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Arrivarono al ristorante insieme con Davide. Marika lo vide arrivare dall'altro lato della strada e qualcosa di indefinito le frullò nello stomaco alla vista dell'uomo. Davide era indubbiamente dotato di una bella presenza ed era anche estremamente elegante con i calzoni grigio scuro e giubbino e scarpe in camoscio di un caldo color tabacco. Un pensiero improvviso, però, le ghiacciò il sangue nelle vene. «È forse gay?» chiese in un sussurro. «Chi, Dave?! Sì, come lo sono io» rispose Giorgio ironico tendendo la mano. Davide era ormai vicino. «Ciao, ragazzi» esordì l'amico afferrando la mano di Giorgio per stringerla in una stretta vigorosa. «Ciao, Marika ...» aggiunse dirigendo poi la mano anche verso di lei. «Ciao Davide» rispose Marika stringendogli la mano e tendendosi verso di lui e l'uomo ebbe quasi l'impressione che lei volesse baciargli la guancia, così esitò, non sapendo bene che fare ma Marika si era già ritratta e ora si muoveva rapida verso l'ingresso del locale, ancheggiando abbastanza seducentemente in un corto vestito a tubino che ben evidenziava i suoi fianchi e le lunghe gambe affusolate, perché la corta giacchina non copriva proprio nulla. Davide imprecò dentro di sé, sensibilizzato dal seducente movimento dei fianchi e dei glutei della ragazza. Che disdetta accorgersi d'improvviso della sorella di un amico scoprendola gradevole sensuale e desiderabile. Si stava proprio cacciando in quelle situazioni che non conducevano a nulla di positivo e che rischiavano di mandare in frantumi, una salda amicizia. Forse sarebbe stato meglio inventarsi una scusa e andarsene rapidamente. Tuttavia, ci teneva a chiedere scusa a quella ragazza, anche se a ben pensarci non le aveva fatto nulla. In ogni modo, gli spiaceva che lei si fosse offesa a causa sua. Così non appena sedettero a un tavolo del locale, cercò di rimediare. «Marika ... non so come sia nato l'equivoco o il fraintendimento, tuttavia, non ho mai voluto offenderti o sottintendere ... anche se mi sono soffermato un attimo a contemplarlo ... ecco, ma solo perché si lascia guardare ... cioè, non come intendi tu ma ...» «Davide che stai cercando di dirmi?» lo interruppe Marika, due occhi fondi e vagamente minacciosi fissi nei suoi. Ma perché diavolo si infiammava subito in quel modo? «Ti chiedo scusa per qualsiasi cosa possa aver dichiarato inducendoti in errore, perché non ritengo sia ciò che tu hai supposto.» «Ossia?» chiese la ragazza gelida. Davide deglutì. Forse avrebbe solo dovuto tacere, ma ora non poteva tirarsi indietro. «Non penso che ... ecco ... c'è stato un riferimento a un ippopotamo che non è nato da me e ...» Alla parola “ippopotamo”, gli occhi verdi di Marika si erano ristretti e ora pareva pronta a saltargli al collo e sbranarlo. Oddio, possibile che non riuscisse a comunicare con quella donna? Senza alcun preavviso si chinò in avanti e picchiò la fronte contro il tavolo, un paio di volte. «Stupido stupido stupido!» mormorò a se stesso, poi sollevò il capo e si tranquillizzò perché l'espressione aggressiva era sparita dallo sguardo della ragazza, soppiantata dallo stupore. «Hai un sedere strepitoso e non penso affatto che assomigli a un ippopotamo» chiarì deciso una volta per tutte. Giorgio espirò di sollievo e gli assestò una pacca sulla spalla. «Ce l'hai fatta» mormorò divertito. Già, come fosse stato facile parlare con quella donna che si infiammava subito per nulla. Marika sgranò gli occhi e Davide li scoprì talmente verdi, da pensare che fossero davvero belli e inusuali. Giorgio non li aveva di quel colore intenso, anche se verdi. «Strepitoso in che senso? Largo?» chiese Marika vagamente minacciosa. Davide si schiarì la voce. «Ehm ... ecco ... bello ...» ammise lanciando un'occhiata contrita a Giorgio ma l'uomo non sembrava intenzionato a soccorrerlo e pareva anzi, continuare a divertirsi. «Bello?! Grosso?» insistette Marika che non mollava la presa. «No! Cioè ... sodo sì, ma curvo nella giusta