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Autore: Carla Tommasone
Nella Fiamma della passione
Erotico
Lettori 9
Nella Fiamma della passione

«Anija ha visto le analisi di Gloria. È tutto okay» disse Georgij lanciando un'occhiata in un monitor.
«Bene» rispose Mikhail aggiornando il suo registro.
«Ma quello è nudo?» sbottò incredulo Georgij.
Mikhail sollevò il capo e lanciò uno sguardo al monitor.
«Già, e ancora ti stupisci delle bizzarrie della gente?» chiese riprendendo ad annotare qualcosa. «Pertanto, nel caso dovesse arrivare datele la spilla e mandatela nella camera ventinove con tutte le indicazioni e mi avvertite all'istante, ovunque io sia» precisò mostrando l'auricolare inserito nell'orecchio.
«Ne sei certo Misha? Guarda che non è assolutamente ...» iniziò Georgij divertito ma si bloccò perché Mikhail aveva sollevato di scatto il capo e ora lo fissava con il suo sguardo più freddo e deciso.
«L'ho precisato da subito che lei è mia e non scherzavo» chiarì con voce fonda.
«Okay Misha, scherzavo ... ma secondo te, cosa crede di fare quello, tutto nudo? E devo mandare qualcuno?»
«Sì, è il caso, e agisci anche con sollecitudine. Non vorrei che la visione accenda troppo gli animi dei più facinorosi.»
«Sì, ora chiamo la sicurezza ... ah, c'è Arkadij ...» precisò sentendo la voce del fratello nell'auricolare. «Sì, lo hai visto?» chiese poi attivando il contatto e parlando con il suo gemello. «Ci pensi tu? ... Ti mando rinforzi? ... Sì, ti sto vedendo dal monitor ... ma che fa? Crede di essere cosa? Invisibile? Ma quello è matto!»
Georgij si rivolse a Mikhail. «Arkadij lo ha portato via. Gli fornirà un camice ... da matto» considerò ridacchiando.
«Bene ... qui ho finito per il momento. Vado da Irina che devo discutere con lei di alcune questioni. L'auricolare è aperto nel caso tu abbia bisogno di me» precisò Mikhail con un sorriso che incantò anche il fratello.

Si dia inizio ai giochi

Georgij stava sorseggiando un caffè nel suo ufficio quando la porta si aprì ed Albert mise dentro la testa.
«La signorina ha chiesto di uno di voi» annunciò facendosi da parte e lasciando passare la ragazza mascherata.
Gloria sollevò la mascherina sul capo e sorrise.
«Ciao Geo.»
«Ciao Gloria, sei arrivata alla fine. Vieni, accomodati. Sei pronta per il tuo primo desiderio?»
«Sì.»
«Scusa un attimo» disse Georgij aprendo la linea dell'auricolare.
«È qui» disse in russo, poi si rivolse di nuovo a Gloria.
«Allora, ti rammento che hai tre desideri a disposizione. Nel limite del possibile ti sarà concesso tutto ciò che hai richiesto. Alla fine dell'intrattenimento puoi anche lasciare una recensione nella cassetta della posta nell'atrio del salone d'accesso al castello e dichiarare se ci sono state carenze o, eventualmente, suggerire ulteriori accorgimenti per il raggiungimento del tuo fine.
Questa è la spilla in dotazione che puoi appuntare sull'abito.
Vuoi giocare già da questa sera?»
«Sì.»
«Molto bene. La stanza a te assegnata e la numero ventinove del secondo piano. Nel momento in cui accenderai la luce avrai a disposizione cinque minuti per metterti comoda, dopodiché la luce si spegnerà e non sarà possibile riaccenderla per le successive due ore. Sarai subito raggiunta dal Genio e poiché sarete al buio, ti sarà permesso di togliere la maschera e quanto altro vuoi. Dopo questa sera il Genio sarà a tua disposizione per altre due volte e glielo puoi comunicare direttamente con questo cercapersone senza necessariamente tornare da me. Basterà una mezzora dalla chiamata perché vi possiate ritrovare sempre nella camera ventinove che da oggi e a tempo indeterminato sarà riservata a te. È tutto chiaro? Sei tranquilla? Vuoi ripensarci? Vuoi cambiare qualcosa in quelle che sono le tue richieste?» chiese Georgij studiando la ragazza. Era davvero molto bella e anche a lui non sarebbe dispiaciuto affatto intrattenerla ma il capo era Misha e, in considerazione del fatto che non interveniva mai personalmente, quando poi decideva di farlo, bisognava lasciargli spazio.
Gloria annuì. «Sì, è tutto chiaro e no, non ho ripensamenti» chiarì tendendo la mano a prendere la spilla e il cercapersone.
«Domande?»
«Sì, ne ho una. Nel caso fossi estremamente soddisfatta e volessi prolungare il gioco dopo le tre volte consentite per i tre desideri, potrei farlo?»
«Sì, certo, ma in quel caso di solito i ruoli si invertono e dovresti poi essere tu il Genio disposto a esaudire tre desideri, sempre che sia d'accordo anche il tuo partner a prolungare il gioco.»
«Capisco.»
«Bene, buon divertimento e che ogni tuo desiderio possa essere esaudito nel migliore di modi.»
«Grazie Geo» rispose Gloria infilando il cercapersone nella borsa e appuntandosi la spilla sull'abito. Poi si calò la mascherina sul viso e si avviò all'uscio già pervasa da un senso di aspettativa che le stava montando dentro una marea.

