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Autore: Carla tommasone
Al sapore di mare e di vento
Romanzo
Lettori 71
Al sapore di mare e di vento

Un cliente interessante.

Nicky inspirò profondamente riempiendosi i polmoni di vento caldo.
Le raffiche erano così violente quel mattino, che la scuotevano, obbligandola a mantenersi con forza alla balaustra.
Il mare, poco lontano, era increspato, alto, e il vento sollevava bracciate d'acqua marina che trasportava con sé, lasciandola poi ricadere a pioggia in un arco abbagliante nei colori dell'arcobaleno.
Non era uno spettacolo inconsueto.
Quella era un'isola sempre battuta dal vento e il Meltemi spirava capriccioso per gran parte del tempo nei mesi più caldi, catabatico, rendendo così le temperature al suolo sopportabili.
Nicky puntò lo sguardo sul cielo terso, intensamente azzurro, i colori più vividi del solito per il gran vento e, la bellezza e la potenza della natura che la circondava, per un attimo, la lasciò senza fiato.
È di questo che devo godere! Si ripeté per l'ennesima volta afferrando l'ansimo di pace che cercava di emergere dal suo animo tormentato.
Chiuse gli occhi lasciandosi scuotere dalle raffiche prepotenti di vento.
Ecco, sono solo una foglia sospinta dal vento. Ora sono qui, domani potrei essere altrove. Non ho radici, non ho punti fermi, non ho legami. Sono stata strappata al mio albero e ora posso solo lasciarmi guidare dal vento, posarmi al suolo quando esso si placa, o librarmi in volo quando riprende a spirare.
Ho sbagliato a comprare la locanda.
Ma dovevo pur dedicarmi a qualcosa per impegnare il tempo e garantirmi la sopravvivenza, pensò con un sospiro riaprendo gli occhi.
Erano dello stesso azzurro intenso del cielo ma Nicky non poteva vederli se non ponendosi davanti a uno specchio, tuttavia, il suo aspetto era diventato così poco determinante che non si specchiava mai.
Rientrò in casa scuotendosi i capelli. Il vento li aveva quasi asciugati del tutto. Si sfilò l'accappatoio e infilò un abito azzurro come i suoi occhi, con sottili bretelline, composto da due veli inconsistenti di diverse lunghezze sovrapposti che non le si appiccicavano addosso.
Lo aveva comprato da Abel a pochi euro e amava quel vestito più di ogni altro suo capo di abbigliamento, ben più costoso e di buona qualità.
Non faceva che lavarlo giacché asciugava in un nanosecondo, e indossarlo di nuovo. Chissà se Abel avrebbe potuto procurargliene altri, magari in colori diversi.
Raccolse i capelli in una pratica coda, pensando a quello che doveva fare con urgenza.
La casa era situata più in alto rispetto alla locanda ma il vento era troppo impetuoso quel mattino perché potesse risparmiare la trattoria con le sue possenti raffiche.
Doveva avvertire Samir di proteggere il lato occidentale della terrazza con i pannelli di bambù, se già lui non ci avesse pensato. E poi controllare che le verdure fossero state grigliate secondo le sue disposizioni.
Ultimamente Caterina tendeva a scottarle soltanto e i clienti non le apprezzavano, giudicandole crude.
Uscì dalla casa e s'incamminò lungo il breve pendio che conduceva alla locanda, sospinta dalle violente raffiche. Fu costretta a mantenere con le mani i veli svolazzanti serrandoli contro le gambe per evitare che si sollevassero completamente. Il vento sibilava vicino alle sue orecchie ma il fruscio era coperto dal continuo frinire delle cicale che risultava piuttosto assordante.
Senza quel vento impetuoso la calura sarebbe stata opprimente già da quelle prime ore del mattino, perciò, come tutti del resto, benediceva quel Meltemi benevolo, ciò nonostante, quando entrò nella locanda respirò di sollievo.
Le raffiche fuori erano così violente che l'avevano stordita.
L'ambiente all'interno della locanda era fresco, ancora tranquillo e le grandi pale a soffitto smuovevano l'aria dolcemente nella sala principale. Nell'altra sala da pranzo era in funzione il condizionatore per i clienti più esigenti.
Attraversò l'atrio e quando mise piede sulla terrazza si avvide che il bravo Samir aveva già provveduto a innalzare i pannelli, proteggendo così, il lato più esposto alle correnti.
«È troppo presto per mangiare?»
Si volse rapida e sorpresa perché non aveva udito nessuno avvicinarsi. Eppure, l'uomo che si ritrovò davanti era alquanto imponente e Nicky si chiese come facesse ad avere un passo tanto felpato da non produrre alcun rumore, considerando la sua stazza.
Non era grasso ma alto e muscoloso, forte nell'ossatura, con un paio di spalle che facevano pensare a un armadio, e un torace ampio che denotava una ovvia e sorprendete capacità polmonare.
