva menzogne.
Non piangere,
lascia che il tempo riporti equilibrio
laddove colei che osa dirsi donna
ha ordito un ignobile inganno...

Viviana Nobilini

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Erri De Luca Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
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