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Autore: Viviana Nobilini
La maschera dell'anima
Thriller Psicologico
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La maschera dell'anima
Ancona, 1 marzo 2020.

Sono le tre del mattino e Adriana non riesce a dormire, non vuole dormire. Quel posto sconosciuto è freddo e vuoto.
Pensa alle vicende dell'ultimo anno e fa di tutto per restare sveglia. Poi, quando i primi raggi del sole cominciano a filtrare dalle fessure delle imposte, chiude gli occhi e si addormenta.

Ancona, 13-14 gennaio 2019

Era domenica e sua figlia aveva la febbre alta. Dopo aver cercato inutilmente in casa un antipiretico, si collegò a Internet per controllare se la farmacia di Offagna fosse aperta. Non lo era e quella di turno si trovava in una zona periferica di Ancona, a circa trenta chilometri da lì.
Guardò dalla finestra: pioveva e le fronde dei sempreverdi erano scosse dal vento forte.
Misurò di nuovo la febbre a Laura, con la speranza che nel frattempo si fosse abbassata, ma la temperatura era salita ancora di più: trentanove e quattro.
Provò a contattare suo marito, che era dovuto andare a una riunione di lavoro, ma il suo cellulare era spento. L'idea di dover uscire con quelle condizioni atmosferiche e, soprattutto, di lasciare sua figlia in casa da sola, la inquietava, ma si rendeva conto che era l'unica soluzione.
Sistemò la bambina davanti alla TV, a guardare il suo cartone animato preferito, si vestì in fretta con gli abiti che aveva a portata di mano, aprì il portone e fu assalita da un vento così freddo e pungente che la fece rabbrividire.
Era un giorno festivo e per fortuna non c'era traffico, così
arrivò alla farmacia in meno di trenta minuti. L'ampio parcheggio del centro commerciale adiacente era quasi vuoto.
Uscita dall'auto, avvertì che in città l'aria era molto più mite rispetto al paese in collina dove abitava.
Appena fuori dalla farmacia, Adriana pensò di portare un piccolo dono alla figlia. Entrò nel centro commerciale, dove si trovava una profumeria che in quel momento era vuota. Quando entrò, la commessa, appoggiata con i gomiti al bancone, la fissò con uno sguardo penetrante.
- Salve, mi può consigliare un profumo o delle saponette per una bambina di dieci anni? - chiese. La commessa non rispose e continuò a guardarla con insistenza. - Mi scusi, mi ha sentito? - ripeté. La donna rimase immobile, senza parlare. A quel punto Adriana si avvicinò al bancone:
- Tutto bene? Vorrei fare un dono a mia figlia e... - Solo allora la donna si mosse e andò a prendere una trousse contenente delle saponette a forma di farfalla e un profumo per bambine.
Adriana scelse la trousse.
Osservò le mani della commessa intente a incartare il pacchetto. Erano esili, con unghie molto curate. Poi alzò lo sguardo e le guardò il viso: aveva occhi chiari con ciglia lunghissime e belle labbra.
Terminato il lavoro, la donna le sorrise. - Mi sembra di averla già vista, è venuta altre volte in negozio? -
- Sì, sono venuta qualche volta, ma mi ha servito un suo collega - , rispose Adriana.
- Allora dobbiamo esserci incontrate da qualche altra parte. Vada piano con l'auto, con questo tempo... Ogni giorno si sentono notizie di incidenti, soprattutto sulle strade di campagna - , le disse, porgendole il pacchetto. - L'asfalto è scivoloso ed è facile andare fuori strada - , aggiunse, tornando a fissarla con uno sguardo penetrante.
Adriana avvertì un brivido lungo la schiena e, turbata, si diresse verso l'uscita con un frettoloso “Arrivederci”.
Durante il viaggio di ritorno non riusciva a togliersi dalla mente le parole di quella donna e, soprattutto, il suo sguardo.
Come fa a sapere che devo percorrere strade di campagna? si domandava.
Arrivata davanti alla sua villetta, allontanò quei pensieri, corse a dare la medicina a sua figlia e preparò la vasca per un bagno caldo, di cui sentiva forte il bisogno.
Mentre l'acqua riempiva la stanza di vapore, squillò il cellulare e l'allegria nella voce di suo marito le fece tornare il buonumore. - Ciao amore, la riunione è appena finita, sto tornando a casa. -
- Bene, ti aspetto. Vai piano - , gli disse lei.
La vasca era piena, pronta ad accoglierla in quel tepore, ma prima di entrare nell'acqua profumata si accertò che la piccola riposasse tranquilla.
