|

Karma Yoga.
NeoCairo, 2040. Settore euro-asiatico Piove. Una pioggerellina fitta, sottile, che avvolge ogni cosa come un velo sporco. Le luci al neon la attraversano e si spezzano in mille riflessi, colando sulle strade come sangue liquido. NeoCairo è il cuore marcio del nuovo ordine di Cosmo: una metropoli innestata come un tumore sulle rovine della Storia, un organismo che cresce divorando ciò che resta della città originaria. Le piramidi non sono che silenziosi monumenti di quest'incubo cyber-archeologico, gusci di pietra che custodiscono memorie più antiche della rete stessa. Sopra tutto incombe la torre della K Corporation, un colosso di vetro e acciaio che riflette una luce artificiale mai doma, onnipresente e silenziosa come un antico dio. NeoCairo è un meccanismo che non conosce tregua: chi lavora per la K respira, chi resta fuori sopravvive a fatica. Lara attraversa i vicoli illuminati da insegne intermittenti, il rumore dei generatori sovrasta persino il battito del suo cuore. È una donna di rara bellezza: i capelli corti incorniciano un volto intenso, reso unico da occhi grigio-verdi che sembrano sapere più di quanto rivelino. Sinuosa, con un fisico da urlo, ha quella camminata sensuale che appartiene solo a certe donne: magnetica e pericolosa. Sta cercando l'Energy Center, l'officina clandestina di Charlie D'Angelo. Charlie è una leggenda. Si mormora che nessuno costruisca flyer più veloci dei suoi. Un tempo era stato il più audace campione del Championship Flyer Race, almeno fino a quando uno schianto non lo aveva fatto a pezzi. Letteralmente. Avevano raccolto brandelli del suo corpo per due miglia prima di tentare la ricostruzione molecolare. Lo avevano salvato, ma a caro prezzo: non poteva più correre e la parte superiore del suo corpo era coperta di pelle sintetica, innesti e tessuti stampati. Un corpo diviso: sotto muscoli e virilità, sopra un simulacro che sembra lottare di continuo con la propria stessa esistenza. Eppure Charlie D'Angelo non si era piegato alla sua condizione e aveva trasformato la rovina in occasione: dopo lo schianto aveva messo la sua esperienza al servizio della VolksFlyer come consulente tecnico. In breve aveva imparato tutto ciò che serviva per fare il salto: un finanziatore, un'officina e un marchio suo. Aveva funzionato: nel giro di pochi anni i Cantieri D'Angelo producevano i flyer più sofisticati e veloci del pianeta. Troppo veloci. Le multinazionali che dominavano il mercato non avevano gradito l'intrusione di un outsider. Prima erano arrivate le minacce, poi gli attentati. Charlie aveva resistito finché non gli avevano strappato via tutto: moglie e figlio, bruciati in un “incidente” che la polizia aveva archiviato in fretta. Ma Charlie aveva capito che, se avesse continuato, il prossimo cadavere sarebbe stato il suo. Aveva venduto la società ed era sparito. Anni dopo era riapparso a NeoCairo in un quartiere malfamato della periferia con un'insegna arrugginita e un nuovo nome: Energy Center. La sua non era solo un'officina: era un arsenale nascosto. Qui Charlie truccava i flyer per le corse clandestine e smerciava tecnologia militare di contrabbando. Aveva stretto patti con i Tek, mercanti di circuiti e di morte. Almeno, questo era ciò che Hunter le aveva raccontato e lei non aveva motivo di dubitare. Non le restava altro: Charlie D'Angelo poteva essere l'ultima sua speranza. Hunter. Maledetto bastardo. Ogni volta che pensa a lui, Lara sente lo stomaco stringersi e la gola soffocare di rabbia. Inspira a fondo, accende una sigaretta e lascia che il fumo le graffi i polmoni. La pioggerellina fine le bagna il volto e le insegne al neon lampeggiano