Il primo desiderio esaudito

Mikhail inspirò profondamente salendo rapidamente le scale del passaggio segreto.
Quel castello sembrava un colabrodo tanti erano i passaggi che ponevano in comunicazione le varie stanze. Era stata una fortuna aver rinvenuto quelle mappe nel cassetto segreto dello scrittoio antico nel salotto verde della casa di Irina e, grazie alla sua curiosità, che gli aveva imposto di studiare quella strana levetta, per ore, prima di capirne il meccanismo e comprendere che aprisse un cassetto nascosto. Tuttavia, pensare a quel labirinto di passaggi segreti non lo aiutava a placare la sua ansia e se ne stupiva, perché normalmente, prima di incontrare una ragazza non era affatto nervoso.
Ma forse, sapendo che Gloria richiedeva tutto il suo impegno, aveva un po' il timore di non riuscire nell'impresa.
Inspirò ancora cercando di tenere a bada la preoccupazione. Arrivò sul ballatoio ed entrò nella stanzetta spogliatoio. Si denudò rapidamente consapevole della pesantezza dei suoi genitali.
Calma bimbo, non sappiamo ancora come si evolverà questo gioco e se ci sarà soddisfazione anche per te, si disse carezzandosi il pene rigido.
Puntò l'occhio sullo spioncino ed ebbe la visione panoramica della stanza in cui era entrata Gloria. La luce era ancora accesa e lei si stava spogliando. Il pene ebbe uno spasmo che lo tirò più in alto.
Nonostante lo spioncino deformasse l'immagine, Gloria era una bomba coperta solo da peccaminosa biancheria nera che spiccava contro la sua pelle chiara. La osservò mentre era di schiena ad aprirsi i ganci del reggiseno per sfilarlo e lasciarlo cadere su una poltrona, poi si volse verso di lui mentre si sfilava anche gli slip e il membro ebbe una nuova impennata. Cazzo, sperava proprio di riuscire a soddisfare quella donna senza venirsi indosso, si disse mantenendosi il pene duro e pesante con una mano.
Vide Gloria andare verso il letto e il lento e sensuale ondeggiare delle sue natiche nude lo infiammò ancora un po', la vide scoprire il letto e tendersi per odorare le lenzuola e quindi, stendersi. E si dispose ad attendere con lei che la luce si spegnesse inalando profonde boccate d'aria per calmarsi e allentare un po' di tensione nel suo pene rovente.