Immersa nella schiuma, chiuse gli occhi per rilassarsi, ma dopo pochi istanti le apparve lo sguardo della commessa. Si alzò di scatto, facendo traboccare l'acqua dalla vasca. Tremante, indossò l'accappatoio, respirò profondamente e si impose di calmarsi.
Seduta sul bordo della vasca, con la testa tra le mani, si ripeteva che lo stress e la stanchezza le stavano facendo brutti scherzi.
In quel momento sentì il rumore della chiave nella serratura.
- Sei tu, Claudio? - domandò, ma non ebbe risposta.
Mai prima di allora si era sentita così a disagio nella sua stessa casa, che per lei aveva sempre rappresentato un nido sicuro.
Impaurita, uscì dal bagno e raggiunse la porta d'ingresso, che trovò spalancata. Si armò di coraggio e si affacciò sul giardino, dove nel buio avvertì un rumore di passi. D'istinto chiuse la porta, ma udì i passi avvicinarsi.
- Chi è? - gridò, tremando di freddo e di paura.
- Che fai, mi chiudi fuori? - la voce di Claudio la tranquillizzò.
- Perché non mi hai risposto? Mi hai fatto prendere uno spavento - , lo rimproverò, riaprendo la porta.
- Chi pensavi che fosse, a quest'ora? -
- Ho avuto una giornata difficile... - gli sussurrò, abbracciandolo. Poi si asciugò in fretta e si infilò un pigiama caldo.
Grazie alla Tachipirina e alla profonda dormita, la piccola stava meglio e corse anche lei ad abbracciare il padre.
Adriana apparecchiò la tavola; il profumo delle verdure del minestrone invase la cucina.
Non fece cenno all'incontro fatto in profumeria, non voleva turbare Laura e neppure far preoccupare suo marito, ma quella notte faticò a prendere sonno e dormì soltanto due ore. Non faceva altro che ripensare a quella donna, al modo in cui l'aveva guardata e alle sue parole.
L'indomani si svegliò stanca e nervosa. Anche Claudio quella mattina era piuttosto serio.
A colazione, Adriana gli raccontò l'episodio del giorno prima.
- Tesoro, conosco di vista quella donna, Franco è un mio cliente - , le disse lui.
- Chi è Franco? - chiese Adriana, incuriosita.
- Il titolare del negozio. -
- Ascolta, Claudio, a me quella tipa ha fatto una pessima impressione. Mi fissava con uno sguardo cattivo e mi ha anche detto di andare piano sulle strade di campagna - , disse lei, molto nervosa. - Come diavolo faceva a sapere dove abito? - aggiunse.
- Appunto, non lo può sapere! Avrà detto la prima cosa che le è venuta in mente. Secondo me stai esagerando. E comunque, se quella donna ti mette ansia, non andare più in quella profumeria. Il problema non sussiste. -
- Stai lontano anche tu da lei e da quel negozio - , disse, alzando la voce, ancora più agitata.
- Che cosa ti prende? Sei sicura di star bene? - le chiese lui, alterato.
Si rendeva conto che la sua reazione poteva sembrare esagerata, ma le emozioni che provava erano così intense da non riuscire a controllarle.
Quando Claudio uscì per andare al lavoro, si salutarono in fretta e un senso di tristezza e sconforto la accompagnò per il resto della giornata.
Anche sua figlia le chiese perché fosse così nervosa.
- Non preoccuparti, sono solo un po' stanca - , la rassicurò, prendendola sulle ginocchia.
La baciò sulla fronte e constatò che la febbre era sparita. Era pentita per la reazione che aveva avuto nei confronti di Claudio e decise di telefonargli per scusarsi.
Il fatto che lui conoscesse la commessa le creava un profondo disagio, ma non sapeva come avrebbe potuto spiegarglielo. D'altra parte, non riusciva a spiegarlo nemmeno a se stessa.
Quel giorno riuscì a lavorare poco: scrisse solo metà dell'articolo sull'ordigno bellico che era stato rinvenuto ad Ancona e l'indomani doveva consegnarlo.
Scriveva e cancellava in continuazione, finché accartocciò il foglio e lo gettò nel cestino.
Più nervosa che mai, si alzò e andò a cucinare con Laura. Quando Claudio tornò a casa, l'aria profumava di pizza al formaggio.
- Che profumino! Ho una fame - , esclamò lui.
Dopo una piacevole serata, accompagnò la piccola in cameretta e, prima di lasciarla, accese la luce a forma di farfalla.
Claudio era già sul divano davanti al televisore, con le cuffie alle orecchie.
Gli si avvicinò; avrebbe voluto parlargli, ma lui era concentrato nella visione di uno dei suoi film di fantascienza preferiti. Si diedero un bacio frettoloso e Adriana si mise seduta davanti al computer.

Viviana Nobilini

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Erri De Luca Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
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