Indossava una t-shirt grigia il cui cotone si tendeva sul petto muscoloso. Anche le braccia mostravano una compatta fascia muscolare e bicipiti ben evidenti. Il bacino era stretto, le gambe lunghe e inguainate in un paio di jeans stinti e logori che ne ponevano in evidenza la tonicità.
Lo sconosciuto aveva i capelli scompigliati dal vento, la barba di un paio di giorni sul viso, la pelle bianca del turista appena sbarcato sull'isola dopo un viaggio alquanto turbolento.
«No», rispose indicando attorno a sé. «Dentro o fuori?» chiese sollecita.
«Assolutamente fuori!» rispose lui deciso.
Nicky indicò un paio di tavoli piccoli. «Scelga! Al momento la terrazza è tutta sua.»
Un angolo delle labbra dell'uomo si incurvò in un sorriso che coinvolgeva solo mezza bocca.
«Magnifico!» mormorò dirigendosi verso uno dei tavoli con passo rapido.
«Oh Nicky, sei arrivata ... ho installato i pannelli, hai visto?» l'aggiornò Samir raggiungendola rapidamente.
«Bravo Sam, ben fatto. Porta del vino e un po' di antipasti per il Signore» suggerì voltandosi verso il cliente che stava tentando inutilmente di darsi una sistemata ai capelli. Erano mossi e folti, di un bel castano dorato e gli ricadevano sulla fronte in ciocche disordinate mosse dal vento perché, sebbene il lato occidentale della terrazza fosse protetto dai pannelli, il vento si infiltrava ovunque trovasse spazio creando instabili mulinelli.
«Che cosa desidera mangiare?» chiese Nicky gentilmente.
«Pesce?» domandò lui per risposta ma già Samir gli stava sottoponendo la lista del menù.
L'uomo si prese qualche minuto per studiarla e Nicky non si mosse, in attesa.
Avrebbe potuto allontanarsi e poi tornare ma, qualcosa di indefinito la obbligava a restare là davanti all'uomo, a studiarlo con crescente curiosità, provando ...
Le lunghe dita dello sconosciuto corsero ancora una volta al capo, nel vano tentativo di ordinare i capelli e la carezza sul suo capo fu così sensuale che qualcosa si agitò nel ventre di Nicky.
Sì, era proprio il suo istinto sessuale che si risvegliava davanti a quell'uomo benché non fosse né bello, né dichiaratamente a caccia. Eppure, quelle lunghe dita avevano un che di ipnotico, le ampie spalle squadrate e il torace muscoloso l'attraevano, sembravano magnetizzarla e sorprendentemente si immaginò pressata contro quel corpo possente, coperta e schiacciata da lui, anzi no, non schiacciata perché davvero avrebbe potuto sopraffarla facilmente ma posizionata sopra di lui, libera di cavalcarlo come fosse stato un fiero stallone, un esemplare di razza impetuoso e ardente ...
«Spaghetti allo scoglio e l'orata alla brace» specificò l'uomo sollevando il capo a cercarla, interrompendo simultaneamente i suoi pensieri conturbanti.
Due occhi scuri, penetranti e attenti la fissarono studiandola.
Ovviamente italiano, si disse Nicky, benché lo si sarebbe potuto scambiare facilmente per greco.
Scosse il capo. «Quello è per i turisti giacché le orate sono di ieri. Se per te non fa differenza ti consiglio la spigola che ho preso questa mattina e gli spaghetti agli scampi» replicò e l'uomo sorrise di nuovo a mezza bocca, scrutandola con espressione incuriosita e interrogativa.
«Menù per i turisti? Ed io che sarei secondo te?» chiese vagamente divertito.
«Sei di casa» rispose scioccamente perché era certa di non aver mai veduto prima quell'uomo anche se inspiegabilmente, lo percepiva come un amico.
Come poteva provare quell'impulso amichevole? Forse perché era italiano come lei e il fatto che era tanto grosso e muscoloso lo rendeva inspiegabilmente sicuro.
Ed era anche attraente.
La fitta acuta nei seni le fece inturgidire i capezzoli.
Annaspò incredula certa di avvertire fitte di puro desiderio. E quella consapevolezza la stupiva, la sconcertava perché aveva ormai dimenticato di essere una donna in grado di provare desiderio per un uomo. Da cinque anni non aveva più pensato al sesso, al desiderio, alla carnalità, alla stretta di un paio di braccia capaci di sollevarla senza sforzo.
E non era la visione di un palestrato con i bicipiti gonfi e una presumibile tartaruga sull'addome a sensibilizzare i suoi sensi. No, c'era qualcosa d'altro, qualcosa di più in quella solida struttura. Forse la capacità di offrirle una sorta di riparo dalle brutture del mondo, una vaga, concreta ancora di salvezza. Quell'uomo era solido e inattaccabile!