sopra la sua testa, riflettendosi sull'asfalto viscido. Lara si guarda nervosamente alle spalle: sa di avere qualcuno addosso, lo sente nelle viscere e il suo istinto non sbaglia mai. Stringe lo zainetto contro il fianco e accelera, il cuore che batte forte. Si sente sola. Hunter l'ha cacciata in quel guaio e ora non può fare più nulla per lei. È accaduto tutto troppo in fretta. Tre giorni fa era a Milano, nella sua casa troppo vuota, senza sapere niente di questa storia. Poi la chiamata di Hunter che parlava di una missione urgente, diceva che l'avrebbe pagata il triplo. Dio solo sa quanto avesse bisogno di soldi. Il suo ex marito l'aveva lasciata anni prima con il peso di una figlia adolescente da crescere e un mucchio di debiti. Doveva ancora finire di pagare l'ultimo upgrade neuronale: un innesto lucido e costoso che a volte pulsa come un mal di testa programmato. Ma non erano solo i soldi: Lara è una hacker organica tra i migliori nel suo campo e le sfide la attraggono come magneti. Karma yoga: fare ogni cosa al massimo, anche ciò che sembra impossibile. La figlia ormai era abbastanza grande per cavarsela: studiava medicina e viveva in un micro appartamento vicino al campus, così lei aveva incontrato Hunter in un noto cyber-bar del centro. Era una di quelle notti in cui il cielo si abbassava fino a toglierti il respiro, la pioggia martellava le vetrine e il brusio delle chiacchiere veniva inghiottito dal ritmo ossessivo degli scrosci. Hunter era arrivato con cinque minuti buoni di ritardo e non era solo. Con lui c'era un uomo che Lara non aveva mai visto prima. Lei odiava le sorprese: Hunter non le aveva parlato di qualcun altro coinvolto nell'affare. Si era rollata un'altra sigaretta e li aveva osservati avvicinarsi. L'uomo aveva l'aria di un fantasma, i capelli corti incollati alla fronte, gli occhiali tondi appannati. Indossava un impermeabile fradicio e rattoppato, troppo stretto per il suo corpo ossuto. Poteva avere cinquant'anni, forse cinquantacinque, ma il volto era un reticolo di rughe. C'era qualcosa in lui che la metteva a disagio. Una sensazione sottile, pungente, come un déjà vu che non riusciva ad afferrare: Lara aveva la certezza di averlo già incontrato, ma non ricordava né dove né quando. Hunter l'aveva presentato come il suo nuovo socio. L'uomo aveva inclinato appena il capo, senza dire una parola. Solo quegli occhi che la fissavano con un'intensità difficile da sostenere. Lara non aveva gradito eppure, contro ogni logica, aveva provato anche una strana fiducia. Qualcosa nel suo istinto le suggeriva che, per quanto inquietante, quell'uomo non le avrebbe mai voltato le spalle. Hunter si era acceso una sigaretta e le aveva parlato a bassa voce, quasi temesse che le pareti del locale avessero orecchie. — «Dobbiamo entrare nei database della BlueEarth.» Lara lo aveva fissato. Aveva sentito qualcosa sulle Olonews riguardo a un progetto faraonico nella Valle dei Re sponsorizzato dalla BlueEarth con il beneplacito di Cosmo. Ufficialmente tutela archeologica, investimenti, restauri in grande stile, ma il suo istinto da hacker le diceva che non era così. Hunter aveva confermato i suoi sospetti. — «Dietro quella facciata c'è altro. Qualcosa di grosso, di pericoloso. Non parlo di un affare sporco come gli altri: parlo di un progetto capace di cambiare il pianeta. E non in meglio.» Il suo tono era quello di chi fiuta sangue. — «La scorsa settimana sono andato al Cairo. Mi aveva contattato una donna che lavorava alla K. Doveva passarmi una scheda d'accesso ai server. Un colpo grosso, roba capace di cambiare il gioco. Dovevamo incontrarci alla stazione degli aerotaxi, l'ho