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Autore: Carla Tommasone
Di nuovo il sole sorgerà
Romanzo
Lettori 6
Di nuovo il sole sorgerà

La madre di Ricky stava preparando il caffè. Il calore nella cucina era confortante e Serena ringraziò il cielo per essere infine arrivata. Volse intorno lo sguardo per l'ampia cucina abbracciando i mobili e le suppellettili quasi con affetto. Lo sguardo fu attratto dai piatti da portata di fine porcellana inglese di epoca vittoriana disposti sulla credenza. Alcuni erano colmi dei cibi che la donna aveva già cucinato.
Serena sorrise tra sé, soddisfatta. Finalmente la suocera si era decisa a usare quei gioielli che le aveva regalato anni addietro e che Ina aveva riposto con accuratezza sul fondo della credenza per non danneggiarli.
Durante la loro ultima conversazione telefonica Serena l'aveva buttata là, quasi come per caso.
«Ho rotto uno dei calici di cristallo col bordo d'oro, ma sai la verità, mamma Ina? Non sono dispiaciuta perché me lo sono goduto! Ci ho bevuto per un anno intero là dentro e ogni volta lo rimiravo apprezzandone la bellezza e mi piangeva il cuore sapendo che quel servizio da dodici di bei calici è chiuso nella cristalliera a offuscarsi con una patina di sporcizia e può risplendere solo quando ho gente a cena. E se poi da un giorno all'altro non avessi più la possibilità di godermeli?»
Lo aveva detto pensando al periodo turbolento che stava attraversando con Ricky ma, evidentemente Ina doveva aver fatto le proprie considerazioni decidendo di usare quei piatti. Le porse una tazzina colma di caffè fumante.
«Finalmente hai ripreso un po' di colore, Serena. Tieni cara» disse la donna servendo il caffè anche a Ricky.
«Grazie, mamma Ina» replicò Serena scaldandosi le mani con la tazza bollente. Ricky sorseggiò la bevanda in silenzio.
«Amo questo paradiso terrestre ed è un piacere immenso stare con te e con la famiglia, ma raggiungerti qui è sempre faticoso per me» continuò Serena bevendo a piccoli sorsi. Il sapore forte della bevanda e il suo calore le infusero un po' di energia.
«Lo capisco bene, Serenella. Anch'io un tempo soffrivo molto per la strada tortuosa ma poi, mi ci sono abituata e ho smesso di soffrire del tutto nel momento in cui ho cominciato a guidare io stessa. Forse dovresti provare a farlo anche tu» rispose Ina, poi si volse verso il figlio. «E tu come stai, Ricky? Hai il viso tirato e l'espressione stanca.»
Ricky sorrise a disagio. «Troppo lavoro» si giustificò sedendosi sulla panca contro il muro.
Troppe scopate! pensò Serena.
Ina guardò da lui a Serena. «Anche tu, Serenella sei assillata dal lavoro?» domandò dolcemente.
Troppa gelosia, troppa rabbia, troppi rancori, troppo senso di colpa, pensò Serena ma sorrise alla suocera. «Non è un buon momento» confermò allungando una mano e prendendo uno straccio sul piano di lavoro. Delicatamente asciugò il vetro della finestra dal vapore acqueo che vi si era condensato.
Ina le prese la mano libera e gliela strinse nella sua. «Adesso sei a casa e almeno potrai riposare e rilassarti» esclamò con dolcezza e Serena avvertì la gratitudine inondarle il cuore. L'affetto sincero che quella donna le aveva sempre dimostrato tornò a balenare con chiarezza nel suo tenero sguardo amorevole e davvero Serena si sentì a casa. Ricambiò la stretta accompagnandola con un sorriso.
«Mi ha chiamato tua madre per informarmi che non vengono quest'anno. Come sta tuo padre?»
«Ha ancora l'influenza. La mamma è molto dispiaciuta per non potersi unire a noi» replicò Serena.
«Quando arrivano Simone e Priscilla?» chiese Ricky alzandosi. Prese le sigarette e l'accendino sul frigorifero ma non tornò a sedere.
