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Una vita normale trasformata da una telefonata.
Rainews.it – Lunedi 1 Settembre 2025 A Roma caccia al molestatore che importuna ragazzine e le filma Almeno cinque le vittime del maniaco sessuale, tutte di età comprese tra i 13 e i 17 anni. L'ultimo episodio il 30 agosto sul ponte che collega la fermata del bus con il centro commerciale Roma Est Paura nel quartiere di Ponte di Nona a Roma est, dove da mesi diverse ragazzine minorenni sono state molestate e palpeggiate in strada da un uomo che non è stato ancora rintracciato e che filma le violenze con lo smartphone. Almeno cinque le vittime del maniaco sessuale, tutte di età comprese tra i 13 e i 17 anni. L'ultimo episodio, in ordine di tempo sarebbe avvenuto il 30 agosto sul ponte che collega la fermata del bus con il centro commerciale, Roma Est. La vittima ha denunciato di essere stata palpeggiata da un uomo intorno ai 30 anni. Barba lunga, fisico da sportivo, carnagione chiara, accento italiano e tatuaggi la descrizione unanime fornita da tutte le vittime. Un altro episodio era avvenuto già il 9 luglio sempre nei paraggi ed era stato denunciato alla polizia: tre giorni dopo, il 12 luglio, è stata denunciata un'altra violenza, avvenuta alla fermata dell'autobus di via Antonio Capetti. La procura della Repubblica di Roma sta raccogliendo altre denunce da parte di altre vittime che hanno subìto violenze da parte dell'uomo.
Sara e Marco erano seduti sul divano, dopo cena. Sara stava scorrendo il telefono, come spesso faceva, saltando tra Instagram e Facebook, guardando le storie degli amici e le loro foto delle vacanze, quando le comparve in timeline la notizia e la lesse ad alta voce a Marco, che stava cercando in TV una serie che avevano iniziato a guardare durante l'estate. «Marco, ma ti rendi conto?? Uno di 30 anni che va in giro a molestare ragazzine e a filmare le violenze! Ma che schifo, non ci posso credere... Che paura per quelle ragazze...» «Mamma mia che maiale. Uno così in giro per Roma... poi con delle minorenni - Marco scosse la testa - Ma come si fa a comportarsi così? Filmare pure... è proprio da malati. In certi posti, nei centri commerciali affollati, bisogna stare attenti, forse è più facile che succeda... E poi, non per giustificarlo, eh... ma alcune ragazzine vanno in giro vestite in un modo... insomma, dai vabbè, hai capito... provocano, finiscono per attirare le attenzioni sbagliate...» «Provocano? Marco, ma che stai dicendo? - Sara alzò il sopracciglio - Queste sono ragazzine, minorenni! Il punto non è come si vestono, è che c'è un uomo che le tratta come oggetti per il proprio piacere. Le palpa, le tocca come se fossero di sua proprietà, e per di più le filma. Immagina il trauma per quelle ragazze: non solo l'aggressione fisica, ma sapere che c'è un video in giro, che poi ci mette un attimo a finire su internet, sui siti porno, magari pure sui telefoni dei compagni di classe... Il telefono ormai è un'arma vera e propria, può essere usato per ricattare, per umiliare. È disgustoso pensare che qualcuno si senta in diritto di fare una cosa del genere solo perché vede una ragazza in strada.» «Sì, sì, ma io sono d'accordo con te, hai ragione, è disgustoso. Non sto difendendo quel porco, per carità. Dico solo che al giorno d'oggi, con i social e tutto, le ragazze a volte si vestono in modi che... beh, a volte sembrano cercare certi sguardi. Non è colpa loro, ovvio, ma magari un po' di prudenza non sarebbe male. Il mondo è pieno di pervertiti come questo qui, che filma e molesta.» «No, Marco, fermati - Sara si stava cominciando a scaldare, su certi temi era intransigente - "sembrano cercare certi sguardi"? Ma sei serio??? Il problema non sono le ragazzine che si vestono come vogliono... è estate, fa caldo, e comunque hanno il diritto di indossare quello che vogliono senza essere molestate! Il problema sono gli uomini come questo, che pensano di poter toccare una donna, una ragazza, solo perché esiste. Le oggettificano, le riducono a cose da palpare e filmare. E il