vista avvicinarsi... e un attimo dopo il suo cervello era ovunque: sul muro, sul marciapiede, perfino addosso a me. Quel bastardo di Cosmo era già lì, un passo avanti come sempre. Io sono scappato senza niente in mano, tranne la certezza di essere vivo per puro caso.» Hunter aveva stretto i denti, il fumo che gli velava gli occhi. — «Quei dati ci sono ancora da qualche parte, ma dopo quello che è successo un attacco diretto alla K sarebbe un suicidio. Se vogliamo arrivare alla verità, l'unica cosa da fare è violare il sistema della BlueEarth e tu sei l'unica che può farlo.» Lara aveva inspirato piano, la nicotina le pizzicava i polmoni e le dita le tremavano appena. Quello che le stava proponendo Hunter era un lavoro sporco, un lavoro che poteva ucciderla, ma la sfida le scorreva nel sangue: per lei colpire le corporazioni che divoravano il mondo era l'unica vera forma di giustizia. Era stato allora che il misterioso accompagnatore di Hunter aveva parlato. La sua voce era sorprendentemente calda, gentile, in netto contrasto con quell'aspetto logoro e segnato. Non aveva detto molto, solo poche parole: — «Abbiamo bisogno di te.» Erano bastate. Quelle sillabe si erano insinuate sotto la pelle più di qualunque articolato discorso. Un impulso irrazionale, come se quella voce avesse toccato una corda segreta. Prima ancora di rendersene conto, la sua bocca aveva già risposto: — «Accetto.» Karma yoga. Fare al meglio ciò che sembra impossibile. Così eccola qui a correre in una città che non conosce, con un dolore sordo che le martella la testa e il cuore che pompa sangue e adrenalina a ritmo ossessivo. Scaccia ogni pensiero e stringe i denti. È in missione e non si fermerà. Svolta in una via laterale, soffocata dall'odore rancido dei rifiuti. A destra un magazzino fatiscente che sembra sopravvissuto al disastro del 2022, a sinistra una fila di vetrine sporche e spente. Si ferma davanti a un negozio di vestiti, roba pacchiana e fuori moda già il secolo scorso. Fa finta di osservare l'esposizione, ma i suoi occhi scivolano rapidi sulla superficie riflettente. Cerca un'ombra, un passo di troppo, un volto sospetto. — «Porca merda.» Gli agenti l'hanno trovata. È stata prudente, ma a NeoCairo la prudenza non è mai abbastanza e questa ne è la prova: Cable è in piedi all'imbocco della strada, immobile come un predatore in agguato. Un brivido gelido le corre lungo la schiena. Lo conosce di fama e sa benissimo di cosa è capace: è uno dei migliori sicari in circolazione, un mercenario nato nella polvere della Prima Rivoluzione e poi arruolato nella Confraternita degli Intagliatori di Cosmo. Attorno al suo nome corrono leggende che nessuno ha mai voluto verificare di persona. Storie oscure, tutte spiacevoli. Lara si volta di scatto, pronta a scappare più veloce che può, ma si blocca subito: tre agenti K le sbarrano la strada, il ghigno stampato sui volti. Una trappola perfetta. Il respiro le si gela in gola, il cuore batte a vuoto. Si sente sola e perduta. Il vicolo esplode in un boato di colpi. Le prime raffiche graffiano i muri e spaccano le insegne al neon, i vetri si frantumano in una pioggia di schegge colorate. Lara si getta a terra e rotola dietro un cassonetto. Cable avanza lento, sicuro. Il sorriso non lo lascia mai, come se la caccia per lui fosse solo un gioco. — «Non puoi scappare. Non da me.» Dall'altra parte del vicolo gli agenti hanno aperto il fuoco. I proiettili fischiano sopra la sua testa, lamiere e cartelloni esplodono in scintille. Lara balza in piedi e scatta lungo la strada zigzagando tra le vetrine infrante. Una scarica le sibila a un palmo dall'orecchio, un lampione cade a terra abbattuto