misura.» «E qual è la giusta misura?» Deglutì di nuovo. «Nella misura in cui ... un uomo ... sogna ...» ammise, sostenendo lo sguardo di Marika e incredibilmente le guance della ragazza si colorirono, rendendola ancora più bella. Sì, cacchio, Marika era una vera delizia. «Be' ... non sognare più osservando il mio culo, che tanto lo so bene che è largo e sformato per il mio corpo e non desidero che me lo si ricordi» replicò Marika acida. Sì, quella ragazza era deliziosa, nondimeno riusciva a rendersi sgradevole e ad allontanare tutti da sé, con poche parole brusche e acide. Ora improvvisamente capiva perché non aveva notato prima quanto fosse attraente. Lei sembrava essere ricoperta di aculei che la celavano alla vista degli estranei. «Non ti sto ricordando proprio nulla!» chiarì irritato dall'atteggiamento ostile di lei. Dannazione le aveva chiesto scusa! «Okay» tagliò corto Giorgio a quel punto. «Marika accetta le scuse sincere di Dave e piantala!» «Di far che?» domandò lei innocentemente. «Smettila!» ripeté Giorgio deciso. «Okay» replicò Marika rassegnata. Tese la mano sul tavolo verso Davide. «Scusa tu Dave, sono grassa per mia negligenza e non so con chi prendermela» ammise sincera fissandolo con due occhi limpidi e trasparenti che lo incantarono. Sì, con la guardia abbassata, quella ragazza era ... era ... pericolosa? Spinse la mano ad afferrare quella tesa verso di lui. «Non sei grassa, credimi Marika, sei solo ... solo ...» «Cosa?» chiese lei con un sorrisetto malizioso. Una figacciona attraente, una topolona eccitante, una femmina sensuale e davvero assai stuzzicante. Come sarebbe stato affondare dentro di lei? Avrebbe urlato roca nelle sue orecchie, si sarebbe dimenata sotto di lui dimostrando anche allora la sua aggressività e avrebbe partecipato con l'impeto di una pantera, o a letto avrebbe dimostrato disinteresse e noia, limitandosi ad aprire le gambe e aspettando che si accendesse la scintilla? No, santo cielo, era tutto fuoco crepitante a stento compresso quella donna! E avrebbe voluto scaldarsi con quel fuoco, anzi bruciare ... Si ritrovò rigido come un adolescente di fronte alla sua prima donna eccitante. Il silenzio si protraeva e doveva enunciare qualcosa. «Attraente» ammise sincero, lasciandola andare. «Nel senso che ti attraggo?» indagò Marika con due occhioni lampeggianti di maliziosa curiosità. «Sì», confermò. «Mi scoperesti?» insistette Marika e Davide lanciò un'occhiata a Giorgio che non pareva particolarmente turbato dalla piega che stava prendendo la conversazione. Ritornò con lo sguardo alla ragazza. «Sì», convenne respirando profondamente. La tensione che lo aveva reso turgido si stava affievolendo, ringraziando il cielo. Marika storse le labbra e restrinse le palpebre, fissandolo come se lo vedesse sul vetrino di un microscopio. «Beh ... potrei anche accontentarmi ma non lo so proprio se mi convinci» sbottò palesando un'espressione dubbiosa. A quel punto intervenne Giorgio. «E perché mai, santo cielo? Che cos'ha che non ti convince? Non l'ho mai veduto con la forfora sulla giacca, né ha brutti denti, né mostra la saliva quando parla, né è ricoperto da una folta peluria. Mi sembra inoltre dotato di spalle larghe e ti assicuro che si lava a sufficienza!» Marika sorrise annuendo. Non aveva mai distolto lo sguardo da Davide e lui continuava a sentirsi osservato e sezionato e anche un po' a disagio. Non gli piaceva per niente la piega di quella conversazione! «O quest'uomo è un megagalattico stronzo, oppure è un bluff!» osservò la ragazza soddisfatta e Davide sussultò. «Ehi Chica, vacci piani» l'ammonì Giorgio severamente. «No, no, mi interessa!» si oppose Davide tranquillizzando l'amico. «Scusa Marika ma mi potresti cortesemente spiegare che cosa ti lascia supporre che io possa essere uno stronzo o un bluff?» chiese cercando di non mostrare la propria indignazione per quella valutazione così poco onorevole per lui. Marika si fece avanti sul tavolo e congiunse le mani senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi e accidenti a lei, era davvero molto bella e sì, cacchio, anche allora si sarebbe catapultato su di lei per carpirle le labbra. Dovevano essere estremamente morbide seppur carnose e lo attraevano come calamite. «Sì, non nego che tu sia dotato di un bel fisico prestante, di ostentare inoltre, una raffinata eleganza, un bel portamento, un certo fascino e sì, d'accordo, sei anche piuttosto belloccio, e benché ostenti un'aria da ragazzetto, le tue tempie che mostrano qualche capello bianco non mi ingannano circa la tua età, perciò, suppongo che tu debba essere almeno coetaneo di mio fratello, giusto?» chiese Marika con gli occhi fissi su Davide. Lui annuì vagamente soddisfatto. Dopotutto, il quadro che aveva composto di lui era piuttosto lusinghiero. Almeno fin lì. «Allora mi domando come possa un uomo che si presenti così bene, essere ancora single e perdere tempo con mio fratello a trentotto anni. Perciò o sei un bluff o sei stronzo, amico.» Davide serrò le mascelle e raddrizzò la schiena. «Non ho idea di che cosa possa essere però, tu non hai elementi sufficienti per attribuirmi l'uno o l'altro dei due marchi» replicò tagliente. Forse avrebbe dovuto schiaffeggiare quella piccola vipera con un guanto e chiederle soddisfazione oppure, meglio ancora, avrebbe dovuto affondare in lei costringendola a dimenarsi e urlare il suo nome implorandolo di continuare! Sorrise dentro di sé per quell'ultimo pensiero. «E poi si discorreva di sesso. Mi hai chiesto se ti giudico abbastanza attraente da portarti a letto e ti ho risposto di sì. Ora, nel caso volessi approfittarne, non ha alcuna importanza che sia uno stronzo oppure no. Sono in grado di arrecare soddisfazione a una donna e questo non puoi confutarlo in alcun modo, almeno, non prima di aver avuto modo di costatare di persona se ne sono davvero capace!» replicò trattenendo a stento l'indignazione. Non capiva neanche bene perché si trovasse sotto accusa. Che diavolo voleva da lui quella donna nevrotica e frustrata con il complesso del sedere grosso? «Mi chiedo se ne valga la pena» replicò Marika tranquilla dispiegando il tovagliolo sulle sue gambe. «Effettivamente stavo considerando l'idea di cominciare a darmi alla masturbazione ma chissà mai che tu ...» «Per l'amor del cielo, Marika!» sbottò Giorgio fissando la sorella, allibito. Davide invece le rimandò uno sguardo da pesce lesso. «Be' ... che ho detto di strano? Perché voi non lo avete mai fatto? Non negatelo perché non ci credo. A essere sinceri non è una pratica alla quale io mi sia dedicata, tuttavia, forse è giunto il momento di sperimentare ...» «Marika stai oltrepassando il segno!» l'avvertì Giorgio interrompendola ed era evidente che volesse tapparle la bocca. «Ciao a tutti» salutò allegramente la ragazza che stava sopraggiungendo alle spalle di Giorgio. Lui si volse brusco con le labbra serrate, Davide si alzò in piedi. «Ciao Anita» esclamarono entrambi gli uomini. Marika fissò la piacente ragazza di là del tavolo che la squadrava con vivo interesse e che tese la mano verso di lei con un sorriso falso e alquanto affettato. «Sei la sorella di Giorgio? Non vi somigliate granché» costatò briosa e disinvolta. E prima che Marika potesse risponderle, Giorgio balzò in piedi e le colpì il braccio teso con una manata. «Che diavolo ci fai qua?» mormorò roco. «Ero in giro e ti ho visto da fuori» replicò Anita con uno sguardo fiammeggiante. «E quella sarebbe tua sorella?» aggiunse ironica e provocatoria. Davide si rivolse a Marika. «Dai, spiegale chi sei» la esortò ma Giorgio mosse rapido un braccio a zittire tutti. «Marika non pronunciare una parola!» ordinò con fermezza e poi tornò a fronteggiare la sua ragazza, lo sguardo infiammato al pari della donna. «Con quale diritto vieni qua a spiarmi, ponendo in dubbio le mie affermazioni?» sibilò talmente adirato che il suo volto assunse una sfumatura bordeaux. «Sono la tua ragazza o lo hai scordato?» insorse Anita bellicosa. «E allora? Questo ti dà il diritto di