«Simone e Susanna saranno qui in serata, Priscilla arriverà domani. Hai visto il suo ultimo servizio fotografico su Vanity?»
Ricky scosse il capo. Ina si alzò e aprì l'anta della credenza. Ne estrasse un giornale che sfogliò velocemente. «Sembra una ragazza anoressica tanto è scheletrica. Guarda qua, solo occhi e labbra!» continuò posando il giornale sul tavolo. Serena si allungò per studiare le immagini da sopra la spalla di Ricky. Il volto delicato e bellissimo di Priscilla si mostrò nella sua perfezione, il corpo nella sua impressionante magrezza. Annuì fissando il volto della cognata. Anche attraverso la carta patinata era palese la sua rassomiglianza spiccata con il fratello. Entrambi avevano espressivi occhi blu, fondi e vellutati, contornati da ciglia arcuate, naso sottile e dritto, labbra piene e armoniose, capelli scuri e ondulati. L'unica differenza era nella diversità delle corporature; così Priscilla era esile e minuta e aspirava alla completa scheletricità, così Ricky presentava una figura alta e possente pur non essendoci ombra di grasso in eccesso a ricoprire le sue ossa. Entrambi erano bellissimi!
Serena rammentò l'aspetto dell'altro fratello e stabilì che tutti erano nati per deliziare, nondimeno, anche per costringere alla dannazione l'altro sesso che si imbatteva ignaramente in loro.
«È sempre bella in ogni caso» giudicò indicando Priscilla.
«Così magra e pallida?!» chiese Ina sconcertata.
«L'importante è che sia sana e che stia bene» replicò Serena.
Ricky allontanò il giornale con un'espressione disgustata. «Fa schifo! Sembra una quaglia arrostita» sentenziò con una smorfia e Serena lo gratificò di un'occhiataccia. «Come sei gentile! Perché non ti guardi un po' tu allo specchio?»
Ricky arretrò una sedia dal tavolo e sedette di nuovo, cavalcioni, di fronte a Serena. «Sì? E che cosa ho che non va? Mi interessa, davvero! Forse questo può spiegare il tuo ...» si interruppe rammentandosi all'improvviso della presenza di sua madre.
«Volete dell'altro caffè?» chiese quella disinvolta, spingendo verso Serena un piattino contenente piccoli biscotti ricoperti di scaglie di cioccolato.
«Sì, grazie mamma Ina, e Simone e Susanna come stanno?» proseguì Serena sfogliando il giornale e osservando le immagini che ritraevano sua cognata vestita di stracci impreziositi da gemme lucenti, stagliata in uno sfondo arido e roccioso, in cui la luce spioveva rendendo lo scenario dorato.
«Deve essere in Sardegna» mormorò a se stessa.
Ina fece un gesto vago, versando ancora caffè nelle tazzine. «Stanno bene per quel che ne so, ma ...» si interruppe mordendosi un labbro.
«Ma?» chiese Ricky esortandola a continuare.
«Non saprei ... è solo una sensazione» tentò di spiegare la donna.
«Cioè?» insistette Ricky accendendosi la sigaretta.
Ina esaminò Serena, poi tornò a puntare i suoi occhi penetranti sul figlio. «Così come Serena è giusta per te, Susanna non lo è per Simone» spiegò.
La risata sbottò forte e amara dalle labbra di Ricky. «Oh, mamma, se queste sono le tue sensazioni devi proprio mancare d'intuito» rispose ridendo divertito.
Serena serrò le labbra e riprese a sfogliare il giornale.
«E tu al pari di tuo fratello, vedi solo l'evidenza» replicò Ina porgendogli il posacenere.
Ricky la scrutò. «Che intendi dire?» chiese.
«Vuoi saperlo? È molto semplice, Ricky. Tuo fratello è abbagliato dai miagolii e dalle fusa di Susanna e crede di esserne innamorato, tu invece litighi un po' con tua moglie e dubiti della tua scelta.»