da un colpo di fucile. Lara sente il panico risalirle in gola, ma continua a correre verso il magazzino, spinta solo dall'adrenalina. Ad un tratto un rombo scuote l'aria e dal cielo piomba un flyer modificato, il muso illuminato da fari abbaglianti. Scende di traverso davanti a lei, le turbine sollevano vortici di sabbia e sporcizia che costringono gli agenti a mettersi al riparo. Alla guida c'è un uomo dal corpo ibrido: Charlie D'Angelo. — «Sali, cazzo!» Lara non esita, le mani afferrano la maniglia e con un salto scivola dentro l'abitacolo mentre i colpi di fucile colpiscono la carrozzeria rinforzata. Cable alza il braccio per sparare ancora, ma il flyer ruggisce e si alza in volo, lasciandolo indietro avvolto in una tempesta di polvere e vetro. Il cuore di Lara corre all'impazzata, ma per la prima volta respira. È viva. Almeno per ora. NeoCairo, 2040. In fuga Il flyer sfreccia tra i palazzi, taglia il buio con le turbine incandescenti e punta dritto verso il deserto. Charlie stringe i comandi con le sue mani metà carne e metà polimeri. Il suo volto pallido e innaturale riflette i bagliori verdi dei display. — «Tutto bene, ragazzina?» Lara sorride appena. Non è più una ragazzina da molto tempo, ma in presenza di una leggenda come Charlie è come se lo fosse. — «Sì, grazie. Se non fosse stato per te, ora sarei morta.» Lara chiude gli occhi un istante, il respiro ancora corto. Ripensa alle ultime ore, a come tutto è andato storto. Eppure il piano che lei e Hunter avevano ideato era semplice. La BlueEarth non aveva gli stessi sistemi di sicurezza della K, ma per entrare serviva comunque un lavoro di fino. La sera prima, Hunter aveva orchestrato una catena di distrazioni: un blackout programmato in un settore secondario, un falso ordine di manutenzione infilato nel sistema centrale e un'anomalia nei condizionatori che aveva fatto salire l'umidità di dieci punti. Un fastidio per gli impiegati, ma la scusa perfetta per giustificare l'arrivo di un tecnico. Lara si era presentata con la tuta blu e un badge temporaneo generato dal sistema di manutenzione interno. Nessuno le aveva rivolto più di uno sguardo: in città entravano e uscivano decine di addetti ogni giorno. Il vero colpo, però, lo aveva fatto uno degli uomini di Hunter: aveva adescato una segretaria e le aveva sottratto campioni biometrici così ora Lara portava innestata sulla mano sinistra una microprotesi che replicava le impronte della donna e nell'impianto ottico aveva caricato l'immagine della sua retina. Non era un accesso di alto profilo — troppo rischioso — ma era sufficiente per muoversi senza destare sospetti fino al settore dei server. Si era cambiata in un bagno di servizio, indossando i panni anonimi di un'impiegata e aveva attraversato i corridoi con passo sicuro, mescolandosi al flusso di gente indaffarata, mentre i controlli biometrici la riconoscevano come una presenza autorizzata. Ogni beep verde era un colpo al cuore, ma nessuno aveva fermato la sua marcia. Era stato tutto fin troppo facile. Davanti al portellone blindato, Lara aveva inspirato a fondo. Aveva appoggiato la mano al lettore e attivato il suo impianto sottocutaneo. Un impulso elettrico le aveva attraversato il braccio e per un attimo il cuore le si era fermato, poi il pannello si era illuminato di verde e la porta si era aperta. Dentro il ronzio dei condizionatori e il battito regolare dei server riempivano lo spazio come un cuore artificiale. Lara aveva richiuso la porta alle sue spalle, raggiunto una postazione e innestato il jack craniale. Un lampo nella mente, poi l'immersione. La rete della BlueEarth era un oceano verde e nero, pieno di corridoi di