telefono? È un'arma, sì: con un click immortali la violenza e la usi per ricattare, per diffondere online, per rovinare vite. È orribile. E tu che parli di "prudenza"... è come dire che, se una si veste in un certo modo, se la cerca. Non ci sto!» «Ehi, calmati, non ho detto che se la cercano! - Marco si mise sulla difensiva, sapeva di aver toccato un tasto delicato con Sara e non aveva voglia di litigare - Ho detto che magari ci vorrebbe un po' di attenzione in più... Guarda, sono disgustato quanto te da questa notizia. Un tizio che va in giro per Roma, palpa ragazzine in un centro commerciale, le filma... è da galera a vita. Dico solo che, però, il mondo non è perfetto. Ci sono maiali ovunque, e se una ragazzina di 13 anni va in giro con gli shorts cortissimi, con mezzo sedere di fuori, e il toppino super scollato, attira gli occhi sbagliati. Non sto giustificando, sto dicendo che i genitori dovrebbero educarle a essere più caute.» Sara si accese definitivamente e cominciò a gesticolare «Educarle a essere caute? Marco, ma cosa dici! Il punto è educare gli uomini a non molestare, non le donne a nascondersi! Queste ragazzine sono vittime, non complici. E tu, con questo discorso, sembri quasi dare una scusa a quel molestatore. "Attira gli occhi sbagliati"... stai dando la colpa alla vittima! E poi, immagina ora se una di quelle ragazze viene ricattata con il video. La sua vita rovinata per sempre, per colpa di un porco che si sente padrone del mondo. Quando fai così mi fai incazzare, sai? È lo stesso atteggiamento che hai tu a volte con me.» «Dare la colpa alla vittima? Dai, non esagerare... - Marco sapeva che ormai la discussione aveva preso una piega sbagliata - Sto solo cercando di essere realista. Il mondo è così, Sara. E poi cosa c'entro io ora? Io non sono come quel tizio, non palpo ragazzine per strada! Sono solo preoccupato, okay? Preoccupato per te, per le donne in generale. È per questo che a volte ti dico di non vestirti in certi modi quando esci da sola.» «Oh, ecco! Questa è la tua gelosia, Marco! È sempre lì, sotto sotto. - Sara era definitivamente arrabbiata - Ma porca miseria... certe volte sei veramente asfissiante... ma che mi vuoi dire a me? Non do spago a nessuno, se esco con le amiche è solo per stare con loro... perché mi devi dire come vestirmi o fare storie per una gonna corta... che poi tutto mi puoi dire tranne che io vesta in modo provocante... sei paranoico, è come se non ti fidassi di me!» «Gelosia? È preoccupazione, Sara! So benissimo cosa fanno e cosa pensano certi uomini, quello che può pensare o volere un tuo collega quando ti vede o un uomo quando vede quattro donne insieme a cena o una donna per strada da sola! Mi dà fastidio l'idea che altri ti guardino con desiderio... Che in ufficio qualcuno ti guardi nella scollatura o ti stia troppo vicino... E poi ci sono pure tipi come questo molestatore in giro! Non è gelosia ingiustificata, è realismo! Immagina se ti capitasse qualcosa del genere, se un porco ti toccasse, si approfittasse di te o addirittura ti filmasse. Mi ucciderebbe, e lo dico sul serio... E tu mi accusi di essere asfissiante? Io cerco solo di proteggerti!» «Marco, lo capisco e in qualche modo lo apprezzo - nonostante tutto Sara non voleva essere troppo severa con lui - ma a volte con questi atteggiamenti mi soffochi! Mi fai sentire sbagliata e, veramente, io non faccio proprio niente di male!» «Mi dispiace Sara, calmati... non voglio litigare - Marco cercò di riportare la calma - Ti amo, okay? È solo che sei così bella che penso che, quando io non ci sono, gli uomini che incontri ti mettano sempre gli occhi addosso e io non sopporto l'idea... Però, dai basta... non ne parliamo più...» «Marco, questa è una tua insicurezza che devi cercare in qualche modo di gestire, non la puoi ribaltare su di me...» «Va bene, dai, non ne parliamo più.» Il silenzio calò fra loro, la tensione ancora palpabile. Marco trovò finalmente su Netflix la serie che stava cercando e diede il via a un nuovo episodio. Per quella sera non aveva voglia di discutere ancora.