Gloria aveva il cuore in gola.
Forse perché era nuda e si sentiva particolarmente vulnerabile o forse perché non sapeva come si sarebbe svolto quel gioco, ignorava cosa aspettarsi, chi l'avrebbe raggiunta, come l'avrebbe approcciata.
Alla fine, era là, in quel castello che tanto l'aveva attratta e vi era andata con la segreta speranza di riuscire a vivere un orgasmo in piena regola e a questo scopo, fidandosi dell'ignoto.
Lei aveva fornito ogni garanzia di sicurezza ma che ne sapeva dell'integrità di chi l'avrebbe raggiunta? C'era da supporre che così come avevano chiesto a lei le dovute garanzie, nello stesso modo avrebbero operato con gli altri ma se a raggiungerla fosse stato proprio Mikhail? Lui eseguiva accurati controlli? Poteva fidarsi? E fino a che punto poteva concedergli se stessa?
Ora cominciava a dubitare della validità di quella scelta.
Stava per alzarsi quando la luce si spense di colpo e la camera piombò nel buio.
Ecco, tempo scaduto, adesso non poteva più muoversi per non rischiare di incappare in qualche ostacolo.
Percepì un sibilo e uno spostamento d'aria e d'improvviso seppe di non essere più sola nella stanza.
Si schiarì la voce. «Ciao», bisbigliò immobile.
«Ciao.»
«E la tua spilla com'è? Io non posso vederla e non so niente di te. Chi sei? Che fai? Quante donne ti sei scopato oggi? Che mi farai? Forse ho sbagliato, forse ho sottovalutato tutta la situazione e mi pongo in pericolo, forse non è il caso che...»
«Sss, tranquilla» bisbigliò l'uomo posandole una mano sulla gamba.
Gloria sussultò.
«Non temere ... è tutto okay ed io sono sicuro ... qual è il tuo desiderio?» chiese con voce roca e sommessa e Gloria non riuscì a stabilire se fosse Mikhail. La sua mano si mosse con gentilezza risalendo lenta lungo la gamba.
«Vorrei provare un orgasmo ... non riesco più ...» ammise percependo le dita scivolare su per la coscia.
«E come vuoi arrivarci?»
«Come vuoi tu ... purché tu riesca a farmi rivivere quella sensazione.»
«Ci riuscirò se ti fiderai di me ...» bisbigliò l'uomo convergendo con la mano verso il centro delle cosce e quando la toccò proprio nel mezzo, Gloria ebbe un sobbalzo.
«Tesoro, se reagisci così mi farai scoppiare» bisbigliò l'uomo muovendosi sul letto e infilandosi presumibilmente tra le sue cosce aperte. Continuò a carezzarle quelle gambe vellutate con la pelle di seta con entrambe le mani ma puntando inevitabilmente verso il centro.
Gloria cominciò a stillare il succo del suo desiderio e quando la mano gentile le coprì il sesso fu pervasa da un brivido di eccitazione.
Si spinse contro quel palmo che prese a roteare lentamente inondandola di brama.
Il fatto di essere nel buio più completo la aiutava a muoversi senza inibizioni, a spingersi contro quel palmo per segnalargli il suo bisogno, ad accettare quelle carezze per ciò che erano anche senza vedere l'uomo che gliele apportava. Voleva che fosse Mikhail ma in quel momento proprio non aveva importanza. E d'improvviso fu la bocca dell'uomo a coprire ciò che il palmo aveva carezzato.
Gloria ansimò e tremò aggrappandosi al copriletto sotto di lei. Spinse il bacino in avanti, contro quella bocca ammaliatrice.
La lingua dell'uomo si spostava sensuale fra le sue pieghe e lei immaginò ancora che fosse la bocca di Mikhail a spostarsi su di lei e mosse maggiormente i fianchi contro di lui, il fiato corto, il calore a propagarsi da quella lingua rovente fin nel suo cuore. Incredibilmente era in viaggio, era stordita da quelle abili manovre e consapevole di essere totalmente coinvolta. Dunque, il buio pesto non le consentiva di distrarsi e le permetteva di percepire nettamente ogni evoluzione di quella lingua laboriosa, ogni spinta, ogni morso di labbra a quella congiunzione dura sulla quale lei voleva si accanisse e lui lo fece, come percependo il suo desiderio o intuendolo dai sussulti e dalle spinte contro di lui quando voleva che esercitasse una maggiore pressione proprio su quel nodulo gonfio e duro che ad un tratto parve dilatarsi e aprirsi per lasciar entrare in lei un piacere divino che si diffuse languido, inducendola a pulsare nella meraviglia.
Lui continuò a baciarla assorbendo nella sua bocca ogni contrazione poi, strusciò più in alto e non aveva ancora smesso di pulsare che lo sentì premere contro di lei con quella parte di lui così dura e rovente da stordirla.
Tuttavia, le chiese il permesso.
«Posso?» bisbigliò roco pungolandola con quella punta rovente che scivolava cauta nel suo umidore.
Rispose con un colpo deciso di fianchi.
Il membro duro scivolò nell'umido calore e andò a conficcarsi bene a fondo, robusto e incisivo, dilatato e imponente e Gloria si scoprì con sorpresa di nuovo pronta, ancora calda del precedente orgasmo ma già predisposta per il successivo, che percepiva vicinissimo.
Il suo uomo era duro, forte, solido e la colmava inducendola a fremere e a desiderare di pulsare ancora nel piacere. Lui cominciò a muoversi con un'urgenza che denotava anche il suo desiderio. I suoi colpi si fecero rapidi, serrati, decisi.