luce che pulsavano come vene digitali, dati che scorrevano come sciami di pesci fosforescenti e circuiti che brillavano come meduse elettriche. Lara scivolava tra i flussi con agilità, il suo avatar organico si fondeva e si divideva, apriva varchi, inghiottiva dati. Ogni firewall era un muro di fiamme, ma lei lo attraversava come nebbia. E poi lo aveva visto. Un pacchetto blindato, incandescente, sepolto tra i livelli più oscuri della rete: i dati che stava cercando. Era stato allora che tutto era crollato. Dall'auricolare impiantato nel lobo aveva sentito la voce di Hunter, un urlo che l'aveva gelata: — «Ci hanno scoperti! Via, subito!» Un istante dopo la rete aveva cambiato volto, i flussi di dati si erano distorti e i corridoi luminosi si erano piegati su sé stessi. Dai nodi principali erano emersi i guardiani digitali della BlueEarth: sagome nere fatte di codice vivo. Avanzavano senza fretta, tagliando la rete come lame. Lara aveva sentito un brivido lungo la spina dorsale: ICE, sistemi d'intrusione adattivi. Le prime scariche avevano colpito i suoi protocolli difensivi, lingue di fuoco verde che provavano a forzare i firewall del suo impianto cerebrale. Un errore e il suo cervello si sarebbe fritto come un vecchio hard disk. Non poteva combatterli, non a lungo. Aveva provato a scivolare tra i flussi, a mutare forma, ma i guardiani la inseguivano. Uno di loro aveva spalancato la bocca e liberato uno sciame di nanovirus digitali: insetti di pixel che graffiavano il suo avatar come spine. Lara aveva spinto l'impianto oltre il limite generando una scia di glitch che la rendeva sfocata e quasi invisibile, poi si era letteralmente tuffata verso l'uscita. Appena aveva riaperto gli occhi aveva strappato via il jack di colpo. La nausea le stringeva lo stomaco e il sangue le colava dal naso. Il ronzio dei server continuava a martellarle nelle orecchie, come se la rete non volesse lasciarla andare, poi la realtà aveva preso il sopravvento e un boato aveva scosso il palazzo. Aveva guardato fuori: il furgoncino di Hunter era in fiamme, una palla di fuoco arancione che squarciava la notte. Uscire dall'ingresso principale era fuori questione, l'allarme stava ululando e le porte si erano bloccate automaticamente. La sala dei server era immersa in una luce rossa. Per fortuna aveva un piano B: nello zainetto teneva nascosto un micro aliante pieghevole. Aveva piazzato una piccola carica plastica contro la vetrata panoramica e si era riparata dietro un server. Il vetro era esploso in mille schegge incandescenti, inghiottite subito dal vento della notte. Lara aveva attivato l'aliante e la struttura semi-rigida si era aperta con un sibilo meccanico. Si era lanciata nel vuoto un attimo prima che gli agenti irrompessero nella sala. Aveva sentito i proiettili fischiarle vicino, traccianti rossi che l'avevano sfiorata di pochi centimetri, ma lei era scivolata via nel buio planando verso il settore euro-asiatico. Verso Charlie, verso la salvezza. Lara si scuote. Il pilota le ha detto qualcosa, ma lei era immersa nei ricordi. Si gira verso il finestrino: la megalopoli ormai è alle loro spalle e il flyer punta dritto verso il deserto. — «Scusa, cosa stavi dicendo?» Charlie non la guarda, gli occhi fissi sui comandi. — «Sei riuscita a recuperare i dati?» — «Sì. Li ho salvati su una scheda biometrica che solo io posso aprire» — risponde lei, con quella sua affascinante erre moscia. Charlie apre la bocca per replicare, ma non fa in tempo: sul radar è apparso un segnale ostile. Qualcuno gli ha appena sparato contro. Charlie tira la cloche a fondo, il flyer si inclina di colpo e precipita in picchiata verso le dune. Il