Ricky serrò le mascelle. «A voler essere precisi» replicò con voce fonda, «sono io colui che è stato abbagliato dalle fusa e dai miagolii di un'adorabile gattina che poi è diventata una pantera aggressiva capace solo di mostrare gli artigli. E che artigli! Sono talmente lunghi e ricurvi che affondano e lacerano senza tregua» replicò Ricky amaro fissando la moglie, e fu con stupore che, quando lei sollevò gli occhi a guardarlo, le scoprì il viso rigato di lacrime.
«Scusatemi» mormorò Serena alzandosi e, volgendo le spalle, uscì in fretta dalla cucina. Ricky si alzò e mosse un passo per seguirla ma la madre gli pose una mano sul braccio e lo trattenne. «Lasciala andare, Ricky. È stremata, non lo vedi?» chiese.
L'uomo chinò gli occhi e tornò a sedere. Aspirò profondamente dalla sigaretta che si infiammò come un tizzone. «Anche io, mamma. Spero solo che qui riusciremo finalmente a tirare il fiato. Ne abbiamo bisogno entrambi.»
«E allora non starle sempre addosso» lo redarguì la madre sfiorandogli una mano.
«Io non le sto addosso, cerco solo di capire ma lei mi mente e insinua velatamente, senza mai fare chiarezza!»
«E tu vuoi la chiarezza?» chiese Ina cercando il suo sguardo sfuggente.
«Certo» si indignò Ricky.
«Ne sei sicuro, Ricky?» insistette la madre. «Chiarezza significa fare luce proprio su tutto! Su quello che lei nasconde, ma anche su ciò che nascondi tu. Vale la pena, tesoro? Ritieni più importante ciò che nasconde Serena di quello che non sveli tu?»
«Indubbiamente mamma! Quello che io non svelo è irrilevante, mentre ...»
«Irrilevante per chi?» lo interruppe la madre. «Per Serena o per te?»
Ricky spense la sigaretta schiacciandola con forza nel posacenere. «Per me ... ma anche per lei non dovrebbe costituire ...» iniziò, ma fu interrotto di nuovo. La donna sollevò una mano e Ricky si zittì fissandola.
Ina sospirò. «Non dovrebbe. Hai usato il condizionale, ciò vuol dire che non ne sei certo. E se invece fosse rilevante per Serena? Se determinasse le sue scelte o il suo cambio di personalità? Lei è molto cambiata, Ricky e mi domando come e perché sia avvenuto un cambiamento così evidente in lei.»
Ricky fissò pensieroso la porta della cucina dalla quale era uscita Serena.
Sicuro, c'era stato un cambiamento evidente e devastante in lei. Quando lo aveva rifiutato per la prima volta mostrando palese fastidio al tocco delle sue mani? Erano trascorsi molti mesi, ormai. Era accaduto dopo quel viaggio a Roma. Era tornato a casa con il desiderio di prendere Serena tra le braccia e farla sua per godere dei suoi gemiti e dei suoi eccitanti miagolii. Gli amplessi con Stefania lo avevano lasciato del tutto insoddisfatto e solo sconfinare nell'intimità calda e misteriosa della sua deliziosa mogliettina gli avrebbe apportato quel godimento che inseguiva sempre con tanto affanno.
Aveva sognato di lei mentre si stendeva su Stefania e ancora aveva sognato di lei a occhi aperti tornando a casa. Serena lo aveva accolto con il solito calore, lo aveva avvolto nelle sue spire inducendolo immediatamente a fremere di desiderio. Avevano raggiunto la camera strettamente allacciati l'uno all'altra, cercando in qualche modo anche di spogliarsi, poi aveva cercato nella tasca interna della giacca e aveva preso la scatola dei profilattici rovesciandone il contenuto sul letto.
«Solo uno» aveva costatato contrariato osservando l'ultimo involucro rimasto, quindi, si era voltato verso Serena e le aveva posato la mano sulla gamba. Lei si era inspiegabilmente irrigidita.