Gloria gli serrò la schiena, si aggrappò alle sue spalle e gli andò incontro con la medesima urgenza. Le sembrava di avere il fuoco dentro.
Il buio spesso era carico di carnalità, il silenzio era rotto dai loro ansimi rochi e dal rumore prodotto dalle carni che sbattevano tra loro, carne morbida e plasmabile contro muscoli duri e massicci e ancora, incredibilmente, percepì la spinta del piacere che sorse nel centro del suo essere e dilagò senza freni scatenato dagli affondi ripetuti, e pulsò nella più totale meraviglia. Era stupita per la bellezza e il piacere che provava, sorpresa per esserci arrivata di nuovo in così breve tempo, meravigliata perché si sentiva al sicuro nonostante quell'uomo stesse riversando dentro di lei il suo seme infuocato, provando la sensazione che fosse la cosa più giusta del mondo.
Gli carezzò il capo e percepì sotto le dita i suoi capelli morbidi.
Lui si arenò senza fiato e di nuovo si contrasse dentro di lei inducendola ancora a gemere di piacere.
«Dio del cielo» ansimò Gloria privata del respiro, completamente sbigottita.
Lui si tirò via e le scivolò al fianco. «Credevo fossi frigida e incapace di provare piacere» bisbigliò posandole una mano sulle costole. Era grande e dura ma il palmo era liscio e morbido.
«Lo credevo anche io» rispose volgendosi sul fianco. «Sei tu?» chiese portando una mano al viso per cercare di stabilire col tatto se fosse proprio Mikhail. Lui le allontanò le dita. «Che importa? Quello che conta è che il tuo desiderio sia stato esaudito.»
«Sì, alla grande, però ...» esitò mordendosi un labbro.
«Però, cosa?» sussurrò l'uomo.
«Non mi hai baciato.»
«Ti ho baciato altrove scoprendoti incredibilmente dolce. I tuoi umori mi hanno inebriato ...» bisbigliò muovendosi e un attimo dopo Gloria percepì la sua bocca sulla propria. E subito si perse nel languore di un bacio dolce e lento, un bacio che le rese la bocca altamente ricettiva, gonfia, ardente, estremamente laboriosa.
E se al principio le lingue si erano carezzate con dolce languore, via via gli accarezzamenti erano diventati scontri affannosi, affondi e ritiri, movimenti di una danza frenetica e seducente che li riaccese entrambi di passione.
La mano dell'uomo corse a un seno che avviluppò e plasmò tormentando il capezzolo e rendendolo duro e appuntito.
Poi le sue labbra ardenti scivolarono sul collo, si fermarono sulla gola e succhiarono inducendola a fremere e a tendersi per essere maggiormente sollecitata.
Le labbra scivolarono oltre e andarono a coprire il seno, a succiare il capezzolo irto che sembrava avere una linea diretta col suo ventre perché ogni impulso che partiva dal seno andava a riverberarsi tra le sue gambe.
Sussultò e si tese ancora, offrendosi, e il suo uomo parve percepire ogni suo desiderio, esaudendolo. La sua mano corse a coprirle il sesso perché i suoi sussulti si placassero. Era bagnata ma lui non se ne curò. Mosse il palmo contro di lei, poi, in qualche modo l'asciugò continuando la sua carezza, spingendo piano le dita e continuando a mordicchiarle i duri capezzoli e a succiare da quelli, quindi, le scivolò di nuovo indosso. Le accarezzò un fianco puntandole il suo organo duro e pungolante tra le gambe. Le sollevò una gamba mentre scivolava fino in fondo colmandola, le serrò la natica e la strinse conficcandosi sempre più in profondità. Si fermò e le cercò la bocca baciandola con passione, sussultando e ondeggiando dentro di lei, la mano a carezzarle la natica, a stringerla e plasmarla e quando poi le sollevò anche l'altra Gloria ricominciò a pulsare.
Lui ondeggiò, godendo di ogni pulsione ma non cedette e continuò a colmarla con la sua presenza dura e voluminosa.
«Stai bene?» bisbigliò quando si fu placata contraendosi dentro di lei.
«Sì.»
«Vuoi che mi tolga?» domandò ondeggiando ancora.
«No», rispose Gloria circondandogli i fianchi con le gambe.
L'uomo arretrò i fianchi e si spinse di nuovo avanti, assai lentamente e poi ancora e ancora, ondeggiando e dondolando, stringendo quelle carni di cui voleva riempirsi le mani, nutrendosi dei baci, degli ansimi, dei sospiri e dei bisbigli di Gloria che gli confidava quanto le piacesse essere guidata in quel modo lento e costante. E lui rallentò ancora di più il suo movimento di andata e ritorno, immobilizzandosi spesso, conficcato bene a fondo e contraendosi per lo sforzo di resistere nell'immobilità, o arretrando fin quasi a uscire da lei per andare a sollecitare ogni angolo del suo sesso gonfio e Gloria percepì di nuovo il piacere crescere pian piano dentro di lei, come una bolla sempre più ampia che lievitasse nel suo intimo e quando ancora l'uomo si ritirò assai lentamente, la bolla si deformò e, con la successiva lenta avanzata, alfine si lacerò, inondandola di pura, estenuante bellezza. Il suo uomo fremette di vita effervescente, pulsò con lei ma neanche allora forzò le sue spinte e la bellezza si prolungò per un tempo infinitamente lungo. Quando lui si fermò scivolandole al lato, Gloria si assopì spossata dalla violenza degli orgasmi ripetuti.

Carla Tommasone

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