Sara aveva trent'anni, una ragazza brillante, in gamba, sempre apprezzata e ben voluta, sia dagli amici che al lavoro, con un sorriso solare che la faceva sembrare una ragazza appena uscita dall'università e quella luce negli occhi verdi che sembrava catturare qualsiasi riflesso di sole e trasformarlo in una scintilla di vita pura. Ogni volta che entrava in una stanza, il suo sorriso accogliente era come una brezza leggera che dissipava le ombre, portando con sé un senso di calore e di pace. I suoi capelli biondi, portati corti con un taglio svirgolettato e sbarazzino, accompagnavano un volto ovale dai lineamenti delicati, quasi a sembrare scolpito con grazia da un artista attento ai più piccoli dettagli. La pelle chiara, ereditata dalla madre, emanava un tenue profumo muschiato, una fragranza piacevole che raccontava al mondo la sua natura semplice, discreta, una femminilità naturale. Timida e riservata, amava la semplicità; prediligeva gesti silenziosi a parole fragorose, e trovava conforto nelle piccole abitudini quotidiane piuttosto che nell'ostentazione. Alta e slanciata, con una figura snella e curvilinea che seduceva anche senza volerlo, Sara non era consapevole della sua irresistibile attrattiva. I fianchi morbidi, i seni pieni e alti che tendevano delicatamente a definire le camicette appena aderenti, e il sedere rotondo si muovevano con naturalezza ad ogni suo passo, mentre lei arrossiva appena riceveva un complimento esplicito. A differenza di molte donne della sua età, non amava il clamore delle feste affollate o i locali troppo rumorosi; preferiva invece le cene tranquille con gli amici di lunga data, i pomeriggi di pioggia passati con un libro tra le mani o guardando un bel film, le passeggiate a fare shopping in centro e le serate serene con Marco, il suo compagno. Con lui, ogni attimo sembrava disegnato su misura, un mondo lontano dal caos esterno dove poteva finalmente sentirsi libera di essere sé stessa. Marco era la sua ancora, il suo porto sicuro da quasi tre anni. Si erano conosciuti a una cena attraverso un'amica comune e da quel momento lui le aveva cominciato a fare la corte in modo gentile, mai insistente. Dopo meno di un anno erano andati a convivere. Alto, con spalle larghe e un fisico scolpito dall'esperienza da ex nuotatore, lui trasmetteva una forza tranquilla. I capelli neri, tagliati corti, si abbinavano ai suoi occhi marroni profondi, che si illuminavano di una dolce passione ogni volta che incrociavano quelli di Sara. Aveva trentadue anni ed era un personal trainer in un centro sportivo della città. La sua routine era scandita da allenamenti e massaggi, ma con Sara quei massaggi diventavano preludi carichi di desiderio: le sue mani forti sapevano sciogliere le tensioni del corpo e al tempo stesso accendere la scintilla dell'amore. Marco era un uomo molto pratico ma anche incredibilmente dolce nei gesti quotidiani: c'era sempre una tazza di caffelatte pronta al mattino per Sara, un messaggio affettuoso inviato tra una riunione e l'altra, o un abbraccio stretto dopo una giornata pesante, quasi a proteggerla dal mondo esterno. La loro relazione era un nido caldo fatto di risate condivise, fughe romantiche nei fine settimana e cene con gli amici. Le notti erano intense, attraversate da baci appassionati e carezze che facevano sentire Sara desiderata e amata. Tuttavia, dietro questa apparenza di perfezione si nascondeva un'ombra: la gelosia di Marco, spesso possessiva e soffocante. Non c'era mai stata violenza nelle sue parole o nei suoi gesti, ma quella costante ansia di perderla si manifestava in un controllo eccessivo e a volte opprimente. Marco non sopportava che un collega maschio la guardasse troppo a lungo, commentava con disagio i capi di abbigliamento di Sara, e spesso le sottolineava con un tono determinato che alcune scollature erano inappropriate. Sara aveva imparato a convivere con quell'aspetto di lui, capendo che era più una paura silenziosa, una insicurezza, che una volontà di dominare. Anche perché lei non era certo il tipo di donna da indossare capi eccessivi o provocanti. Per mantenere l'equilibrio e la serenità nella loro vita di coppia, Sara aveva scelto di non raccontargli tutto. Taceva sui piccoli episodi che sapeva avrebbero acceso la gelosia di Marco: lo scherzo di un amico che si prendeva un po' troppa confidenza, il complimento oltre le righe di un collega, o quella volta alla cena di Natale aziendale quando il capo si era seduto vicino a lei e dopo qualche bicchiere di troppo aveva fatto battute ambigue e un po' spinte. Non considerava queste cose delle vere e proprie bugie, ma piccole omissioni necessarie a preservare la loro armonia. Lei era fedele, seria, mai seducente con altri uomini e il solo pensiero di un tradimento le provocava un rossore profondo. Amava Marco con tutto il cuore, la sua passione, la sua dolcezza e il modo in cui la faceva sentire protetta. Ma nei momenti di tristezza, un dubbio sotterraneo cominciava a farsi strada: quella gelosia così presente forse nascondeva una fragilità più grande, una possibile crepa nella loro storia destinata un giorno a diventare un abisso. Eppure, la loro vita continuava a scorrere relativamente tranquilla, fatta di cene insieme, progetti futuri da costruire e sogni sussurrati a bassa voce durante le notti serene. Ignari entrambi che un'ombra stava lentamente avvicinandosi, pronta a cambiare per sempre l'equilibrio fragile di quel loro mondo costruito con tanto amore.
Maurizio Mencarini
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