missile li sfiora e si disintegra in una palla di fuoco che illumina la notte come un secondo sole. Un secondo missile li ha agganciati. — «Fuori le contromisure!» — ringhia Charlie. Una scarica di impulsi elettronici si diffonde dall'abitacolo, scintille digitali che mandano in tilt i sistemi di guida del secondo ordigno. Lara si aggrappa ai braccioli, lo stomaco le si rovescia quando Charlie riprende quota con un'abilità che nessun simulatore potrà mai replicare. Non c'è tempo per respirare, il flyer che li sta inseguendo è più grosso, più pesante e carico di armamenti di loro. Cable li ha trovati. — «Oh Cristo...» — mormora Lara. Charlie invece sorride. — «Pensavo peggio.» Il deserto si apre davanti a loro, Charlie abbassa i motori e li spinge a ridosso del terreno. Il flyer sfiora la sabbia sollevando ondate di polvere. Il velivolo di Cable li incalza, le mitragliatrici tracciano scie incandescenti intorno a loro. Charlie sterza e li porta dentro un canyon scavato dal tempo. Le pareti di roccia si stringono in un corridoio mortale. Lara stringe i denti. — «Se sbagli manovra ci schiantiamo.» — «Se non la faccio, ci uccide lui.» Il flyer danza tra le rocce compiendo virate impossibili a pochi metri dalle pareti. Cable però non molla la presa: il suo mezzo sarà anche più lento, ma sputa fuoco come un drago di metallo. Charlie spegne di colpo i fari e plana in silenzio, usando il buio come copertura. Cable spara alla cieca, i colpi rimbalzano sulle pareti del canyon in un concerto di esplosioni e scintille. Lara lo guarda, sconcertata. — «Non possiamo reggere per sempre!» Charlie serra la mascella, le mani ferme sui comandi. — «Lo so. Non possiamo scappare. Possiamo solo ingannarlo.» Sul volto gli si accende quel ghigno che solo certi piloti maledetti conoscono: il sorriso di chi flirta con la morte come con un'amante capricciosa. Il canyon si stringe ancora, diventando un corridoio di roccia tagliente. Il flyer di Charlie sfreccia tra le pareti, Cable li insegue pronto a finirli. Sul radar compare il segnale di un nuovo aggancio: missile in arrivo. — «Questa volta ci prende!» — urla Lara. Charlie invece resta gelido. — «No. Questa volta giochiamo sporco.» Si abbassa di colpo, il flyer sfiora la sabbia e solleva un muro di polvere. Con una manovra secca sgancia un carico secondario: vecchi pannelli corazzati e rottami che portava legati sotto la fusoliera. Per un istante sembrano solo ferraglia che cade. Il missile piomba dritto su di loro. Charlie tira la cloche all'improvviso, cabra con una virata impossibile e si infila in una cavità laterale del canyon. Dietro di loro i rottami esplodono in una fiammata colossale. Il calore investe le pareti, il boato copre tutto. Cable sorride vedendo l'esplosione. — «Presi.» Un attimo dopo il suo radar non trova più nulla, solo detriti incandescenti che cadono dal cielo. Nel buio della caverna, Charlie spegne i motori e lascia che il flyer resti in silenzio, nascosto nell'ombra. Lara trattiene il respiro, il cuore che batte a mille. Pochi secondi dopo Cable sfreccia oltre, convinto di averli polverizzati. I suoi fari si perdono nella gola del canyon finché non resta che il silenzio. Charlie riaccende i motori, un ghigno negli occhi. — «Non mi divertivo così dai tempi del Championship... quando l'asfalto bruciava e la gente scommetteva più sulla mia morte che sulla mia vittoria.» Si volta verso Lara, un lampo di follia nello sguardo. — «E indovina, ragazzina? Ho sempre vinto io.» Lei lo fissa in silenzio. Davanti a sé non vede solo un uomo, ma una leggenda vivente forgiata nel fuoco. Uno che si è sempre spinto oltre i limiti. Come lei. Karma yoga.