«Vieni micetta ... voglio sentirti fare le fusa sotto di me ...» l'aveva esortata facendo scivolare la mano verso la terra promessa e lei si era ritratta. Aveva sorriso ancora più eccitato da quella inconsueta, improvvisa, ritrosia. «Vuoi punirmi perché ti ho lasciata sola tanto a lungo?» aveva chiesto posandole di nuovo la mano su una gamba e guidandola in una lenta carezza della pelle tenera e nascosta. Serena aveva allontanato la mano con un gesto brusco rivelante puro fastidio.
«Mi ... mi è scoppiato un gran mal di testa. Scusami» aveva sussurrato turbata, quasi stravolta, alzandosi e scomparendo dalla camera.
Era iniziata così.
A quel primo, inspiegabile rifiuto ne erano seguiti molti altri, accompagnati da parole dure e sferzanti, da gesti atti a dimostrare innegabilmente disgusto e dolore. Perché era avvenuto il cambiamento? Perché Serena aveva cominciato a scoparsi un altro uomo. Semplice, no? Mentre lui era a Roma, a letto con Stefania, immaginando di fare l'amore con sua moglie, Serena era a letto con ... con chi, dannazione? Con quello stronzo dannato che le girava sempre attorno e che lei tanto ammirava?
Un movimento attrasse la sua attenzione. Serena era rientrata in cucina e stava avanzando verso sua madre seduta all'altro lato del tavolo.
Serena sorrideva a Ina e il vuoto aleggiò per qualche istante nello stomaco di Ricky.
Da quanto tempo non dedicava più a lui uno di quei suoi dolcissimi, incantevoli sorrisi? Dove diavolo era finita la sua gattina tenera e dolce, la sua micia tremante di desiderio, innamorata solo di lui?
Serena aveva gli occhi lucidi di pianto e le iridi verdi risplendevano luminose.
Si era detersa il viso e strofinato la pelle delicata con una salvietta arrossandosi piacevolmente le gote lisce. E si era morsa le labbra, come sempre faceva quando era nervosa, rendendole tumide e rosse come fragoloni maturi. Ricky si accorse di trattenere il fiato davanti alla sua eccitante bellezza.
Il desiderio di lei si espanse nel suo cuore e nel suo corpo. Spostò lo sguardo ai suoi capelli scomposti che sembravano voler riflettere cupi bagliori di fuoco, poi lo diresse alla scollatura della camicia. Un bottone era fuoriuscito dall'asola facendo aprire i lembi della camicia all'altezza dei seni. La pelle chiara e compatta che si offrì alla sua vista gli riportò alla mente l'odore di lei, il suo sapore, e i polpastrelli percepirono la piacevole sensazione al contatto con la levigatezza della sua pelle delicata.
Il membro ebbe uno spasmo, il languore lo invase travolgendolo. Si alzò talmente brusco che fece rovesciare la sedia.
«Che succede?» chiese Ina stupita.
«Devo telefonare! Lo avevo scordato ... devo farlo subito» disse Ricky raddrizzando la sedia e volgendosi in fretta. Scansò Serena rivolgendole un'occhiata di rimprovero. «Copriti il petto! Chi vuoi provocare?» domandò ironico, allontanandosi in fretta.
Serena si guardò la scollatura e mordendosi il labbro inferiore si abbottonò il bottone ribelle. «Magari bastasse scoprire un po' di seno per riportare la sua attenzione su di me» considerò amara e sommessa.
Ina la scrutò. «Ma tu hai l'attenzione di Ricky, lui ti vede, Serenella!»
Serena scosse il capo. «No, mamma Ina, Ricky vede tutte le donne belle di questo mondo che mi hanno offuscato con la loro carica di seduzione. Ora lui vede solo le altre» enunciò mordendosi il labbro con tanta forza che l'incisivo lacerò la pelle. Una stilla di sangue sgorgò e Serena se la succhiò.
«E tu, piccolina?» chiese la donna carezzando il capo della ragazza che scoppiò in un pianto disperato.
Io? Io ho inferto il colpo di grazia.
A lui, sì, ma soprattutto a me stessa! Dov'è la mia vittoria?

Carla Tommasone

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Scrittori si nasce Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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