dubitare di me?» domandò Giorgio roco. Le afferrò un gomito. «Dave ci pensi tu?» «Sì, certo» rispose pronto Davide mentre Giorgio sospingeva una Anita recalcitrante. In pochi minuti furono lontani e uscirono dal locale discutendo animatamente. Davide sospirò tornando a sedere. «Perché diavolo siete sempre tanto diffidenti e sospettose?» chiese rassegnato e Marika lo esaminò in uno strano modo. «Chissà come mai» replicò scrutandolo ancora. Chissà che voleva vedere in lui quella donna. «Forse siamo tutte sceme» aggiunse provocatoria. «No, certo che non lo siete, almeno non tutte. Voi siete invece la quintessenza della furbizia e non nego che ci sia qualche uomo che possa ricorrere all'inganno e al sotterfugio, come peraltro fate anche voi ben più elegantemente; perciò, non comprendo ...» Fu interrotto dall'arrivo del cameriere che depose sul tavolo i piatti con le loro ordinazioni. Indicò la sedia vuota di Giorgio. «Manca qualcuno?» «Sì.» «E che faccio? Lo porto via questo piatto?» «No, lo lasci ... forse torna» rispose Marika dubbiosa. Il cameriere le dedicò un ammirato sorriso, poi si allontanò. «Che dicevamo?» chiese Davide prendendo la forchetta. «Che stavo considerando l'idea di dedicarmi alla pratica della masturbazione e mi domandavo se valesse la pena di accantonare quell'idea non troppo coinvolgente e sperimentare una nuova soluzione. La vale Dave?» Davide deglutì più volte, ogni senso nuovamente allertato. No, non era di quello che stavano discutendo poco prima ma della diffidenza delle donne, tuttavia, se Marika era tornata all'argomento precedente, non sarebbe stato certo lui a divagare e a tornare all'altro, anche perché era chiamato in causa e cacchio, gliel'avrebbe fatta vedere lui a quella donna provocante che mirava a giocare con lui come un gatto col topo! Lui ci stava a quel gioco e avrebbe costatato volentieri come lei si sarebbe cavata d'impaccio alla fine. «Questo sta a te deciderlo. Io sono qui e sono a tua completa disposizione e francamente preferisco le soluzioni di collaborazione a quelle ove si agisca in completa solitudine.» «Ma quando si è soli, non si hanno sorprese» replicò Marika che non distoglieva lo sguardo da lui. Forse avrebbe dovuto permetterle di sezionarlo o di studiargli i denti a uno a uno come se fosse stato un cavallo! Storse le labbra. «Quando si è soli, è squallido, e la sorpresa che può rappresentare un partner non deve essere necessariamente deludente» replicò imboccando una forchettata di risotto. «Come te la cavi mediamente con le tue donne?» chiese Marika in tono discorsivo, come se si apprestasse a eseguire una statistica o un'indagine di mercato. «Scusa?» chiese non avendo un'idea precisa di cosa rispondere. Una parte di lui avrebbe voluto mandarla al diavolo, un'altra avrebbe voluto incastrarla e indurla alla prova e sbatterla fino a sfinirla, un'altra ancora si riteneva offesa, perché era chiaramente posta in dubbio la sua virilità, un'altra avrebbe voluto poter ignorare quel gioco e mostrarsi superiore e più furbo di lei, consentendole di capire che era a conoscenza del suo schema di gioco e lasciandola con un palmo di naso. «Le tue donne ... ne avrai avuto un bel numero, giusto?» Un muscolo del suo viso guizzò incontrollato. «Ce n'è stata qualcuna» confermò cauto. «Be' ... e sono sempre rimaste tutte soddisfatte?» Davide inspirò guardandosi attorno e prendendo tempo. Ma perché diavolo doveva convincerla delle sue capacità, quando poi Marika lo avrebbe lasciato con un palmo di naso, liquidandolo con una sonora risata per esserle andato dietro come un cagnolino ammaestrato? Non era più dignitoso non cadere in quella rete, non abboccare al suo amo così scoperto, nonostante il proprio orgoglio gli gridasse di dirle il fatto suo? «Senti Chica, è inutile che tu ponga in discussione le mie capacità e che mi spinga a vantarmi del successo di ogni singolo incontro con una donna. Sappiamo bene entrambi che stai solo cercando di provocarmi e divertirti un po' giocando con me.» Marika