Mar Rosso. Località segreta Si lasciano il deserto alle spalle e virano verso la costa. Dopo chilometri di sabbia nera e vento caldo, l'orizzonte si apre in un bagliore liquido: il Mar Rosso. Charlie abbassa i motori e punta verso una piattaforma abbandonata, un vecchio impianto di trivellazione arrugginito che per qualche strano miracolo galleggia ancora. Vista da lontano sembra un relitto, un cadavere industriale dimenticato, ma è lì che si nasconde una delle basi della resistenza: un labirinto di passerelle metalliche, container e parabole che puntano al cielo. Charlie atterra con la solita precisione e le dà una pacca sulla spalla con le sue manone sintetiche. — «Benvenuta nel nulla, ragazzina. Qui è dove il mondo fa finta di non guardare.» I ribelli li stavano aspettando. La conducono all'interno della piattaforma, tra tubi arrugginiti e corridoi stretti, fino a una porta blindata che si apre con un sibilo metallico. Seduto dietro un tavolo illuminato da un'unica lampada, c'è lo stesso uomo che a Milano le era sembrato solo il socio silenzioso di Hunter. Ora si sente una cretina per non averlo riconosciuto subito: è il Profeta di Rete, il leader della ribellione contro Cosmo. Alza lo sguardo su di lei e per un istante un lampo illumina i suoi occhi tristi. — «State bene?» La voce porta con sé una sincerità che la spiazza. Non è l'ordine di un capo, ma la preoccupazione di un uomo. Lara abbassa lo sguardo, improvvisamente consapevole del sangue secco sul colletto e della polvere attaccata ai capelli. Si sente stanca. — «Sto... sto in piedi. Per ora basta questo.» Il Profeta annuisce piano. Non sorride, ma il suo sguardo si addolcisce. — «Hunter si fidava di te. Io pure.» Lei inspira a fondo. Le sue mani affusolate giocherellano con il bordo dello zainetto, come per scacciare la tensione. — «Forse non dovresti, non so nemmeno io perché sono qui.» La sua erre moscia è ancora più marcata, come sempre quando qualcosa la turba. Lui si alza in piedi lentamente, il mantello leggero che sfiora il pavimento metallico. Si avvicina di un passo, senza fretta. — «Sei qui perché fai sempre quello che pochi hanno il coraggio di fare: andare fino in fondo. Anche quando non ci sono garanzie.» Lara lo guarda di nuovo negli occhi. Forse, pensa, è questo che significa essere il Profeta: non credere di avere tutte le risposte, ma portare sulle spalle il peso di chi le cerca. Lui si avvicina e le prende una mano. Non smette di guardarla negli occhi e la stringe con forza, troppo a lungo per essere un semplice gesto di conforto. Lara sente il calore della sua pelle, la fermezza di chi ha dentro un dolore che non può condividere. La sua voce è bassa, ma ogni parola pesa come una pietra: — «So che hai visto quello che c'era nei file.» Lei deglutisce e un brivido le corre lungo la schiena: immagini di dati, progetti, numeri che non avrebbe mai dovuto vedere tornano a lampeggiarle nella mente. Il Profeta le lascia andare la mano, senza mai distogliere lo sguardo. — «Adesso sai perché è importante fermare Cosmo. In absentia lucis, tenebrae vincunt.» Lara trattiene il respiro. In quegli occhi stanchi e luminosi c'è insieme dolore e speranza, come se il mondo intero fosse appeso a quella frase. Quello che vuole fare Cosmo è pazzia pura: un server quantico, una rete capace di collegare universi diversi, con trasferimenti verticali e orizzontali, uno spazio che divora sé stesso per rinascere all'infinito. Cosmo non conosce limiti: il suo potere divora tutto, la sua ambizione non ha confini. Lara sa che schierarsi contro di lui è un suicidio, ma è l'unica scelta giusta. Lo deve a sua figlia. Vuole lasciarle un mondo che abbia ancora un futuro, non un deserto di specchi digitali governato da un dio folle. Dalla finta unghia del pollice estrae la scheda di memoria e la consegna al Profeta di Rete. — «Voglio venire con te.» Lui prende la scheda, la osserva un istante, poi annuisce piano. — «Sarà pericoloso.» — «Lo so.» Dalla finestra della stanza filtra la luce del tramonto, lame rosse e dorate che tingono di sangue le lamiere corrose della vecchia piattaforma. Lara cerca di nuovo la mano del Profeta e la stringe con forza. Karma yoga.
Bjorn Nielsen & E.Ranieri
|