Il suo sguardo divenne impercettibilmente più intenso, più fondo e lui la studiò come a volerla sondare, poi, stabilito che fosse sincera, annuì con il capo.
«Grazie della dritta, allora vada per gli scampi e la spigola» confermò mentre Samir, ritornato al tavolo, poneva su quello una brocca di coccio di vino bianco ben freddo e un piatto ricolmo di antipasti stuzzicanti.
«Magnifico!» sentenziò lui riportando gli occhi sul tavolo, occhi che scintillavano mentre si versava il vino.
Nicky si riscosse e si volse. Qualcun altro stava varcando la soglia della terrazza ma lei ignorò il nuovo gruppo. Se ne sarebbe occupato Samir, o Gloria e Celeste che ormai dovevano essere arrivate.
Si interessò personalmente di esaudire la richiesta dello sconosciuto domandandosi che cosa fosse accaduto quel giorno e davanti a quell'uomo.
Per quattro anni, sette mesi e quattordici giorni non aveva più guardato un uomo con interesse, né tantomeno, si era immaginata a consumare sesso, o aveva percepito la durezza dei capezzoli che, ancora irti, sfioravano il velo che li ricopriva acutamente sensibili.
Sì, da lungo tempo non si era sentita così attratta e desiderosa di essere avvolta e racchiusa da braccia forti o, semplicemente, di essere stretta contro il petto di un uomo in un intimo abbraccio per percepire un po' di salutare calore.
Che il Meltemi di quel mattino avesse infino spazzato via la cenere sotto la quale si era sepolta dalla morte di Fabio?
Appoggiò il barattolo del sale sul piano di lavoro e sgusciò verso l'angolo destro della cucina e sbirciò nella finestrella alta che guardava sulla terrazza.
Il suo uomo era visibile e ammirava il mare, lo contemplava assorto, ignaro di essere osservato. La fronte era corrucciata, segno che al momento doveva essere afflitto da qualche preoccupazione. Lo sguardo lontano guardava senza realmente vedere.
Lui sospirò sollevando una mano dalle lunghe dita a massaggiarsi il viso. La barba in crescita doveva prudergli.
Nicky corse a rimestare la pasta nella pentola ma poi tornò alla finestrella.
L'uomo sorseggiava il vino gustandolo con gli occhi semichiusi.
Aveva già spazzolato gli antipasti.
Sì, doveva avere una fame da lupo con quella struttura così forte e, benché pallido, doveva essere sicuramente in salute.
Tuttavia, di certo, non era un patito del sole.
Ritornò ai fornelli e si affaccendò schivando abilmente Caterina che s'interessava ad altre pietanze.
Spiattò gli spaghetti e decise di servirli personalmente.
Non che volesse qualcosa da quell'uomo, però, lo avrebbe ancora osservato volentieri più da vicino per cercare di comprendere perché diavolo la attraesse tanto.
Durante il breve attraversamento della terrazza si concentrò sulle sue mani. Erano grandi, facevano pensare a badili, eppure, le dita lunghe si muovevano con eleganza e una certa sensualità. L'anulare sinistro era privo di una vera.
Una di quelle mani si assestò sul capo un po' rabbiosa ma la rabbia era inutile contro quel vento che continuava a scompigliargli i capelli già un po' mossi. Crescendo ancora, quei capelli si sarebbero sicuramente inanellati. Gli conferivano un'aria da ragazzino, così folti e disordinati ma l'impressione era ingannevole considerando le rughette agli angoli degli occhi. Doveva di certo aver superato la trentina, come lei che di anni ne aveva appena compiuti trentatré.
«Buon appetito» augurò quando gli fu vicina ed ebbe deposto il piatto davanti a lui.
«Grazie, il profumo è davvero allettante!» replicò l'uomo che aveva occhi solo per gli spaghetti.
Nicky sorrise arretrando.
Non aveva dubbi che avrebbe scoperto un sapore “magnifico”!
Mosse solo un paio di passi prima di essere raggiunta dal mugolio di piacere del cliente. «Magnifici, divini!» borbottò lui indirizzando a Nicky che si era voltata, uno sguardo d'intesa, deglutendo il boccone d'assaggio.
Nicky ritornò in cucina e si dedicò ai suoi compiti, eppure, di tanto in tanto si affacciava alla finestrella sulla terrazza per sbirciare fuori.
Molti clienti erano venuti e se ne erano andati ma lui era sempre là. Aveva finito di mangiare da un pezzo e aveva continuato a chiedere brocchette di vino freddo che aveva sorseggiato lentamente, gustandolo appieno.
Ora il suo sguardo non era più vivace e attento come lo era stato al suo arrivo. Normalmente a Nicky non sarebbe importato di quanto vino bevessero i suoi clienti, tuttavia, non voleva che quell'uomo si ubriacasse e uscisse barcollando dal ristorante.
Forse era giunto il momento di somministrargli un buon caffè napoletano.

Carla tommasone

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