scosse il capo, gli occhi scintillanti come stelle, la pelle del viso delicato piacevolmente arrossata, le labbra rosse e turgide come due ciliegie. «No Dave io non sto giocando per nulla. Sono davvero interessata a comprendere se mi offri garanzie di successo» replicò dolcemente roca e ogni pelo delle braccia di Davide si rizzò, procurandogli un brivido sconcertante che gli corse lungo la schiena. Non giocava?! Ci stava provando davvero con lui? Doveva crederle? E rischiare di fare la figura del cretino credulone? Ma di contro, poteva anche finire a letto con Marika quella sera stessa! Il sangue ebbe un'improvvisa accelerazione e fluì così velocemente nelle sue vene da irradiarlo di calore. Ritornò a inturgidirsi nelle parti basse. Fissò la ragazza negli occhi decidendo di raccogliere la sfida, anche se poi, avesse finito per fare la figura dell'ebete. «Quello che posso garantirti in piena coscienza è, che urlerai» mormorò con voce ferma e sicura e Marika ebbe un sussulto. Il colorito sulle sue guance lisce s'intensificò e Davide provò il desiderio di afferrarla e penetrare tra le sue labbra dischiuse. «E quel grido mi carezzerà le orecchie e sarà ancora una volta la dimostrazione dell'ampia soddisfazione della mia partner» aggiunse per rincarare la dose e gli occhi di Marika sfuggirono ai suoi. Un risolino le sgorgò dalle labbra rosse che gli parvero ancora più tumide del solito, forse perché lei non faceva che sfregarle inconsapevolmente con il tovagliolo. «Oh ... le induci tutte all'urlo liberatorio?» si informò disinvolta vagando qua e là con lo sguardo inquieto. «No, non tutte, dipende dal temperamento della mia compagna. Tu sei di quelle che urlano.» Marika si strofinò ancora una volta le labbra e depose il tovagliolo sul tavolo. «In questo momento sei libero?» «Sì.» «Bene, andiamo?» chiese spiazzandolo completamente. Il cuore di Davide ebbe un sobbalzo, il pene uno spasmo doloroso, lo stomaco si contrasse, le tempie gli martellarono. «O desideri magiare ancora qualcosa?» chiese la ragazza costatando la sua incredula immobilità. «Ero più che certo che scherzassi» ammise sommesso e immobile. «Io no e tu?» domandò Marika sfidandolo con occhi da pantera. Porca miseria, neanche lui e le avrebbe offerto quello che richiedeva con gli interessi! Si alzò risoluto imitato dalla ragazza. Raggiunsero la cassa e poco dopo furono fuori del locale. Davide sembrava aver acceso i turbo. «L'auto è laggiù» annunciò avviandosi. «Che cosa ti devo?» domandò Marika quasi correndo per stargli al fianco. «Per ora niente, ci penseremo dopo ...» replicò deglutendo, il pensiero di stringere il corpo nudo di quella ragazza tra le braccia, di infiammarla con le sue carezze bramose a eccitarlo come un toro, inondandogli le membra di fuoco puro e il cervello di gas stordente. «Vorrei contribuire con la parte di mio fratello e mia, adesso e dopo» specificò Marika decisa. Vaffanculo! Pensò Davide, invece altre parole gli uscirono dalle labbra. «Non ti preoccupare!» ordinò accostandosi al SUV. Aprì automaticamente le portiere ed entrarono nell'auto. Mise in moto sopraffatto da un'incontenibile urgenza. Temeva che lei ammettesse che si era trattato solo di uno stupido scherzo. «Dove stai andando?» chiese Marika. «A casa mia.» «No, vai a casa mia, Via dei Tigli quattordici, nella zona della Fiera.» «Sì, so dov'è. Perché a casa tua?» «Perché così non sarò io a dovermene andare quando ne avrò piene le scatole di te e potrò buttarti fuori senza aspettare che lo faccia tu.» Davide non replicò ma premette ancora un po' sul pedale dell'acceleratore. Quando parcheggiò e spense il motore, era in uno stato di tale eccitazione da deridere se stesso. Seguì Marika silenzioso, ancora certo che, da un attimo all'altro, lei avrebbe mostrato le sue carte e svelato che si era trattato di null'altro che un gioco. Tuttavia, Marika non si fermò e non pronunciò parola fino a quando non furono dentro casa.
Carla Tommasone
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